“Sera di Giugno”. In teatro per ricordare Francesco Cecchin

Una sera di giugno del 1979 la vita di Francesco Cecchin si è interrotta bruscamente: un gruppo di avversari politici ha infatti dato sfogo al suo odio aggredendo quel giovane sorridente e ribelle, picchiandolo selvaggiamente e gettandolo, inerte, da un muretto alto qualche metro.

Dallo schianto del suo corpo sull’asfalto di quel cortile nei pressi di Piazza Vescovio, sono passati quarant’anni.

Un anniversario estremamente significativo, che un gruppo di ragazzi e ragazze, spinti esclusivamente dalla volontà di ricordare, ha deciso di celebrare con uno spettacolo teatrale alla realizzazione del quale, come spiegano gli organizzatori, “hanno collaborato diverse persone, ognuno secondo le proprie attitudini, capacità e sensibilità”.

L’idea, aggiungono, è quella di portare in scena la “giovinezza di un ragazzo di 17 anni che ha scelto la strada della militanza politica in un periodo terribile e sanguinoso come gli Anni di Piombo, consapevole del fatto che quella scelta avrebbe anche potuto costargli la vita”.

“Sera di giugno” (questo il titolo dello spettacolo) è un testo recitato da attori non professionisti e sottolineato da brani musicali eseguiti dal vivo, che si propone, concludono gli organizzatori, di “fare memoria attraverso il ricordo e la riflessione. E anche attraverso il sorriso. Di Francesco e di chi lo ha nel cuore”.

L’appuntamento è per le ore 21 di LUNEDI’ 17 GIUGNO presso l’Auditorium Due Pini (Via Riccardo Zandonai 4, Roma). Per informazioni e contatti: seradigiugno@email.it

Il nuovo questore di Napoli è il figlio del poliziotto ucciso dalla mafia

Il nuovo questore di Napoli è il figlio di Boris Giuliano, il poliziotto ucciso dalla mafia – di Nico Falco

Il nuovo questore di Napoli è Alessandro Giuliano, figlio di Boris, capo della Squadra Mobile di Palermo ucciso da Cosa Nostra nel 1979. Il dirigente succede ad Antonio De Iesu, promosso a prefetto, che andrà a ricoprire il ruolo di vicecapo della Polizia a Roma. Giuliano si insedierà a via Medina il prossimo sabato, 1 giugno.

Alessandro Giuliano è il nuovo questore di Napoli. Cinquantadue anni, il poliziotto è attualmente direttore dello Sco, il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato. Si insedierà a via Medina il prossimo sabato 1 giugno.

Succede ad Antonio De Iesu, di recente promosso a prefetto e che andrà a ricoprire il ruolo di vicecapo della Polizia a Roma, al fianco di Franco Gabrielli.

Il nuovo numero uno della Questura di Napoli è il figlio di Boris Giuliano, tra i protagonisti della lotta alla mafia negli anni ’70, che fu assassinato nel 1979 a Palermo, dove da tre anni era il capo della Squadra Mobile; le sue indagini su Cosa Nostra lo avevano portato ad essere uno dei nemici più pericolosi per i Corleonesi: il futuro boss Leoluca Bagarella, cognato di Totò Riina, gli sparò sette colpi di pistola alle spalle mentre stava pagando il caffè in un bar.

Il primogenito del superpoliziotto ucciso da Cosa Nostra era stato a marzo era stato accostato alla Questura di Reggio Calabria come successore del questore Raffaele Grassi.

A Napoli aveva già lavorato tra il 1997 e il 1999, quando era stato funzionario della sezione Catturandi della Squadra Mobile.

Il nome di Giuliano era circolato con insistenza in ambienti di polizia nei giorni scorsi insieme a quello di Alberto Francini, attualmente alla guida della questura di Catania e anche lui indicato tra i papabili per il ruolo di vertice della Questura.

Di recente a Napoli è cambiato anche il capo della Squadra Mobile: Antonio Salvago, che ricopriva lo stesso ruolo a Catania, ha preso il posto di Luigi Rinella, che è stato promosso al grado di dirigente superiore e assumerà il ruolo di Dirigente del Servizio polizia scientifica, succedendo a Fausto Lamparelli, anche lui con un passato al vertice della Squadra Mobile di Napoli, che è stato nominato direttore del Servizio centrale operativo (Sco).

