Vicepresidente Commissione Sanità del Senato: se vi fidate di scienziati come Burioni… VIDEO

«Se vi fidate ciecamente della scienza di tali scienziati, avete veramente un serio problema».

Si conclude così l’ottimo intervento del Senatore Maurizio Romani, Vicepresidente della Commissione Sanità del Senato, laureato in Medicina e Chirurgia all’ Università di Firenze.

Romani ha ribadito che non esistono studi scientifici che dimostrano cosa potrebbe succedere a milioni di bambini e ragazzi sottoposti a 10/12 vaccinazioni obbligatorie in un periodo di tempo così ristretto.

Saremo noi a fornire i dati scientifici che oggi mancano. Anzi, saranno i nostri figli, utilizzati come cavie dalle aziende farmaceutiche, grazie al Governo, al Ministro Lorenzin e ad apologeti come Burioni.

Don Giuseppe Zanon, il prete detective che smaschera i truffatori

Prete ‘Sherlock Holmes’ smaschera truffe e raggiri ai danni delle parrocchie e mette in guardia tutti i ‘don’ della diocesi con una certosina opera via social che consiste nello spedire mail su mail ai colleghi, segnalando, con dovizia di particolari, modalità e tecniche di pratiche truffaldine ai danni dei malcapitati preti. La storia ha come protagonista don Giuseppe Zanon, delegato per il clero all’Istituto San Luca (http://www.lavocedelnordest.eu, 24 settembre).

L’AVVOCATO E LA PROPOSTA DI SANATORIA

Ecco alcuni esempi, raccontati dal prete all’agenzia Adnkronos (23 settembre): «Mi giungono segnalazioni ricorrenti di telefonate che giungono da un fantomatico avvocato di Roma che segnala al prete una pendenza con il ministero delle Finanze di migliaia di euro per arretrati e offre una soluzione di sanatoria con un bonifico di 6mila euro da inviare in giornata, altrimenti sarebbe partita una procedura giudiziaria. Tutta una bufala che punta a sorprendere l’interessato e a non dargli il tempo per accorgersi della truffa».

I FINTI ABBONAMENTI

Don Zanon ha segnalato anche un altro tentativo di truffa che si cela dietro una presunta sottoscrizione di abbonamenti: «Una forma analoga di richiesta di soldi viene motivata altre volte da arretrati in seguito alla sottoscrizione di un abbonamento (mai avvenuto) a riviste (in genere riviste che si dicono legate alla Polizia, all’arma dei Carabinieri…)» (Famiglia Cristiana, 25 settembre).

L’EREDITA’ DELLA SIGNORA

Agli altri preti don Zanon ha raccontato anche un episodio di tentata truffa legata all’eredità di una signora in là con gli anni: «Attenzione, un medico segnala che un’anziana signora molto benefica desidera lasciare 8mila euro (con varianti, dono, eredità…) al prete determinato che la signora avrebbe incontrato o conosciuto nel passato, perché ne disponga per beneficenza o per l’ente che rappresenta. In genere il dottore invita ad un incontro, spesso nei pressi dell’ospedale. La richiesta è di versare intanto una quota per le pratiche del passaggio dei soldi…».

GLI SPOSI E LA FOTO “HOT”

C’è poi una forma di ricatto a scopo estorsivo davvero originale: «Una forma di ricatto, già sperimentata, è l’arrivo in canonica di una coppia di sedicenti sposi, nel caso stranieri. Lei chiede di confessarsi. Confessione commovente che vorrebbe concludersi con un abbraccio riconoscente. Un telefonino filma e poi parte la richiesta di soldi per non divulgare la foto».

I MANOSCRITTI FALSI

Il prete detective non si limita agli abbindolamenti con un rilievo penale: «Non è una truffa, ma … Passano rappresentanti di case editrici che vendono libri d’arte o copie anastatiche di manoscritti che costano migliaia di euro, di nessuna utilità per un prete, ma alle volte l’abilità del venditore, la proposta della rateazione, possono indurre a contrarre debiti rilevanti di migliaia di euro».

Aleteia

Il Vescovo che dice no alla ‘ndrangheta

L’Ordinario di Locri: restituite soldi in odor di mafia. E cambia il consiglio pastorale che “difendeva” il boss

L’indicazione del vescovo di Locri, mons. Francesco Oliva, è stata chiara: le offerte che puzzano di ‘ndrangheta non si accettano.

E così il parroco di Bovalino, paese della provincia di Reggio Calabria colpito dall’alluvione del 2015, è andato in banca ed ha emesso due bonifici, indirizzati ad altrettante ditte che avevano inviato cinquemila euro ciascuna per contribuire a ricostruire il tetto della chiesa sfondato dalla pioggia.

DENARO SPORCO

«Con il denaro sporco non si costruiscono chiese, a costo di rinunciare ai lavori», ha detto il presule a Repubblica (10 novembre). E i soldi rispediti al mittente, in effetti, avevano una provenienza quantomeno sospetta. Si tratta di fondi inviati da ditte collegate a Domenico Gallo, arrestato a fine ottobre nell’inchiesta condotta dalla procura di Roma sui grandi appalti, dalla Tav alla Salerno-Reggio Calabria.

