Zingaretti: il neosegretario Pd nelle mani del gip del tribunale di Roma

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Zingaretti chiude il Nazareno (ma intanto rischia per Mafia Capitale)di Adolfo Spezzaferro

Roma, 11 mar – Il neosegretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti si dà un gran da fare per rinnovare il partito, per esprimere forte discontinuità con il passato, per aprire le porte a nuove alleanze (che poi sono vecchie, in verità), ma non può cancellare proprio tutto.

Come il fatto di essere implicato nel processo noto come Mafia Capitale. Il governatore del Lazio è nelle mani del gip del tribunale di Roma, che deve decidere se archiviare o meno l’inchiesta che vede Zingaretti accusato di aver reso falsa testimonianza al processo che ha condannato l’ex Nar Massimo Carminati e il boss delle cooperative rosse Salvatore Buzzi, nel business dell’immigrazione e finanziatore ufficiale del Pd e dello stesso neosegretario.

I precedenti giudiziari. In passato, il fratello del commissario Montalbano è stato accusato di corruzione per una mazzetta a un collaboratore che sarebbe servita a finanziare la sua campagna elettorale da presidente della Provincia di Roma e per la compravendita di una sede della stessa Provincia.

Zingaretti accusato di falsa testimonianza

Nell’inchiesta sul Mondo di mezzo (il vero nome di Mafia Capitale) ad accusare Zingaretti di falsa testimonianza erano stati proprio i giudici che avevano condannato Buzzi e Carminati.

Ebbene, nel file audio di circa sei minuti della deposizione si sente Zingaretti ammettere di aver ricevuto finanziamenti da Buzzi, parla di un editore “amico” a cui la Provincia ha dato diverse migliaia di euro e della gara per il bando del Cup, vinta da un imprenditore che guarda caso aveva finanziato lo stesso governatore del Lazio.

Insieme al leader Pd sono finiti nei guai diversi big dem come la responsabile nazionale del Pd al Welfare e Terzo Settore Micaela Campana e l’ex viceministro all’Interno Filippo Bubbico. Su di loro i giudici si pronunceranno il 18 marzo.

Addio al Nazareno

Intanto Zingaretti annuncia che vuole cambiare la sede nazionale di Roma, quella nota come il Nazareno.

Lui vorrebbe “costruire a Roma ma anche un po’ in tutto il paese delle sedi del Partito Democratico dove il primo piano sia destinato a dei coworking delle idee, dove ragazzi e ragazze, le donne, coloro che vogliono dare una mano, possono entrare e dire ‘guardate che state sbagliando, secondo me noi dobbiamo cambiare posizione’”.

Un mondo meraviglioso, quello sognato dal governatore del Lazio, che dovrebbe far dimenticare la segreteria Renzi e quel Patto del Nazareno con Berlusconi che fa tanto “inciucio”.

E invece – a partire dalla Sicilia – la macchina Pd si appresta a stipulare accordi anche con pezzi di centrodestra in vista delle amministrative.

E pure se nega ufficialmente possibili “inciuci” con il M5S (come se il “modello Pisana” dove i 5 Stelle di fatto sono la stampella del governatore in assenza di maggioranza, in tal senso, non dimostri l’esatto contrario), il leader buonista Zingaretti incrocia le dita sperando di chiudere davvero con il (pericoloso) passato.

Fonte: IL PRIMATO NAZIONALE – Titolo originale: Zingaretti chiude il Nazareno (ma intanto rischia per Mafia Capitale)

Pietro Di Martino

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