TAV: ecco perché la mossa migliore per Salvini (e per gli italiani) è dire no

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TAV Torino-Lione: Salvini dimostri di essere uno statista e non un politicantedi Davide Gionco

Stiamo tutti assistendo alle profonde divisioni, note da tempo, fra Salvini e Di Maio per quanto riguarda la realizzazione dei lavori del TAV Torino-Lione.

Entrambe le forze politiche restano ferme sulle proprie posizioni, coerenti con gli impegni presi con i propri elettori.

E’ ovvio che sia così: un cambio di posizione provocherebbe alla propria forza politica la delusione dei propri sostenitori e un calo nei consensi.

Ciò che deve distinguere uno statista dai troppi politicanti che hanno fatto disastri in Italia negli ultimi decenni deve essere, a mio avviso, la capacità di confrontarsi con la realtà, andando oltre alle proprie posizioni ideologiche o alle proprie convenienze personali ed avendo la capacità, se il caso, di spiegarlo ai propri elettori.

Per intenderci: politicanti sono coloro che hanno trascinato l’Italia nell’euro moneta unica europea, con tutti i danni che conosciamo.

I vari Prodi, D’Alema, Berlusconi, Ciampi (ma anche Bossi) lo hanno fatto per convinzione ideologica o, se in mala fede, per convenienza personale, politica o economica (lascio a voi giudicare).

Se avessero analizzato dal punto di vista tecnico l’opzione politica “moneta unica” avrebbero dovuto, anche con coraggio, sostenere pubblicamente che si trattava di una opzione non conveniente per gli italiani.

TAV: basta con le convinzioni ideologiche

Invece, come noto, non ci dissero nulla e ancora oggi stiamo pagando i danni causati dall’ingresso nella moneta unica. Nel caso della linea TAV Torino-Lione la situazione è stata del tutto simile.

Per diversi lustri tutte le forze politiche sono state favorevoli al progetto, pur in assenza di uno studio costi-benefici serio e indipendente.

Lo erano per convinzione ideologica o, non spetta a noi giudicarlo, per convenienza personale (politica o economica).

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Dopo di che è arrivata al governo una forza politica che ha avuto fra i propri sostenitori il Movimento No-TAV, costituito da cittadini che da 25 anni manifestano le proprie ragioni di contrarietà all’opera, peraltro con il sostegno di persone competenti in materia.

Il fatto politico, sostanzialmente nuovo per l’Italia, è che per la prima volta viene effettuata un’analisi tecnica costi-benefici sulla convenienza dell’opera.

Se Prodi & c. avessero fatto lo stesso nei primi anni ’90, oggi forse l’Italia vivrebbe una situazione economica molto diversa.

L’analisi costi benefici

Ora, l’analisi costi-benefici della Commissione Ponti, che invito tutti a visionare nella sua versione integrale, dimostra che l’opera non solo non è conveniente, ma è molto lontana dall’essere conveniente e questo principalmente a causa dello scarso traffico merci e passeggeri sulla tratta Torino-Lione.

Senza essere dei tecnici specialisti possiamo tutti notare da queste due cartine come il traffico ferroviario sulla tratta, sia lato italiano sia lato francese è molto ridotto sulla tratta Torino-Lione.

La decisione di realizzare l’opera fu presa sulla base di previsioni di crescita del traffico merci, una prima previsione del 1999, una seconda del 2004 ed una terza del 2012, rappresentate dalle 3 linee in rosso.

L’andamento reale del traffico merci è invece stato quello della linea in verde, mentre il tratto orizzontale azzurro rappresenta la capacità dell’attuale linea, che è molto distante dall’essere a livelli di saturazione.

Ovviamente la decisione di realizzare un’opera del genere deve essere politica e non tecnica, ma i dati tecnici dovrebbero aiutare gli statisti a decidere in nome degli interessi degli italiani e non di altri interessi (personali o di partito).

La tratta internazionale Perpignano-Girona

Vogliamo analizzare un’esperienza del tutto simile che riguarda la tratta internazionale Perpignano-Girona, tra Francia e Spagna, anch’essa parte del “corridoio” Lisbona-Kiev o della tratta Lione-Montpellier-Barcellona.

In questo articolo del 2013 su France 3, fonte di informazione governativa, si esalta la possibilità di andare da Montpellier a Barcellona in sole 2 ore e 45 minuti entro la fine del 2013.

La storia ci racconta che per la realizzazione e la gestione della tratta fu realizzata per la gestione della linea una società consortile franco-spagnola chiamata TP Ferro.

