Ufficiale: l’obbligo ha fatto diminuire la fiducia nella sicurezza dei vaccini

Il medico e ricercatore Paolo Bellavite ha riportato sul suo profilo Facebook un post in cui analizza i nuovi risultati dei sondaggi condotti per la Commissione Europea.

Vaccini: la sorpresa dell’Eurobarometro e il voto europeo. L’Eurobarometro è una serie di sondaggi di opinione pubblica condotti regolarmente per conto della Commissione Europea. I sondaggi affrontano questioni d’attualità relative all’Unione in tutti i suoi Stati membri.

Il dr. Alberto Donzelli, del Consiglio direttivo e Comitato scientifico Fondazione Allineare Sanità e Salute, ha presentato dei clamorosi risultati in un convegno tenutosi pochi giorni fa. Cito qui alcune sue riflessioni dalla relazione con un commento finale.

Questa indagine (Special Eurobarometer 488 Report – ec.europa.eu) è stata realizzata nel marzo 2019, con metodologia standardizzata (interviste dirette a domicilio), su un campione rappresentativo della popolazione dei 28 Stati membri.

Alcune domande dell’Eurobarometro

Alla domanda «SE CERCHI INFORMAZIONI SULLE VACCINAZIONI QUALE DELLE SEGUENTI FONTI CONSULTI?» le risposte indicano che in Italia solo il 5% consulta (anche) i social e il 10% altri siti internet (meno che in Europa, dove la media è il 14%). L’indagine non conferma la convinzione che internet e i social siano fonti molto importanti.

In Italia e in Europa, i sanitari (61%) e le Autorità sanitarie (21%) sono fonti molto più importanti!

Ma ecco la sorpresa: alla domanda «I VACCINI POSSONO SPESSO PRODURRE EFFETTI AVVERSI GRAVI?»

La maggioranza relativa della popolazione Europea, ben il 48%, pensa sia vero (46%, cioè appena meno, in Italia).

In Francia, altro paese occidentale che ha Introdotto l’obbligo, lo ritiene vero il 60%, e il 54% in UK: in entrambi i casi è la maggioranza assoluta! Ma questa convinzione non deriva da internet, né tanto meno dai social!

Rispetto al Rapporto EU maggio-giugno 2018, in cui la sfiducia nella sicurezza dei vaccini riguardava solo una piccola minoranza della popolazione, il crollo di fiducia nella sicurezza dei vaccini è stato enorme! (trend simile in Europa).

Donzelli si chiede: “È FORSE UN RISULTATO DELLA SVOLTA AUTORITARIA, CHE HA AUMENTATO L’ADESIONE (COATTA) DI QUALCHE PUNTO %, MA HA ANCHE GENERATO TUTTA QUESTA DIFFIDENZA?!?”

Inutile che vi dica quel che penso, dopo aver scritto un intero libro esponendo innumerevoli ragioni contro l’obbligo vaccinale.

Le conseguenze negative dell’obbligo vaccinale

La conclusione che l’obbligo vaccinale sia stato una mossa azzardata e foriera di negative conseguenze è in linea con quanto scriveva in un Editoriale la rivista Nature (Nature 553, 249-250, 17 gennaio 2018) in proposito:

“Ritrarre l’esitazione della società sulla vaccinazione come una semplice battaglia tra gruppi anti-vaccino e popolazioni ignoranti da una parte, e la ragione scientifica e la salute pubblica dall’altra – come ha fatto il governo francese – promuove una polemica improduttiva e sterile, e una semplificazione che oscura questioni complesse, come le molteplici cause di “esitazione dei vaccini” nelle popolazioni, e il ruolo fondamentale di costruire la fiducia nelle istituzioni sanitarie e nelle informazioni diffuse da parte del governo e degli scienziati.”

“Il fatto che la copertura vaccinale in Francia sia attorno all’80% e inferiore alle attese ha indubbiamente contribuito a una leggera recrudescenza del morbillo nel paese, con alcune dozzine o poche centinaia di casi all’anno e in particolare a un’epidemia di diverse migliaia di casi nel 2010 e 2011.

Ma la reazione del governo francese di rendere obbligatori i vaccini per l’infanzia è semplicistica, e rinnega la maggiore responsabilità dell’amministrazione di lavorare pazientemente di pari passo con gli operatori sanitari e il pubblico per migliorare quello che è già considerabile un alto consumo di vaccini.

