Di Maio si infuria e Tria modifica la lettera diretta alla UE: ecco cosa ha scritto

Tria invia lettera alla Commissione Ue: nessun taglio a Rdc e Quota 100 – di Annalisa Cangemi

Tria ha inviato la lettera a Bruxelles, per rispondere ai rilievi sollevati sul debito dalla Commissione Ue: nel documento non ci sono il riferimento ai tagli al welfare e a reddito di cittadinanza e quota 100.

“Il Governo sta elaborando un programma complessivo di revisione della spesa corrente comprimibile e delle entrate, anche non tributarie”, si legge.

Il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha inviato alla Commissione europea la lettera di risposta ai rilievi sollevati sul debito.

Le lettera è accompagnata da un documento di 58 pagine nel quale si esaminano i fattori rilevanti che influenzano l’andamento del debito pubblico in Italia.

La risposta e il documento sono appena stati resi noti dal ministero dell’Economia, e sono stati inviati rispettando i tempi imposti da Bruxelles: la lettera doveva essere compilata e mandata entro oggi.

Non ci sono il riferimento ai tagli al welfare e a reddito di cittadinanza e quota 100. Nella lettera non si parla più di questi capitoli, come nella bozza circolata nel pomeriggio che aveva scatenato l’ira di Luigi Di Maio.

Resta, anche se più sfumato, il riferimento alla flat tax “nel rispetto degli obiettivi di riduzione del disavanzo”.

Inoltre viene specificato che “I dati in nostro possesso indicano che il disavanzo per l’anno in corso sarà minore di quanto prospettato nelle ultime previsioni” perché da un lato “l’andamento dell’economia e il gettito fiscale hanno finora superato le previsioni del Programma di stabilità”.

In più “le entrate non tributarie sembrano superare le previsioni e l’utilizzo delle nuove politiche di welfare è, finora, inferiori alle stime sottostanti alla legge di bilancio per il 2019.

Di conseguenza il disavanzo dovrebbe attestarsi significativamente al di sotto delle previsioni della commissione e le variazioni del saldo strutturale dovrebbe essere conforme al Patto di stabilità e crescita anche sulla base della stima di output gap della Commissione”.

“Il Parlamento ha invitato il governo a evitare gli aumenti delle imposte indirette per il 2020, individuando misure alternative idonee a garantire il miglioramento strutturale”, si legge poi in merito all’aumento dell’Iva.

Nel pomeriggio erano circolate indiscrezioni di stampa nelle quali si parlava appunto di riduzioni di spesa per il welfare nel periodo 2020-2022, che avevano spinto Di Maio a chiedere un vertice di maggioranza, che poi non c’è stato.

Al vertice però il ministro Salvini non avrebbe potuto partecipare, perché si trovava in Campania per dei comizi elettorali in vista dei ballottaggi.

Il Mef e Palazzo Chigi avevano subito smentito categoricamente, e nella versione ufficiale del documento inviato a Moscovici e Dombrovskis i tagli sono scomparsi.

“In vista dell’approvazione del Documento Programmatico di Bilancio per il 2020 e alla luce delle più aggiornate previsioni macroeconomiche, il Governo – si legge a pagina 4 – sta elaborando un programma complessivo di revisione della spesa corrente comprimibile e delle entrate, anche non tributarie”.

Il Governo concorda con Bruxelles “circa la necessità di conseguire un avanzo primario di bilancio più elevato, per riportare il rapporto debito pil su un percorso chiaramente discendente”, si legge in un altro passaggio. Fonte Fanpage

Ecco il grande errore che ha fatto perdere voti ai 5 stelle

di Massimo Mazzucco – Dopo la clamorosa sconfitta dei 5 stelle, inizia la caccia al colpevole.

C’è chi dice che il sud non è tornato a votare in massa, “perché ormai il reddito di cittadinanza l’abbiamo avuto”.

C’è chi dice che i 5 Stelle hanno pagato il tradimento sui vaccini, poiché la fetta di elettorato free-vax sarebbe molto più grossa di quello che si immagina.

C’è chi dice che i 5 Stelle hanno pagato i vari voltafaccia, sulla TAP, sugli F-35, sull’uscita dall’Euro, ecc.

