Viaggio nell’inferno del Niger: i bambini di Nairobi ridotti in zombie VIDEO

Viaggio nell'inferno del Niger

Viaggio nell’inferno del Niger

  • di Laila Simoncelli

Reportage dal Paese africano crocevia delle migrazioni verso l’Europa

Camminando a piccoli passi abbiamo calcato nei giorni scorsi la sabbia con la gente comune di Agadez e Niamey, la gente che normalmente non calca i tappeti dei palazzi. Abbiamo raccolto la voce del popolo nigerino, goccia a goccia e lentamente, come il sudore che cade a rivoli dalla fronte,che imperla viso e corpo nel sole cocente della calura ardente del deserto. La gente di Agadez e Niamey guarda l’Europa con occhi che non sono i nostri: ci raccontano tante cose da una prospettiva molto diversa. Il Niger è da tempo immemorabile terra di migrazione, linea di attraversamento di popoli che spostano sabbia con piedi polverosi. I migranti che passano di lì per andare in Europa attraverso il Sahel sono una debole minoranza a fronte delle centinaia di migliaia di migranti che sono stanziali e vivono in Niger. L’economia nigerina è stata per secoli legata a doppio filo con le trame delle rotte migratorie tessute con i Paesi limitrofi, in particolare Algeria e la Libia quendo era la “petit Suisse” di quell’area africana.

Le “colpe” dell’Europa

Tanti guardano ora all’Europa perplessi ed arrabbiati perchè l’UE si è accorta dei migranti che transitano da Niamey e Agadez per l’Italia e delle risorse minerarie del Niger, ma si sono dimenticati dei nigerini e di tutti gli altri che vivono in Niger soprattutto dopo il rovesciamento di Gheddafi e la profonda cirsi libica. Fiumi di danaro giustamente vengono destinati per i centri UNHCR e OIM e per le Ong che si occupano dei migranti, altri investimenti sbalorditivi sono elargiti per bloccare le frontiere e presidiare gli impianti minerari, ma fuori dei centri estrattivi e per il reinsediamento, i rimpatri e la richiesta di asilo, solo estrema ed indicibile povertà. E’ quest’ Europa “solidale ad interesse” che fa male, molto male a tutti! Fa dolore e rabbia quest’Europa che vive a piene mani dell’elettricità fornita dalle miniere d’uranio nigerine mentre proprio a Niamey ed Agadez ogni giorno la luce viene staccata più e più volte perché insufficiente. Provoca il livore nell’animo e nei sentimenti del popolo la consapevolezza che è in mano francese lo sfuttamento e l’export dell’uranio del Niger con ìmpari accordi sulle concessioni ed i cui proventi non arrivano certo ad una popolazione ben al di sotto del livello di una vita umana e dignitosa.

In fuga da Boko Haram

Le centinaia di migliaia di sfollati interni della zona di Zinder in fuga dalle incursioni in territorio nigerino di Boko Haram, vivono un po’ ovunque in scioccanti e terrificanti tane-rifugi, fatte di cartoni e plastica. Sono per la maggior parte donne, con la media 6/7 figli piccoli; unica possibilità di sopravvivenza l’accattonaggio. Sono fuori del mandato dell’UNHCR, non sono rifugiati. Restano fuori il mandato dell’UNHCR anche le migliaia di Sudanesi in fuga dal Ciad o direttamente dal Sudan per i quali l’Alto Commissariato per i Rifugiati sta intessendo una mediazione non facile col Governo nigerino e che pare con estrema generosità si renda disponibile ad offrire anche a loro protezione.

Il dramma dei bambini

La quasi totalità bambini nigerini non vanno a scuola, praticamente non esiste vera alfabetizzazione e l’andare all’elemosina o dedicarsi a piccoli traffici e attività illegali è questione di sopravvivenza. Sono a migliaia sulle strade, nelle piazze e nei mercati. Di giorno con pentolini al collo o a mano tesa a chiedere l’elemosina, di notte a sniffare colla per addormentare gli stomaci contratti dagli spasmi brutali della fame e di sera e a raccogliere avanzi da piatti dei ristori di strada. Anche i “passeurs” riconvertiti, ex trasportatori di esseri umani di Agadez ammettono che a fronte del nulla, zero opportunutà di nuovo lavoro, zero turismo, il traffico dei migranti continua verso la Libia seppur più lento, con prezzi più che raddoppiati per attraversare il Sahel e su rotte ancor più pericolose che aggirano Agadez. E’ per noi drammatico l’incontro con i ragazzi giovanissimi che nei ‘Ghetto‘ illegali e segreti dei ‘passeur‘, attendono e vogliono comunque partire, determinati a realizzare un sogno disperato ad ogni costo. A nulla sono valse le nostre parole e le foto e le immagini dei morti nel deserto e dei salvataggi in mare che gli abbiamo mostrato. La speranza di quel sogno può ben valere per loro anche la morte. La Chiesa cattolica locale, in un accordo umanitario coi passeur, li va ad incontrare periodicamente per informarli dei molteplici rischi mortali di questa ricerca dell’eldorado europeo: deserto, torture in Libia, mare… Qualcuno ci ripensa e con l’aiuto della parrocchia cerca il rimpatrio con l’OIM o la richiesta d’asilo con l’UNHCR.

Nell’incubo delle prigioni

Ad Agadez le centinaia di Toyota Hilux (i “kat kat- Hilos” dei passeurs), sequestrate ai trafficanti dall’esercito e dalla polizia nigerina, sono lì ferme in attesa di una nuova destinazione legale, così come gli abitanti di Agadez attendono una riconversione dell’economia locale di lentissima realizzazione; non bastano le somme elargite dal Governo locale ad arginare quell’unica fonte di reddito che era ed ancora è il trasporto dei migranti e il suo indotto. La nuova legge contro i trafficanti ha permesso arresti di trafficanti senza scrupoli e pericolosi che oltre alle persone trafficavano armi e droga, ma ha anche sottratto ogni forma di piccoli redditi ai venditori di benzina, di cibo, di locatori di rifugi, e di altri piccoli beni di consumo che facevano girare la microeconomia di sopravvivenza. Nelle prigioni della città abbiamo incontrato minori in carcere preventivo e condannati e madame nigeriane; ci ha però spezzato il cuore un bimbo di due anni che è chiuso lì con la madre condannata a 40 anni di prigione. Un bimbo che non potrà mai giocare con altri bambini e che cresce lì dentro. Un pallina ed una macchinina regalata hanno riacceso uno sguardo ed un sorriso che per un attimo ha aperto uno squarcio di infanzia e che ci ha fatto sentire tutto il peso di essere nati europei.

Investimenti solidali

Occorrono al più presto investimenti in scuole, educazione, infrastrutture, opportunità di lavoro per bambini, giovani ed adulti, occorre cooperazione, solidarietà internazionale e sviluppo ma quelli veri, affinchè le tensioni, gli estremismi islamici e le pressioni dovute alle crisi e ai conflitti limitrofi non facciano crollare il Paese. L’Europa e l’Italia in particolare, che proprio come il Niger ha avuto nell’accoglienza dei migranti un ruolo importante nella rispettiva regione continentale, hanno una chiamata particolare alla cooperazione ed allo sviluppo ed un forte debito morale ed economico. Ed infine se di soldati italiani vogliamo parlare, penso che le persone nigerine incontrate sarebbero tutte, ma proprio tutte, felici se si mettessero piuttosto a servizio della realizzazione di obiettivi umanitari, infrastrutture, strade, pozzi, scuole etc. molto più che di improbabili scopi militari.

Fonte: interris