Vademecum della censura: ecco come viene manipolata l’informazione

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Come il Potere censura le tematiche scomode e riprogramma l’opinione pubblica – di Enrica Perucchietti

Censurare le tematiche scomode e riprogrammare le coscienze. Quando si vuole censurare una tematica scomoda (per es. Bibbiano di cui sono rimasti in pochissimi a parlare) o far penetrare nel tessuto sociale un’idea impensabile (avete presente la Finestra di Overton?), il Potere sguinzaglia i suoi psicopoliziotti applicando le seguenti regole che possiamo dividere in due macrofasi: la prima di pura censura violenta, la seconda di “riprogrammazione” dell’opinione pubblica in cui si convertono per gradi le masse all’idea dominante (anche se questa inizialmente era impensabile e inaccettabile).

La prima fase: la censura violenta e la psicopolizia. La prima fase serve, come anticipato, a inibire il confronto su una tematica “pericolosa” e anzi, a censurare quei ricercatori o giornalisti che ne parlino, mettendo in campo la psicopolizia e ricorrendo a una specie di vademecum con una serie di tecniche auree.

Si inizia rendendo impossibile fare informazione su quella tematica, boicottandola, denigrando, censurando e perseguitando chi ne parla.

Si distrae l’opinione pubblica con altre notizie o scandali ad hoc. Si distorce il contenuto della tematica facendo passare per complottisti, paranoici, reietti, analfabeti funzionali, ecc. coloro che ne parlano.

Si attivano i debunker e i troll (che sono poi il volto moderno e tecnologico della psicopolizia).

Si inserisce il nome di chi ne parla in liste di proscrizione. Ciò che interessa è additare i ricercatori, appiccicare loro uno stigma sociale che permanga in modo che il biasimo collettivo li preceda e li segni inesorabilmente:

“Non leggere, non credere a quello che scrive Tizio perché è un fascista, un omofobo, un razzista, ecc.”

Si spinge pertanto chi ne cerca di proporre un dibattito su una determinata idea a vergognarsi di ciò che pensa, arrivando al punto da mettere in discussione le proprie ricerche o a non osare più prendere posizione

Se anche ciò non avviene, saranno sempre meno le persone che prenderanno posizione su tale idea, vedendo il biasimo collettivo e la violenza che si riverserà sui social.

Si mettono in campo gli opinion leader in modo che questi prendano posizione pubblicamente deprecando coloro che parlano di una determinata tematica. Il pubblico si schiererà automaticamente dalla loro parte in base al principio di autorità.

Si permette che comunque se ne parli per gradi, in modo che pian piano, gradualmente appunto, la tematica penetri nel tessuto della società e diventi “popolare” anche se la maggior parte del pubblico non saprà bene di che cosa si stia esattamente parlando o in che modo (è successo col gender, la maternità surrogata, l’innalzamento dell’età pensionabile, ecc).

Si utilizzano termini desunti dalla neolingua in modo da rendere confuso il dibattito. Parallelamente si farà penetrare quella tematica in TV e nello spettacolo, abituando cioè il pubblico a modificare la propria opinione in modo del tutto inconsapevole.

Il confronto in TV sarà solo di facciata: i sostenitori dell’idea prevarranno sempre in numero, presenza e durata di tempo a disposizione rispetto agli altri.

Si ridicolizzerà con tattiche specifiche i ricercatori “alternativi” cercando di farli passare come idioti, impedendogli di ribattere o cercando di fargli perdere le staffe pubblicamente.

La seconda fase: la conversione. Dopo aver fatto tutto ciò è pronta la seconda macrofase, quella della “conversione”.

Si abitua la gente ad accettare l’esistenza di una tematica che fino a poco prima “non esisteva”, era stata liquidata come una “bufala”. La tematica deve penetrare nell’immaginario collettivo fino a divenire “normale”.

Quando la tematica penetra nell’opinione pubblica deve essere presentata come una tappa dell’evoluzione storica, culturale, antropologica, un faro nel campo dei diritti umani, sociali, ecc. oppure come una “comodità” che aiuterà il benessere di molte persone (per es. l’inserimento di microchip sottocutanei, tema tabù della controinformazione).

Una delle parole chiave sarà il termine “progresso”. Pochi ricorderanno che fino a qualche mese o anno primo si cercava di bollare quell’idea come una bufala.

Chi si oppone al progresso e quindi ostacolerà quella determinata idea sarà deriso e liquidato come un oscurantista, bigotto, con tare mentali, un analfabeta funzionale.

La tematica ormai “popolare” finisce per essere normata e si arriverà a chiedere interventi legali o sanitari per coloro che continueranno a osteggiare l’idea che ha finito per trionfare (non si arrendono al pensiero unico, non possono che essere “malati”, pertanto vanno curati).

Contrastare l’idea diventerà di fatto uno psicoreato. Subentrerà la psicopolizia con rappresentanti scelti da associazioni che fin dall’inizio sostenevano l’avvento di quella idea per “vigilare” sull’opinione pubblica ed evitare che possano sussistere sacche di eresia e deviazionismo. Tutto ciò, vi ricorda qualcosa? Fonte Revoluzione