Ma nessuna di queste motivazioni può spiegare un crollo così verticale del supporto elettorale nell’arco di un solo anno.

Non dimentichiamo infatti che il 4 marzo 2018 ben 9 milioni di italiani avevano votato cinque stelle, mentre oggi, a un solo anno di distanza, quella cifra si è praticamente dimezzata. Nessun elemento singolo può giustificare una debacle così clamorosa.

In realtà non è possibile capire il tonfo dei 5 Stelle se non si tiene in considerazione il motivo originale per cui avevano avuto successo in primo luogo. I 5 Stelle infatti non si erano presentati come una forza politica, ma come una forza morale.

Di fronte a un mondo trasversale fatto di corruzione, di inciuci, e di schiene che si piegano docilmente al potere delle lobbies, era comparso dal nulla un movimento di persone che metteva al primo posto i principi più alti, la centralità dell’individuo e la dirittura morale.

Le promesse dei 5 stelle

I 5 Stelle promettevano di cambiare l’Italia non perché promettessero soluzioni specifiche, ma perché loro erano diversi.

Non promettevano di cambiarla semplicemente perché avrebbero comprato meno F-35, perché avrebbero bloccato le inutili grandi opere, o perché ci avrebbero portato fuori dall’euro, ma promettevano di cambiarla perché tutte queste cose erano figlie dei sani principi morali che loro rappresentavano.

Quando nove milioni di italiani li hanno scelti, hanno scelto una politica fatta di sani principi morali, prima ancora che una politica fatta di scelte singole.

Ci si aspettava che da questi principi morali scaturissero delle decisioni che sarebbero sempre state riconducibili a ciò che è giusto, ciò che è sano, ciò che è superiore.

In altre parole, i 5 Stelle hanno promesso l’impossibile. Perché è impossibile, in un mondo di corruzione, arrivare con la lancia in resta e mettere fine a questa corruzione.

Onestà

Una cosa è gridare “onestà”, ben altra è applicare questa onestà una volta che si è scesi in campo. Perché l’onestà non è solo quella di chi non ruba, ma è anche – e prima di tutto – onestà intellettuale. Onestà rispetto a ciò che sei, rispetto alle tue idee e ai tuoi principi.

Quando ti trovi a combattere faccia a faccia con il drago nero ti ci devi avvicinare, e avvicinandoti inevitabilmente resterai ferito.

E man mano che accumuli ferite cominci a evitare le sue mosse, cominci a cercare un nascondiglio, cominci a indietreggiare. Cominci a esitare.

E ogni volta che indietreggi, dimostri ai tuoi sostenitori di non essere in grado di fare quello che avresti voluto. Non c’è bisogno di essere in malafede per andare incontro a queste piccole sconfitte quotidiane.

È sufficiente confrontarsi fisicamente con il drago nero, partendo dal presupposto sbagliato di poterlo sconfiggere con un colpo secco al cuore, mantenendo intatta la tua onestà morale.

E il pubblico che viene a vedere lo spettacolo non è mai un pubblico riconoscente. Nel momento in cui vede che indietreggi, ti volta lui stesso la faccia e di te non vuole più sentir parlare.

“Apriremo il Parlamento come una scatola di tonno”

L’errore dei 5 Stelle è stato molto semplice: promettere l’impossibile. Nel momento stesso in cui hanno detto “apriremo il Parlamento come una scatola di tonno” hanno segnato il loro destino.

Nulla in questo mondo si apre “come una scatola di tonno”. L’unico modo di procedere, nel mondo complicato di oggi, è quello di tenere i tuoi principi morali come unica stella polare, anche a costo di dover tornare all’opposizione. Allora sì che la base li avrebbe sostenuti comunque.

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Ma nel momento in cui rinunci a tuoi principi morali, perché vuoi restare al governo a tutti i costi, hai già perso la tua partita. Fonte

Salvini: «Altra promessa mantenuta», ecco l’emendamento appena approvato

Sblocca cantieri, arriva l’obbligo di installare le telecamere in asili nido e case di cura – di Stefano Rizzuti

Arrivano le telecamere obbligatorie in tutti gli asili nido (pubblici e paritari) e nelle case di cura per anziani.