Diversi studi dimostrano che semplici promemoria inviati alle famiglie possono avere un grande impatto sulla conformità ai programmi vaccinali e la copertura. Lo stesso vale per i sistemi informativi nazionali di vaccinazione elettronica per monitorare le vaccinazioni, un settore in cui resta ancora molto da fare.”

La miglior soluzione: la libera scelta

Così concludeva Nature: “In un paese dove “liberté” è uno dei tre pilastri del motto nazionale, la legge della mano pesante potrebbe fare qualcosa che nessuno vuole immaginare: alimentare ulteriormente la resistenza ai vaccini, anche a quelli salvavita.

Rendere obbligatori i vaccini dovrebbe essere al massimo un ripiego. L’unica politica sostenibile è che il governo si adoperi per presentare al pubblico un forte messaggio sui benefici delle vaccinazioni e utilizzare meglio le prove disponibili per attuare strategie più convincenti, che possano aumentare i tassi di copertura, già rispettabili per la maggior parte delle malattie, a quei vaccini che sono in ritardo.”

Vaccini SE, Obblighi NO. Ricordiamocelo anche domenica: ciascuno può fare qualcosa anche dalla cabina elettorale (e chiedendo a amici e parenti di fare lo stesso) per spazzar via la ingiusta, inutile e controproducente legge 119/Lorenzin dalla normativa italiana.

Al di là di legittime differenze di opinione sui due partiti che si beccano come due galli nel pollaio, è sufficiente non votare i partiti che tale legge approvarono.

Forse così diamo una mano anche ai cugini francesi ed evitiamo che con lo spauracchio del morbillino ci caschino anche i tedeschi. Fonte: Paolo Bellavite

Mamma novax guasta la festa a odiatori provax: ecco cosa è successo

Il caso dell’asilo abusivo di Villacidro in Sardegna ha riacceso la diatriba tra le opposte fazioni: provax e novax.

Non entriamo nel merito della vicenda limitandoci a osservare che sarebbe opportuno portare bambini in strutture a norma, ma anche di poterlo fare senza essere obbligati a vaccinare.

Discutere di vaccini sembra diventato impossibile, soprattutto per quei genitori che hanno più di una perplessità rispetto all’efficacia e alle possibili reazioni avverse.

Ed è spesso proprio grazie all’odio di molti provax che non si riesce ad avere un confronto pacato. Se poi arriva anche il carico di certa informazione, come quella del paladino provax, Enrico Mentana, allora c’è davvero da preoccuparsi.

Il direttore pubblica l’articolo sulla vicenda sarda con questo incipit: “La deriva no vax porta anche a questo, sulla pelle dei bambini”. Davvero un bel commento!

E pensare che stiamo parlando di Mentana, un giornalista con anni e anni di carriera alle spalle. Che poi, caro direttore, a “giocare” sulla pelle dei bambini non sono mica questi genitori…

Appena pubblicato il post, parte la macchina dell’odio: gli adepti della setta iniziano la loro carrellata di commenti offensivi. Di loro ce ne siamo occupati anche qualche mese fa in questo articolo.

Ma proprio sul più bello arriva una mamma che con la sua testimonianza guasta la festa degli odiatori provax.

La testimonianza della madre novax

“Buonasera a tutti. Sono una mamma, sfortunatamente no VAX. E dico sfortunatamente perché non è che ci sono nata, ma ho vaccinato i miei figli e come tante altre mamme ho dovuto fare i conti con ‘le reazioni avverse’. La mia secondogenita a causa di una vaccinazione è disabile 100%”.

Inizia così il post di Sabrina, questo il nome della mamma, che poi aggiunge: “Sono una persona normalissima, una persona che lavora, paga le tasse e come tutti, in fiducia, ho sottoposto i miei primi due figli al normale calendario vaccinale”.

Invece di offendere e paragonare i novax a qualche terrapiattista “chiedetevi perché il 90% di noi lo è diventato DOPO aver vaccinato”, dice la mamma.

“Perché è facile da fuori giudicare ma provate a vivere sapendo di aver partorito un figlio sano e poi di vivere di disabilità, terapie e sofferenza”. Magari si limitassero a giudicare.

“Chiamateci ex-vax, sarebbe più corretto. E per quanto mi riguarda, spero che tutti voi, nessuno escluso, anche i più cattivi, arroganti e violenti, non dobbiate mai e dico MAI passare dalla nostra parte, perché vuol dire che passereste dal nostro inferno, e che un altro bambino ha pagato”.

