Modifica la vasca da bagno aggiungendo due ruote: la passeggiata diventa virale

Giro in città… in vasca da bagno: la bizzarra idea di un blogger di Tymen – di Russia Beyond

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Un blogger della città di Tyumen, Eduard Filippov, ha fatto il giro della città… in vasca da bagno! Così come si vede in un video pubblicato su YouTube, Filippov ha modificato la vasca aggiungendo due ruote e attaccandola a un’auto, e così, tra bolle di sapone e bagnoschiuma, si è goduto questa bizzarra passeggiata in città.

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Durante il tragitto ha ordinato una Coca Cola e delle patatine fritte al McDonald’s, ha “fatto amicizia” con altri guidatori e si è lasciato andare agli scatti divertiti della gente che passava di lì.

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“Molte persone sono convinte che per realizzare il proprio talento bisogna per forza trasferirsi nella capitale. Con questo video ho voluto dimostrare che si può dare spazio alla fantasia anche nella nostra piccola città”, ha detto.

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Il blogger ha girato per un’ora lungo le strade di Tyumen e nessuno ha provato a fermarlo. Durante questo viaggetto si è lavato e ha mangiato, riprendendo con una telecamera questa sua folle corsa.

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Fonte: RUSSIA BEYOND – Titolo originale: Giro in città… in vasca da bagno: la bizzarra idea di un blogger di Tymen

Schiavi nel mondo: 40,3milioni, ecco tutti i Governi colpevoli

Quaranta milioni di schiavi. Ecco tutti i governi colpevolidi Anna Bono

Gli schiavi sono 40,3 milioni nel mondo. È quanto emerge dal “Global Slavery Index 2018”. Il fenomeno si concentra in due continenti: Africa e Asia.

La Corea del Nord è quella con la più alta percentuale di schiavi rispetto alla popolazione: 1 su 10. Dire che certi governi hanno un ruolo e una responsabilità nei confronti delle vittime di schiavitù è un eufemismo.

Sono leader e governi che producono schiavitù costringendo ai lavori forzati i loro cittadini. E’ un quadro tragico sulla condizione dell’infanzia nel mondo. Perché più di metà dei moderni schiavi sono minori.

Gli schiavi nel mondo sono 40,3 milioni, con una netta prevalenza femminile: il 71% del totale. E’ un quadro tragico sulla condizione dell’infanzia nel mondo. Perché più di metà dei moderni schiavi sono minori.

Il rapporto, relativo al 2016, documenta l’incidenza in 167 paesi di forme di schiavitù moderna, vale a dire di forme di asservimento imposte con minacce, violenza, coercizione, inganno o abuso di potere: lavoro forzato, servitù per debiti, schiavitù vera e propria e pratiche equiparabili, come ad esempio i matrimoni forzati di cui risultano vittime 15,4 milioni di donne, per lo più sposate quando erano bambine o appena adolescenti.

Aggiungendo chi nel periodo considerato ha vissuto solo per qualche tempo in condizioni di schiavitù o lo era da meno di cinque anni, il numero di schiavi moderni sale a 89 milioni.

Il fenomeno si concentra in due continenti: Africa e Asia. Tra gli stati con il maggior numero di schiavi figurano infatti India, Cina, Pakistan, Indonesia, Nigeria e Repubblica democratica del Congo.

Inoltre i 10 stati con il tasso di schiavitù più elevato sono: Corea del Nord, Eritrea, Burundi, Repubblica Centrafricana, Afghanistan, Mauritania, Sudan del Sud, Pakistan, Cambogia e Iran.

Il rapporto della Australian Walk Free Foundation, oltre a indicare paese per paese la presenza di casi di schiavitù, sia in termini percentuali sia in valori assoluti, analizza il fenomeno considerando altri due elementi: il modo in cui gli stati affrontano il problema e i fattori che più ne sono responsabili.

Tra gli stati che meno si impegnano a contrastare il fenomeno compaiono alcuni di quelli con tassi elevati di schiavitù; Corea del Nord, Eritrea, Repubblica Centrafricana, Iran, Burundi e Mauritania, a cui si aggiungono Libia, Guinea Equatoriale, Repubblica del Congo e Sudan, rispettivamente al 2°, 6° e 8° posto.

Con l’eccezione degli Stati Uniti, tutti gli stati più determinati a combattere la schiavitù sono europei: per prima l’Olanda, seguita da Usa, Gran Bretagna, Svezia, Belgio, Croazia, Spagna, Norvegia.

Tra i fattori che risultano decisivi nel determinare alti tassi di schiavitù il rapporto ne evidenzia due. Il primo è la presenza di conflitti armati o di situazioni di violenza diffusa.

È il caso di sei dei 10 paesi in testa all’indice di schiavitù: Eritrea, Burundi, Repubblica Centrafricana, Afghanistan, Sudan del Sud e Pakistan. Il secondo fattore è il lavoro forzato imposto dai governi.

I tre paesi con il tasso di schiavitù più elevato – Corea del Nord, Eritrea e Burundi – devono in gran parte il loro non invidiabile primato a lavori forzati imposti dai rispettivi governi: reclutamento per svolgere lavori agricoli o partecipare alla costruzione di infrastrutture, arruolamento di giovani per attività di natura non militare o servizi civili, carcerati costretti a lavorare contro la loro volontà. In Corea del Nord, ad esempio, una persona su 10 è in stato di schiavitù per lo più perché costretta dal governo.

