Morbillo, Ue attacca Italia: ecco la risposta di Bellavite, medico ricercatore

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Ieri il commissario UE, Vytenis Andriukaitis, ha messo alle strette l’Italia, accusando il nostro Paese di non agire in modo deciso sul tema vaccini e sull’allarme morbillo.

La scelta, secondo il commissario UE, sarebbe se affidarsi a “teorie fuorivianti” o a “salvare la vita dei bambini”.

Questa mattina il professor Paolo Bellavite, medico e ricercatore, in un post sulla sua pagina Facebook, ha risposto al commissario UE:

“Morbillo euroscettico – Il commissario europeo alla salute Vytenis Andriukaitis ha lanciato l’ennesimo MONITO all’Italia.

Ieri ha detto “Se fossi un membro del governo italiano il mio approccio sarebbe questo: per favore non create un gap tra Bruxelles e l’Italia” perché ”aiuta solo a far crescere l’euroscetticismo”.

Vytenis Andriukaitis ha in seguito sottolineato la ”responsabilità comune” dell’Ue e di tutti i Paesi a ”salvare le vite dei bambini”.

”È strano vedere il contrario”, ha aggiunto, ”crea euroscetticismo”, ma ”noi dobbiamo andare nella direzione di un dibattito e di una posizione razionale per raggiungere il nostro obiettivo comune di un’Europa senza morbillo entro il 2020”.

Un ghiotto boccone subito afferrato da LaRepubblica.it che rilancia l’”allerta morbillo” di lorenziniana memoria. (Link LaRepubblica.it)

Europa senza morbillo

Ma il severo commissario dovrebbe informarsi meglio prima di attaccare l’Italia e tirar fuori l’euroscetticismo, che è lui a creare, se fallisce nel suo “obiettivo comune”, come è altamente probabile, anzi certo.

Sarebbe bella una Europa senza morbillo, questo è certo. Se non altro perché la finirebbero di rompere le scatole tutti i giorni per una malattia che rappresenta meno della centesima delle minacce per la salute dei nostri bambini.

Certo, COME TUTTE LE MALATTIE DEL MONDO (comprese quelle provocate dai farmaci), ogni malattia dà fastidio e sarebbe meglio non prendersela. Un mondo ideale senza malattie è il massimo degli ideali per un commissario europeo alla salute in vena di propaganda anti-Italia.

Pure il morbillo non è una malattia che “conviene prendersi” e bisognerebbe evitare di prenderla. O ridurre al minimo le probabilità.

Siccome non hanno ancora trovato (e forse nemmeno cercato) una medicina per curare i malati (a parte la vitamina A che certamente ne diminuisce la gravità, ma non lo dicono mai alla radio), la difesa è affidata al vaccino, visto come toccasana di ogni prevenzione.

Il virus attenuato, se somministrato due volte, offre una discreta protezione, anche se non completa, cosicché già si parla di una terza dose per gli adulti.

Ovviamente, il vaccino non è innocuo e chi decide di vaccinarsi (o chi pretende di vaccinare tutti per obbligo) dovrebbe conoscere il rischio di reazioni avverse in base a rilevazioni attendibili.

Quest’ultimo punto è controverso perché c’è Ricciardi che dichiara che è un vaccino sicuro e Demicheli in una rassegna Cochrane del 2012 dice che gli studi di sicurezza non sono attendibili.

Non risulta che dal 2012 si sappia molto di più perché i dati AIFA sono molto lacunosi e gli ultimi dati della Puglia non sono confortanti in tal senso.

Anche questa è una fake news?

Signor Vytenis Andriukaitis, così preoccupato di “salvare i bambini”, cominci intanto a valutare meglio costi e benefici, grazie. Poi legga quanto qui riportato e mi dica se è una “fake news”, grazie.

E’ noto che uno degli obiettivi del nostro Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale è quello di eliminare il morbillo e che questo è uno dei motivi principali per cui si insiste tanto sulla necessità di aumentare le coperture, fino al fatidico 95%.

La legge 119/Lorenzin prevede che dopo tre anni si possa rivalutare l’obbligo della vaccinazione contro il morbillo (parotite, rosolia e varicella) sulla base dei dati epidemiologici.

Tale previsione è sbagliata, persino assurda, per una malattia che ha andamenti a picchi irregolari e si resta stupefatti che la abbiano inserita in una legge, anche se probabilmente lo hanno fatto solo per calmare le preoccupazioni dei senatori.

Fra due anni nessuno potrà dire se la legge dell’obbligo vaccinale ha funzionato e già i dati del 2018 lo fanno presagire.

