Mantenere la pace in famiglia? Ecco otto trucchi per superare ogni situazione

8 trucchi dei santi per combattere lo stress e mantenere la pace in famiglia  – di Cecilia Zinicola – Dopo lo stress lavorativo, è quello familiare che ci colpisce di più

Amiamo i nostri cari e sono la nostra priorità, ma a volte i nostri rapporti possono essere complessi.

E allora come gestire le situazioni di stress e raggiungere il benessere affettivo in casa?

I santi ci insegnano alcune azioni volontarie con cui possiamo superare le situazioni difficili e restaurare i rapporti di fronte alle piccole o grandi tempeste familiari.

1. Parlare gentilmente. San Giovanni Bosco diceva: “Dolcezza nel parlare, nell’agire e nel riprendere, vince tutto e tutti”. È sorprendente come un po’ di gentilezza aiuti a stabilire l’armonia in casa.

Di fronte all’errore c’è la possibilità di correggere la condotta che ha provocato un danno e di riparare al dolore per quanto possibile.

Per questo, è utile imparare a coniugare maggiormente il verbo “correggere” e non dimenticare le risposte affettive e le parole positive.

Il rafforzamento positivo ci permette di collegarci agli altri e di rafforzare i vincoli per dare sicurezza alla persona.

Don Bosco ci consiglia anche con queste parole: “Non riprendere mai i tuoi fratelli né gli umili alla presenza di altri, ma avvisali sempre ‘in camera caritatis’, ovvero dolcemente e strettamente in privato”.

2. Sorridere spesso. Madre Teresa diceva che “la pace inizia con un sorriso”. Nella misura in cui ci proponiamo di sorridere, possiamo arrivare a creare un’abitudine naturale che ci aiuti e allo stesso tempo allevi il peso altrui.

Sorridere spesso è una sfida, perché implica il fatto di farlo anche quando ci sono tante cose che fanno soffrire, ma noi cristiani conosciamo una verità che ci insegna a sopportare le pene con amore di modo che i nostri gesti amorevoli portino forza e consolazione.

Il sorriso non solo ha un effetto positivo in noi, ma è anche un atto di generosità per rendere più gradevole la vita altrui, uscendo da noi stessi, dal nostro egoismo e da ciò che ci sembra più comodo.

La santa ci ricorda questo compito quotidiano: “Inizia ogni giorno con un sorriso, anche se non sei riuscito a riposare la notte. Un sorriso può cambiare la tua sorte e quella di chi ti incontra”.

3. Riunirsi e condividere necessità. San Giovanni Paolo II diceva che “l’amore sarà fermento di pace se la gente sentirà i bisogni degli altri come propri e condividerà con gli altri ciò che possiede, a cominciare dai valori dello spirito”.

A volte il campo di interazione è talmente stretto che abbracciamo solo le nostre necessità, le nostre opinioni e i nostri giudizi, senza tener conto del fatto che chi ci circonda ha i propri.

Per combattere lo stress familiare abbiamo bisogno di raggiungere un equilibrio tra ciò che vogliamo e quello che vogliono gli altri, tra quello di cui abbiamo bisogno tutti e quello che ci permette di ottenere un benessere adeguato.

Il modo per ottenerlo è creare e mantenere uno spirito di comunità, sapendo che tutti abbiamo bisogno di qualcosa e che abbiamo anche qualcosa da offrire.

Essere partecipativi, mettere la volontà e un chiaro desiderio di conoscere più profondamente chi ci circonda alimenta le possibilità di costruire opportunità e andare avanti insieme.

4. Chiedere perdono e perdonare rapidamente. San Giovanni Paolo II ha esortato a non perdere tempo serbando rancore, ma a lasciarlo andare subito e a portare avanti un rapporto amorevole.

“Dobbiamo perdonare sempre, ricordando che noi stessi abbiamo avuto bisogno di perdono”.

In una famiglia tranquilla non c’è spazio per l’orgoglio. Per questo sapersi scusare con facilità e chiedere perdono dovrebbe essere una formula amica. In genere, infatti, abbiamo più bisogno di essere perdonati che di perdonare gli altri.

L’umiltà è la verità su se stessi: ci permette di conoscere i punti di forza e anche le debolezze su cui lavorare per superarle.

Questa consapevolezza delle proprie debolezze ci spinge a compiere azioni misericordiose nei confronti degli altri, ovvero a trattare con “cordia”, “cuore”, le “miserias”, i “difetti”.

C’è una visione inadeguata piuttosto diffusa del perdono, che lo intende come una realtà affettiva, ma come diceva Madre Teresa “il perdono non è un sentimento, ma un’azione volontaria”. Si può perdonare piangendo di dolore.

Il perdono è l’azione volontaria di non odiare, non danneggiare, non ripagare il male con il male, non provare risentimento o ira per quanto si è sofferto, non vendicarsi. E questo significa scegliere di “fare la pace” o cercare la pace con gli altri.

E anche se il perdono non cicatrizza immediatamente le ferite spirituali, ripristina i circuiti dell’amore che con il tempo hanno un effetto cicatrizzante.

Come diceva Madre Teresa, “Perdona, perché perdonando la tua anima sarà in pace e lo sarà anche l’anima di chi ti ha offeso”.

5. Essere pazienti nell’amore. Madre Teresa ha detto: “Quando dai a qualcuno tutto il suo amore non è mai sicuro che verrai ricambiato.

Non aspettarti di essere riamato; spera solo che l’amore cresca nel cuore dell’altra persona, ma se non cresce sii felice perché è cresciuto nel tuo”.

Ci sono cose che vorremmo tanto sentire, ma che forse non sentiremo mai dalla bocca degli altri.