Dire, come fa il rapporto, che certi governi hanno quindi un ruolo e una responsabilità nei confronti delle vittime di schiavitù è un eufemismo. Sono leader e governi che producono schiavitù costringendo ai lavori forzati i loro cittadini soprattutto quelli dissidenti o, come nel caso della Corea del Nord, praticanti una religione nonostante il divieto di qualsiasi forma di culto anche privata.

E li producono scatenando conflitti di potere per il controllo delle istituzioni politiche e per loro tramite delle ricchezze nazionali, come il Sudan del Sud; reprimendo ogni forma di opposizione per decenni, come in Guinea Equatoriale; e come in Repubblica Centrafricana lasciando i loro connazionali dilaniarsi in scontri armati tra etnie e fedi diverse.

Producono schiavitù, non ultimo, rifiutando di difendere i diritti dei più deboli, permettendo che ogni anno milioni di ragazzine poco più che bambine siano costrette al matrimonio da famiglie ansiose di riscuotere il prezzo della sposa in cambio delle figlie.

Il “Global Slavery Index 2018” per contro si allinea sulle consuete posizioni di chi colpevolizza sempre e comunque l’Occidente dedicando una sezione alle responsabilità dei consumatori di prodotti fabbricati con forza lavoro schiava: ma non tutti i consumatori, solo quelli dei paesi più industrializzati e ricchi, quelli del G20 che complessivamente importano ogni anno prodotti a rischio di essere frutto di lavoro schiavo per un valore di 354 miliardi di dollari: da un minimo di 739 milioni nel caso dell’Argentina fino ai 144 miliardi degli Stati Uniti, e l’Italia compare al 12° posto con importazioni per circa sette miliardi di dollari.

In tutto le persone che svolgono lavori forzati sono 24,9 milioni. Il rapporto illustra in quali settori economici sono più presenti: tra gli altri, l’informatica, l’abbigliamento, la pesca e, in agricoltura, le coltivazioni di cacao e di canna da zucchero.

La dettagliata, puntuale descrizione del fenomeno non ne rispecchia tuttavia la reale entità, troppo difficile da registrare con precisione – dicono gli autori – poiché è difficile e in certi casi impossibile reperire fonti esaurienti e del tutto affidabili, soprattutto in certe aree geografiche.

Ad esempio mancano dati completi sui i Paesi Arabi, un’area che ospita ben 17,6 milioni di lavoratori stranieri, in condizioni notoriamente problematiche, e dove l’istituzione del matrimonio imposto è molto diffusa.

Inoltre, avvertono gli autori, il rapporto non copre tutte le forme di schiavitù moderna. Ad esempio, non include il traffico di organi, i bambini soldato e i matrimoni infantili che non è stato possibile quantificare con sufficiente approssimazione.

Per quanto riguarda il traffico di organi, qualche indicazione si ricava tuttavia dall’Organizzazione mondiale della sanità secondo cui circa il 10% degli oltre 126.000 trapianti registrati nel 2015 sono stati eseguiti con organi acquistati al mercato nero. Quanto all’arruolamento forzato di minori, l’unica certezza è che si concentra in Africa, Asia e America Latina dove nel 2016 sono stati denunciati almeno 4.000 casi di minori arruolati da forze governative e più di 11.500 arruolati da gruppi armati.

Schiavi dalla nascita, ridotti in schiavitù, dati in pegno, in matrimonio, in pagamento di un debito, vittime di tratta… il “Global Slavery Index 2018” è un rapporto sulla schiavitù, ma è anche un rapporto sulla condizione dell’infanzia nel mondo. Perché più di metà dei moderni schiavi sono minori. Fonte: LaNuovaBussolaQuotidiana

Curcumina, ecco cosa fa alle cellule tumorali la molecola contenuta nella curcuma

La curcuma, e in particolare una molecola in lei contenuta, la curcumina, sembra avere un’azione particolarmente potente nella inibizione delle cellule tumorali.

La curcuma contro il cancro: contiene una sostanza che inibisce le cellule del tumore.

Gli scienziati sperano, che questa scoperta, possa portare alla produzione di una nuova generazione di farmaci capaci di colpire tutte quei tumori che si sono rivelati resistenti alla chemioterapia.

Una sostanza, presente dentro la curcuma, colpisce e inibisce le cellule del cancro, dando una speranza alla cura delle forme tumorali resistenti alla chemioterapia.

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Gli scienziati della University of California di San Diego School of Medicine, in collaborazione con ricercatori dell’Università di Pechino e Zhejiang, rivelano che la curcumina, un composto chimico naturale presente nella spezia indiana, interferisce con i processi biochimici delle cellule tumorali, impedendone le proliferazione.

La curcumina molecola speciale. Gli effetti medicinali della curcuma sono noti fin dai tempi antichi, sopratutto nella medicina Ayurveda indiana.

Anche in occidente ci siamo quasi subito accorti delle numerose facoltà medicinali della curcuma e sopratutto della sua derivata curcumina, vantando quasi 11.500 pubblicazioni mediche dal primo studio mai effettuato nel 1748.

