Quanto valgono le nostre case? Ecco i dati allarmanti dopo l’ultimo crollo

Le nostre case valgono poco: in un anno prezzi giù del 15%

Confedilizia: “I dati del notariato sono allarmanti”

Aumenta la vendita ma diminuisce il valore degli immobili. E’ quanto emerge dal quarto Rapporto Dati Statistici Notarili che offre una analisi comparativa degli anni 2017 e 2016 sull’andamento del mercato immobiliare, mobiliare, mutui, atti di donazione e costituzione di imprese.

Ciò che emerge è che in un anno il valore delle nostre abitazioni è diminuito del 15%, nonostante l’incremento delle compravendite pari a +9,33%.

“I dati del Consiglio nazionale del Notariato sull’andamento del mercato immobiliare sono allarmanti – commenta Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia – Nel 2017, in un solo anno, quindi, il valore medio relativo alle compravendite dei fabbricati è diminuito di quasi il 15 per cento (14,9), essendo passato da 148.000 a 126.000 euro.

Se il confronto venisse fatto con gli anni precedenti, poi, le percentuali sarebbero da capogiro. Si tratta dell’ennesima conferma della condizione di estrema crisi nella quale si trova il settore immobiliare italiano – aggiunge – che Confedilizia denuncia da tempo.

Il risparmio delle famiglie e delle imprese italiane si sta erodendo giorno dopo giorno, ma in troppi continuano a salutare positivamente il parziale recupero nel numero di compravendite, senza far notare che si tratta nelle stragrande maggioranza dei casi di vere e proprie svendite”.

Il rapporto è ottenuto attraverso il riscontro delle operazioni eseguite negli studi dei notai, distribuiti su tutto il territorio nazionale. La rilevazione sull’attività notarile è stata condotta in modalità informatica dal Consiglio Nazionale del Notariato tramite Notartel S.p.A., Società Informatica del Notariato, che ha elaborato i dati del 98% dei notai in esercizio.

“Di assoluta novità – si legge nel comunicato del Notariato – sono le tabelle costruite in base ai tassi demografici con riferimento territoriale (regione, area geografica, Italia) e per classe d’età dei contraenti calcolata sulla popolazione residente, secondo il bilancio demografico comunale mensile e la popolazione residente in base ai dati Istat”.

Di seguito una sintesi dei dati. Per il rapporto integrale clicca qui
Immobiliare. Aumentano del 6,79% le compravendite di beni immobili assoggettate a registrazione fiscale nel 2017 (862.939) rispetto al 2016 (808.0679).

In particolare si segnala un + 6,96% se si osserva la compravendita dei fabbricati in generale e un +9,33% rispetto al 2016 delle compravendite dei fabbricati abitativi che si attestano su 553.654 unità vendute rispetto alle 506.398 del 2016.

Anche il mercato dei terreni agricoli vede un segno positivo nella comparazione anno su anno con un +4,27% così come la crescita dei terreni edificabili vede una crescita a doppia cifra (+12,93%).

La ripartizione per zone in Italia del totale delle compravendite immobiliari vede il Nord assorbire il 55,39% del mercato con una punta del 33,59% nel Nord Ovest con ben 1.800,32 compravendite ogni 100.000 abitanti), il Centro attestarsi a una percentuale del 18,23%, sostanzialmente identica al Sud dove è avvenuto il 18,50% delle compravendite, mentre nelle Isole la percentuale è stata del 7,88%.

Analizzando la distribuzione regionale risulta di particolare interesse la crescita delle compravendite rispetto al 2016 in Molise (+12,03%), nelle Marche (+11,59%), in Sicilia (+11,69%), in Puglia (+11,32%) e Campania (+10,44%). Unica regione italiana ad aver fatto registrare un segno meno è l’Abruzzo, dove le compravendite hanno avuto un calo del -4,56% rispetto al 2016.

Oltre la metà degli immobili abitativi è stata acquistata con le agevolazioni prima casa: su 553.654 compravendite di fabbricati abitativi effettuate nel 2017 per ben 310.880 è stata richiesta l’agevolazione prima casa, che viene maggiormente richiesta nella fascia di età 18-35 (con il 39,66%). Rispetto al 2016 le agevolazioni prima casa tra privati sono aumentate del 10,51% mentre si sono ridotte del 3,55% quelle prima casa tra impresa.

Continua la stasi del settore immobiliare gestito dalle imprese. Infatti gli immobili abitativi continuano a essere venduti più da privati che da imprese: nel 2017 ben il 75,16% dei fabbricati abitativi è stato venduto da privati, mentre le imprese hanno venduto il restante 24,84% di immobili abitativi, con un calo di ben -3,55% di acquisti “prima casa” da impresa.

Si registra un calo anche nella vendita di fabbricati non abitativi (cd. strumentali) che nel 2017 ha registrato – 1,44%. Da segnalare in particolare il dato negativo dei fabbricati strumentali ceduti da imprese, che ha fatto registrare rispetto al 2016 un calo di ben il -15,21%. Quanto al credito di imposta, la fascia d’età privilegiata per alienare la prima casa e sostituirla con un’altra prima casa è quella 36-45 anni (che riscontra una percentuale pari al 39,27%, in linea con il 2016).

I mesi in cui vengono effettuate più compravendite di beni immobili in Italia si confermano luglio e dicembre.

Valori economici immobiliari. Anche sul fronte degli indici economici generali, il raffronto tra 2017 e 2016 offre alcuni spunti degni di essere sottolineati. Un primo dato, forse un po’ preoccupante, emerge dalla rilevazione dei valori medi relativi alle compravendite immobiliari di fabbricato.

Se infatti il 2016 aveva registrato un valore medio delle compravendite superiore ai 148.000 Euro, il 2017 fa registrare un netto calo, portando il valore medio delle compravendite a una cifra di poco superiore ai 126.000. Ciò che tuttavia fa più riflettere è il confronto tra i due anni ristretto ai rispettivi semestri.

Infatti, mentre il primo semestre 2017 presenta valori esattamente identici rispetto al 2016, il calo di valore medio annuo sopra riscontrato si registra interamente nella seconda metà dell’anno.