Chi era Boris Giuliano. Giorgio Boris Giuliano, siciliano, fu un investigatore della Polizia di Stato ricordato prima ancora che per la sua drammatica fine – fu ammazzato da Cosa Nostra nel 1979, omicidio materialmente eseguito da Leoluca Bagarella, che gli sparò 7 colpi di pistola alle spalle, per i suoi metodi innovativi di indagine contro i patrimoni delle mafie, in un periodo, quello della fine degli anni Sessanta, in cui era difficilissimo incastrare boss e luogotenenti della mafia siciliana.

Sulla sua figura, quella del “poliziotto dal volto umano” è stata realizzata anche una fiction Rai di successo da Ricky Tognazzi. Fonte Fanpage

Gli sbarchi che piacciono a Salvini: ecco come sono arrivati gli ultimi rifugiati

Altri 58 rifugiati siriani arrivati con i corridoi umanitariAccolti da Chiese evangeliche, Sant’Egidio e Tavola Valdese in accordo con i ministeri dell’Interno e degli Esteri

Nuovo arrivo di rifugiati in Italia attraverso i corridoi umanitari. 58 rifugiati siriani, tra i quali diversi minori, sono sbarcati stamattina all’aeroporto di Fiumicino con un volo di linea da Beirut, in Libano.

L’iniziativa è stata promossa dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Comunità di Sant’Egidio e Tavola Valdese, in accordo con i ministeri dell’Interno e degli Esteri.

Poco dopo lo sbarco dal volo Alitalia, atterrato poco dopo le 7, per i profughi sono cominciate le procedure di identificazione e le prime fasi di accoglienza.

Corridoi umanitari: arrivano 58 profughi

A dare loro ufficialmente il benvenuto in Italia Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Alessandra Trotta della Tavola Valdese, insieme a rappresentanti dei ministeri dell’Interno e degli Esteri.

I 58 profughi saranno accolti in diverse regioni da associazioni, parrocchie, comunità e famiglie che in alcuni casi hanno offerto anche le loro case, per iniziare un percorso di integrazione che comprende l’apprendimento della lingua italiana per gli adulti, la scuola per i minori e l’inserimento lavorativo, una volta ottenuto lo status di rifugiato.

Con quest’ultimo volo, sono oltre 2.500 le persone accolte e integrate in Europa con un progetto della società civile totalmente autofinanziato, nato in Italia, ma poi adottato anche da altri Paesi.

Dal febbraio 2016 oltre 2mila sono già arrivati in Italia (più di 1.500 dal Libano, altri 500 dall’Etiopia), oltre ai circa 500 giunti in Francia, Belgio e Andorra.

Il precedente di giovedì scorso. Risale a giovedì scorso l’ultimo episodio di questo tipo. 149 persone sono sbarcate allo scalo militare di Pratica di Mare (Roma) nell’ambito dell’evacuazione umanitaria voluta dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

Le persone verranno accolte nelle strutture dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi.

“Sono necessarie altre operazioni analoghe” ha affermato Jean-Paul Cavalieri, capo della missione dell’Unhcr in Libia. “Queste operazioni – ha aggiunto il responsabile – rappresentano un’ancora di salvezza per i rifugiati, per i quali l’unica possibilità di fuga consiste nell’affidare le loro vite a trafficanti senza scrupoli per attraversare il Mediterraneo”. Fonte: interris

Incinta con la febbre, bimbo muore dopo 5 giorni di agonia: aperta indagine

Cosenza, la mamma ha febbre alta e problemi cardiaci: neonato muore in ospedale, aperta indagine – di Ida Artiaco

Tragedia all’ospedale Annunziata di Cosenza, dove la scorsa notte un neonato è morto in circostanze da chiarire.

La mamma era arrivata al pronto soccorso con febbre e problemi cardiaci e subito è stata ricoverata nel reparto di Ostetricia e Ginecologia.

Non si sa se il bimbo sia nato già morto o sia deceduto successivamente. Indagini in corso.

Dramma all’ospedale Annunziata di Cosenza, dove un neonato è morto dopo 5 giorni di agonia. È successo ieri, lunedì 4 giugno.