I ricercatori oggi si sono concentrati nella capacità di questa molecola di interagire con l’enzima DYRK2, inibendolo e di fatto bloccando le funzioni delle cellule tumorali, danneggiandone la proliferazione.

Ma prima di darsi agli integratori e alla cucina indiana i ricercatori avvertono: “In generale, la curcumina viene espulsa dal corpo abbastanza velocemente.

Perché sia un farmaco efficace, deve essere modificata per entrare nel flusso sanguigno e rimanere nel corpo abbastanza a lungo da colpire le cellule tumorali e da sola potrebbe non essere sufficiente rallentare il cancro nei pazienti umani.”

Foto della curcumina

Attraverso un esame detto cristallografia a raggi x è stata “fotografata” la complessa struttura della curcumina e il sito attivo con cui si lega all’enzima DYRK2, attuando un’inibizione molto forte nella sua funzione.

Da anni si cercava un farmaco che interagisse con il proteoma (o con qualche suo attivatore come il DYRK2) delle cellule tumorali più resistenti, un particolare organello senza il quale la cellula smette di proliferare.

Incredibilmente la natura ce ne aveva già fornito uno con la curcumina. “Il nostro obiettivo principale è quello di sviluppare un composto chimico che possa colpire DYRK2 in pazienti con tumori” dicono i ricercatori e aggiungono:

“I nostri risultati rivelano un ruolo inaspettato della curcumina nell’inibizione del  DYRK2 e forniscono una dimostrazione del fatto che la manipolazione farmacologica dei regolatori del proteasoma può offrire nuove opportunità per il trattamento del carcinoma mammario triplo negativo difficile da trattare e del mieloma multiplo (tumori farmaco resistenti)”. Fonte: scienze.fanpage.it

A 8 anni soffre di emicranie e epilessia: trovano 100 uova di tenia nel suo cervello

Nessuno riusciva a capire il motivo del malessere di una bimba di 8 anni, fino all’incredibile scoperta dei medici: 100 uova di tenia nel cervello

Medici trovano 100 uova di tenia nel cervello di una bimba di 8 anni – di D.F. – È accaduto in India. La piccola soffriva di emicranie e attacchi epilettici.

Un verme nel cervello. Il solo pensiero evoca terribili immagini in film dell’orrore di pessima qualità, eppure è la scoperta che i medici hanno fatto su una bambina indiana di otto anni.

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La piccola soffriva di terribili emicranie e altri gravi sintomi così i genitori hanno deciso di sottoporla a una serie di visite mediche più approfondite, scoprendo che nel cervello della bimba erano ospitate 100 uova di tenia, un pericoloso parassita.

Non è chiaro come le uova siano finite fin nella materia grigia: l’ipotesi più accreditata dai dottori è che dallo stomaco della bambina siano riuscite a risalire al cervello “viaggiando” nel sangue.

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I sintomi non hanno tardato a presentarsi, con fortissimi mal di testa, un senso perenne di confusione e attacchi epilettici estremamente frequenti.

La cura per le 100 uova di tenia nel cervello

I parassiti sono stati uccisi con una massiccia dose di potenti medicinali e steroidi. “Siamo increduli – hanno dichiarato i medici – è la prima volta che ci imbattiamo in un caso così grave”.

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La piccola è stata sottoposta a una lunga cura farmacologica e finalmente è riuscita a guarire. L’infezione non dovrebbe averle arrecato danni permanenti.

Fonte: fanpage.it – Titolo originale: Medici trovano 100 uova di tenia nel cervello di una bimba di 8 anni

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Marte: scoperto un lago sotterraneo di acqua liquida e salata

Marte: sotto terra c’è un lago con acqua liquida, adatto alla vita e protetto da raggi cosmici – di Zeina Ayache

C’è un lago sotterraneo su Marte, contiene acqua liquida, salmastra e protetta da raggi cosmici.

I ricercatori fanno sapere che sul Pianeta Rosso sono ora soddisfatte tre delle quattro condizioni necessarie per la formazione della vita.

Ecco come l’hanno scoperto, 

C’è un grande lago sotterraneo su Marte: ha acqua liquida, sali ed è protetto dai raggi cosmici.

Questo è ciò che sostengono i ricercatori italiani che hanno utilizzato i dati del radar Marsis, a bordo della sonda europea Mars Express, e si tratta del primo lago sotterraneo confermato sul Pianeta Rosso.

Un lago sotterraneo. Dall’INAF, che ha partecipato alla scoperta, sappiamo che “I risultati, per la prima volta, confermano che sotto la superficie di Marte c’è acqua allo stato liquido.

Probabilmente l’acqua è salata, visto che Marsis ha individuato il bacino a 1.5 km di profondità, dove la temperatura è sicuramente ben al di sotto di 0 °C.”.

Quanto ai sali, gli esperti spiegano che “probabilmente sono simili quelli che la sonda Nasa Phoenix ha trovato nel ghiaccio della zona circumpolare nord, agiscono da “antigelo”, aiutando a mantenere l’acqua allo stato liquido nonostante la temperatura.

Acqua, sali, rocce e protezione dalla radiazione cosmica sono ingredienti che potrebbero far pensare anche a una nicchia biologica.