Le reazioni offensive ad un post garbato

Una mamma che ha voluto semplicemente condividere la sua triste vicenda, con garbo ed educazione fino all’ultimo rigo: “Buona serata a tutti, scusate l’intromissione, continuate pure”.

Ovviamente le reazioni non si sono fatte attendere. Oltre alle offese, parte il solito mantra provax: “Non esiste correlazione tra vaccino e danno”.

Alla madre il compito di spiegare l’ovvio e cioè che il vaccino è un farmaco, dunque, si possono avere reazioni avverse.

Poi quella precisazione che fa rabbrividire: “Per correttezza di informazione tengo a precisare che la bambina era perfettamente sana, nessun problema fisico e motorio, parlava e aveva una crescita assolutamente normotipica”.

Racconta del vaccino: “Ha effettuato il vaccino MPR coniugato con pneumococco, tre ore dopo ha sviluppato una forte febbre che è durata 6 giorni, appena sfebbrata la bambina non si muoveva né parlava né deglutiva”.

Il dramma: “Totalmente assente e apatica per più di sei mesi, esami effettuati al Besta a Milano. Diagnosi encefalopatia post vaccinale. E se vogliamo dire che post non vuol dire a causa di… Allora siamo al ridicolo e l’analfabeta non sono certo io”.

Chissà se il direttore avrà letto il commento. Intanto, nella discussione, nessuno che abbia dato prova di aver studiato un minimo l’argomento.

Qui sotto postiamo qualche risposta giusto per capire l’attendibilità di questi odiatori e le loro “argomentazioni scientifiche”.

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C’è anche un vincitore

Sono ovviamente solo alcuni dei commenti ma c’è molto altro. L’ultimo che proponiamo è davvero fantastico: chiede di essere bannato dal direttore perché non sa più come insultare i novax.

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Altro che asilo abusivo, questi odiatori non si sono fermati nemmeno davanti a una testimonianza così importante.

Avrebbero potuto approfittarne e farne tesoro, fermarsi e iniziare a riflettere: porre domande intelligenti. Niente, proprio non ce la fanno.

Ma del resto, se i loro “maestri” sono i primi a cercare lo scontro, cosa ci si può aspettare da chi sceglie di seguirli?

Auguri invece a questa mamma, che possa trovare la forza e il coraggio di andare avanti con la stessa determinazione ed educazione usata nei commenti.

Ecco perché non si vedono più le lucine delle lucciole nei campi

Le lucciole sono piccoli insetti che appartengono alla famiglia delle Lampyridae, conosciute per la loro capacità di generare bioluminescenza.

In Italia sono presenti per lo più le specie Luciola italica e Luciola noctiluca, ma questi insetti si trovano in tutto il mondo, specialmente in luoghi caldi e umidi e contano circa 2000 specie.

Grazie alla bioluminescenza gli esemplari maschi e femmine si corteggiano e attirano per riprodursi.

Mentre gli esemplari maschi sono dotati di ali e producono dei flash di luce in volo, le femmine posso avere o meno le ali e la loro luce può durare ore.

Riescono a produrre luce, senza sviluppare calore, grazie ad appositi organi luminosi sotto l’addome dove uniscono l’ossigeno assimilato a una sostanza chiamata luciferina.

Sono bioluminescenti anche le loro larve e questo indica che la funzione della bioluminescenza potrebbe essere anche di difesa dai predatori.

I campi illuminati dalle lucciole sono uno spettacolo che ci regalano nel periodo estivo soprattutto (da maggio a luglio).

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Perché le lucciole stanno scomparendo?

Questi insetti sono molto delicati ai cambiamenti e riusciamo a vederle nei campi solo se l’ambiente è pulito e sano.

La sopravvivenza delle lucciole infatti dipende da molti fattori, climatici e ambientali, che negli ultimi anni sono stati abusati per mano dell’uomo.

Basti pensare all’uso spropositato di pesticidi e insetticidi in agricoltura o alla sempre più elevata cementificazione del territorio.

Anche l’inquinamento luminoso ha compromesso la presenza di questi piccoli insetti, perché le luci artificiali confondono le lucciole che non riescono a riprodursi.

In Malesia e Thailandia invece a causa della deforestazione si è assistito al dimezzamento della popolazione delle lucciole.