Sempre sul fronte prezzi, comunque, notizie positive arrivano dall’esame del numero di operazioni per fasce di prezzo. Accanto, infatti, a un aumento pressoché omogeneo di compravendite di fabbricati su tutte le varie fasce di prezzo, il dato più interessante appare un aumento significativo (dell’ordine del +40/+70%) delle compravendite di terreni edificabili di valore compreso tra 700.000,00 e 1.000.000,00 di Euro. Segno evidente di un aumento di fiducia nel settore dell’edilizia, e in particolare delle nuove costruzioni.

Beni mobili (aziende, quote, denaro, ecc.). Relativamente ai beni mobili e/o aziende vi è stato un calo generalizzato nel 2017 rispetto all’anno precedente pari al -4,39%.

La maggior parte di detti trasferimenti continua a effettuarsi al Nord, con il 55,54% delle transazioni, lasciando al Centro e alle Isole il restante 44,46% complessivo delle contrattazioni, con appena il 5,82% delle stesse alle Isole.

Forte riduzione (-7,35%) delle cessioni di aziende che sono passate da 38.392 nel 2016 a 35.532 nel 2017. In calo anche dell’1,01% le azioni e le quote di società trasferite nel 2017 (79.666) così come le vendite di aeromobili (-5,36%).

Mutui. Il confronto tra il 2016 e 2017 in tema di mutui ipotecari erogati dagli Istituti di Credito evidenzia un tendenziale lineare aumento dei finanziamenti erogati (+6,68%), che si attesta a +6,77% per i finanziamenti sui fabbricati

(numericamente più significativi: 360.377 mutui su fabbricati su un totale di 372.517 mutui ipotecari erogati in generale).

A livello regionale si registra una controtendenza da parte delle regioni Abruzzo e Valle d’Aosta, le uniche ad aver registrato una diminuzione del numero dei finanziamenti erogati nel 2017 rispetto all’anno precedente rispettivamente del -7,92% e -1,28%. Finanziamenti in forte aumento invece in Molise (+28,09%), in Sardegna (+18,28%), in Campania (+12,47%), in Puglia (+11,65%) e in Piemonte (+10%).

Si conferma anche per il 2016 e 2017 la prevalenza dei finanziamenti di importo fino a 150.000 Euro (il 71,6% del totale); significativo incremento dei finanziamenti di importo compreso tra i 450.000 e i 500.000 Euro che passano da 1044 mutui erogati nel 2016 a 1410 nel 2017 (+35,06%), segno di una ripresa degli investimenti. Pochi scostamenti tra il 2017 e il 2016, invece, in relazione all’età e al genere dei mutuatari. Le età maggiormente finanziate rimangono quelle dei 18-35 e 36-45.

Donazioni immobiliari e mobiliari. Nel 2017 calano del 2,25% le donazioni immobiliari che passano da 138.794 nel 2016 a 135.674 nel 2017. In calo, ma con un dato inferiore rispetto al mercato, le donazioni di fabbricati (-1,23% rispetto al 2016) che continuano a pesare per oltre il 50% rispetto al totale delle donazioni immobiliari effettuate.

In calo inoltre del 2,63% rispetto al 2016 le donazioni di terreni agricoli che continuano però a pesare circa il 14% del totale delle donazioni immobiliari.

Stabile la loro distribuzione territoriale rispetto al 2016, ove viene confermata la tendenza a utilizzare maggiormente al Sud la donazione immobiliare come strumento di pianificazione familiare anche in vista della successione del donante.

Uniche eccezioni del Nord la Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige (donazioni in relazione al numero di abitanti), seguite da Abruzzo, Molise, Basilicata, Campania, Puglia e Calabria; in quasi tutte le regioni d’Italia il saldo delle donazioni immobiliari è negativo nel 2017 rispetto al 2016, tranne che in Trentino-Alto Adige, ove c’è un incremento confermato anche con riferimento al numero degli abitanti, in Molise, Campania, Puglia e Sicilia.

Nelle donazioni di immobili le differenze di genere sono minime. Prevale, al contrario, l’elemento maschile – in modo costante tra 2016 e 2017 – tra i donatari di terreni agricoli confermando che, come per le aziende o partecipazioni societarie, i terreni agricoli vengono visti come beni produttivi, piuttosto che come beni rifugio e di conseguenza in Italia destinati più agli uomini che alle donne.

La maggior parte delle donazioni avviene a favore dei soggetti che vanno dai 18 ai 55 anni; rimane altrettanto diffusa la donazione a favore degli ultra cinquantacinquenni dell’usufrutto.

Nel 2017 calano del 4,5% le donazioni di usufrutto a favore degli over 76. La percentuale dei donanti cresce dopo i 55 anni, soprattutto quando ad essere donata è la sola nuda proprietà; anche in questo caso si registra una diminuzione vistosa nel 2017 delle donazioni da parte degli over 76 di circa il 3%.

Nel complesso le donazioni mobiliari diminuiscono del 3,08% passando da 29.068 nel 2016 a 28.172 nel 2017. Le regioni ove il calo è più sensibile sono Piemonte (-13,83%), Veneto (-12,19) e Basilicata (-13,14); in controtendenza invece Valle d’Aosta con un +36,62%, Trentino-Alto Adige con un +6,93%, Marche con +6,99%, Lazio +7,61%, Puglia 5,88%, Sicilia +4,06% e Sardegna con +8,77%.

Anche nel 2017 è confermato che le donazioni mobiliari si concentrano al Nord al contrario di quelle immobiliari più comuni al Sud; inoltre, tra i valori mobiliari, quelli maggiormente donati rimangono il denaro (35,03% del totale), le azioni o quote e le aziende (41,01% del totale), poco significative sia nel 2016 che nel 2017, invece, le donazioni di titoli e/o obbligazioni (1,42% del totale), segno di una certa disaffezione per questo tipo di investimento o di come il diverso trattamento fiscale delle donazioni di titoli di stato (ora soggette a tassazione) rispetto al loro trasferimento in sede di successione (completamente esente da imposta) renda poco conveniente l’attribuzione in vita di tali beni.

Le donazioni di azienda calano nel 2017 del 10,95%, attestandosi a 3.522 rispetto alle 3.955 donazioni del 2016. Con riferimento al mese di stipula risulta confermato che quasi il 20% delle donazioni mobiliari avviene in dicembre.

Costante nelle donazioni di aziende, azioni o quote la netta prevalenza tra i donatari degli uomini sulle donne. Al contrario sono le donne a ricevere più donazioni in denaro rispetto agli uomini.