I ricercatori sono convinti che potrebbero esserci altre zone con condizioni favorevoli alla presenza di acqua in profondità su Marte e ora, messo a punto il metodo di analisi, potranno continuare a investigare”.

Vita su Marte?

A quanto pare le condizioni potrebbero essere adatte alla presenza di qualche forma di vita: vengono infatti soddisfatti tre dei quattro requisiti necessari per parlare di vita e cioè

“la presenza di acqua liquida, che abbiamo trovato, la presenza di sostanze come carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto, fosforo e zolfo, che su Marte ci sono, il perdurare di queste condizioni nell’ambiente e infine la presenza di una fonte di energia, che potrebbe esserci”.

Come l’hanno scoperto. Per giungere alle loro conclusioni, gli esperti fanno sapere di aver utilizzato le stesse tecniche per studiare i laghi antartici.

“Per poter interpretare i dati radar si simulano le proprietà fisiche dei pianeti, come Marte. Abbiamo applicato le stesse tecnologie utilizzate in Antartide e Groenlandia, andando a cercare informazioni simili.

Adesso sappiamo che il radar Marsis ha visto una zona acquifera, ossia un lago o un terreno impregnato d’acqua”.

Come in Groenlandia. I ricercatori raccontano che “Il picco osservato nel segnale radar era simile a quello visto in Groenlandia, in corrispondenza di un lago nascosto sotto i ghiacci.

Si tratta di un lago grande, con un diametro di 20 chilometri e una forma triangolare, ma non possiamo dire molto sulla profondità:

siamo convinti che sia di almeno qualche metro, ma è bene non azzardare ipotesi su elementi che non possiamo misurare alla luce delle caratteristiche di questo radar”.

Altri laghi? In attesa di saperne di più su questo primo lago, i ricercatori fanno sapere che non è possibile escludere la presenza di altri laghi, ma nel caso sarà necessaria un’altra spedizione. Fonte: scienze.fanpage.it

Costretta a prostituirsi a 13 anni: le davano steroidi per mucche per lo sviluppo

A 13 anni costretta a prostituirsi: le davano steroidi per mucche per sviluppare il suo corpo – di A.P.

L’orribile storia di Rupa, una ragazzina del Bangladesh costretta a prostituirsi e ad assumere steroidi per sviluppare il suo corpo a soli 13 anni.

Segregata, abusata e costretta prostituirsi a soli 13 ani ma anche costretta ad assumere steroidi usati sulle mucche per sviluppare il suo corpo e attrarre così più clienti e ingannare la autorità sulla sua vera età.

È la terribile storia di violenza a cui è stata sottoposta per anni una ragazza bengalese oggi 19enne, Rupa, dopo essere entrata a lavorare nel bordello di Kandipara in Bangladesh.

Una infanzia la sua già segnata da un matrimonio combinato all’età di soli 11 anni con uomo di quasi tre volte la sua età, poi la morte del marito, la ricerca di un lavoro in città e l’avvio verso la prostituzione alla tenera età di 13 anni.

Rupa è stata regolarmente picchiata e abusata dai suoi sfruttatori e dai clienti, almeno dieci al giorno, e alimentata con steroidi per ingannare il governo o ottenere così i documenti.

Per tre giorni dopo il suo arrivo a Kandipara, Rupa dice che è stata rinchiusa in una stanza e picchiata ogni volta che ha cercato di andarsene.

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È stata alimentata con Oradexon, steroidi per mucche, nel tentativo di costringere il suo corpo a svilupparsi e farla ingrassare per farla sembrare più vecchia.

Costretta a mentire per paura

“Quando alla fine sono stata mandata alla stazione di polizia per fare i documenti, ero così spaventata di essere di nuovo picchiata che ho ripetuto quello che mi aveva detto la mia signora:

che avevo 18 anni e che ero felice di lavorare nel bordello perché non avevo altre opzioni “, ha ricordato Rupa. Fonte: fanpage.it

Chi sono i massoni più potenti d’Europa? Ecco l’elenco che li smaschera

Massoni d’Italia: nomi e cognomi di chi detiene il potere. Elenco sintetico di eminenti personalità italiane e internazionali affiliate a superlogge neo-conservatrici e reazionarie, fornito da Marco Moiso sul blog del Movimento Roosevelt e desunto dal libro di Gioele Magaldi “Massoni

Partiamo con un elenco di massoni tutti italiani.

Mario Draghi (classe 1947, presidente della Banca centrale europea dal 2011, affiliato alla “Edmund Burke”, alla “Pan-Europa”, alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum”, alla “Three Eyes” e alla “Der Ring”).

Giorgio Napolitano (classe 1925, già presidente della Repubblica italiana, affiliato alla “Three Eyes”).

Massimo D’Alema, affiliato alla “Pan-Europa” e alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum”. Mario Monti (classe 1943, economista, senatore a vita e presidente del Consiglio italiano dal 2011 al 2013, affiliato in forma più o meno coperta alla United Grand Lodge of England e alla Ur-Lodge “Babel Tower”).