Anche i continui e repentini cambiamenti climatici contribuiscono alla sparizione di questo piccolo insetto.

Chissà se i nostri figli e i nostri nipoti potranno ammirare come abbiamo fatto noi lo splendido spettacolo che le lucciole offrono nei campi. Adesso che sappiamo come aiutarle, non abbiamo più scuse.

Marco Rizzo pesante su Saviano: «Dice cose senza senso da New York»

Bisogna ammetterlo, Marco Rizzo è coerente con le sue idee. Uno di quelli che ancora riconosce i poteri forti e non ha alcun timore ad attaccarli: un compagno d’altri tempi.

Lo dimostrano le tante dichiarazioni contro quella sinistra che “Sta dietro ai diritti civili che sono i diritti della borghesia”. Questo il giudizio di Marco Rizzo durante la trasmissione Coffee Break su La7, dove si scagliò duramente contro la sinistra.

Sempre in quella occasione disse: “Non solo non hanno fatto nulla sul lavoro, ma hanno anche strizzato l’occhio alle banche e ai grandi poteri. E il popolo nelle periferie vi odia.”

Ma Rizzo ne ha davvero per tutti e infatti, intervistato da Il Dubbio, definì leghisti, piddini e grillini: “Tutti servi del capitale”.

Marco Rizzo a Saviano: “Non sei di sinistra”

Sul nuovo Governo che si stava insediando: “Continuerà a prendere ordini dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Centrale Europea e dalla Nato”. In effetti grandi cambiamenti non si sono visti da questo punto di vista.

Di queste ore invece le critiche nei riguardi di Roberto Saviano, considerato da Rizzo un “Radical da tastiera”.

Ecco alcune dichiarazioni rilasciate alla trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora”, condotta da Geppi Cucciari e Giorgio Lauro in onda su Rai Radio 1.

Alla domanda: “È d’accordo con un possibile ritorno del fascismo in Italia?”. Rizzo risponde: “Qui ci sono tanti antifascisti da passerella”.

Poi continua: “Il neofascismo si combatte stando nelle periferie e parlando di lavoro con la povera gente. Se si pensa di fare gli antifascisti cantando ‘Bella Ciao’ al Salone del Libro e basta si fa dell’antifascismo da passerella, alla Pd”.

Quando poi gli viene chiesto se Saviano è di sinistra il segretario del Pci risponde: “Lasciamo perdere, sta in un attico a New York a dire cose senza senso, banali, non mi piace assolutamente è non è di sinistra”. Affermazioni controcorrente in pieno stile Rizzo.

Ecco i rimedi della nonna per eliminare diversi fastidi senza farmaci

Molte volte capita di ricorrere a farmaci, anche se non indispensabili, quando invece potremmo ricorrere ai rimedi della nonna.

Capita di avere dei piccoli incidenti che provocano lividi, piccoli tagli, lievi scottature o anche giornate no in cui il mal di testa non ci dà tregua.

Niente paura, ci sono molti consigli che le nostre nonne hanno tramandato per curare il nostro corpo naturalmente, anche se alcuni sembreranno un po’ bizzarri.

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I rimedi della nonna di cui non potrai fare più a meno

Lievi scottature. Le nonne insegnano che se ti capita di scottarti lievemente puoi alleviare il dolore e aiutare il processo di guarigione mettendo direttamente del miele sulla pelle.

Mentre se la scottatura avviene sulla lingua, con una bevanda calda per esempio, basterà mettere dello zucchero e il sollievo sarà immediato.

Tagli superficiali. In caso di taglio superficiale mettere dello zucchero sulla ferita in modo da inibire la prolificazione dei batteri grazie al suo potere di assorbire umidità.

Invece mettere una fetta di cipolla sulla ferita e fasciare con la pellicola in caso di sanguinamento, che così si fermerà immediatamente; inoltre la cipolla agisce anche da antisettico.

Se invece siete fuori casa e non disponete di questi ingredienti potete usare il burro di cacao che sigilla la parte lesa impedendo l’ingresso ai germi e tiene idratata la ferita in modo che non peggiori.

Emicrania. Il segreto è mettere una borsa del ghiaccio (o una busta di surgelati) sul collo mentre i piedi sono immersi in acqua calda.

In questo modo viene stimolata la circolazione del sangue dalla testa alleviando il dolore che ci tormenta.

Mal di denti. Applicare uno spicchio d’aglio direttamente sulla parte dolorante per alleviare il dolore e per beneficiare delle sue proprietà antibatteriche e antibiotiche.