Ho avuto già occasione di sostenere, in un lavoro esteso sul morbillo del 2017 già presentato in queste pagine, che l’obiettivo di eliminare il morbillo non è raggiungibile con la sola copertura pediatrica per 4 motivi fondamentali:

a) il virus è parecchio contagioso, nel senso che si stima che un malato possa contagiare 20 persone suscettibili,

b) il vaccino non è efficace al 100% e non ha durata a tempo indeterminato,

c) il maggior numero di casi si verifica nell’età giovanile e adulta, non tra i bambini,

d) parecchi casi in cui la malattia è molto mite (ma ugualmente contagiosa) passano inosservati.

Eliminazione del morbillo: l’obiettivo

L’eliminazione del morbillo (e pure della rosolia) è definita come l’assenza di casi endemici in un’area geografica, avente un attivo sistema di sorveglianza, per almeno 36 mesi.

Nel 1966 lo scopritore del vaccino per il morbillo dichiarò che la malattia sarebbe stata eradicata in due anni.

Poi si accorsero che per ottenere un effetto gregge bisognava vaccinare almeno l’80% della popolazione. Poi dissero che non bastava e ci voleva il 90%. Ora siamo al 95%.

Il piano vaccinale italiano pone come obiettivo l’eliminazione entro il 2019. Nel nostro piano vaccinale l’obiettivo viene posto come una priorità, con queste parole: “Eliminare il morbillo endemico (incidenza <1 caso di morbillo/1.000.000 popolazione)”.

Ci hanno provato con l’obbligo, ma il virus ancora circola. Auguri ai vecchi funzionari ancora sulle poltrone e ai nuovi governanti.

Il comitato regionale per l’Europa dell’OMS ha adottato l’obiettivo di eliminare la trasmissione del morbillo nel 1998, poi avendo fallito, nel 2005 ha ampliato questo impegno per includere la rosolia, con l’obiettivo di eliminare entrambe le malattie entro il 2010.

Nonostante i significativi progressi questo obiettivo non è stato raggiunto e pure la nuova data obiettivo di eliminazione entro il 2015 è stata persa. Finora l’eliminazione di morbillo nella regione non è ancora stata raggiunta.

Gli sforzi lodevoli del ECDC continuano e periodicamente sono emessi dei bollettini da cui si può seguire, quasi in tempo reale, la situazione nei diversi Paesi. L’ultimo è reperibile nel sito ECDC (ecdc.europa.eu/en/measles).

E’ curioso come anche le istituzioni sanitarie europee, al di là dei facili proclami, brancolino nel buio e, nonostante i passati fallimenti, continuino a parlare di eliminazione del morbillo entro pochi anni.

Ad esempio, nell’ambito degli sforzi per la lotta al morbillo, è stata stilata una “classifica” dei Paesi più o meno virtuosi (noi naturalmente eravamo tra i cattivi).

I dati presentati dall’Oms

Nel giugno del 2017 la Commissione Regionale per l’Europa dell’OMS si è trovata in un meeting e ha fatto il punto della situazione, presentando la tabella in figura.

Ci si trovano molti Paesi che a dire del ECDC sarebbero riusciti a eliminare il morbillo mentre noi italiani, assieme a Belgio, Francia e Romania eravamo finiti nel quadro dei “cattivi”, in quanto giudicati coloro che avevano ancora la trasmissione endemica.

In effetti, in quell’anno noi abbiamo avuto un’incidenza relativamente alta di morbillo (84 casi per milione di abitanti) e la Romania ancor di più (circa 250 casi per milione di abitanti).

Ma i dati più recenti del 2018 dicono che le cose non stanno proprio come dichiarato nel 2017.

Infatti, lo stesso ECDC ha pubblicato il report mensile per il periodo da agosto 2017 a agosto 2018. Andiamo a vedere i dati di incidenza (per milione di abitanti), ad agosto 2018:

INCIDENZA NEL GRUPPO CHE, SECONDO QUANTO AFFERMATO NEL 2017, AVREBBE “ELIMINATO” IL MORBILLO:

Bulgaria 1.1, Croatia 5.1, Cyprus 17.6, the Czech Republic 15.9, Denmark 0.7, Estonia 7.6, Finland 1.3, Greece 294.5, Hungary 1.5, Iceland 3, Latvia 11.3, Lithuania 0.7, Luxembourg 6.8, Malta 10.9, the Netherlands 1.5, Norway 1.9, Portugal 12.7, Slovakia 81.5, Slovenia 4.4, Spain 4.8, Sweden 5, the United Kingdom 15.3.