Fabrizio Saccomanni (classe 1942, banchiere, economista, già direttore generale della Banca d’Italia dal 2006 al 2013, dal 2013 al 2014 è stato ministro dell’economia del governo Letta, affiliato alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum” e alla “Edmund Burke”).

Pier Carlo Padoan (classe 1950, economista, dal 24 febbraio 2014 ministro dell’economia nel governo Renzi e nel governo Gentiloni, affiliato alla “Pan-Europa” e alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum”).

Gianfelice Rocca (classe 1948, tra i più importanti imprenditori italiani, presidente di Techint e di Assolombarda, affiliato alla “Three Eyes”).

Domenico Siniscalco (classe 1954, economista, banchiere, già ministro dell’economia dal 2004 al 2005, affiliato Padoan, Draghi e Viscoalla “Edmund Burke”).

Giuseppe Recchi (classe 1964, top manager, affiliato alla “Three Eyes”).

Marta Dassù (classe 1955, saggista, già sottosegretaria e viceministra degli affari esteri, attualmente nel cda di Finmeccanica, affiliata alla “Three Eyes”).

Corrado Passera (classe 1954, banchiere, manager, politico, già ministro dello sviluppo economico dal 2011 al 2013 nel governo Monti, affiliato alla “Atlantis-Aletheia”).

Ignazio Visco (classe 1949, economista, governatore della Banca d’Italia dal 2011, affiliato alla “Edmund Burke”).

Enrico Tommaso Cucchiani (classe 1950, banchiere e top manager, affiliato alla “Three Eyes”).

Alfredo Ambrosetti (classe 1931, economista, fondatore e presidente emerito di The European House-Ambrosetti, affiliano alla “Pan-Europa”).

Carlo Secchi (classe 1944, economista e politico, affiliato alla “Three Eyes”, alla “Pan-Europa” e alla “Babel Tower”).

Emma Marcegaglia (classe 1965, imprenditrice e top manager, affiliata alla “Pan-Europa”). Matteo Arpe (classe 1964, banchiere e top manager, affiliato alla “Edmund Burke”).

Vittorio Grilli (classe 1957, economista, direttore generale del ministero del Tesoro dal 2005 al 2011 e ministro dell’economia con il governo Monti, affiliato alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum”).

Giampaolo Di Paola (classe 1944, ammiraglio, ministro della difesa dal 2011 al 2013 con il governo Monti, affiliato alla Al-Baghdadi“Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum”).

Federica Guidi (classe 1969, imprenditrice, già ministro dello sviluppo economico del governo Renzi, affiliata alla “Three Eyes”).

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Ora passiamo anche ad un elenco di massoni internazionali.

Angela Merkel (classe 1954, politica, cancelliera tedesca dal 2005, affiliata alla “Golden Eurasia”, alla “Valhalla” e alla “Parsifal”).

Vladimir Putin (classe 1952, attuale presidente della Federazione Russa, affiliato alla “Golden Eurasia”).

Christine Lagarde (classe 1956, avvocatessa e politica francese, direttrice del Fondo Monetario Internazionale, affiliata alla “Three Eyes” e alla “Pan-Europa”).

George W. Bush (classe 1949, presidente degli Stati Uniti dal 2001 al 2009, affiliato alla “Hathor Pentalpha”).

Michael Ledeen (classe 1941, giornalista, intellettuale e politologo statunitense, affiliato alla “White Eagle” alla “Hathor Pentalpha”).

Condoleezza Rice (classe 1954, politica, affiliata alla “Three Eyes” e alla “Hathor Pentalpha”, già esponente di punta dell’amministrazione Bush).

Abu Bakr Al-Baghdadi (classe 1971, terrorista iracheno, leader dell’Isis e Califfo dell’autoproclamato Stato islamico, affiliato alla “Hathor Pentalpha”).

José Manuel Durão Barroso (classe 1956, portoghese, docente universitario, politico, presidente della Commissione Europea dal 2004 al 2014, affiliato alla “Pan-Europa” e alla “Parsifal”).

Olli Rehn (classe 1962, politico finlandese, già vicepresidente della Commissione Europea, affiliato alla “Pan-Europa” e alla “Babel Tower”).

Tony Blair (classe 1953, premier britannico dal 1997 al 2007, affiliato alla “Edmund Burke” e poi alla “Hathor Pentalpha”).

David Cameron (classe 1966, premier britannico dal 2010, affiliato alla “Edmund Burke” e alla “Geburah”).

Pedro Passos Coelho (classe 1964, primo ministro del Portogallo dal 2011, affiliato alla “Three Eyes”, alla “Edmund Burke” e alla “White Eagle”).

Mariano Rajoy (classe 1955, primo ministro della Spagna dal 2011, affiliato alla “Pan-Europa”, alla “Valhalla” e alla “Parsifal”).

Antonis Samaras (classe 1951, politico, già primo Mariano Rajoyministro della Grecia, affiliato alla “Three Eyes”).

Jean-Claude Trichet (classe 1942, economista e banchiere francese, presidente della Bce dal 2003 al 2011, affiliato alla “Pan-Europa”, alla “Babel Tower” e alla “Der Ring”.

Bernard Arnault (classe 1949, imprenditore francese, dominus della Louis Vuitton Moët Hennessy, affiliato alla “Three Eyes” e alla “Edmund Burke”).