Secondo quanto riferito dai genitori, che hanno chiesto e ottenuto l’apertura di un’indagine per far luce su quanto successo, la mamma del piccolo era arrivata al pronto soccorso lamentando febbre alta e problemi cardiaci.

Subito ricoverata nel reparto di Ostetricia e Ginecologia, è stata infine portata in sala operatoria per il parto.

Al momento non è chiaro se il figlio sia nato già morto oppure se il decesso si sia verificato dopo.

Neonato muore: i genitori hanno sporto denuncia

La donna e il marito si sono subito rivolti al posto fisso della polizia nel nosocomio, presentando una denuncia.

Questa mattina, gli agenti della questura della città calabrese sono andati in reparto dove hanno sequestrato la cartella clinica.

Soltanto qualche giorno fa, sempre all’ospedale Annunziata, si è verificato un caso simile.

Il piccolo Francesco è deceduto per cause ancora non accertate nel reparto di Neonatologia e Terapia Intensiva. Proprio nelle ultime ore è stata eseguita l’autopsia sul corpicino.

Per la sua morte sono finite sotto indagine 18 persone tra ginecologi, ostetriche, neonatologi e chirurghi pediatrici, cioè tutto il personale che è stato a contatto con la mamma e il piccolo nelle varie fasi della gravidanza e del parto.

Il bambino, venuto alla luce il 22 maggio con parto spontaneo pesava 4 chili e 780 grammi.

Il suo quadro clinico, però, come scrive La Gazzetta del Sud, è progressivamente peggiorato fino all’inatteso epilogo con il decesso. Fonte: fanpage.it

Torna a casa e trova il suo cane morto: la triste reazione di una signora

Muore di crepacuore dopo aver trovato il suo cane in casa senza vita – di Davide Falcioni

Un’anziana di Civitanova Marche è morta alcuni giorni fa dopo aver trovato il suo inseparabile cane in casa senza vita.

Il legame tra uomini e animali raggiunge talvolta livelli inimmaginabili, come testimonia quello che è avvenuto nelle Marche a Rosa Marcantoni e al suo inseparabile cagnolino Pupi.

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Muore di crepacuore per il dolore del suo cane

La donna, 90 anni, viveva in un appartamento di Civitanova Marche e dopo aver perso il marito aveva trovato nell’animale un enorme conforto e una compagnia costante e inseparabile, in grado di consolarla nei momenti di maggiore tristezza.

Insomma, Pupi era di fatto diventato un vero e proprio compagno di vita, tanto più perché nonostante l’età avanzata la signora Rosa godeva ancora di buona salute e poteva quindi uscire quasi ogni giorno di casa insieme all’animale.

Come racconta il quotidiano Cronache Maceratesi alcuni giorni fa l’anziana è andata a fare colazione insieme a una delle due figlie decidendo, per una volta, di lasciare Pupi a casa.

Quando le due donne sono rientrate il cagnolino era disteso a terra, immobile. Era morto da qualche minuto e a nulla sono serviti i tentativi di rianimarlo.

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La figlia della donna ha chiamato il veterinario, mentre Rosa ha cercato ancora di chiamare il cane: all’improvviso ha iniziato ad accusare un malore.

In pochi minuti, l’anziana ha perso conoscenza e la figlia ha allertato la Croce verde, giunta nell’abitazione insieme al personale medico sanitario del Suem 118.

Purtroppo, però, Rosetta all’arrivo dell’ambulanza era già morta e per lei non c’è stato nulla da fare.

Fonte: fanpage.it – Titolo originale: Muore di crepacuore dopo aver trovato il suo cane in casa senza vita

Sicilia, ictus in carcere ma lo lasciano 10 giorni in cella: ora è in coma

Ricoverato dopo 10 giorni dall’ictus. Ora è in coma e ancora agli arresti – di Damiano Aliprandi

L’associazione “Sicilia Risvegli” denuncia il caso gravissimo che sarebbe avvenuto nel carcere di Siracusa

Un detenuto ha avuto un ictus ischemico in carcere, ma solo dopo dieci giorni sarebbe stato portato in ospedale.

A denunciarlo è “Sicilia Risvegli”, un’associazione nazionale di famiglie unite insieme, per lottare in favore dei comatosi, post comatosi, stati vegetativi, con gravissime cerebrolesioni, locked- in syndrome, sla, ed altre estreme disabilità.