Il dato anagrafico conferma che la gran parte dei soggetti che ricevono donazioni mobiliari si concentrano nelle due prime fasce d’età da 18 a 35 anni (32,42% nel 2016, il 33,12% nel 2017) e da 36 a 45 anni (il 27,34% nel 2016, il 26,29% nel 2017).

Si conferma la progressione contraria dell’età di chi effettua la donazione di beni mobili: si dona dai 56 anni in poi in maniera costante nelle tre ultime fasce d’età (56-65; 66-75 e dai 76 anni in poi).

Impresa. Il numero delle nuove società di capitali è aumentato nel 2017 del 10,05% passando da 91.957 a 101.198, mentre calano dell’8,34% le costituzioni di società di persone (20.323 nel 2017), del 5,44% le società cooperative (3.652 nel 2017) e dell’8,34% le società estere (105 nel 2017).

In netto calo sono gli scioglimenti nel 2017 rispetto al 2016 nei diversi ambiti societari il che fa ben sperare circa la possibilità di una ripresa del settore societario. In sensibile aumento nel 2017 (+23,63%) le Associazioni temporanee di impresa, tipico strumento per la partecipazione a gare d’appalto pubbliche, segno che c’è una certa ripresa nel settore delle opere pubbliche nel 2017.

In riduzione del 2,74% infine il numero di imprese familiari costituite nel 2017 (12.318) rispetto al 2016 (12.665) mentre rimane stabile la distribuzione geografica dell’utilizzo dell’istituto, più ricorrente al Nord rispetto al Sud e alle Isole, anche se nella diminuzione generale è proprio nelle Isole che si registra nel 2017 un aumento delle imprese familiari del 6,82% rispetto al 2016.

Le differenze di genere nelle imprese familiari rimangono confermate con una netta prevalenza degli uomini (circa il 60%) rispetto alle donne tra i familiari compartecipi; oltre il 35% delle nuove società familiari è compreso nella fascia tra i 18 e i 35 anni. Fonte: ofcs.report – Tratto da: scenarieconomici

Bicarbonato, ecco cosa succede se lo usi per il viso: risultato quasi immediato

Bicarbonato contro le occhiaie: il rimedio efficace per eliminarle in poco tempo – di Redazione Donna

Con il bicarbonato di sodio è possibile preparare delle maschere per combattere le occhiaie in modo efficace e veloce. Un prezioso alleato di bellezza quindi per occhiaie schiarite e sguardo luminoso.

Il bicarbonato di sodio è uno degli ingredienti base dei rimedi fai da te, viene infatti utilizzato per uso domestico, per la pulizia di tutta la casa, ma può essere un’ottima soluzione anche per la beauty routine.

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Ideale per la cura del corpo e del viso anche grazie alle sue proprietà purificanti e antibatteriche: un vero e proprio alleato di bellezza per la nostra pelle.

Con il bicarbonato si possono infatti preparare delle maschere molto efficaci anche per ridurre le tanto odiate occhiaie, causate spesso da stanchezza e stress e che non sempre riusciamo a camuffare con il make up.

Scopriamo allora come utilizzare il bicarbonato contro le occhiaie: maschere fai da te facili da preparare, utili soprattutto dopo aver fatto le ore piccole o nei periodi di intenso studio o di stress, per eliminare il famoso “effetto panda”. Ecco come fare!

Come eliminare le occhiaie con il bicarbonato: rimedi semplici e fai da te per uno sguardo luminoso

Con il bicarbonato si possono quindi creare delle maschere efficaci anche per eliminare le occhiaie, si tratta infatti di un ingrediente molto utilizzato anche nelle creme viso in commercio, grazie alle sue preziose proprietà per la pelle.

Vi basterà seguire passo, passo le istruzioni ripetendo l’applicazione una o due volte a settimana per avere risultati ottimali su borse e occhiaie.

Maschera lenitiva con bicarbonato e camomilla

La prima maschera anti occhiaie è a base di bicarbonato e camomilla, ha un effetto lenitivo e defaticante ed è utile per stimolare il microcircolo e schiarire in poco tempo le occhiaie.

La preparazione è davvero facile e veloce, ecco come fare. Occorrente: 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio, una tazza di acqua calda o di camomilla, dischetti di cotone.

Aggiungete 1 cucchiaino di bicarbonato a una tazza di acqua calda o di camomilla e mescolate bene fino a fa sciogliere bene il tutto.

Immergete nel preparato un dischetto di cotone, quello che si usa per struccarsi, e applicate il composto sotto gli occhi coprendo bene tutta la zona delle occhiaie: per aiutarvi nella stesura della maschera potete utilizzare il dorso di un cucchiaio.

Lasciate agire per un quarto d’ora, poi lavate il viso eliminando ogni residuo e applicate subito dopo una crema idratante.

Il risultato sarà quasi immediato attenuando le occhiaie e sgonfiando le borse sotto agli occhi.

Per prolungarne l’effetto, dopo la maschera utilizzate un contorno occhi o una crema effetto lifting.

Maschera decongestionante e sgonfiante con bicarbonato e tè verde

La seconda maschera è a base di bicarbonato di sodio e tè verde ricco di antiossidanti. Svolge un’azione idratante e sgonfiante e, se utilizzata fredda, funziona anche come decongestionante.

Ecco come prepararla. Occorrente: 1 bicchiere di acqua tiepida, 1 bustina di tè verde, 1 cucchiaio di bicarbonato, dischetti di cotone o ovatta.

Scaldate il quantitativo di un bicchiere d’acqua sul fornello o nel microonde, senza portare l’acqua ad ebollizione: in questo modo il bicarbonato si scioglierà meglio senza lasciare grumi.

Mettete in infusione nell’acqua una bustina di tè verde che renderà la maschera più idratante e lenitiva.

Una volta mescolato il tutto il composto è pronto. Prendete due dischetti di cotone immergeteli nel preparato e applicatelo sotto agli occhi lasciando agire per almeno 10 minuti.