Un emendamento al decreto Sblocca cantieri, approvato in commissione al Senato, prevede l’obbligo di videosorveglianza in tutte queste strutture, con un finanziamento per i comuni che si dovranno adeguare alla nuova norma.

Arriva l’obbligo di installare le telecamere in tutte le aule degli asili, così come nelle strutture di assistenza e cura di anziani e disabili.

La novità viene introdotta con un emendamento al decreto Sblocca cantieri approvato in commissioni Lavori pubblici e Ambiente al Senato.

La proposta di modifica è stata firmata dai senatori di Lega, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Forza Italia.

L’installazione dei sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso riguarderà tutte le scuole dell’infanzia, sia statali che paritarie.

L’emendamento prevede la creazione di un fondo per finanziare l’installazione delle telecamere con l’obiettivo di assicurare a tutti gli ospiti delle strutture coinvolte una “più ampia tutela”.

Telecamere negli asili nido e case di cura: ecco i costi

La dotazione sarà di 5 milioni di euro per il 2019 e di 15 milioni per gli anni successivi, dal 2020 al 2024. Con questi fondi spetterà ai comuni installare i sistemi di videosorveglianza.

Altrettanti ne vengono stanziati per tutte le strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità.

Con i fondi dovranno essere acquistate anche le apparecchiature per conservare le immagini per un “periodo temporale adeguato”.

Il decreto Sblocca cantieri. Il decreto Sblocca cantieri ha ricevuto il via libera dalle commissioni Lavori pubblici e Ambiente del Senato: il provvedimento approderà in Aula domani alle 15, secondo quanto stabilito dalla conferenza dei capigruppo.

Il decreto dovrà essere convertito in legge entro il 17 giugno e dovrà tornare – dopo il voto di Palazzo Madama – alla Camera.

Durante l’esame dell’Aula dovrebbe essere affrontata anche la discussione sulla Tav, con un emendamento della Lega.

Nel provvedimento c’è anche un’altra novità, inserita con un emendamento approvato durante la discussione di oggi in commissione e che riguarda le procedure d’installazione per le strutture abitative temporanee in alcune zone colpite dal terremoto.

In particolare, sono coinvolti i comuni di Catania e Campobasso e lo scopo di questa modifica è quello di evitare l’abbandono del territorio.

Esultano Salvini e Forza Italia

L’approvazione dell’emendamento sull’installazione delle telecamere degli asili viene rivendicata come un successo dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini: “Telecamere per difendere bimbi, anziani e disabili, altra promessa mantenuta”, è il commento del leader leghista.

Esulta anche Forza Italia, con la deputata Annagrazia Calabria: “Il via libera ai fondi per l’installazione di telecamere nelle scuole per l’infanzia e nelle strutture socio assistenziali per anziani e disabili dà ragione alla battaglia che Forza Italia porta avanti da tempo a tutela dei più deboli”.

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Continua: “Il fatto che questo obiettivo, oggi, sia condiviso in maniera trasversale è motivo di grande soddisfazione. Ci auguriamo che ora si acceleri sull’arrivo in Aula al Senato del provvedimento, che alla Camera è stato approvato su testo a mia prima firma, per offrire una normativa ampia e coerente che punti anche sulla formazione del personale come forma imprescindibile di prevenzione di abusi e maltrattamenti”. Fonte: fanpage.it

Ecco perché la vittoria di Salvini non servirà a cambiare un bel niente

L’inutile boom di Salvini: a Bruxelles resta al potere il rigore – articolo tratto da Libreidee

«Meteor-Matteo, il cazzaro che vince le europee saturando i media, è una replica in saldo. Rispetto a Renzi nel ’14, Salvini ha 7 punti in meno, e calcolata l’astensione il suo 34% in realtà significa meno di 2 elettori su 10. Al tramonto però anche i nani proiettano lunghe ombre».

Così Alessandra Daniele su “Carmilla” commenta l’esito – largamente atteso – delle europee: la Lega sopra il 34% e il Pd che risale al 22,7 sorpassando i grillini, franati fino al 17%.