Non furono realizzati studi costi-benefici indipendenti, ma solo da parte di coloro che ci guadagnavano dalla realizzazione dell’opera di costruzione. La tratta fu realizzata e messa in esercizio effettivamente a fine 2013.

Nel 2015 la società TP Ferro fu messa sotto amministrazione giudiziaria a causa della strutturale impossibilità di fare fronte ai debiti contratti per la realizzazione dell’opera e a causa dello scarso traffico merci e passeggeri (visibile anche sulla carta della Francia sopra riportata, lato Spagna).

Nel 2016 ne fu dichiarato il fallimento e i debiti finirono a totale carico dei contribuenti francesi e spagnoli.

Ora, anche dopo la fallita di TP Ferro, la tratta Perpignan-Girona risulta essere fortemente sottoutilizzata, con soli 4’800 treni sui 34’000 attesi nei primi anni di esercizio. Si tratta quindi di un’opera costantemente in perdita.

Coloro che vogliano andare da Parigi a Barcellona o da Milano a Barcellona, ma anche da Lione e da Marsiglia, ci vanno comodamente in aereo.

Il traffico merci non decolla, causa le politiche di austerità sia lato francese che spagnolo. Ma poi: per quale ragione i francesi dovrebbero aumentare a dismisura il consumo di merci spagnole e viceversa?

La responsabilità del Ministro Salvini

Il consumo di merci non è una funzione matematica (come quelle che insegnano alla Bocconi), ma è la conseguenza dei bisogni delle persone, che non crescono indefinitamente.

Davvero Matteo Salvini vuole assumersi la responsabilità politica, e storica, di buttare via 10 miliardi di euro (o quanto sono, leggete il rapporto) per realizzare un’opera la cui utilità concreta è molto dubbia, se la si guarda senza preconcetti ideologici?

Salvini ha ragione a sostenere che per rilanciare l’economia del paese abbiamo bisogno di realizzare opere pubbliche.

Noi di scenarieconomici.it diciamo da anni che dalla crisi economica si esce rilanciando gli investimenti pubblici, senza farsi imporre le stupide, e criminali, politiche di austerità.

Ma perché investire in un’opera “poco utile”, quando in tutta Italia non abbiamo nemmeno le risorse per riparare le buche delle strade, per mettere in sicurezza le scuole, per la messa in sicurezza idrogeologica del territorio (a quando i prossimi morti?), per investire sull’efficientamente energetico di edifici pubblici e privati, per garantire dei trasporti pubblici locali funzionanti, per far funzionare gli ospedali….

Cantieri da iniziare e terminare: l’elenco è lunghissimo

L’elenco di lavori urgenti da realizzare subito in Italia è lunghissimo. In Svizzera effettivamente realizzano tunnel ferroviari per l’alta velocità, come il San Gottardo, il Monte Ceneri o il Lötschberg, ma se lo possono permettere, dopo che tutte le infrastrutture pubbliche di base ci sono già e funzionano bene. Non è questa la situazione dell’Italia.

Ci auguriamo che Salvini non voglia dimostrarsi come uno dei tanti politicanti che hanno fatto danni all’Italia, come gli attuali partiti di opposizione (PD, Forza Italia, LEU, ecc.) che, con la loro incompetenza e i loro conflitti di interessi, hanno messo l’Italia in balia dei poteri finanziari internazionali, facendo pagare sempre il conto ai (sempre più poveri) cittadini italiani.

Questi 10 miliardi del TAV Torino-Lione spendiamoli in altre opere utili, urgenti e necessarie. Si creeranno gli stessi posti di lavoro che andrebbe a creare la realizzazione del tunnel, anzi probabilmente di più, dato che una parte rilevante dei costi di realizzazione delle opere del TAV è consumo di energia per forare le montagne. Senza TAV risparmiamo energia e investiamo gli stessi importi per impiegare più personale in altre opere utili.

E ci auguriamo che Salvini dimostri di essere uno statista comprendendo che la questione del TAV è del tutto irrilevante per portare l’Italia fuori dalla crisi economica, mentre determinante è che l’attuale governo vada avanti per sottrarre l’Italia dal giogo dell’Unione Europea e delle politiche di austerità.

Personalmente non mi interessa nulla guadagnare un’ora per andare da Torino a Lione fra 20 anni, mentre mi interessa molto porre fine ORA alla crisi economica in Italia. Fonte: scenarieconomici