Le occhiaie risulteranno da subito schiarite eliminando stress e stanchezza. Per un effetto decongestionante lasciate il composto nel frigorifero fino a farlo completamente raffreddare e applicatelo sotto gli occhi: ideale soprattutto in caso di borse e occhi gonfi. Fonte: donna.fanpage.it

Eclissi lunare, attenzione: ecco gli strani effetti su persone, animali e piante

Gli strani effetti dell’eclissi lunare e della Luna Piena su persone, animali e piantedi Andrea Centini

La Luna non è un corpo celeste ‘inerte’, ma la sua presenza ha un impatto significativo su ciò che avviene sul nostro pianeta, cicli biologici compresi.

Ecco una panoramica sui principali effetti provocati dalla Luna Piena e dalle eclissi lunari su persone, piante ed animali, tra mito e verità.

La Luna Piena e le eclissi di Luna sono fenomeni astronomici che possono avere effetti su piante, animali ed esseri umani, benché nel caso della nostra specie le credenze popolari e le tradizioni spesso portino a esagerarli, quando non a inventarli del tutto.

Un fondo di verità è tuttavia presente, per il semplice fatto che, sebbene l’essere umano sia costantemente ‘immerso’ nella luce artificiale, la nostra specie si è evoluta per milioni di anni a contatto con i ritmi naturali scaturiti dai moti celesti, esattamente come piante e animali.

Inoltre non va dimenticato che le Lune Piene (così come le Lune Nuove) modificano sensibilmente la gravità – le maree ne sono una diretta conseguenza – e ciò potrebbe avere un’influenza sulla fisiologia del nostro organismo.

Gli effetti della Luna Piena e dell’eclissi sull’uomo

La Luna Piena o plenilunio, la quinta fase del mese lunare (mese sinodico) che dura esattamente 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 3 secondi, si caratterizza per la notevole luminosità, così elevata che nella notte in cui accade può influenzare il nostro ritmo circadiano, l’orologio biologico legato alle ore di luce e buio che scandiscono le giornate.

Per questa ragione alcune persone possono sentirsi più stanche, spossate e di cattivo umore in concomitanza con i pleniluni, avendo una maggiore difficoltà a riposare. Nello studio “Evidence that the Lunar Cycle Influences Human Sleep” pubblicato sull’autorevole rivista Current Biology, un team di ricerca del Centro per la cronobiologia dell’Università di Basilea ha evidenziato proprio la capacità delle fasi lunari di influenzare il sonno delle persone, che a sua volta ha un impatto notevole su salute fisica e mentale.

Proprio l’impatto sulla salute mentale è uno dei più discussi in ambito scientifico e tra i più ‘esaltati’ dalle credenze popolari; comportamenti isterici, attacchi epilettici, depressione e molte altre condizioni sono state tutte tutte associate alla Luna Piena, sebbene la scienza non abbia rilevato statistiche significative a riguardo. Non si esclude tuttavia una possibile influenza indiretta.

Le fasi della Luna sono state associate anche alla salute del cuore, ma con risultati contrastanti. In uno studio, ad esempio, è emerso che gli interventi cardiaci eseguiti con la Luna Nuova presenterebbero un rischio minore, mentre un altro indica che durante il plenilunio ci sarebbe una riduzione nel rischio di sviluppare un infarto.

Il fondo di verità potrebbe risiedere proprio nelle variazioni della gravità esercitata dalla Luna che cambia durante le sue fasi. La Luna piena potrebbe inoltre avere un’influenza sull’attività ormonale e sul parto, ma anche in questo caso non ci sono dati statistici significativi a sostegno.

Per quanto concerne l’eclissi di Luna, in passato si riteneva fosse un evento di cattivo presagio, che poteva essere legato a disturbi psicologici e a comportamenti ‘folli’.

Altri invece sostengono che possa sviluppare creatività e intuito. I possibili effetti fisici e sull’umore sono paragonabili a quelli prodotti da una normale Luna Piena.

Gli effetti della Luna Piena e dell’eclissi lunare sugli animali

Potendo influenzare le maree, la Luna – e in particolar modo il plenilunio – ha un effetto significativo sulla vita di moltissimi animali marini. Numerosi pesci, crostacei e altri invertebrati sfruttano questa fase per scopi riproduttivi, migratori e alimentari.

I coralli della Grande Barriera Corallina Australiana, ad esempio, poco dopo la Luna Piena di dicembre – quella cole Sole più alto nell’emisfero australe – raggiungono il massimo picco riproduttivo, rilasciando contemporaneamente enormi quantità di uova rosa e sperma nell’acqua.

Cani e gatti durante il plenilunio possono invece apparire più irrequieti del solito; curiosamente nei giorni di Luna Piena si registra un maggior numero di visite dal veterinario.

Non c’è ancora una spiegazione scientifica al fenomeno, benché l’impatto del plenilunio sul ciclo sonno-veglia di chi si mette al volante possa avere a che fare con un maggior numero di investimenti.

Le ore di luce in più ‘regalate’ dalla Luna Piena ha effetti anche sul comportamento predatorio di molti animali, che in questa fase lunare diventano più ‘aggressivi’ o usano tecniche di caccia diverse.

Uno studio ha dimostrato che c’è maggiore probabilità di essere uccisi da un leone nei giorni appena successivi al plenilunio, mentre un piccolo insetto simile alla libellula scava buche più grandi per intrappolare le sue prede.

Durante l’eclissi di Luna il normale comportamento degli animali può essere meno influenzato rispetto a un plenilunio a causa della minore luminosità del satellite, dato che si tinge di rosso e perde la sua caratteristica luce bianco-giallognola.

Gli effetti della Luna Piena e dell’eclissi sulle piante

Non ci sono prove scientifiche sul fatto che Luna Piena ed eclissi di Luna possano influenzare le piante, tuttavia il maggior quantitativo di luce dei pleniluni ne modifica il fotoperiodismo, e dunque può emergere una leggera differenza nella fioritura e nella disposizione delle foglie dei vegetali.

Gli effetti sono ritenuti sensibili soprattutto per la cosiddetta agricoltura biodinamica, che è considerata una pseudoscienza. In base ad essa il momento migliore per piantare tuberi e bulbi sarebbe subito dopo il plenilunio, dato che il loro sviluppo verrebbe favorito.

Anche il raccolto di piante ed erbe medicinali andrebbe fatto durante la Luna Piena, dato che sarebbero più “energetiche”. Trapianti e semina sarebbero invece consigliati nella fase di luna calante, poiché la linfa tenderebbe a concentrarsi nella parte bassa delle piante e dunque a favorire il processo di radicazione.