«Il rovinoso crollo grillino è una replica renziana in fast-forward: in meno d’un anno di governo, il Movimento 5 Stelle Spente ha già perduto metà degli elettori».

La primissima esperienza politico-mediatica di Beppe Grillo, ricorda la Daniele, fu commentare da comico una maratona elettorale nei primi anni ’80 dell’ascesa di Craxi.

«Ieri sera, nessuno dei grillini ha avuto il coraggio di apparire davanti alle telecamere per commentare il suicidio di massa che hanno compiuto favorendo l’ascesa di Salvini. Il cerchio s’è chiuso».

E Zingaretti? «Ha esultato molto più di quanto il misero recupero del suo partito lo autorizzasse a fare», specie dopo aver candidato “frontman” come Giuliano Pisapia e Carlo Calenda, campioni di grigiore assoluto.

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Hanno vinto, ma non cambierà nulla

Osserva ancora Alessandra Daniele: «Il Pd festeggia perché Salvini è il nemico ideale, contro il quale spera di ri-mobilitare a suo vantaggio quell’union sacrée orfana dell’antiberlusconismo di facciata, e quegli antifascisti a progetto che oggi fingono di non accorgersi che Salvini non è che la continuazione della dottrina Minniti con gli stessi mezzi», al netto di qualche “sceneggiata”.

«Intanto l’élite Ue si prepara ancora una volta ad ammortizzare e neutralizzare le ambivalenti spinte al cambiamento espresse dagli elettori in tutti i paesi europei».

In realtà i “sovranisti” come Orban e Marine Le Pen sono soltanto «meteore», destinate a brillare solo per un attimo, «per poi inabissarsi nella palude degli affari comuni».

Lo conferma Gianni Rosini sul “Fatto Quotidiano”: sarà ancora il medesimo blocco di potere – popolari e socialisti, con in più i liberali – a gestire la farsa post-democratica delle istituzioni europee: a controllare Strasburgo sarà sempre l’alleanza trasversale che finora ha imposto le peggiori politiche di rigore.

«Il successo dei partiti conservatori, euroscettici e nazionalisti c’è stato rispetto al 2014, ma non basta per pensare a un’apertura del Ppe a destra, come auspicato da Forza Italia e da Silvio Berlusconi».

«Sarà quindi, con tutta probabilità, un’alleanza al centro – scrive il “Fatto” – quella che guiderà la nuova Unione. Nemmeno un’uscita di Orban dal Ppe, oggi sempre più improbabile, metterebbe in discussione la grande coalizione a tre».

Aggiunge Sergio Luciano sul “Sussidiario”: «Le Pen e Farage in un simile quadro continueranno a essere attori comprimari ma irrilevanti. Quindi è impensabile, in queste condizioni, che la filiera decisionale, peraltro lunga e lenta, che da Strasburgo arriverà a fine anno alla Commissione Europea e in qualche modo anche alla Bce possa strizzare l’occhio alla manica larga necessaria al Capitano per fare una finanziaria con il deficit al 3,5 o al 4%».

Flat Tax

La Flat Tax, continua Luciano, pur essendo una formula cara ai paesi “sovranisti” teoricamente vicini alla Lega («ma in pratica vicini solo a se stessi, se no che sovranisti sarebbero?»), in realtà determina nell’immediato un calo del gettito che l’Italia «non è assolutamente in grado di fronteggiare, esponendo in bilancio la previsione di entrate compensative: come potrà mai, il Capitano, ottenere la luce verde europea su una misura simile?».

E come potrà essere confermata “quota 100”, allo scadere dei due anni di test, «in un’Europa che non avrà nel frattempo rivisto il totem del 3% di rapporto massimo deficit/Pil?». Fonte: Libreidee

Elezioni europee, prende 1000 voti ma è in carcere: ecco chi è Tatarella

Elezioni Europee 2019: quasi mille voti per Pietro Tatarella di Forza Italia (in carcere) – di Francesco Loiacono

È in carcere con l’accusa di associazione per delinquere nell’ambito dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano su appalti e tangenti in Lombardia.

Eppure Pietro Tatarella, candidato di Forza Italia alle elezioni europee che si sono tenute ieri, 26 maggio 2019, ha collezionato nella circoscrizione Nord-Ovest quasi mille voti.