Nicolas Sarkozy (classe 1955, politico, presidente della Repubblica francese dal 2007 al 2012, affiliato alla “Edmund Burke”, alla “Geburah”, alla “Atlantis-Aletheia”, alla “Pan-Europa” e alla “Hathor Pentelpha”).

Manuel Valls (classe 1962, già primo ministro francese, iniziato a suo tempo nel Grand Orient de France e poi affiliato alla “Edmund Burke”, alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum” e alla “Der Ring”).

Christian Noyer (classe 1950, banchiere, attuale governatore della Banca di Francia, affiliato alla “Pan-Europa”, e alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum”).

Mark Rutte (classe 1967, primo ministro dei Paesi Bassi dal 2010, affiliato alla “Three Eyes” e alla “Pan-Europa”).

Ben van Beurden (classe 1958, top manager olandese, ceo della Royal Dutch Shell, affiliato alla “Geburah” e alla “Der Ring”).

Wolfgang Schäuble (classe 1942, Massoni, il libropolitico, attuale ministro delle finanze tedesco, attuale maestro venerabile della “Der Ring”, affiliato alla “Joseph de Maistre”).

Peter Voser (classe 1958, top manager olandese e ceo della Royal Dutch Shell, affiliato alla “Pan-Europa”).

Bill Gates (classe 1955, imprenditore statunitense fondatore della Microsoft, affiliato alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum”). Fonte – tratto da Stopeuro

“Pedofili si nasce”: ecco come stanno cercando di normalizzare la pedofilia

“Pedofili si nasce”, tesi ormai sdoganata dalle accademie di Benedetta Frigiero

“Così come si nasce omosessuali, si nasce anche pedofili”, questa la battaglia del MAPs (“Persone attratte dai minori”) che pretende di fare parte del mondo Lgbtq, il quale li rifiuta senza però avere ragioni adeguate che non contraddicano la loro ideologia.

Ma ora a vittimizzare i «poveri pedofili esclusi» che «nascono così» sono anche studenti e professori di medicina. Ecco come…

Lo sapevamo, lo avevamo detto, scritto e riscritto ma ora l’equazione è fatta, sebbene ancora troppo scomoda e rifiutata dal mondo Lgbt che ha appena finito di ottenere il consenso mondano dopo 50 anni di battaglie e lavoro mediatico-culturale:

“Se la sessualità è uno stato psicologico innato, come afferma il mondo Lgbt, per cui omosessuali, bisessuali o transessuali si nasce e la sessualità non è ordinata dalla natura biologica, allora anche le attrazioni verso i bambini vanno considerate in questo modo. Perciò, così come si nasce omosessuali, bisessuali e transessuali, si nasce anche pedofili.

Questa la nuova battaglia del movimento MAPs, ossia “Persone attratte dai minori”, che pretende di fare parte del mondo Lgbtq pur avendo creato, lo scorso giungo (mese del Gay Pride) una versione diversa della bandiera arcobaleno come proprio simbolo (a sinistra).

Si sa che agli albori del movimento omosessualista americano (anni ’60/’70), gruppi come la Nambla (l’Associazione del Nord America Amore Uomo/Bambino) facevano tranquillamente parte della cordata arcobaleno. Poi le strategie per ottenere il consenso, cambiate dopo la prima fase e tese a normalizzare gli atti erotici fra persone dello stesso sesso – facendole apparire come normali, prive di lustrini e vittime della violenza e della discriminazione – hanno espulso i pedofili dalla battaglia.

È chiaro però che la radice teorica dei due movimenti è identica, tanto che quello Lgbt condanna la pedofilia pubblicamente senza riuscire a dare giustificazioni teoriche in merito, se non che “i bambini non si toccano”. Ma al di là che ci credano o meno, vista la grande quantità di abusi omosessuali su minori, questa affermazione non basta. Partendo infatti dal loro assunto, “gay si nasce”, è impossibile condannare veramente l’affermazione della MAPs.

Inoltre, esattamente come cominciarono a fare negli anni ’80/’90 gli Lgbt, così stanno facendo i pedofili: si vittimizzano, si dicono persone con vite normali, ma con questi sentimenti verso i bambini, saltando poi il problema del consenso del minore affermando che spesso loro non praticano la pedofilia e che se lo fanno chiedono il permesso alle loro prede.

Ad affermarlo è lo stesso The Prevention Network, che dovrebbe prevenire l’abuso sui bambini, ma che di fatto mette in dubbio la classificazione della pedofilia come un disturbo psichiatrico. Secondo il network bisognerebbe parlare di queste persone come MAPs non per forza pericolose.

Favorevole a questo approccio è la professoressa Elizabeth Letourneau della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health (ricordiamo che Frederick S. Berlin, fondatore del National Institute for the Study Prevention and Treatment of Sexual Trauma, fra i promotori della pedofilia come “uno dei tanti orientamenti sessuali”, viene dall’ospedale universitario Johns Hopkins) che durante un discorso del 2016 al TEDMED ha raccontato che «quando ho incontrato Adam aveva 19 anni…provava attrazioni per i bambini quindi è diventato depresso e pieno di vergogna…Adam ha creato un suo gruppo di aiuto online…immaginate questi adolescenti depressi, spaventati…possiamo fare molto di più…abbiamo intervistato 30 adulti con attrazioni per bambini ma che non praticano la pedofilia, che hanno raccontato cosa è successo loro quando hanno realizzato di avere queste attrazioni…”mi vedevo morto o in prigione”…”la mia paura era parlarne alle persone, non volevo perdere gli amici o andare in prigione per i miei sentimenti…avevo paura che le persone non avrebbero provato a comprendere le mie attrazioni”…”immagino quale dovrebbe essere la risposta di un genitore a questa scoperta e penso sia: ti amo, questo non cambia la mia opinione di te!”».

