Le ipocrisie di Vauro e la latitanza di Roberto Saviano

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Le ipocrisie di Vauro Senesi e la latitanza di Roberto Savianodi Francesco Storace  – Scusate mi sono distratto

Ma qualcuno sa dirmi se per caso Roberto Saviano sia uscito da Twitter? Non sta più su Facebook? È in sciopero dai social dopo la cattura di Battisti? Licenziato da Repubblica?

Almeno Vauro c’è. Mentre Saviano è stato sepolto da ogni tipo di commento. Su quelli la scorta non può difenderlo.

Poi lo cerchi bene e scopri che su fb l’antimafia per letteratura si è specializzato in ginnastica artistica di indubbio livello. Parla d’altro, aspetta che passi ‘a nuttata.

Il polemista più noto del west tace. Canticchiava Toto’ Le Moko: “Stavo tanto bene a Napoli…”. Ci fosse stato uno straccio di giornalista a cavargli una risposta (magari stamani lo troviamo al solito e con tutta comodità sdraiato su Repubblica).

Da 48 ore siamo avvolti nel dibattito sui ministri a Ciampino. Eppure anni fa fu applaudito Diliberto che accoglieva festante la compagna Baraldini dall’America.

Salvini e Bonafede non dovevano, invece, andare a dire bravi a chi ha catturato un terrorista comunista, latitante da 40 anni.

Certo, il guardasigilli masochista avrebbe potuto risparmiarsi quel video sui social, ma è vittima dell’ansia da prestazione, doveva marcare il capo leghista.

Saviano imbavagliato

Ma semmai ad indignare dovrebbero essere certi silenzi intellettuali, che ogni tanto mettono la testa fuori dall’attico di New York per insegnare al mondo come si campa. Stavolta no, Roberto Saviano non ha ancora detto una sola parola. Sembra imbavagliato.

Ma da quando si pentì – ci mise ben cinque anni – della sottoscrizione dell’appello per Cesare Battisti, per caso poi si è pure pentito di essersi pentito? Perché certe reticenze inquietano. In un processo sarebbe incalzato dal piemme.

Invece il contumace Saviano Roberto, sembra scomparso dai radar, non parla più, non twitta, non posta, non risponde al telefono a Fazio e per prudenza non andrà nemmeno a Sanremo ad abbracciare Baglioni.

Ha solo velinato che lui aveva ritirato la firma dal famoso appello pro Battisti. Non è un comportamento degno di un uomo che si deve far scortare per il suo noto coraggio.

Vauro in trincea

Poi c’è l’altro, compariello Vauro, rimasto stoicamente in trincea (quasi fino alla fine) a difendere Cesare Battisti e l’innocenza che non gli riconosce più nemmeno quel poveretto del fratello e finalmente si è scusato in TV di fronte ad Alberto Torregiani, che a quel terrorista deve la morte del padre Pierluigi e la perdita dell’uso delle gambe.

Anche se però il vignettista che non fa più ridere nessuno trova il tempo per sfottere ancora Salvini e Cesarino da Bogotà. Non se lo fila più manco Marco Travaglio, singhiozza lui.

Perché insistiamo su Saviano? Perché firmare nel 2004 e rimangiarsi la sottoscrizione ben cinque anni dopo è sospetto.

Oggi gli chiediamo: chiede scusa o no, Saviano, di aver definito un terrorista come Battisti alla stregua di “un uomo onesto, arguto, profondo”?

Era il tempo in cui si discuteva la sua estradizione dalla Francia, che non doveva “privarsi di uomini così, per farli inghiottire da una prigione”.

Ed uno che ha messo il proprio nome su queste schifezze, che credibilità può avere quando parla di legalità e democrazia?

Si’, forse è meglio che Roberto Saviano si occupi di ginnastica artistica. È la migliore latitanza dalla verità. Fonte: francescostorace.eu