L’associazione, interpellata dai familiari, si sta occupando, appunto, di questo caso gravissimo che sarebbe avvenuto nel carcere di Siracusa. M. F., 57enne, durante la detenzione è stato colpito da un ictus ischemico il 30 aprile 2019.

Dalle informazioni ricevute, pare che, nonostante le gravissime ed estreme condizioni di salute, sia stato portato in ospedale dopo 10 giorni.

Il detenuto sarebbe stato tenuto in una cella con un altro detenuto, e in queste condizioni sarebbe caduto dal letto rompendosi un dito.

Nella seconda settimana di maggio i familiari hanno avuto notizia che il loro parente non stava bene e lo hanno raggiunto al pronto soccorso di Siracusa, ma qui si sono trovati davanti un agente che non li avrebbe fatti entrare.

Dopo l’ictus ischemico le condizioni sono peggiorate

Da quando è ricoverato, è tenuto in coma farmacologico, una condizione che negli ultimi giorni sarebbe peggiorata.

Sul perché di questo ritardo nei soccorsi e sull’inerzia della magistratura competente, l’associazione si sta impegnando affinché vengano fatti gli opportuni accertamenti e verificate eventuali responsabilità.

«A tutt’oggi – scrive l’associazione “Sicilia Risvegli” – si sta gravemente pregiudicando e offendendo la dignità di un essere umano, che ancora oggi risulta detenuto nonostante versi in uno stato assolutamente incompatibile con la detenzione».

Nel comunicato aggiunge altri particolari. «In questa situazione – si legge – ci viene negata financo la possibilità di visionare le relazioni cliniche e quindi l’opportunità di attivare cure ed assistenza ad hoc, dato che il primario della rianimazione, asserisce che potrebbe essere trasferito in un centro riabilitativo, oppure in altre strutture simili, addirittura ove fosse possibile per i familiari, anche a domicilio».

L’associazione sottolinea che «le condizioni attuali di M. sono gravissime, si trova in stato vegetativo persistente, con minima risposta, completamente paralizzato, con tracheotomia, peg, catetere vescicale ecc, con respiro autonomo» .

L’appello di “Sicilia Risvegli”

Per questo motivo “Sicilia Risvegli” lancia un appello al magistrato di sorveglianza competente, di scarcerare immediatamente, il catanese M. F., attualmente nel limbo, tra la vita e la morte.

Sì, perché anche se ora è ricoverato, rimane pur sempre in stato di detenzione, con tutte le restrizioni del caso, visite dei famigliari compresi.

Il diritto alla salute è sancito dalla nostra Costituzione ed è valido per tutti, ovviamente anche per le persone ristrette e non può essere compresso dalla pena carceraria.

Come non può, come in questo caso ancora da accertare, un detenuto essere lasciato in cella dopo aver contratto una ischemia.

E se lo stato di salute è incompatibile con il carcere, il detenuto ha il diritto ad una misura alternativa.

Infatti l’ordinamento giuridico predispone essenzialmente due diverse tipologie di strumenti giuridici, idonei, ciascuno in maniera differente, ad accordare tutela alla figura del detenuto che presenta una grave patologia, a maggior ragione se ricoverato in stato comatoso: si tratta del rinvio dell’esecuzione della pena, disciplinato dagli artt. 146 e 147 c. p., e della misura alternativa della detenzione domiciliare.

Differenza fondamentale fra gli strumenti giuridici richiamati è quella derivante dal fatto che, mediante il rinvio dell’esecuzione l’ordinamento crea una parentesi temporanea nell’applicazione della pena detentiva, la quale riprenderà ad essere attuata nei confronti del soggetto interessato non appena saranno cessate le condizioni mediche – assistenziali che hanno giustificato la sua postergazione nel tempo.

La detenzione domiciliare

D’altra parte, invece, la detenzione domiciliare costituisce un diverso modus di esecuzione della pena detentiva, modellato in modo tale da risultare il meno afflittivo possibile; le istanze trattamentali connesse alla misura in parola sono estremamente ridotte, l’obbligo imposto al detenuto è fondamentalmente quello di non allontanarsi dal luogo di custodia, e parallelamente nessun onere grava sull’amministrazione penitenziaria rispetto al mantenimento, la cura e l’assistenza medica dello stesso.