Novecentonovantacinque voti. Queste le preferenze raccolte dal candidato di Forza Italia Pietro Tatarella alle Elezioni europee di ieri, 26 maggio 2019.

Un risultato modesto e a cui certo non sarebbe stato necessario dedicare un articolo di giornale. Se non fosse che Tatarella, ex consigliere comunale di Milano, mentre si votava (e anche nei giorni precedenti) era in carcere perché arrestato nell’ambito dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano su appalti e tangenti in Lombardia.

Tatarella, che prima di essere travolto dall’inchiesta giudiziaria era ritenuto un astro nascente di Forza Italia in Lombardia, tanto da guadagnarsi la candidatura all’Europarlamento nella Circoscrizione Nord-Ovest, è ancora sottoposto alla misura di custodia cautelare in carcere: pochi giorni fa i pubblici ministeri si sono opposti alla richiesta di scarcerazione e dei domiciliari avanzata dai difensori del politico.

Suona quanto meno curioso, dunque (fatta salva la presunzione di innocenza), che Tatarella nonostante il carcere con la pesante accusa di associazione per delinquere abbia ottenuto comunque la fiducia da parte di un migliaio di elettori in tutta la Circoscrizione Nord-Ovest.

Il “feudo” più importante per il 35enne Tatarella, com’era ipotizzabile, è stato Milano, dove il politico ha ottenuto 465 voti.

Da Pietro Tatarella a Lara Comi

Se si allarga il campo alla provincia di Milano Tatarella ha ottenuto 657 voti, mentre in tutta la Lombardia le preferenze sono state 868. C’è, dunque, anche chi ha votato per Tatarella da fuori regione.

Oltre 32mila preferenze per l’eurodeputata Lara Comi, indagata per finanziamento illecito.

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Nella circoscrizione Nord-Ovest era candidata con Forza Italia anche l’eurodeputata Lara Comi, anche lei indagata dalla Procura di Milano nella maxi inchiesta sui rapporti tra politica e imprenditori con l’accusa di finanziamento illecito ai partiti.

Nel suo caso, le preferenze in tutta la circoscrizione sono state 32mila. Un risultato di tutto rispetto che potrebbe far pensare che la bufera giudiziaria che l’ha investita non abbia influito sulla performance dell’europarlamentare uscente.

Basta però confrontare il risultato della Comi con i voti ottenuti alle ultime due elezioni europee per capire che non è stato così: nel 2009 ottenne 63.158 voti, mentre alle scorse europee del 2014 Lara Comi collezionò ben 83.987 voti, molto più del doppio delle preferenze ottenute ieri. Fonte: fanpage.it 

Ecco quanto ha preso la Lega a Riace e Lampedusa, città dell’accoglienza

La Lega vince a Riace e Lampedusa – Salvini trionfa anche nei due luoghi del Meridione simbolo dell’accoglienza e degli sbarchi

Riace, piccolo comune del Reggino, è assurto a simbolo dell’accoglienza negli ambienti della sinistra.

Un “modello”, così è stato definito quello attuato dal sindaco Mimmo Lucano, sottoposto agli arresti domiciliari nell’autunno scorso.

Eppure, proprio nel feudo del primo cittadino diventato famoso, la Lega ha fatto man bassa di voti: il 30 per cento.

Riace: l’annuncio di Salvini

Lo ha annunciato nel corso della conferenza stampa di stamattina Matteo Salvini: “A Riace e Lampedusa Lega primo partito, adesso tocca a noi”.

Il sovranismo asfalta la sinistra. Ma a far riflettere è anche il risultato, nel comune calabrese, delle altre due forze della coalizione di centrodestra: Forza Italia si assesta al 9%, sotto il risultato nazionale, mentre è “boom” di Fratelli d’Italia, dato al 9,42%.

Da sole le due forze sovraniste (Carroccio e partito di Giorgia Meloni) riescono a raccogliere quasi il 40 per cento dei voti. Tiene il M5s (27,4%), mentre il Pd è al 17,3% (ben tre punti in meno rispetto alla media della provincia di Reggio Calabria).