“UNA SCELTA SCONTATA”

Nell’ordinanza che ha portato in carcere l’imprenditore calabrese, il giudice ha messo in evidenza «i suoi contatti con soggetti legati alla criminalità organizzata». E davanti alle carte giudiziarie, il vescovo non ha esitato. «Per me è stata una scelta scontata, ordinaria», dice. E infatti non sarebbe emersa se non fosse stata accennata durante un dibattito locale e rilanciata dal Quotidiano del Sud (9 novembre).

LA CHIESA DI GIOIOSA

«Questa vicenda – spiega il presule – è una piccola cosa ma fa parte di uno stile che deve essere chiaro: non si può rischiare di essere conniventi con le mafie e se c’è il sospetto che le offerte siano frutto di affari mafiosi, bisogna rifiutarle in modo fermo». Oliva lo aveva già affermato nel marzo scorso, quando ii pentito Antonio “Titta” Femia aveva rivelato che una chiesa di Gioiosa Jonica era stata costruita con i soldi delle cosche (Il Fatto Quotidiano, 14 marzo 2016).

«Diciamo con chiarezza che non ne abbiamo bisogno», aveva scritto allora il vescovo ai fedeli e sacerdoti del paese.

IL “GIALLO” DEL CONSIGLIO PASTORALE

Ma non finisce qui. Monsignor Oliva ha anche liquidato il consiglio pastorale di un’altra parrocchia a Platì che aveva criticato la linea anti ’ndrangheta dei vescovi calabresi.

«Sono rimasto colpito dal fatto che nei momenti più delicati restiamo soli e non abbiamo la collaborazione necessaria di cui avremmo bisogno. C’è come un deserto attorno a noi», è lo sfogo del vescovo nella lettera a padre Gianfranco, padre Giuseppe e padre Daniel, i tre religiosi che guidano la parrocchia di S. Maria di Loreto a Platì, al centro dell’attenzione nei giorni scorsi per le critiche al divieto per i funerali pubblici al boss Giuseppe Barbaro (Avvenire, 10 novembre).

“VERBALE SCONVOLGENTE”

Il vescovo nella lettera, pubblicata sul sito della diocesi, ha bacchettato il consiglio e il suo «verbale a dir poco sconvolgente, che denota uno scarso senso ecclesiale ed è offensivo nei confronti del magistero dei vescovi, di cui si nega il ruolo nel discernimento pastorale e nell’annuncio del Vangelo». Quel verbale, pubblicato stranamente su un sito online, nasceva da una riunione, scrive il presule, «tenuta in assenza del parroco, cosa assurda per un organismo consultivo che viene convocato sempre su argomenti da lui stesso proposti».

L’ATTACCO AI VESCOVI CALABRESI

Nel documento si criticava, con parole decisamente inopportune, la chiara presa di posizione della Conferenza episcopale calabrese sulla vicenda dei funerali. «Un tono di rivendicazione fuori luogo e non consono all’indole di un consiglio pastorale», lo definisce Oliva che si si rivolge ai tre “parroci in solidum”: «Non so se ne siete al corrente e se avete letto quanto in esso scritto. Non penso minimamente che ne condividiate il contenuto. Vi chiedo, però, di provvedere al suo rinnovo, dal momento che l’attuale è da tempo scaduto».

SULLA SCIA DI PAPA FRANCESCO

Per il nuovo consiglio, il vescovo chiede che «si faccia un percorso di formazione di almeno un anno, spiegando bene il senso della partecipazione e corresponsabilità ecclesiale». Inoltre chiede anche che «si intraprendano iniziative concrete per presentare alla comunità il documento dei Vescovi calabresi La ’ndrangheta è l’antivangelo, in modo che, sulla scia di Papa Francesco, si possa cogliere il ruolo nefasto di questa associazione criminale per lo sviluppo della nostra terra».

Aleteia

Burioni segnalato all’Ordine dei Medici per ciò che scrive su Facebook

Riportiamo il post pubblicato dal Dottor Diego Tomassone sul suo Facebook:

Informo tutti che, siccome non tollero questi comportamenti denigranti e deliranti da parte dei colleghi, ho provveduto a scrivere tramite PEC istituzionale alla FNOMCeO ufficio deontologia, segnalando questi comportamenti poco decorosi del prof. Burioni, qui di seguito trovate quanto da me inviato:

“Buongiorno,

con la presente vorrei segnalare il comportamento poco decoroso che il prof. Burioni Roberto (professore ordinario e direttore della scuola di specialità in immunologia clinica ed allergologia all’Università di Milano Vita-Salute San Raffaele, iscritto al numero 0000001909 dell’Ordine provinciale dei medici chirurghi di Pesaro-Urbino) tiene in maniera costante e sistematica ormai da mesi, insultando e denigrando senza motivo liberi cittadini e colleghi medici.

A parer mio il prof. Burioni viola in maniera costante e sistematica gli artt. 1,3,5,7,13,32,58 del nuovo codice di deontologia medica, non mantenendo quindi il decoro e il comportamento che un medico (a maggior ragione se professore universitario), dovrebbe tenere soprattutto in pubblico..

In allegato uno screenshot come esempio di comunicazione, ma nel suo profilo social di facebook potete trovare decine di post denigranti e direi a volte anche “deliranti”.

Sicuro di un Vostro riscontro e di una Vostra decisa presa di posizione in merito, ringrazio e porgo distinti saluti.


Dott. Diego Tomassone M.D.”