Tra le misure alternative alla detenzione, il regime domiciliare è quello che prevede la compressione più tenue della libertà personale, in modo tale da garantire lo spazio più ampio possibile alla tutela dei valori fondamentali della salute e delle relazioni familiari, prese in considerazione quali interessi meritevoli di beneficiare di misure di favore. Fonte: IL DUBBIO

Finalmente scoppia l’estate, ecco quando arriverà il caldo

Meteo, è in arrivo l’estate: inizio settimana ancora incerto con temporali, poi scoppia il caldo – di Ida Artiaco

Quando arriva l’estate? Dopo un maggio decisamente autunnale, nei primi giorni di giugno comincerà a fare caldo, con temperature fino a 38 gradi in Sicilia e in Sardegna, complice l’arrivo dell’Anticiclone africano.

Ma prima si dovrà sopportare un’ultima scia di instabilità, soprattutto sulle regioni del Centro Sud.

Dopo l’ultimo mese di maggio, decisamente autunnale dal punto di vista meteorologico, ormai alle spalle, giugno sarà più clemente e segnerà l’inizio dell’estate.

E’ quanto affermano gli esperti, secondo i quali nel corso della settimana che sta per cominciare il termometro potrà addirittura arrivare a toccare i 38 gradi centigradi.

Ma, prima, bisognerà sopportare qualche altro giorno di instabilità, con rovesci e pioggia soprattutto sulle regioni del Centro Sud.

Fino a martedì 4 giugno, infatti, l’Italia continuerà a essere divisa tra il bel tempo del Nord e una situazione più incerta e fresca nelle regioni meridionali, dove potranno anche registrarsi forti temporali

Poi, già a partire da mercoledì 5 giugno, comincerà una piccola rivoluzione atmosferica, quando è atteso l’arrivo di correnti di aria calda direttamente dal Sahara sulla Penisola.

Ciò farà da preludio all’arrivo, a sua volta, dell’Anticlone africano, il quale, soprattutto tra il 7 e l’8 giugno poterà ovunque aria bollente, in particolare sui versanti tirrenici, la Sardegna e la Sicilia.

Addirittura, in alcune sono interne delle Isole Maggiori, il termometro potrebbe arrivare a toccare i 38/40 gradi.

Ma farà molto caldo anche nel resto del Paese nonostante i valori risulteranno meno elevati, in particolare al Nord dove si accentuerà invece una maggior tendenza temporalesca dovuta ad infiltrazioni d’aria più umida e fresca di origine atlantica. Fonte Fanpage

Muore a 95 anni: l’ultimo gesto per aiutare il prossimo vale 3 milioni di euro

95enne lascia in eredità 3 milioni di euro per l’ospedaledi Giuseppe China – L’enorme gesto di nobiltà d’animo servirà per realizzare una struttura a Maglie

I gesti di generosità sono sempre più rari, per qualcuno addirittura inconfessabili, nella nostra epoca. Sempre più dominata dalla logica individualista.

Per fortuna ogni tanto qualcuno ci ricorda quanto sia importante prendersi cura del prossimo. E’ il caso Vita Carappa, una 95enne di Maglie, deceduta recentemente che ha lasciato in eredità al Comune di Lecce 3 milioni di euro.

Con una semplice condizione, la città pugliese dovrà utilizzare il denaro per costruire un ospedale proprio a Maglie, intitolato alla sua famiglia.

Le ultime volontà che guardano al futuro. A diffondere la notizia è stato il consigliere comunale Antonio Giannuzzi, di professione bancario ma anche custode dei desideri della donna.

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“La signora Vita dispone, con atto pubblico, davanti al notaio Giovanni De Donno, quale erede universale l’Azienda Sanitaria Locale Lecce 1, per la realizzazione, sul territorio di Maglie, di una struttura di cura ed assistenza che dovrà essere intitolata a Carrapa Paolo e sorelle”.

Continua: “Evidentemente, l’eredità può contribuire alla realizzazione di una struttura più grande e complessa quale la realizzazione del Nuovo ospedale, della quale si incominciava già a parlare nel momento della stesura del testamento, avvenuta nel dicembre 2009”.