Il rosso resta poi un colore marginale nel comune di Mimmo Lucano: solo il 2,17 per cento per La Sinistra.

Il risultato di Lampedusa. Ancora più netta la percentuale del Carroccio a Lampedusa: 624 voti e conquista ben il 45,85%.

Al secondo posto il Pd, con 286 voti, fermo al 21,01 per cento. Anche sull’isola siciliana il M5s scende al terzo posto (16,83%).

Ma va considerato che è stata molto bassa l’affluenza: 26,62%. “Quella di Salvini a Lampedusa è una vittoria di Pirro: il 73,3% degli elettori non ha votato. Salvini ha preso solo 600 voti su 5.274 elettori, di cui solo 1.404 si sono recati alle urne, appena il 26,62%”, dice il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, commentando il voto delle europee nell’isola. Fonte: interris – Titolo originale: La Lega vince a Riace e Lampedusa

Figuraccia storica di Calenda su Twitter che voleva incolpare il governo

Scandalo Mercatone Uno ad autorizzare la vendita ai francesi fu il governo Gentiloni – di Guido da Landriano

La triste notizia del fallimento della Mercatone Uno percorre tutti i telegiornali, con 1800 dipendenti a casa, 55 punti vendita chiusi, un indotto con oltre 10 mila imprese in forse.

La Shernon Holding SRL, società proprietaria che fa riferimento a Valdero Rigoni con soci italiani e maltesi, è riuscita ad accumulare 90 milioni di debiti e circa 45 di perdite operative in soli 8 mesi di gestione.

Un disastro, non un mezzo disastro, concluso con la richiesta di una procedura concordataria terminata invece in questo fallimento comunicato a mezzo social.

Chiaramente la società che rilevò Mercatone Uno non aveva né le caratteristiche tecniche  né quelle finanziarie adeguate per condurre un risanamento e la crescita della società.

Questo è più che evidente, vista la rapidità con cui si è generato lo squilibrio finanziario: sembra quasi che l’acquirente pensasse di farsi finanziare dalla società da risanare, non viceversa. Un’operazione quanto meno azzardata.

Consideriamo che la Mercatone Uno veniva da una profonda crisi aziendale sfociata in una Amministrazione Straordinaria iniziata nel 2015 e terminata il 22 maggio 2018.

Questa procedura e la successiva cessione, è avvenuta sotto la supervisione del MISE, dato che originalmente riguardava ben 2700 dipendenti.

Mercatone Uno: le responsabilità del ministro Carlo Calenda

Il parere del MISE in questi casi di amministrazione controllata è richiesto e necessario. Quindi la chiusura della procedura avviene con il benestare del Ministero.

Nel caso specifico di Mercatone Uno la chiusura avvenne il 22 maggio 2018 e il Ministro era Carlo Calenda.

Ora il 22 maggio il governo Conte e Di Maio erano di là da venire. Può essere comprensibile che Calenda, negli ultimi giorni del suo mandato, non si interessasse più direttamente della questione, ma gli uomini che avrebbero dovuto sorvegliare il passaggio, che magari se ne presero il merito, erano suoi.

Forse non sarebbe stato meglio effettuare dei controlli più attenti? L’autorizzazione non è stata concessa a cuor leggero?

Per dare la colpa di tutto al governo attuale, infilano una gaffe spaziale, di quelle che restano alla storia:

Nella vita non tutte le ciambelle escono col buco, ma quelli mancanti bisogna assegnarli a chi ne è veramente responsabile. Fonte Scenari economici

Ecco chi è stato determinante per la vittoria di Matteo Salvini

Sconfitto il “golpe dell’onestà” – di Maurizio Blondet – tratto dal sito Blondet & Friends 

Salvini dovrebbe ringraziare pubblicamente la Sea Watch: è probabilmente quella, nell’operazione del 19 maggio in coordinamento col procuratore Patronaggio, ad avergli regalato quei 4 punti che hanno trasformato la sua vittoria in trionfo.

Questa organizzazione tedesca, intervenendo negli ultimi giorni prima del voto con la nota finezza politica germanica e la tradizionale mano pesante, violando le acque territoriali italiane nonostante la diffida dell’Interno, con il suo disprezzo per l’Italia ha fatto capire a tutti questo semplice fatto: antipatico o no, approssimativo, brocco che sia, Matteo Salvini è il solo fragile argine all’invasione senza freni dei clandestini.

