Costruita pista da motocross sopra un cimitero: come onorare i nostri padri

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Treviso, cimitero della Grande Guerra trasformato in pista da motocross – di Eugenio Palazzini

Roma, 21 mag – Uno sfregio passato sinora sottotraccia, una vergogna degna di tempi bui evocati da chi straparla di memoria storica.

Salvo poi calpestarla questa memoria, soprattutto quando si tratta di onorare i propri, eroici, padri.

E’ infatti servita una denuncia, depositata da un residente di Giavera del Montello, alla Procura della Repubblica di Treviso, per far venire alla luce una realtà vergognosa.

La documentazione proverebbe che in una zona veneta dove sono sepolti i resti di decine di soldati ignoti della Grande Guerra, è stata realizzata una pista da motocross.

Si ipotizza adesso il reato di danno ambientale, ma con tutta evidenza si tratta di una questione ben più grave, ovvero di un vilipendio osceno nei confronti di chi è morto combattendo.

A sporgere denuncia alla Procura è stato Giorgio Marcon, assistito dall’avvocato Fabio Capraro, che nella documentazione presentata ha allegato anche una serie di fotografie, vedute aeree e rilievi topografici.

Evidenziando così le numerose e drammatiche perdite di soldati italiani e austriaci. L’area in questione è tuttora conosciuta come “Valle dei morti”, così come ribattezzata in seguito alla battaglia del 23 giugno 1918.

Pista da motocross: uno scempio inaccettabile

Come sottolineato dal residente denunciante, la pista da motocross sarebbe stata realizzata da un locale club motociclistico proprio in quest’area, tutelata oltretutto da un vincolo ambientale contro “tutti i parametri urbanistico-edilizi della zona”.

A prescindere dunque da chi ha commesso questo scempio, c’è una responsabilità politica ben precisa. Perché qualcuno deve aver concesso le illegittime autorizzazioni alla realizzazione della pista.

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“Che l’area interessata fosse divenuta sepolcro di numerosi morti lo confermano i documenti storici, allegati alla denuncia, le testimonianze dei proprietari vicini e numerosi articoli di giornale dell’epoca.

Ormai da tempo sul cosiddetto ‘cocuzzolo della morte’ sfrecciano assordanti moto, che nel corso degli anni avrebbero anche danneggiato la flora acquatico palustre mediante estirpazione della medesima, oltre che comportato un grave inquinamento acustico”.

Quello che in ogni caso a noi sembra davvero inaccettabile è pensare che sopra la terra dove sono sepolti i nostri caduti qualcuno ha pensato bene di realizzare un circuito per far divertire gli appassionati di uno sport. Fonte: IL PRIMATO NAZIONALE