Secondo i botanici, tuttavia, si tratterebbe solo di credenze. Fonte: fanpage.it – Titolo originale: Gli strani effetti dell’eclissi lunare e della Luna Piena su persone, animali e piante

Intelligence: ecco come opera segretamente per favorire gli USA

L’intelligence degli Stati Uniti è un fattore scatenante del collasso – di Dmitry Orlov

Negli Stati Uniti odierni, il termine “spionaggio,” al di fuori di alcuni specifici contesti, non viene di solito molto utilizzato.

Si parla sporadicamente di spionaggio industriale ma, quando si fa riferimento agli sforzi che l’America compie per capire ciò che accade nel mondo, oltre i propri confini, si preferisce usare il termine “intelligence.”

Questa potrebbe essere una scelta intelligente, oppure no, dipende da come si vedono le cose.

Per prima cosa, l’”intelligence” degli Stati Uniti è solo vagamente correlata allo spionaggio, come era quello tradizionale e com’è tuttora quello praticato da nazioni come Russia e Cina.

L’attività di spionaggio comporta la raccolta e la convalida di informazioni strategicamente importanti e il loro invio ai giusti responsabili decisionali, tenendo presente che tutto questo va fatto in assoluta segretezza.

Nei tempi che furono, una spia, quando veniva scoperta, cercava di ingoiare una pillola di cianuro.

Al giorno d’oggi la tortura è considerata poco signorile e gli agenti segreti che vengono catturati aspettano pazientemente di essere liberati tramite uno scambio di spie.

Una regola non scritta e di buon senso riguardante gli scambi di spie è che queste operazioni vengono fatte di nascosto e chi è stato liberato viene poi lasciato in pace, perché, fare il contrario, complicherebbe i negoziati per gli scambi di spie successivi.

Negli ultimi anni, le agenzie di intelligence degli Stati Uniti hanno deciso che la tortura dei prigionieri è una buona idea, ma hanno torturato quasi sempre degli spettatori innocenti, non spie di professione, costringendoli talvolta ad inventarsi delle stranezze, come “al-Qaeda.”

Una cosa del genere non esisteva prima che l’intelligence degli Stati Uniti la trasformasse in un marchio famoso fra i terroristi islamici.

Più di recente, i “servizi speciali” inglesi, una specie di Mini-Me con il suo Dr. Male (l’intelligence degli Stati Uniti), avevano pensato che fosse il momento giusto per interferire con una delle loro spie, Sergei Skripal, un agente doppio che avevano tirato fuori da una galera russa con uno scambio di spie.

Lo avevano avvelenato con un raro agente chimico e poi avevano cercato di dare la colpa alla Russia, senza nessuna prova.

E’ improbabile che ci possano essere con i Russi altri scambi di spie britanniche e, agli agenti segreti inglesi che operano in Russia, bisognerebbe probabilmente fornire le vecchie ed affidabili pillole di cianuro (dal momento che il cosiddetto super-letale Novichok, che gli Inglesi conservano nel loro laboratorio “segreto” di Porton Down, non funziona ed è mortale solo nel 20% dei casi).

C’è anche un’altra regola non scritta e di buon senso sullo spionaggio in generale: tutto quello che accade deve rimanere al di fuori dei tribunali, questo perché l’attività investigativa, che va di pari passo con il procedimento penale, costringerebbe il pubblico ministero a divulgare fonti e metodi, rendendoli così di dominio pubblico.

L’alternativa sarebbe quella di avere dei tribunali segreti, ma, visto che non sarebbe possibile verificare in modo indipendente la regolarità del procedimento e il regime probatorio, la cosa non ha poi molto senso.

Ai traditori si applica uno standard differente; in questo caso, metterli sotto processo è un fatto accettabile e riveste uno scopo morale più elevato: dal momento che la fonte è la persona che viene giudicata e il metodo è il tradimento, la cosa può essere divulgata senza nessun pericolo.

Ma questa logica non si applica alle spie vere e proprie, quelle che fanno semplicemente il loro lavoro, anche se poi salta fuori che sono agenti doppi.

Infatti, quando il controspionaggio scopre una spia, dal punto di vista professionale la cosa giusta da fare è reclutarla come agente doppio e, se non è possibile, cercare di utilizzarla fornendole false informazioni.

Gli Americani hanno fatto del loro meglio per rompere questa regola. Recentemente, il Consigliere Speciale Robert Mueller ha incriminato una dozzina di agenti russi (che risiedono in Russia) con l’accusa di aver hackerato il server del Comitato Nazionale Democratico e di aver inviato le e-mail a WikiLeaks.

Nel frattempo, il suddetto server non si riesce a trovarlo da nessuna parte (è stato smarrito), mentre gli orari sui files pubblicati da WikiLeaks dimostrano che quei files sono stati trafugati copiandoli su chiavetta e non attraverso Internet.

Perciò, si tratta di una fuga interna di dati, non di hackeraggio, azione che non avrebbe potuto essere fatta da persone che operavano in remoto dalla Russia.

Inoltre, è una cosa assolutamente inutile per un rappresentante ufficiale degli Stati Uniti incriminare cittadini russi residenti in Russia.

Non potranno mai essere processati da un tribunale degli Stati Uniti, a causa di questo articolo della Costituzione Russa: “61.1 Un cittadino della Federazione Russa non può essere deportato al di fuori della Russia o estradato in un’altra nazione.”

Mueller può convocare una commissione di espeti costituzionalisti e far loro interpretare questa frase o può anche solo leggerla e mettersi a piangere.

Si, gli Americani stanno proprio facendo di tutto per rompere la regola non scritta che le spie non vanno trascinate in tribunale, ma, se questo è il  meglio che riescono a fare, allora è ben lungi dall’essere soddisfacente.

Detto questo, non c’è ragione di credere che spie russe non abbiano potuto hackerare il server del DNC.

Probabilmente gira con Microsoft Windows e questo sistema operativo ha più buchi di una casa di Raqqa, in Siria, dopo i bombardamenti americani che hanno trasformato quella città in un cumulo di rovine (civili compresi).

Quando Fox News aveva chiesto spiegazioni su questo presunto hackeraggio, Putin (che nella sua precedente carriera aveva fatto l’agente segreto) era riuscito, con molti sforzi, a non ridere ma si era chiaramente divertito.