Con i Nicola Fratoianni, i Gino Strada e Manconi pronti a gettarsi sulla breccia con carrettate di “immigrati” prelevati direttamente dagli scafisti a pagamento sottocosta. Salvini unica salvezza: ecco quel che hanno ottenuto.

La Lega di Salvini stravince

Risultato: Lega primo partito in Emilia-Romagna, Toscana e Umbria (dove ha 17 punti di vantaggio sul Pd). Una mappa politica ridisegnata.

“#Salvini a Tor Bella Monaca ha preso il 36%. Se le periferie abbandonano il m5s non vanno al pd ma alla Lega”

Il Golpe dell’Onestà, lungamente preparato nei 5Stelle in coordinamento con le accuse ad orologeria delle procure varie, è fallito.

Le sconce eiaculazioni di Travaglio per gli arresti immotivati, le grida di Di Maio che quel che ostacola l’Italia non sono le infrastrutture mancanti e vent’anni di avanzi primari, né l’euro deflattivo voluto da Berlino – bensì la “corruzione” , da cui l’urgenza di purificare il governo degli Onesti da Siri prima di ogni condanna, non ha funzionato.

Il pubblico non ci casca più, le sempre nuove repliche di Mani Pulite, sempre più arbitrarie. Ovviamente il Procuratore Totale non è debellato, è sempre lì con i poteri assoluti e dispotici che s’è arrogato i spiare ogni politico 24 ore su 24: ma il pubblico ha visto che l’Ordine Giudiziario ha sì il potere, ma non l’autorità.

Più precisamente, ha barattato l’autorità etica e morale, con il potere. Senza autorità, ma piena di potere, una “giustizia” è solo un pericoloso potere di fatto, come chi ha potere uno che ti punta un mitra. Gli dai il portafoglio, ma non lo rispetti. La Procura Totale non capirà mai la differenza.

Crollo dei 5Stelle

E’ stato sconfitto il bergoglio e il bergoglismo, per lo stesso motivo: El Papa ha trascinato la gerarchia italiana nella lotta di fazione e di parte, abbassandola al livello di marciapiede, metà centro sociale da festa rave e metà Arcigay.

Il suo partito di riferimento, quello degli aborti, eutanasia e droga libera – Più Europa della prediletta dal Papa Emma Bonino – non entrerà in UE.

Cinque Stalle deve ringraziare solo se stesso per il collasso. Le sue doppiezze moltiplicate negli ultimi giorni , le sue slealtà, il suo progetto di decrescita occultato all’elettorato più vasto, il suo cambiare il programma anzi le carte in tavola, il suo avvicinamento al Colle.

Il suo “populismo” ma “europeista”, non “sovranista”. Le sue foto coi Gilet Gialli poi vilmente strappate. Il fatto che mentre la Lega si è sforzata di essere partito “nazionale”, i grillini si sono voluti sempre più “Lega Meridionale”, secessionisti interni e fautori dei più caricaturali vizi del Sud, chiudere l’Ilva, bloccare i gasdotto, farsi mantenere dal denaro pubblico.

Questa doppiezza disonesta è dipinta da Messora nel suo tweet: “Quindi, ricapitolando, 5 anni fa Messora è stato allontanato dal #M5S perché sosteneva posizioni sull’Europa che oggi rappresentano il 33% degli elettori, da qualcuno che aveva posizioni che oggi rappresentano il 18% o 19% degli elettori. Questo qualcuno ci ha visto proprio lungo”.

Il golpe dell’onestà

Il golpe dell’Onestà mirava a farsi votare dalle masse col seguente argomento: non vi diciamo che programma abbiamo (lo cambiamo quando vogliamo), dovete votare per noi perché siamo gli unici non corrotti, gli unici onesti.

Questa è la radicale disonestà in politica, e i suoi elettori non ci sono cascati. Del resto anche al Sud hanno già misurato il fallimento sostanziale del Reddito di Cittadinanza, torbido pasticcio teso a scopi plurimi e incompatibili, impraticabile per “onestà” (eccesso di controlli personali) – un fallimento che Di Maio ha cercato di decretare un successo, con il biliardino che gli è avanzato da dare “alle famiglie che fanno figli”.

