Theresa Kachindamoto, la donna che ha salvato 850 bambini in Malawi

498
Theresa Kachindamoto

Malawi: Theresa Kachindamoto ha impedito più di 850 matrimoni con sposi bambini – di Annalisa Teggi

Una donna a capo di 900 mila persone sta lottando per difendere i diritti dei più piccoli a non essere abusati e ad avere accesso all‘educazione.

Terminator è un soprannome che le si addice, anche se il suo aspetto è agli antipodi dall’immagine burbera del muscoloso Arnold Schwarzenegger.

In inglese il verbo «interrompere, mettere fine» ha tutta la potenza di quello che in italiano si esprime con «terminare».

Lo usa lei stessa per dichiarare, fiera ma non orgogliosa, a emittenti come la BBC di aver mandato all’aria più di 850 matrimoni in cui erano coinvolti bambine e bambini.

Di solito si parla prevalentemente del dramma delle spose bambine, ma il fenomeno riguarda anche i maschi.

Theresa Kachindamoto vive in Malawi, ha un ruolo di riferimento per una comunità di 900 mila persone e ha riportato a scuola circa 500 bambine e 300 bambini che erano destinati a sposarsi troppo precocemente e contro la loro volontà.

Ti potrebbe interessare anche Fotografo eroe scopre che la sposa ha 15anni e impedisce il matrimonio

Theresa Kachindamoto: un passo per il cambiamento

Il Malawi è uno degli stati più poveri dell’Africa, con un tasso altissimo di matrimoni che coinvolgono minori; secondo il sito Girls Not Brides il 42% delle ragazze si sposa prima dei 18 anni e una su 10 prima dei 15.

La Costituzione del paese stabilisce che non si possa contrarre matrimonio prima dei 18 anni, ma i vincoli tribali e le tradizioni sono ancora forti.

Theresa ha dovuto scontrarsi con la riottosità di molti che, innanzitutto, non le riconoscevano autorità in quanto donna, e ancor meno gradivano che s’intromettesse nelle loro faccende familiari.

Di chi è quel bambino? Non è stata senz’altro una di quelle donne che smania per avere un ruolo di comando e impone in modo indiscriminato la legge delle quote rosa.

Si è trovata a capo di una grande comunità perché è stata scelta come successore di suo padre alla sua morte, essendo defunto anche il fratello maggiore.

Il padre, segretamente, aveva espresso l’intuizione che solo da una donna potesse nascere un percorso di cambiamento per il paese.

Theresa lavorava come segretaria in un college della città di Zomba, ma è ritornata nel suo distretto natale di Dedza (zona centrale del Malawi) per diventare inkosi, leader anziano con la funzione di custodire la tradizione e onorare la cultura del popolo, ma col diritto cambiare o abolire alcune pratiche; dalla sua autorità dipendono più di 500 capi villaggio.

Theresa Kachindamoto decide di salvare i bambini

Una voce influente, insomma, che fin da subito ha esercitato un’autorevolezza umanissima e chiara. Racconta in un documentario a lei dedicato:

Ho visto una ragazzina, teneva in braccio un bambino che stava piangendo, le dissi: “Riporta il bimbo dalla tua mamma” e la ragazzina mi rispose: “No, è mio”. Le chiesi quanti anni aveva e rispose 13. Mi indicò chi era il padre, era un ragazzino altrettanto giovane che stava giocando a pallone. Lo chiamai vicino a me e mi informai: “Davvero questo è tuo figlio?” e lui sorridendo canticchiava: “Sì, lui è il mio maschietto, il mio maschietto”. (da CGTN Africa)

La Kachindamoto ignorava la tragica realtà che colpisce duramente l’infanzia nel suo paese; fino all’età adulta la sua famiglia l’aveva protetta e, soprattutto, l’aveva mandata a scuola.

Informandosi meglio, i suoi parenti e collaboratori più stretti le spalancarono la piaga che affligge i più poveri, la necessità di far sposare piccoli e piccole con persone anche molto più grandi di loro, per pagare debiti o per ricevere denaro necessario alla sussistenza.

Ma chi le è accanto le confida anche: «Ecco perché abbiamo scelto te, se c’è qualcuno che può salvare questi bambini, sei tu».

La missione di Theresa a quel punto comincia, sia in modo capillare – passando di famiglia in famiglia – sia esercitando appieno il potere del suo ruolo.