Sul sito del network c’è anche la storia di John bullizzato dai cristiani perché pedofilo. Un copione già visto che usa dei casi limite e del pietismo per far crollare l’avversione naturale che la gente prova verso le centinaia di migliaia di predatori che si nutrono del business della pedofilia e della pedopornografia, come denunciato da don Di Noto e come rivelano diverse inchieste americane.

Sembra un approccio apparentemente buono quello di questi sedicenti difensori dei bambini, dove si cerca di aiutare l’offensore per prevenire l’offesa, ma non siamo ingenui: quello che accadrebbe ad usare un linguaggio buonista sarebbe solo la normalizzazione delle attrazioni verso i piccoli.

Perché facendo apparire i carnefici come le vittime del sistema bigotto e chiuso, pian piano si arriverebbe anche a credere che si possa nascere così. E quale sarà il prossimo step se la pedofilia non sarà più vista come un disturbo grave e pericoloso da curare?

Certo, ammettere che si possa curare resterebbe un neo per l’ideologia scientifica/universitaria che sostiene che l’orientamento sessuale sia innato e immutabile a prescinedere dal sesso biologico, ma le conseguenze sarebbero devastanti.

Forse quello che fa stare tranquilli è che nell’immaginario sociale la pedofilia sia ancora ritenuta una perversione inaccettabile, ma il problema che questo movimento intellettuale si sta espandendo più di quanto paia possibile.

Solo settimana scorsa è esplosa una grossa polemica che ha visto coinvolta la piattaforma Tedx per aver ospitato e pubblicato online il discorso, poi rimosso, di una studentessa di medicina, Mirjam Heine, dell’università tedesca di Wurtzberg. La ragazza sostiene, coerentemente con quanto sbandierato per anni da tutto il mondo accademico, scientifico e mediatico omosessualista, che «dovremmo accettare che i pedofili sono persone che non hanno scelto la loro sessualità e che, a differenza della maggior parte di noi, non potranno mai viverla liberamente», poverini.

Smettere di dire che la pedofilia non è naturale ma frutto di una ferita, una molestia magari, e che «tutti potremmo essere nati pedofili», non è l’inizio della prevenzione e della liberazione, ma della normalizzazione della pedofilia.

Non a caso questo è esattamente quello di cui il movimento Lgbt ha convinto il mondo per riuscire a farsi accettare. Anche la vittimizzazione di chi prova attrazioni per i bambini non è la strada per arginare il danno, ma solo la caduta dell’ennesimo paletto della legge naturale, unico argine alla debolezza e perversione umane.

Perciò è pericolosissimo quando si dice che non bisogna stigmatizzare la pedofilia, altrimenti, per esempio, si impedisce loro di «dire ai loro figli che non possono andare in spiaggia perché potrebbero esserci lì bambini in costume da bagno…non possono mai essere completamente sinceri con qualcun altro», come ha chiarito Heine, la cui tesi è stata sostenuta da un suo professore.

In poche parole, per la nuova ideologia scientifico-accademica, i pedofili non potranno mai cambiare il proprio orientamento, perciò vanno compresi. Mentre a noi sì che è chiesto di mutare il nostro rifiuto per la pedofilia. Una bella contraddizione, l’ennesima, conseguenza di un movimento che rifiuta il dato oggettivo e naturale, le ferite, le scelte e la libertà e che nega la realtà e il dato biologico come oggettivi.

Per ora il muro del consenso pare ancora saldo, ma non dimentichiamo che al Senato americano si è candidato un pedofilo. Non solo, ricordiamo anche quanto raccontato dal dottor Daniel Amen alla Cbn sul fatto che nella quinta edizione del “Manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali” si parlava di pedofilia come «orientamento sessuale», termine poi cancellato dalla American Psychiatric Association. Secondo il medico infatti, questa gente è malata e «ha bisogno di cure».

Soprattuto deve sapere che la sua inclinazione è anormale perché se la pedofilia «è difficile da trattare», sempre secondo il parere del medico, è possibile che un pedofilo cambi quando crede che il suo comportamento sia sbagliato e quando veramente lo vuole.

Ma sono appunto discorsi che oggi non si possono fare, pena la messa in discussione di tutto il costrutto su cui si è fondata anche la normalizzazione dell’omosessualità. Perciò sarà sempre più difficile opporsi alla tesi distruttiva che “pedofili si nasce”. Fonte: LaNuovaBussolaQuotidiana

Nato senza cervello, non riuscirete a credere cosa riesce a fare oggi

Nato senza cervello, questo ragazzino adesso riesce a parlare, contare e va a scuola! – di Zoe Romanowsky – Noah non aveva alcuna speranza. Almeno secondo i medici

Quando Noah Wall è nato, i medici hanno detto che probabilmente non sarebbe sopravvissuto, e che se lo avesse fatto sarebbe stato gravemente disabile.