Ma non è solo colpa di Di Maio. Il gruppo dirigente intero ha autorizzato queste slealtà e doppiezze e furbizie – perché non sa decidere cosa vuole, o (animato da velleità gnostico-oligarchiche) non lo vuol dire alle plebi, Beppe ha una dottrina segreta dei miei k., ma intanto passeranno alla fogna della storia come quelli che hanno consegnato la Sanità ai radicali e ai loro programmi di eliminazione delle bocche inutili.

Il Colle è ancora al potere, così sono aggrappati ai loro stipendi d 80-230 mila annui le caste dei Ricchi di Stato.

Ma l’elettorato non si è lasciato infinocchiare dalla marea mediatica totalitariamente anti-Salvini, troppo, troppo faziosamente, troppo palesemente sleale: con questi metodi, ha fatto capire che hanno troppe cose da nascondere per accettare un dibattito aperto ad armi pari.

In Francia la disfatta di Macron, in Gran Bretagna il trionfo di Farage, in Italia di Salvini creano un fronte che il dispotismo chiamato UE neutralizzerà e sminuirà con ogni mezzo.

Salvini deve sfruttare il successo, evitare errori – farsi uno staff con la Buongiorno per le questioni legali, e Bagnai e Borghi (e Rinaldi) per dire le cose giuste sulle questioni economiche, è il minimo. Fonte: Blondet&Friends – di Maurizio Blondet

Lega primo partito: che fine hanno fatto Pd e Movimento 5 Stelle?

Elezioni europee 2019, Salvini esulta: “Siamo primi”. Lega al 30%, Pd davanti al M5s

Exit poll elezioni europee: prima la Lega, testa a testa Pd-M5s. I primi exit poll delle elezioni europee certificano il primo posto della Lega di Matteo Salvini e, subito dietro, il testa a testa tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle.

Superano la soglia di sbarramento anche Forza Italia e Fratelli d’Italia. Ecco tutti i dati dei primi exit poll, diffusi da La7 e realizzati da Swg:

Lega: 26,5 – 29.5%, Partito Democratico: 21- 24%, Movimento 5 Stelle: 20 – 23%, Forza Italia: 9 – 11%

Fratelli d’Italia: 5 – 7%, Più Europa: 2,5 – 3,5%, La Sinistra: 2 – 3 %, Europa Verde: 1,5 – 2,5%

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I dati sono in realtà un mix di exit poll e instant poll e vengono confermati, con minime differenze, anche dai numeri diffusi da altre reti come Mediaset e Rai.

La Lega è quindi saldamente in testa, intorno al 30%, con il Partito Democratico di Nicola Zingaretti che diventa il secondo partito e precede il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio. Fonte: fanpage.it

Le Pen sorpassa Macron e chiede lo scioglimento dell’Assemblea nazionale

Francia, RN supera Macron. Le Pen: sciogliere l’Assemblea Nazionale – L’alta affluenza sta premiando nelle urne il Rassemblement National, il partito di Marine Le Pen.

Alle ore 17 di oggi, riferisce l’ANSA citando il ministero dell’Interno di Parigi, il livello di partecipazione alle elezioni europee è stato del 43,29% contro il 35% del 2014.

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Secondo i primi exit poll di IPSOS per France 2, il Rassemblement National si troverebbe in testa con il 23,2% dei voti, mentre La Republique en Marche dell’attuale presidente Emmanuel Macron si attesterebbe al 21,9%.

Sorprende il risultato dei Verdi di Yannick Jadot, terzo partito con il 12,8%, che supera di quattro punti i Republicains. Socialisti e France Insoumise di Melenchon a pari merito con il 6,7% dei voti.

L’agenzia italiana ANSA riporta che Marine Le Pen abbia, a seguito del successo del suo partito, “chiesto lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale e la modifica del sistema elettorale in senso proporzionale”.

Fonte Oltre la linea – Titolo originale: Francia, RN supera Macron. Le Pen: sciogliere l’Assemblea Nazionale.