Trump come “Il dottor Stranamore”: The Donald ama già la bomba

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  • di Alex Angelo D’Addio

Le intrecciate trame della tensione venutasi a creare fra Washington e Mosca riportano alla mente le grottesche vicende magistralmente dirette e sceneggiate da Stanley Kubrick in “Il Dottor Stranamore”, se non altro per le analogie che accomunano il Generale Ripper a Donald Trump. Nella pellicola, il militare ovvia ai suoi limiti libidinosi intimando l’Unione Sovietica con la propaganda dell’attacco nucleare; odiernamente, invece, l’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America è disposto a pregiudicare le proficue relazioni diplomatiche strette con Vladimir Putin nelle recenti stagioni, per un’irrazionale smania di assurdo protagonismo. Ovvero mostrare la prestanza guerrafondaia al Mondo, perché lo stesso comprenda la propria subalternità nei riguardi della Casa Bianca.

L’ennesima conta di morti per una falsa offensiva chimica consumatasi a Duma, consegue l’ormai consolidato accanimento verso Assad, che nonostante sia totalmente ingiustificato, è un automatismo scontato ogniqualvolta le cronache internazionali si soffermino su accadimenti nei dintorni della Siria; che però Trump avviasse addirittura uno scontro frontale con il Cremlino – in virtù dei rapporti che legano quest’ultimo a Damasco e a Teheran -, è fatto assai singolare.

Dunque, anche “The Donald” è finalmente uscito allo scoperto – semmai ci fosse bisogno di prenderne atto, dato che un anno fa, di questi tempi, l’inquilino della White House aveva già palesato sentori di squilibrio politico-strategico, sganciando bombe sul suolo siriano -: la presunta egemonia mondiale in termini sovranazionali, governativi, militari ed economici, precede di gran lunga la lotta al terrorismo globale nell’agenda estera di Trump, che preferisce rinnegare qualsivoglia tattica di annientamento del sovversivismo planetario, ed annullare il dialogo con alleati nevralgici in regioni ove le milizie dell’ISIS proliferano e germogliano, pur di confermare l’assolutismo statunitense.

Sostanzialmente, ad avviso dei piani presidenziali della Stanza Ovale, è meglio ammiccare a Macron e alla nuova Francia liberal-dem – quindi affossando la retorica del sovvertimento dello status quo -, piuttosto che interrompere la semina della paura da parte di organizzazioni criminali. Le urgenze contemporanee impongono rapidità di intervento e lucidità d’azione: criteri imprescindibili sui quali Mattarella dovrà orientarsi per elargire l’investitura ad un governo che sappia rispondere agli interrogativi attuali ponendosi come affiliato credibile. Anche perché non appare del tutto sensato concedere carta bianca a Trump.