Aveva fatto notare come le e-mail hackerate/trafugate mettessero in luce evidenti tracce di comportamenti illeciti: che i rappresentanti del DNC avevano cospirato per privare Bernie Sanders della vittoria elettorale alle Primarie del Partito Democratico e che erano stati costretti a rassegnare le dimissioni quando questa notizia era diventata di pubblico dominio.

Se ci fosse stato un hackeraggio russo, in questo caso sarebbero stati i Russi a lavorare per salvare la democrazia americana da se stessa.

Allora, dov’è la gratitudine? Dov’è l’amore? Oh, e come mai i colpevoli del DNC non sono ancora in galera?

Dal momento che fra Stati Uniti e Russia esiste un accordo di cooperazione sulle indagini giudiziarie, Putin si era offerto di interrogare le spie incriminate da Mueller.

Aveva anche offerto a Mueller la possibilità di essere presente agli interrogatori. Ma, in cambio, voleva poter interrogare i funzionari americani che avevano aiutato e favorito un pregiudicato di nome William Browder, condannato in Russia [in contumacia] a nove anni di prigione e che, nel frattempo, aveva destinato una ingente somma del suo denaro, di illecita provenienza, alla campagna elettorale di Hillary Clinton.

Come tutta risposta, il Senato dagli Stati Uniti aveva approvato una mozione che proibiva ai Russi di interrogare i funzionari americani.

E poi, invece di inviare una formale richiesta affinche le dodici spie russe venissero interrogate [in Russia], un rappresentante americano aveva fatto l’incredibile e inutile richiesta di estradarli negli Stati Uniti. Ma allora, qual’è la parte del 61.1 che non riescono a capire?

La logica dei funzionari statunitensi può anche essere difficile da comprendere, ma solo se si rimane nell’ottica delle definizioni tradizionali di spionaggio e controspionaggio (intelligence nel gergo americano), attività che devono fornire valide informazioni per poter prendere le giuste decisioni sul modo migliore di difendere la [propria] nazione.

Ma tutto torna a quadrare se ci si libera di questi antiquati concetti e si accetta la realtà vista così com’è: lo scopo dell’ intelligence americana non è ricavare o elaborare fatti concreti, ma, semplicemente, “inventare.”

L’”intelligenza” che forniscono le agenzie di intelligence degli Stati Uniti è tutto meno che intelligente; infatti, più è stupida, meglio è, perché lo scopo è quello di far sì che persone poco intelligenti prendano decisioni poco intelligenti.

Perciò, i fatti, che riguardino le armi chimiche siriane, o la cospirazione per rubare le primarie a Bernie Sanders, o le armi di distruzione di massa irachene, o le peripezie di Osama Bin Laden, sono considerati pericolosi, perché i fatti richiedono precisione e rigore, mentre queste persone preferiscono dimorare nel reame della pura fantasia e della stravaganza.

In questo contesto, il loro vero obbiettivo è facilmente riconoscibile.

Il fine dell’intelligence americana è quello di risucchiare ciò che rimane della ricchezza degli Stati Uniti e dei loro alleati ed intascarne il più possibile, facendo contemporaneamente finta di difenderli da aggressori fantasma, sperperando risorse finanziarie che non esistono (prese in prestito) in inutili e costose operazioni militari e sistemi d’arma [altrettanto inutili e costosi].

Quando gli aggressori non sono dei fantasmi, vengono organizzati in modo tale da avere sempre qualcuno contro cui combattere: terroristi “moderati” e così via.

Uno dei maggiori progressi nel loro stato dell’arte si è avuto con il passaggio dalle vere operazioni false-flag, tipo l’11 settembre, alle finte operazioni false-flag, come gli attacchi chimici a Gouta Est, in Siria (già completamente smentiti).

La storia delle interferenze elettorali russe è forse la fase finale di questa evoluzione: nel processo di fabbricazione di questa falsa narrativa non sono stati danneggiati grattacieli di New York o bambini siriani, e [una storia del genere] può essere tenuta in vita praticamente all’infinito, è sufficiente far lavorare sodo la gente che parla a vanvera.

E’ una vera truffa basata sulla fiducia. Se siete anche solo parzialmente convinti delle loro favole, allora siete un teorico della cospirazione, o, secondo l’ultima versione, un traditore.

A Trump è stato chiesto di recente se si fidasse dell’intelligence americana. Ha mugugnato qualcosa. Una risposta spensierata avrebbe potuto essere:

“Ma che razza di idiota è lei per farmi una domanda del genere? Naturalmente mentono! Sono stati presi a mentire più di una volta, ed è ovvio che non ci si può più fidare di loro.

Per poter dire che non stanno attualmente mentendo, bisognerebbe capire quando hanno smesso di mentire ed [essere sicuri] che da allora non abbiano continuato a mentire. E tutto questo, in base alle informazioni disponibili, è un compito impossibile.”

Una risposta più seria e pragmatica sarebbe stata:

“Le agenzie di intelligence degli Stati Uniti hanno rilasciato una dichiarazione scandalosa: che avrei cospirato con la Russia per truccare il risultato delle elezioni presidenziali del 2016. L’onere della prova sta a loro.

Devono ancora provare le loro accuse in tribunale, l’unico posto dove si può legittimamente risolvere, se si può risolvere, una questione del genere.

Fino a quel momento, dobbiamo considerare la loro teoria alla stregua di una cospirazione, non di un fatto”.

Una risposta intransigente e impersonale sarebbe stata:

“I servizi di intelligence degli Stati Uniti hanno giurato di difendere la Costituzione degli Stati Uniti, secondo la quale io sono il Comandante in Capo.

Sono loro che prendono ordini da me, non io da loro. Loro devono essermi leali, non io a loro. Se sono sleali nei miei confronti, questo è un motivo più che sufficiente per la loro destituzione.”

Ma un dialogo così pragmatico e terra-terra sembra non sia proprio possibile. Tutto quello che sentiamo sono finte risposte a finte domande, e il risultato è una serie di decisioni sbagliate. Basandosi su una intelligence fasulla, gli Stati Uniti hanno trascorso quasi tutto questo secolo invischiati in conflitti costosissimi e praticamente inutili.