Rimuovere le schegge. Anziché usare le pinzette per cercare di estrarla questo bizzarro metodo può aiutarvi.

Applicare nella zona della pelle dove si trova la scheggia della colla vinilica, lasciare asciugare e poi rimuovere con delicatezza da un lato. La scheggia rimarrà attaccata alla colla vinilica.

Lividi. Applicate del dentifricio sul livido, coprite quella zona con un po’ di cotone e avvolgete con della garza. Al mattino rimuovete la garza e vedrete che il livido sarà quasi sparito.

Scuola materna evacuata per fuga di gas: 14 bambini intossicati

Paura per la scuola materna di via Scalabrini, a Milano, dove questa mattina sono stati evacuati 160 bambini e 22 adulti. Il fatto è avvenuto poco prima delle 10.

Sul posto sono accorsi subito i carabinieri e i vigili del fuoco per verificare l’eventuale perdita e fare gli accertamenti del caso.

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A far scattare l’allarme sono state le insegnanti che hanno sentito un forte odore di gas. Due maestre e 14 alunni hanno accusato un’irritazione agli occhi e alle vie respiratorie.

Scuola materna, tanta paura

A darne notizia è stato il 118, il quale rassicura che nessuno ha avuto bisogno di recarsi in ospedale, ma 14 bambini e 2 insegnanti sono stati visitati sul luogo “per sintomi significativi a carico dell’apparato respiratorio”.

Tanta la paura: i bambini sono stati immediatamente tratti fuori dalla scuola dell’infanzia e portati nella scuola elementare di fronte per precauzione.

Ancora non è chiaro se vi sia stata un’effettiva fuga di gas, oppure se la sostanza irritante provenisse dall’esterno.

Al momento sono tre le squadre impegnate nella ricostruzione dei fatti; per ora rimane un mistero la provenienza di quel forte odore avvertito nelle aule e nei corridoi.

Nel caso in cui non venisse riscontrato niente di anomalo, non si esclude la possibilità di rientro.

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Muore dopo 10 ore di attesa al PS: non avevano neanche il termometro

Anna Rosaria Olmo, dopo 10 ore in attesa di un trasferimento dal Pronto Soccorso del San Giovanni Bosco di Napoli, è deceduta domenica sera alle 23:10.

Ed eccoci qui, ancora una volta a scrivere dell’ennesimo caso di malasanità in Campania. Nel resto d’Italia le cose non vanno benissimo ma è chiaro che al sud la situazione resta drammatica.

La vittima è Anna Rosaria Olmo, morta a 66 anni nel reparto di Rianimazione del Cardarelli di Napoli dopo 10 ore di attesa. Ma andiamo con ordine.

Il venerdì precedente la donna si era recata al Pronto Soccorso dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli per un blocco renale.

Dopo la prima assistenza sanitaria e fatti tutti gli accertamenti del caso, i medici hanno riscontrato assenza di sangue nella vescica: non riusciva più ad urinare.

Per Anna diventa necessario il ricovero in un reparto di Urologia. Deve sottoporsi a un intervento ma c’è un problema: il San Giovanni Bosco ne è sprovvisto.

Dal sito Il Mattino, ecco alcune dichiarazioni del figlio: “Dopo ore di permanenza al pronto soccorso, ho dovuto comprare un termometro in farmacia perché non ne trovavano e mia madre aveva 40 di febbre”.

Rendiamoci conto, un termometro. Sempre da Il Mattino, il direttore del San Giovanni Bosco, Roberto Rago, tiene a specificare che i termometri ci sono ma: “Bisogna attendere il proprio turno soprattutto quando il pronto soccorso è affollato”.

10 ore di attesa evitabili?

Addirittura un turno per misurare la febbre.. Ma quanto costeranno questi termometri? Quanto spazio occuperanno in un Pronto Soccorso?

Si badi, nessuno vuole dare colpe che, semmai dovessero esserci, sarà compito della magistratura stabilire quali e in che misura dal momento che i familiari vogliono procedere per vie legali.

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Ma al di là del termometro, qualora questo ritardo avesse causato l’aggravarsi della situazione fino al decesso, come vorrebbe giustificarsi lo Stato?

Certo, le cause sono ancora da chiarire ma, di fatto, la signora Anna ha dovuto aspettare 10 ore prima di essere trasferita.