I miei genitori non potevano provvedere ai miei bisogni primari, così ho deciso di trovare un fidanzato, e sono rimasta incinta. Glory Mwale – sposata a 16 anni, incinta a 16.

Una tradizione diffusa, ma vietata dalla legge

Ci sono anche casi in cui l’età della sposa è ben più bassa. A fronte di un matrimonio già celebrato, Theresa si presenta dalla famiglia dello sposo bambino o sposa bambina e con l’irrevocabilità della sua voce pacata dice: “Che voi lo capiate o no, questo matrimonio finisce qui”.

A differenza dei bravi di manzoniana memoria, qui l’imposizione netta salva delle vite. Centinaia e centinaia ne ha salvate Theresa.

Se lo scenario prevalente è quello di matrimoni forzati tra adulti e bambini, il panorama complessivo con cui la Kachindamoto ha dovuto fare i conti è quello di un retaggio culturale in cui la sessualità è avulsa dal rispetto e dalla dignità della persona, soprattutto nel caso delle ragazze.

Una tradizione ancora diffusa, ma bandita dalla legge, è la pratica di iniziazione sessuale chiamata kusasa fumbi: non appena arriva il ciclo mestruale, la ragazza viene affidata a donne che le parlano di cosa sia l’atto sessuale e poi la mandano da più sconosciuti adulti che hanno il compito di deflorarla.

La convinzione culturale ancora forte è che in assenza di questo rito la mala sorte cada sulla famiglia di origine. Anche su questo fronte, l’attività di Theresa è instancabile ma non da sola.

Voce grossa, scuola, compagnia

Per stare di fronte a un’emergenza così capillare, radicata, terribile non basta un’eroina solitaria. E una donna lo capisce bene, nonostante ci sia il pregiudizio che proprio il sesso femminile sia meno propenso a fare squadra.

Theresa Kachindamoto non è diventata una guerriera solitaria, una di quelle paladine arrabbiate che sfornano slogan e mandano all’aria tutto senza troppi complimenti.

Certo, non le manca il polso ed è sincera nel manifestare la sua rabbia quando incontra storie di bambini abusati. “Se un capotribù continua a praticare matrimoni con bambini, lo caccio” – afferma tranquilla ma sicura.

Se da una parte si estirpa la zizzania, dall’altra è bene seminare; anzi, la parte prevalente del lavoro è coltivare il campo. E l’educazione non è impresa da solisti.

Nel tempo Theresa ha costruito una compagnia di donne chiamata The mother’s group, il cui obiettivo è assicurarsi che le bambine che hanno lasciato la scuola a causa di un matrimonio o di una gravidanza ritornino alla loro istruzione. “Andiamo di casa in casa a cercare le ragazze”, ha raccontato una delle donne parte del gruppo. (da Lifesgate)

Non solo. Si è creata una rete di sorveglianza reciproca; le famiglie hanno cominciato a tenersi d’occhio e a segnalare casi in cui l’indigenza è tale da richiedere un aiuto immediato.

L’importanza dell’educazione dei bambini

Theresa si fa carico di recuperare fondi per far studiare chi non se lo può permettere. Educare a educare è l’altra sua grande premura, cioè far capire alle famiglie quanto l’educazione dei figli sia un bene prioritario per l’intera comunità: il messaggio che vuol far passare è che chi è piccolo ora si prenderà cura degli adulti di oggi nel futuro.

Possiamo immaginare quanto sia impegnativo spostare l’attenzione dal presente al futuro per un popolo le cui preoccupazioni quotidiane sono pressanti.

Ma la speranza è questo: guardare ogni figlio per il destino personale che lo attende, e che inevitabilmente incide nel benessere dell’intera comunità:

Quando parlo ai genitori, dico loro: se educate le vostre figlie avrete un mondo di cose nel futuro. (da Huffington Post)

Theresa Kachindamoto è tutt’altro che un duro e puro terminator; è tanto forte quanto accogliente, come ogni madre.

Nel ricevere il premio GLOBAL LEADERSHIP AWARDS nel 2017, ha sintetizzato il suo compito così: «Molti altri matrimoni saranno impediti, molte altre ragazze andranno a scuola e molti ragazzi cambieranno il loro modo di pensare». Fonte: Aleteia