Nato con solo il 2 per cento del suo cervello, Noah non aveva alcuna speranza. Almeno secondo i medici. Nell’utero, Noah aveva sviluppato una rara complicanza della spina bifida.

Il cranio era pieno di liquido, schiacciando il suo cervello verso il basso rendendolo un “sottile frammento di tessuto”, secondo quanto riportato dal britannico Mirror.

Ai suoi genitori – Shelly e Rob, della contea di Cumbria – è stato suggerito per ben cinque volte di abortire. Loro si sono rifiutati di farlo.

Dopo la nascita, a Noah è stata chiusa una ferita aperta alla schiena e gli è stato installato uno shunt per drenare il liquido dal suo cervello.

Shelly e Rob avevano addirittura scelto la bara da destinare al piccolo Noah, non smettendo però di ritenerlo un grande dono.

Lo hanno portato a casa, e tutta la famiglia lo ha riempito di amore e affetto, prendendosi cura di lui costantemente.

Il cervello di Noah ha iniziato a crescere. E poi ha continuato a crescere. Ed è cresciuto sempre di più.

Quando aveva 3 anni, una scansione cerebrale ha mostrato che il suo cervello “si era esteso al 80% di un normale cervello”.

Adesso c’è persino un film di Channel 5, chiamato “The Boy Who Grew A Brain” (Il ragazzo a cui è cresciuto il cervello) che documenta i progressi compiuti da Noah.

La famiglia continua a mantenere stimolato il suo cervello, per aiutarne la crescita neurologica.

Gli incredibili progressi di Noah, il bambino nato senza cervello

Il suo neurochirurgo – il dott. Claire Nicholson, del Great North Children’s Hospital di Newcastle, – lo definisce “un bambino eccezionale, con due genitori eccezionali”.

Noah, che è sempre sorridente e mostra empatia e amore sia a parole che nei fatti, sta imparando a leggere e scrivere, può contare, e frequenta la scuola.

Il suo cervello continua a svilupparsi oltre l’immaginabile e, dopo alcuni interventi chirurgici sui fianchi, la sua famiglia crede che un giorno potrà riuscire a camminare.

Considerando gli sviluppi di questa storia, state pur certi che le cose continueranno a migliorare. Fonte: Aleteia

Pedicure, qualcosa va storto per una 35enne: “Ho quasi perso una gamba”

Va a fare la pedicure e quasi perde una gamba: “Ho avuto paura di morire, colpa delle forbici” – di B.C.

Tracy Lynn Martinez, 35enne americana, riporterà sulla sua pelle per tutta la vita le conseguenze di quella che avrebbe dovuto essere una normale pedicure.

Dovrà indossare per sempre delle calze elastiche a compressione per proteggere la gamba da un’altra infezione. Ma sarebbe potuto andare anche peggio, dice lei.

Sono immagini molto forti quelle che una donna americana ha deciso di condividere su Facebook.

Lo ha fatto per mettere in guardia il prossimo su quella che all’apparenza può sembrare una procedura semplice, ma che, stando al suo racconto, le ha quasi fatto perdere una gamba.

Tracy Lynn Martinez, 35enne, ha deciso di fare una pedicure in un salone locale: ha rimediato una grave infezione al piede, che lei sostiene essere stata causata da una forbice.

“Volevo solo condividere la mia storia per salvare qualcuno che possa passare quello che sto passando io e addirittura peggio”, ha scritto su Facebook.

Tracy afferma di essersi recata in un “salone di grado A” a Winston Salem, che sembrava “molto pulito”.

“Le vasche idromassaggio erano nuove”, dice, “ma peccato che c’era un bel paio di forbici infette da batteri”.

La donna ha fatto la pedicure il 22 giugno e già il giorno dopo soffriva di “forti brividi, nausea e vomito”.

Inizialmente ha pensato potesse trattarsi dei sintomi di un forte raffreddore. Ma il 24 giugno, ha cominciato ad avere problemi di deambulazione: la gamba le si è gonfiata a dismisura e non aveva neanche la forza di stare in piedi.

Diagnosi dopo la pedicure

“Ho scoperto di avere un grave caso di cellulite infettiva causata da un’infezione da streptococco nel flusso sanguigno, causata dai graffi sulla parte esterna del mio tallone fatti da un taglierino”, scrive ancora su Facebook.

Ho vissuto l’inferno, il dolore, lo shock, tutto … Ma voglio aumentare la consapevolezza”. La donna ha scelto di non rivelare il nome del salone, ma vuole che altri imparino dalla sua esperienza.

“Purtroppo non c’è modo di dimostrare che questi strumenti vengano disinfettati correttamente prima dell’uso” scrive ancora.

Tracy è stata costretta ad un ricovero di due settimane in ospedale ed ora si sta ancora riprendendo.

Dovrà sostenere una terapia per i prossimi tre mesi. Dovrà indossare calze elastiche a compressione per tutta la vita per proteggere la gamba da un’altra infezione. Fonte: fanpage.it