Grazie ai loro sforzi, Iran Iraq e Siria formano ora una mezzaluna ininterrotta di stati religiosamente e geopoliticamente alleati, amici della Russia, mentre in Afghanistan i Talebani sono risorti e stanno combattendo contro l’ISIS, un’organizzazione che si era costituita grazie agli sforzi americani in Iraq e in Siria.

Fino ad oggi, in questo secolo, il costo totale delle guerre americane è stato di 4.575.610.429.593 dollari.

Diviso per 138.313.155 Americani che compilano la dichiarazione delle tasse (se poi in realtà queste tasse le paghino davvero è una domanda troppo difficile) sono poco più di 33.000 dollari per contribuente.

Se pagate le tasse negli Stati Uniti, questo è il conto che vi viene presentato per le varie “operazioni” delle agenzie di intelligence americane.

Le 16 agenzie di intelligence degli Stati Uniti hanno un budget combinato di 66.8 miliardi di dollari e questi sembrano un sacco di soldi, fino a quando non si comprende quanto altamente efficienti esse siano: i loro “errori” sono costati alla nazione più o meno una cifra che è 70 volte il loro budget.

Con un organico di oltre 200.000 impiegati, ognuno di loro è costato mediamente al contribuente americano circa 23 milioni di dollari.

Questi sono numeri fuori da ogni logica! Il settore energetico è quello che ha il più alto rapporto ricavo/addetto, circa 1.8 milioni.

La Valero Energy primeggia con un rapporto di 7.6 milioni per addetto. Con 23 milioni per addetto, la comunità dell’intelligence americana fa tre volte meglio della Valero. Giù il cappello!

Questo rende la comunità dell’intelligence americana il migliore, il più efficiente fattore di collasso immaginabile.

Ci sono due possibili spiegazioni di questo fatto.

Primo, potremmo anche essere tentati di pensare che queste 200.000 persone siano scandalosamente incompetenti e che i fiaschi che procurano siano accidentali.

Ma è difficile immaginare una situazione dove gente scandalosamente incompetente riesce tuttavia ad incanalare 23 milioni di dollari a persona (in media) verso un assortimento di inutili imprese di loro scelta.

E’ anche più difficile immaginare che a simili incompetenti possa essere permesso di continuare a prendere cantonate, anno dopo anno, senza essere chiamati a rispondere dei loro errori.

Un’altra ipotesi, ed anche più plausibile, è che la comunità dell’intelligence americana stia facendo un ottimo lavoro nel portare alla bancarotta il paese, e che lo stia spingendo verso il collasso finanziario, economico e politico, coinvolgendolo in una serie infinita di inutili e dispendiosi conflitti, l’unica, più grande e continuata rapina che il mondo abbia mai conosciuto.

Come questa possa essere una cosa intelligente da fare al proprio paese, qualunque sia la definizione di “intelligenza”, ve lo lascio decidere da soli.

Mentre ci pensate, potreste anche cercare di migliorare la definizione di “tradimento”: qualcosa di meglio di “un comportamento diffidente nei confronti di affermazioni assurde e indimostrate da parte di ben noti bugiardi incalliti.” Fonte – tratto da Come Don Chisioctte

Noci, ecco cosa succede se fai bollire una noce intera in 250 ml di acqua

Conosciamo già molto bene tutti i benefici che possono essere apportati dalle noci se introdotte nella nostra alimentazione. Ma che fine fanno i gusci di noci?

I nutrizionisti consigliano di consumare 3 noci al giorno per complessivi 15 grammi e circa 100 Kcal, in modo da ottenere il massimo dei risultati.

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Moltissime persone però buttano via i gusci di noci, considerandoli inutili. Quello che non sanno è che sono ricchissimi di sostanze nutritive e composti salutari.

Le proprietà dei gusci di noci sono conosciute fin dall’antichità. Tra le più importanti proprietà: antibatteriche, antisettiche, disinfettanti, anti-infiammatorie, anti-fungine.

E non solo infatti questi straordinari gusci hanno anche proprietà diuretiche, stimolante della tiroide, toniche, ipotensive, anti-allergiche, emollienti e lenitive.

I gusci di noci possono essere somministrati come tè per apportare innumerevoli benefici al nostro organismo:

rafforzare lo stomaco, pulire e fluidificare il sangue, aiutare il fegato nelle sue funzioni, trattare infezioni o incontinenza urinaria.

Inoltre è un ottimo rimedio naturale che può darti una spinta in più per riuscire a smettere di fumare.

Basterà mettere a bollire 250 ml di acqua, aggiungere una noce intera ben lavata e attendere che l’acqua si dimezzi.

Far raffreddare e bere tutto in un sorso. Se il gusto non è di vostro gradimento potete aggiungere un cucchiaino di miele che non intaccherà le sue proprietà.

Tè di noci, i benefici

Vi sembrerà incredibile, ma questo tè preparato coi gusci di noci se bevuto giornalmente farà passare la voglia di fumare e i primi risultati si vedranno già dopo qualche giorno.

I risultati che otterrete saranno grandiosi: il colesterolo si abbassa, la pressione sanguigna si equilibra e avrete un netto miglioramento delle funzioni cardiache.

Questo “magico” tè può aiutare anche nella cura di tosse e muco. Basterà aggiungere il succo di mezzo limone per liberare in modo naturale le vie respiratorie.

Chiedete sempre consiglio al vostro medico prima di cominciare ad utilizzare qualsiasi rimedio naturale per essere sicuri che sia compatibile con la vostra condizione di salute.

8 premi Nobel considerano l’Euro una moneta sbagliata: ecco perché

Se lo dicono Claudio Borghi, Paolo Savona e Marine Le Pen forse non ci credereste. Ma se ve lo facessimo ripetere chiaro e tondo da otto premi Nobel per l’economia?

Euro. Se lo conosci lo eviti, se ce l’hai ti uccide – di Rodolfo Casadei – Alberto Bagnai e Claudio Borghi Aquilini, economisti di punta della Lega, non dicono balle:

i più grandi economisti del mondo biasimano l’euro come una moneta profondamente sbagliata.