La santa, però, ci incoraggia a non rimanere in preda a una sensazione di vuoto e a compiere un altro passo per perseverare nell’amore.

Ogni atto d’amore vero ha prima o poi un impatto sul cuore, e quindi molte volte il linguaggio che ci arriva non è necessariamente verbale. Bisogna saper aspettare e imparare ad ascoltare!

La pazienza genera pace. Quando rimaniamo nell’amore che è paziente diamo credito affettivo all’altro.

Fino a quando vorremmo che venisse dato credito a noi? Sicuramente la risposta in cui speriamo è “Per sempre”.

La stanchezza emotiva ha come fonte principale l’investire molto e ottenere ben poco in cambio.

A volte rinunciamo a molte cose per assistere i nostri genitori, per rendere felice il partner e per dare il meglio ai nostri figli.

Per far fronte allo stress familiare e alla stanchezza emotiva bisogna riempire le nostre giornate con atti che contengono amore.

Quando mettiamo amore in quello che facciamo investiamo negli altri, ma anche in noi stessi, e diventiamo strumenti di pace.

6. Condividere tempo di qualità. San Giovanni Paolo II destinava parte del suo tempo a portare gruppi di giovani in montagna a sciare o a fare escursioni.

Cercava sempre un momento esclusivo per parlare con loro, ascoltarli e condividere esperienze e conoscenze.

Un modo per combattere lo stress familiare è “staccare”, cambiare routine e spezzare quelle abitudini in cui a volte cadiamo e in cui finiscono per apparire angoscia, stanchezza o rimproveri.

Quanto tempo di qualità condividiamo in famiglia? Cercate di fare cose nuove, come una gita.

Spezzare la routine è senz’altro un modo stupendo per far fronte allo stress e parlare di temi importanti in un contesto diverso e più rilassato.

7. Abbracciarsi liberamente. San Paolo chiedeva ai cristiani di salutare “tutti i fratelli con il bacio santo” (1 Tessalonicesi 5, 26).

Un bacio santo è sinonimo oggi di un abbraccio: un gesto caloroso, amichevole e rispettoso di unità e considerazione amorevole.

Paolo ripete il suggerimento ad altre quattro comunità, come fa Pietro quando chiede ai suoi seguaci di salutarsi con un bacio d’amore cristiano. Il gesto della pace a Messa proviene di fatto da questa antica tradizione.

Abbracciarsi è un segno di pace, un modo di salutarsi con il cuore, una risorsa che può dire tutto, anche se non sappiamo cosa.

Date un abbraccio ai vostri bambini, e anche ai grandi. Il vostro coniuge probabilmente ha bisogno di un abbraccio anche se non lo chiede!

È anche verificato che si tratta di una “medicina” molto efficace. Abbracciarsi anche solo venti secondi riduce la pressione arteriosa e aumenta l’ossitocina, un ormone che allevia lo stress.

Una gran quantità di abbracci riduce il rischio di malattie cardiache, e tutti sanno che abbracciarsi fa piangere meno bambini e adulti.

8. Pregare ogni giorno. San Giovanni Paolo II diceva di chiedere a Dio di portare luce in casa propria.

È importante non solo costruire la pace con gli altri, ma soprattutto viverla nel nostro cuore e anche saperla chiedere. Dio non ci abbandona mai, men che meno nei momenti difficili.

Quando diamo a Dio un posto privilegiato nella nostra famiglia, possiamo arrivare a comprendere il suo amore superando così lo scoraggiamento, la tristezza o l’abbattimento che ci portano alla svogliatezza.

Egli porta la gioia e ci riempie di forze per sopportare le situazioni che ci provocano stress.

Madre Teresa diceva che “la gioia è preghiera, il segno della nostra generosità, del nostro distacco e della nostra unione interiore con Dio”. Fonte: Aleteia 

È possibile liberare la mente da rabbia e risentimento. Ecco come fare

  • di Alessio Sibilla

Spesso siamo controllati da rabbia e risentimento. Ci aggrappiamo ai torti ricevuti e non riusciamo per niente a dimenticarli. Invece di ottenere sollievo tramite il perdono, continuiamo a rimuginare, a pensare e a ripensare ai torti ricevuti.

Quando siamo controllati dal risentimento rifiutiamo di parlare e interiorizziamo la nostra rabbia, mentre altri scoppiano ed esplodono contro chi ha causato loro quei torti. Entrambe le reazioni sono inutili perché malsane per la nostra mente e per il nostro corpo. Il risentimento ferisce sempre di più chi lo cova dentro di sé rispetto a chi ne è la causa.

Mentre, è realtà che, chi ha compiuto l’offesa ha probabilmente già dimenticato tutto e continuato ad andare avanti con la propria vita, chi né risente, continua ad alimentare il suo dolore e ad estendere il suo passato. Coloro che ci hanno ferito in passato non possono continuarci a ferirci, a meno che noi continuiamo ad aggrapparci al risentimento di quel torto subìto.

Il nostro passato è passato, nulla potrà cambiarlo! La nostra amarezza ferisce solo noi stessi. Per il nostro stesso bene, dobbiamo chiedere aiuto a Dio e, col sostegno dello Spirito Santo, imparare da quel risentimento stesso ciò che c’è da imparare per poi lasciarlo andare, poiché, come è scritto in Giobbe 5:2 “il cruccio non uccide che l’insensato e l’irritazione fa morire lo stolto”.

Dio ci aiuti a perdonare, poiché è vero il detto “Perdonare è liberare un prigioniero e scoprire che quel prigioniero eri tu”.

fonte: notiziecristiane