Non solo, una volta arrivata al Cardarelli si è dovuta giustamente e nuovamente  sottoporre a tutti gli accertamenti, generando un ulteriore ritardo. La paziente è deceduta domenica alle 23:10.

Non è il primo articolo in cui parlo di casi come quello appena descritto. Questo drammatico episodio mi ha riportato alla mente Salvatore Consolazio, il 39enne di Casagiove ricoverato per un mal di pancia all’ospedale San Sebastiano di Caserta e morto 36 ore dopo.

Dal punto di vista sanitario il sud vive una situazione disastrosa. La vera emergenza, caro Ministro Grillo è questa, non le fantomatiche epidemie di cui parla spesso.

Suicida dopo sondaggio su Instagram: ora chi ha votato Sì rischia grosso

Una 16enne in Malesia è arrivata a compiere un gesto estremo complice anche un sondaggio su Instagram che la giovane aveva lanciato.

La società di oggi vive un malessere diffuso che colpisce specialmente i giovani sempre più legati alle loro vite “virtuali” e all’apprezzamento o meno che suscitano nei loro follower.

La giovane malese, protagonista di questa triste storia, aveva lanciato un grido d’aiuto a mezzo social scrivendo sul suo profilo Facebook: «Voglio morire, sono stanca».

Ha poi lanciato uno strano sondaggio su Instagram con questa domanda: «Aiutami a scegliere» e le opzioni di risposta erano D o L.

Potrebbe sembrare una domanda come le altre ma la ragazza stava chiedendo esplicitamente se rimanere viva (L, life) o morire (D, death).

Il sondaggio è finito con la vittoria della risposta D che il 69% degli utenti ha votato, solo che non era uno stupido gioco adolescenziale.

Chi ha votato non ha pensato che in gioco ci fosse veramente la vita della 16enne, che dopo i risultati del sondaggio di Instagram si è tolta la vita.

La ragazza si è buttata dal tetto del palazzo in cui abitava e a ritrovarla senza vita in strada è stato il fratello.

Morire per un sondaggio su Instagram: gli intervistati nei guai

I partecipanti al sondaggio su Instagram potrebbero passare grossi guai perché perseguibili per istigazione al suicido, reato punibile con la pena di morte in Malesia quando la vittima è un minore.

L’avvocato e deputato Ramkarpal Singh è intervenuto con queste parole: «La ragazza sarebbe ancora viva se la maggior parte dei follower non l’avesse incoraggiata a suicidarsi? Avrebbe seguito il consiglio degli utenti, cercando l’aiuto di un professionista?».

A febbraio Instagram, dopo la morte della 14enne Molly Russel, ha rimosso contenuti scioccanti o di istigazione al suicidio o all’autolesionismo.

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I genitori di Molly infatti sono convinti che la morte della figlia sia stata spinta anche dai ripetuti contenuti sul tema di questa piattaforma.

Viene da domandarci se la salute mentale dei teenager sia davvero così a rischio, tanto da arrivare a togliersi la vita chiedendo il consenso del pubblico.

Molti giovanissimi subiscono l’influenza social, basti vedere le challenge a cui partecipano i ragazzi, in molti casi molto pericolose, solo per un like.

Casal Bruciato: la Polizia di Stato blasta Roberto Saviano

Sul caso della famiglia Rom a Casal Bruciato si è alzato un polverone che dura da diverse ore. Da un lato la famiglia Rom, dall’altra i cittadini romani.

Nel mezzo, oltre a Casapound, alla Raggi e alla stampa in cerca di scoop, gli “intellettuali” che sentenziano dalle loro scrivanie.

Immancabile il commento di Roberto Saviano che critica aspramente il Ministro Salvini e la Polizia di Stato… che lo ha blastato!

In un un post Facebook scrive che “Le parole del #MinistrodellaMalaVita sui fatti di Casal Bruciato sono troppo ambigue“.

Un “servizio d’ordine” a Casal Bruciato

Dice di avere l’impressione “che cerchi di non indispettire i cani feroci di CasaPound, che oramai sentono di non avere limiti: squadristi che minacciano donne e bambini che sono nel loro pieno diritto, ma “colpevoli di etnia diversa”“.

E dopo aver giudicato “inconcepibile l’aggressione subita dalla Sindaca Raggi“, spara a zero sull’atteggiamento della Polizia di Stato che, secondo Saviano, merita una riflessione.