Con queste parole il consigliere Giannuzzi ha reso pubbliche le ultime volontà della signora Carappa.

Una notizia che offre una grande opportunità alla realtà pugliese e che soprattutto rallegra l’animo di tante persone. Fonte: interris

Noemi è fuori pericolo: la telefonata del padre al Ministro Salvini

Il papà della piccola Noemi telefona a Matteo Salvini: “Grazie per esserci stato vicino”tratto da fanpage.it

Il papà di Noemi telefona al vicepremier Matteo Salvini per ringraziarlo della vicinanza durante questo lungo mese di sofferenza e speranza: la bimba il 3 maggio scorso fu gravemente ferita durante un agguato in piazza Nazionale.

Ora, dopo quasi quattro settimane di ospedale, la bimba è fuori pericolo ma ancora sotto cure intensive.

Migliora giorno dopo giorno la piccola Noemi, ferita il 3 maggio scorso durante un agguato di camorra in piazza Nazionale a Napoli.

Noemi, il padre chiama Salvini per ringraziarlo

E ieri, insieme ai suoi avvocati Angelo e Sergio Pisani, il padre di Noemi, Fabio, ha chiamato al telefono, sul numero personale del Ministro degli Interni, Matteo Salvini, che rimasto in stretto contatto con la famiglia della piccola vittima innocente.

La telefona era per ringraziarlo – spiegano i legali – dell’interesse, umanità e vicinanza alla piccola Noemi ed esprimere finalmente un sospiro di sollievo auspicando che oltre al lato umano le persone e le Istituzioni daranno anche chiare risposte alla cittadinanza tutta sul tema della sicurezza e civiltà urbana e per ringraziare magistrati e forze dell’ordine”.

Il genitore della piccola ferita vive ormai da un mese all’ospedale Santobono con sua moglie Tania e in queste settimane ha assistito alla grande ed inarrestabile solidarietà della città di Napoli e di tante persone e bambini da tutto il mondo per la sua famiglia e per la piccola di 3 anni che ha vinto la sua prima battaglia e ora sta guarendo realizzando un vero miracolo.

Dopo aver chiamato e ringraziato ieri il padre della piccola Annalisa Durante, che nei giorni dopo gli interventi chirurgici è stato al Santobono e ha lasciato anche un biglietto con un cuore per segnare la propria vicinanza alla bambina simbolo vivente di riscatto e contrasto alla violenza ed al male, il padre di Noemi, ora è attesa di potersi mettere in contatto anche con il Quirinale per ringraziare il Capo dello Stato Sergio Mattarella.

“Il Ministro è stato felice di sentire dalla viva voce del padre delle migliori condizioni di Noemi e del miracolo raccontatogli, assicurando che appena possibile tornerà per abbracciare la bambina che segue ogni giorno il caso che, come tutti gli altri, merita la massima attenzione delle istituzioni”, conclude Pisani. Fonte: fanpage.it

Elogio paradossale del fumo nella giornata mondiale contro il tabagismo

Elogio del fumodi Marcello Veneziani – Elogio paradossale del fumo nella giornata mondiale contro il tabagismo

Alla mezzanotte in cui scattò il divieto assoluto di fumare nei locali pubblici, accesi e fumai la prima sigaretta della mia vita.

Non avevo mai avuto il piacere di fumare una sigaretta: non l’ho fatto a dodici anni chiudendomi nel cesso della scuola con i miei compagni, non l’ho fatto a diciotto anni dopo il mio primo, disastroso rapporto d’amore e il mio primo rapporto sessuale.

Non l’ho fatto da adulto in tutte le tappe della mia vita, anche importanti e drammatiche. Non lo facevo perché volevo essere leale con me stesso e con chi mi dava fiducia; non lo facevo perché avevo uno strano senso del sacrificio; non lo facevo perché detestavo e tuttora detesto ogni dipendenza; non lo facevo perché lo facevano gli altri e mi sembrava da cretino seguire il gregge.

Non lo facevo perché amavo il mare e l’aria aperta, il cielo pulito e il calcio praticato e non volevo perdermi queste bellezze e vedere diminuite le mie risorse.

Così non ho mai fumato sigarette. Fumai tardivamente solo narghilè nei paesi islamici, ma come sigaretta è ingombrante, non puoi portartela in tasca.