GRUPPO CHE, SECONDO QUANTO AFFERMATO NEL 2017, AVREBBE “INTERROTTO LA TRASMISSIONE ENDEMICA”: Irlanda 21.7, Austria 8.9, Germania 6.5, Polonia 3.1

GRUPPO CHE, SECONDO QUANTO AFFERMATO NEL 2017, AVREBBE ANCORA LA TRASMISSIONE ENDEMICA: Belgium 8, France 41.7, Italy 44.9, Romania 81.5

Cosa mostrano i risultati?

PERTANTO i dati recenti mostrano che: tra coloro che avrebbero “eliminato” il morbillo (usando il criterio sopra riportato del nostro PNPV di 1 caso per milione di abitanti) ci sarebbero solo la Danimarca e la Lituania, mentre altre nazioni abbastanza “virtuose” (o finora “fortunate?”), con incidenza inferiore a 10 casi per milione sono Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia, Ungheria, Islanda, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Slovenia, Spagna, Svezia.

TUTTAVIA, nel 2018 vi sono stati molti più casi del previsto obiettivo a Cipro, in Cechia, Grecia, Lituania, Malta, Portogallo (qui con una epidemia persino in un ospedale), e nel Regno Unito. Altro che eliminazione!

Certo si deve sapere che un conto sono le epidemiette (outbreaks), un conto la trasmissione endemica, ma se consideriamo tante epidemiette a livello europeo è difficile non pensare ad una presenza endemica del virus. Altrimenti, da dove viene?

Tra i Paesi, che secondo il ECDC del 2017 avrebbero interrotto la trasmissione endemica per almeno 2 anni, troviamo invece l’Irlanda (ben 21.7 casi per milione).

In compenso, in Belgio, che nel 2017 era nel gruppo dei cattivi, l’incidenza della malattia è stata relativamente modesta.

Noi e la Romania siamo ancora tra quelli con maggiore incidenza, anche se un po’ abbiamo migliorato.

Essendo colpiti soprattutto i più adulti, nessuno può certo attribuire alla Lorenzin il merito di una minima variazione epidemiologica nella popolazione pediatrica obbligata a forza.

Eliminazione ed eradicazione: le differenze

Si potrebbe definire il 2018 come la prova che la promessa lorenziniana di “mettere in sicurezza i nostri bambini” era una bella promessa.

Certo si tratta di una forte “battuta di arresto” delle speranze di eliminare il morbillo. Sia chiaro: anche se l’avevo prevista in un manoscritto già segnalato in queste pagine, la cosa non mi fa per nulla contento.

Vi è un altro motivo più complesso per cui si dovrebbe ripensare la situazione della lotta al morbillo.

Qui bisogna introdurre la differenza tra “eliminazione” (stato “morbillo-free” come definito sopra) e “eradicazione” (scomparsa vera e propria della malattia, come nel caso del vaiolo, per intenderci).

SOLO LA ERADICAZIONE POTREBBE IN UN FUTURO PORTARE ALLA CESSAZIONE DEL PERICOLO DI “OUTBREAKS” E QUINDI DELLA NECESSITA’ DI VACCINARE.

Infatti, anche se si ottenesse in una nazione (o persino nell’intera Europa) uno stato di “morbillo-free”, non sarebbe certo scongiurato il pericolo di una reintroduzione dall’esterno, cioè da altri Paesi dove la trasmissione endemica ancora esiste.

Se si continuasse a insistere fino all’estremo con il tentativo di eliminare il morbillo solo puntando sulla iper-vaccinazione e non si riuscisse, si potrebbero ipotizzare almeno tre conseguenze negative

Iper-vaccinazione: le conseguenze

a) la mancata o scarsissima circolazione del morbillo “selvatico” porterebbe alla mancata re-immunizzazione delle persone vaccinate per incontro col virus stesso (che è uno dei motivi per cui una persona che prendeva il morbillo da piccola poi restava esente per tutta la vita).

Poiché il vaccino non si “trasmette” da un soggetto ad un altro (come era il caso del Sabin) e non dura tutta la vita, per scongiurare il pericolo degli “outbreaks” tutti dovranno continuare a vaccinarsi per tutta la vita.

In altre parole, per mantenere la situazione di “morbillo free” in assenza di vera e propria “eradicazione”, sarebbe necessario puntare sulla vaccinazione universale e quindi probabilmente obbligatoria anche degli adulti e anziani… Continua a leggere sul post originale.