Un servizio d’ordine a disposizione della campagna elettorale di un partito” – scrive e aggiunge – “Uomini costretti a sequestrare striscioni a persone anziane, a sequestrare telefonini che turbano la grave forma di selfite del Ministro. Che pena“.

Il contenuto non è molto diverso da quello che troviamo nei pochi caratteri di Twitter ma questa volta la Polizia di Stato risponde blastando lo scrittore.

La polizia di Stato serve il Paese e non è piegata ad alcun interesse di parte. Chi sbaglia paga nelle forme prescritte dalla legge“.

Scrive l’account della Polizia di Stato che poi conclude: “Che pena leggere commenti affrettati e ingenerosi per dispute politiche o per regolare conti personali“.

Saviano sembra avere oltrepassato il limite. Che commentasse la vicenda di Casal Bruciato era prevedibile, così come lo sono le critiche a Casapound e a Salvini.

Giudicare però la Polizia di Stato un “servizio d’ordine di partito”, la stessa Polizia che, lo ricordiamo, ha caricato i “fascisti” durante il corteo in memoria di Sergio Ramelli, è davvero ridicolo.

Non solo, si tratta di una vera e propria mancanza di rispetto verso chi, con la proprio vita, difende ogni giorno i cittadini italiani, anche se di “etnie diverse”.

Di Battista: «Fossi un banchiere, brinderei quando s’inneggia al fascismo»

Alessandro Di Battista pubblica un post sulla pagina Facebook e parla di quella che ritiene essere la vera emergenza in Italia

Il dibattito su fascismo e antifascismo sembra destinato all’eternità. Ma è davvero così importante nel 2019? Oppure è un modo per distrarre il popolo dai problemi reali?

A questa domanda ha risposto Alessandro Di Battista in un lungo post pubblicato ieri nella sua pagina Facebook.

“Il dibattito fascismo/anti-fascismo non è soltanto – nel 2019 – deprimente. È altamente pericoloso. È il solito dibattito politicamente corretto che distrae la pubblica opinione“.

Inizia così il post di Dibba che ne ha per tutti, dai fascisti del terzo millennio all’antifascimo radica-chic, compresi quei giornali “che ormai si trovano sempre più soltanto sui tavolini di cristallo nei salotti dei quartieri alti in mezzo a riviste sul Feng Shui“.

Dopo le critiche uno sguardo al Paese che siamo: “Anni di berlusconismo e ancor più grave falso anti-berlusconismo hanno ridotto questo Paese nella patria dell’immoralità“.

Ma il vero problema, secondo Alessandro Di Battista, sono quelli che rubano: “Rubano tutti. Rubano politici ruba-galline che sanno di avere i giorni contati e allora arraffano tutto quel che si può arraffare. Rubano politici più furbi grazie al sistema delle consulenze: le tangenti moderne“.

Dai politici ai banchieri passando per i giornalisti: “Rubano banchieri senza scrupoli utilizzando sofisticati trucchetti contabili e rubano (in questo caso ci rubano il tempo) certi giornalisti gossippari che scrivono sul nulla assoluto e che magari evitano per codardia di dare notizie scomode“.

Alessandro Di Battista: “Rubano tutti”

Rubano tutti scrive Dibba e lo fanno “nel pubblico, nel privato, rubano nelle grandi opere, nello sport. Mangiano sulla sanità ed io a chi mangia sulla pelle dei malati darei la stessa pena che si applica ai condannati per omicidio“.

Poi l’elogio alla legge anti-corruzione di Alfonso Bonafede: “Credo sia il fiore all’occhiello di questo governo. Credo altresì che non basti per sconfiggere questo cancro“.

La vera emergenza del Pese? I ladri. “Non l’immigrazione clandestina, non le buche di Roma, e neppure il fantomatico ritorno al fascismo“.

“Semmai – continua – queste sono alcune delle conseguenze dei decennali saccheggi perpetrati dalle classi dirigenti italiane. Da quelli “esperti” insomma“.

Poi conclude: “Se fossi un corrotto, un corruttore, un banchiere senza anima e senza scrupoli, un mafioso, un camorrista o un ‘ndranghetista brinderei ogni qual volta qualcuno dovesse inneggiare al fascismo e qualcun altro rispondergli dandogli un’enorme visibilità ed elevandolo a pericolo numero uno della società. Sì, brinderei, perché potrei continuare a mangiarmi pezzi di questo Paese del tutto indisturbato“.