Tifosi dell’Atalanta massacrati dalla polizia senza motivo sul pullman. Video

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Mercoledì notte dopo la semifinale di andata di coppa Italia tra Fiorentina e Atalanta terminata 3 a 3 è successo qualcosa di assurdo al rientro dei tifosi.

Siamo riusciti a raccogliere informazioni da chi è in contatto e conosce molto bene i tifosi bergamaschi.

Quello che ci ha raccontato collegato a quello che abbiamo trovato in rete è al limite della decenza.

Quando i tifosi ultras creano disordini le prime pagine dei giornali si riempiono per giorni, quando invece accadono queste cose silenzio assoluto.

Il nostro contatto, A.R, un tifoso della curva dell’Atalanta ci ha confermato quello che circola in rete.

All’uscita dal Franchi poco prima dell’imbocco dell’autostrada la Polizia ha fatto accostare un pullman in un zona senza telecamere e ha pestato i passeggeri.

Quando i poliziotti sono saliti sul secondo pullman, alla richiesta di spiegazioni da parte dei tifosi hanno risposto ancora con le manganellate.

Ma l’aggressione non è stata solo fisica per i tifosi. Sono stati minacciati di non presentarsi a Roma per la finale di coppa Italia perché avrebbero subito lo stesso trattamento.

Il racconto dell’aggressione ai tifosi dell’Atalanta

Riportiamo il racconto dell’accaduto da parte di un tifoso dell’Atalanta presente sul pullman diffuso sui social:

“E’ l’una di notte circa. Son sul pullman che ci sta riportando a casa da Firenze, il secondo dei pullman della Curva.

Da qualche kilometro stiamo percorrendo una superstrada a tre corsie e tra meno di un kilometro imboccheremo l’autostrada.

Siamo ormai ad una decina di kilometri dallo stadio. L’aria è tranquilla, non si è visto nessun fiorentino e con la Polizia tutto è filato liscio: non c’è stata alcuna tensione, nemmeno durante quel prefiltraggio assurdo.

Seduto sul sedile, di spalle all’autista, socchiudo un attimo gli occhi, inizio a pensare al domani: “che bale, domà go de andà a Milà a laurà, mèi dörmì ‘n po”.

Nemmeno il tempo di pensarlo e i ragazzi di fianco iniziano ad urlare: “cosa c**** sta succedendo lì davanti?”.

Mi alzo e mi giro verso la direzione di marcia. Il primo pullman, quello davanti a noi (precedentemente scortato con una camionetta davanti ed una dietro), viene affiancato nella corsia di sinistra da un’altra camionetta, con sportellone aperto e con all’interno agenti armati di scudo, manganello e casco in testa, pronti a scendere.

La camionetta davanti decide allora di fermarsi e di bloccare il pullman. Scendono immediatamente tutti i poliziotti dalle tre camionette.

Di fretta e furia cercano di salire sul primo pullman, ovviamente armati e con poca intenzione di scambiare due chiacchiere.

Siamo in un punto della strada completamente isolato, nel bel mezzo del nulla, senza telecamere che possano documentare il fatto. Tutto chiaramente premeditato.

Vediamo la polizia caricare il pullman, i manganelli volano. Alcuni ragazzi del secondo pullman scendono per cercare di capire cosa sta succedendo.

Ma niente da fare, anche loro vengono presi a manganellate e decidono allora di tornare sul nostro pullman.

L’aggressione al secondo pullman

Un poliziotto ordina caldamente al nostro autista di aprire le porte del pullman. Aperta la porta, salgono due poliziotti che iniziano a manganellare chiunque cerchi di ottenere spiegazioni.

Dopo qualche minuto abbandonano il nostro pullman. L’autista decide allora di ripartire ma veniamo fermati 500 metri più avanti, poco prima del casello autostradale.

Veniamo fatti scendere uno ad uno (“o scendete o vi prendiamo a schiaffi!”, queste son le opzioni).

Ci viene richiesto un documento e veniamo fotografati. I poliziotti nel frattempo non fanno altro che minacciarci ed insultarci, chiaramente in attesa di una nostra reazione, che però non arriva.

Siamo una settantina sul pullman doppio e la polizia ci mette più di un’ora ad identificarci tutti.

Decidono poi di perquisire il pullman. Sequestrano tutte le bandierine ed i due aste (tra cui il due aste del mio vicino di posto, regalatogli dalla sua nipotina di 10 anni, chissà che pericolo).

Riprendiamo il tragitto, decisamente provati. Chiamiamo i ragazzi dell’altro pullman.

A loro è andata decisamente peggio: sono stati fatti scendere a pugni e manganellate dal loro pullman, per poi essere messi faccia a faccia col muro della superstrada.

Identificati, sono tornati sul pullman mentre i poliziotti si erano schierati su due file in modo da suonargliele sia da destra che da sinistra.

Il risultato è di diversi ragazzi feriti, alcuni con tagli sulla testa, altri con escoriazioni sul volto e zigomi gonfi.”