Per non farmi scambiare per uno dell’Isis vi dirò che l’iniziazione al sigaro in tarda età la ebbi in un ricevimento all’ambasciata americana. Non cubana, statunitense, anche se fumai il sigaro del Che e di Castro e non made in Usa.

Ho tenuto in bocca sigari spenti, scontrini, post it, penne e matite; la gente mi crede un fumatore incallito e si impietosisce per i miei sforzi di astinenza attraverso assurdi surrogati.

Una volta un tassista napoletano vedendomi con un post it in bocca mi ha chiesto con premurosa invadenza se stavo cercando di smettere: no, sto cercando di incominciare, gli ho risposto. E’ rimasto sconvolto. Chiss è nu’ pazz.

Non sopportavo la gente che appesta col sigaro le redazioni, non sopportavo i capannelli di fumatori, le multinazionali del tabacco, le donne in menopausa, neofumatrici incallite che oscillano tra femminismo tardivo e puttanismo tardone.

Tolleravo la pipa perché di solito la pipa emana un buon odore. E la fumavano Tolkien, Eliade, Braccio di Ferro.

Cominciai a impietosirmi dei fumatori in treno quando vidi poveri fumatori perdere la loro dignità chiudendosi a fumare in un cesso del vagone, come bambini; o scendere di corsa in una fermata del treno per boccheggiare una sigaretta furtiva.

Ho visto persone divorate dal fumo, imbruttite, incancrenite, annerite e ingiallite; ma ora si sta esagerando. Non sopporto di sottostare al ricatto micragnoso dei salutisti e alle loro crociate antitabagiste (i più feroci sono gli ex, noi immuni siamo assai più tolleranti con i viziosi).

Siamo al fumus persecutionis. Si esagera con questo puritanesimo applicato al tabacco; si può commettere ogni genere di peccato e di blasfemia, ma peccare contro la salute e la durata della vita no, si va all’inferno terrestre. In caso di fumo si è scacciati da ogni luogo, a volte perfino all’aperto. Si viene trattati come appestati.

Il fumo accorcia la vita? E va bene, non è la fine del mondo, e poi verrebbe voglia di dire con toni da Cioran: quante trascurabili esistenze si trascinano male negli anni, invecchiano male, maledicono l’esistenza, si incupiscono e si incattiviscono, comunque inaridiscono.

Che volete che sia la contabilità degli anni; quando si muore non ce ne accorgiamo. In ogni caso lasciamo il libero arbitrio; volete introdurre l’eutanasia che è molto più feroce, avete perfino comprensione per i suicidi che sono una violazione elementare della vita come militia, per dirla con Cicerone.

E poi ve la prendete con uno che per alleggerire l’arrosto indigesto della vita, fuma un po’ di sigarette…Via, questa viltà a norma di legge, questo rigorismo quacchero e becero, questa paura di tutto quel che nuoce, quegli avvisi lugubri e terroristici per minacciare chi fuma che avvelenano la vita assai più di una sigaretta… Smettetela, avvoltoi, di generare quest’ansia si sicurezza tra mortali che sono già insicuri per conto loro.

Molte norme antifumo vanno bene, per carità; sconsigliare il fumo in modo civile ed efficace pure, e così salvaguardare i diritti di chi non fuma; tassare il fumo è meglio che la tassa sul pane e sull’acqua.

Ma non seguite gli americani anche in questa rigida follia fumicida; vietando il fumo aumenteranno gli obesi, gli isterici e i cretini saranno più loquaci.

Consentite l’esistenza di due mondi paralleli, quello dei fumatori e dei non fumatori, senza sopprimerne uno. E poi siamo invasi da tante nuvole di fumo prodotte dalla mancanza di arrosto.

In una società immersa nel fumo della faziosità, dell’idiozia, della volgarità, che danno può fare il fumo di una sigaretta?

Così da qualche anno ho preso l’oscena abitudine di fumare un sigaro in terrazza prima di andare a dormire. E’ un sigaro riassuntivo sulla giornata trascorsa, è un sigaro programmatico su quella che verrà. La vita si accorcia? Ma che ne so, però in quel momento ritrova un senso. Fonte: Marcello Veneziani