Fior di premi Nobel per l’economia hanno espresso il loro dissenso nei confronti della valuta comune di 19 paesi dell’Unione Europea:

Paul Krugman, Milton Friedman, Joseph Stiglitz, Amartya Sen, James Mirrlees, Christopher Pissarides, Christopher Sims. Da ultimo Oliver Hart, che all’indomani dell’assegnazione del premio nel dicembre 2016 dichiarò:

«L’euro è stato un errore (…) non sarei affatto triste se in futuro l’Europa si liberasse dell’euro».

Tanti e di tante opinioni sono gli economisti al mondo, che non è per niente difficile trovarne 150 euroentusiasti oppure 150 euroscettici.

Appelli e liste in passato si sono sprecati. Elencare però senza tema di smentita otto premi Nobel che in momenti diversi hanno definito l’euro un errore, o un progetto fallimentare, o una bella idea realizzata nel modo sbagliato, o un progetto ambizioso che non si è dato gli strumenti necessari per riuscire, è qualcosa che fa la differenza in una discussione.

Non bisogna tuttavia allargarsi troppo. Se dagli scuotimenti di capo di 8 premi Nobel per l’economia di fronte alla stralunata architettura dell’euro si pretende di far discendere l’opportunità che un paese – l’Italia, o la Grecia, o la Francia – abbandoni la valuta unica, allora si passa dalla parte del torto.

Euro: uscirne si può? Ecco cosa pensano i premi Nobel

Infatti gli otto nomi sopra citati li si ritrova fra le firme della lettera con la quale 25 economisti internazionali alla vigilia delle presidenziali francesi dell’anno scorso prendevano le distanze dal programma di Marine Le Pen, che nel corso della campagna elettorale aveva citato le loro critiche all’euro e ai meccanismi di gestione finanziaria ed economica dell’Unione Europea a conforto delle proprie tesi euroscettiche.

In quella lettera a proposito dell’euro si leggeva: «C’è una grande differenza fra la scelta previa di non aderire all’euro e quella di uscirne dopo averlo adottato».

Che è come dire che quando il dentifricio è uscito dal tubetto, candidarsi a rimettercelo dentro è promessa irrealizzabile e antieconomica.

Il padre del neoliberismo. Che però l’euro sia pasta dentifricia uscita maldestramente dal contenitore – cioè danno al quale non si può porre più riparo – è verità che i grandi economisti hanno cercato di spiegare prima e durante l’esperimento.

Uno che ha cercato di spiegarla prima è Milton Friedman, da molti considerato il padre del neoliberismo, premio Nobel nel 1976.

Scriveva nel 1998, alla vigilia dell’introduzione della valuta: «La spinta per l’euro è stata motivata dalla politica, non dall’economia.

Lo scopo è stato quello di unire la Germania e la Francia così strettamente da rendere una possibile guerra europea impossibile, e di allestire il palco per i federali Stati Uniti d’Europa.

Io credo che l’adozione dell’euro avrà l’effetto opposto. Esacerberà le tensioni politiche convertendo shock divergenti che si sarebbero potuti prontamente contenere con aggiustamenti del tasso di cambio in problemi politici di divisioni.

Un’unità politica può aprire la strada per un’unità monetaria. Un’unità monetaria imposta sotto condizioni sfavorevoli si dimostrerà una barriera per il raggiungimento dell’unità politica».

Intervista al Corriere della Sera di Milton Friedman

Altre parole profetiche le consegnò a un’intervista al Corriere della Sera«Non vedo la flessibilità dell’economia e dei salari e l’omogeneità necessaria tra i diversi paesi perché l’euro sia un successo.

Se l’Europa sarà fortunata e per un lungo periodo non subirà shock esterni, (…) allora tra 15 o 20 anni raccoglieremo i frutti dati dalla benedizione di un fatto positivo.

Altrimenti sarà una fonte di guai. (…) Finora, le economie, come quella italiana, avevano una serie di libertà, fino a quella di lasciar muovere il tasso di cambio della moneta.

Ora, non avranno più quell’opzione. L’unica opzione che resta è quella di fare pressione sull’Unione Europea a Bruxelles perché fornisca assistenza di bilancio e sulla Banca centrale europea a Francoforte perché faccia una politica monetaria favorevole».

E alla domanda se la Bce sarebbe stata capace di controllare la massa monetaria dell’eurozona, cioè l’inflazione, rispose:

«No, non c’è dubbio, non possono partire con un obiettivo monetario in un’area così ampia e non conosciuta.

Si daranno un target di inflazione e per di più non esplicito: non stabiliranno un meccanismo automatico ma manterranno una grande discrezionalità di scelte».

Infatti la Bce, pur dandosi l’obiettivo di un’inflazione attorno al 2 per cento, non è stata in grado di farlo rispettare agli stati dell’eurozona:

la Germania negli anni a cavallo della nascita dell’euro praticò la politica dell’inflazione zero, che consolidò il suo vantaggio sulle altre economie. continua a leggere su Tempi.it

Ginecologa: “Sei grassa, non ti visito” e la paziente chiama i carabinieri

Ginecologa a paziente: “Sei grassa, non ti visito”. E lei chiama i carabinieri – di Davide Falcioni

E’ accaduto a Chieti: “Mi sono seduta di fronte alla dottoressa e le ho detto che ero lì per una visita. Era presente anche un’assistente.

La dottoressa ha subito reagito in modo stizzito: sei troppo grassa, non vedi che pancia hai? Come faccio io a visitarti? Non riuscirei a vedere l’utero”.

Una donna di 27 anni di Chieti, che ieri mattina avrebbe dovuto sottoporsi a una visita ginecologica al consultorio dell’Asl, ha raccontato che la dottoressa ha rifiutato di visitarla “perché troppo grassa”.

La donna ha quindi sporto denuncia ai carabinieri che, giunti sul posto, hanno raccolto la sua testimonianza e quella della ginecologa:

“Ho intenzione di andare fino in fondo: presenterò denuncia in caserma. Non è tollerabile quello che mi è successo.

Sono arrivata al consultorio intorno alle 9.20, accompagnata da mia cugina – racconta la ventisettenne -.

Quando è arrivato il mio turno, mi sono seduta di fronte alla dottoressa e le ho detto che ero lì per una visita. Era presente anche un’assistente.

La dottoressa ha subito reagito in modo stizzito: sei troppo grassa, non vedi che pancia hai? Come faccio io a visitarti? Non riuscirei a vedere l’utero.

Devi scendere di peso. La visita non è mai iniziata: quel medico si è rivolta subito nei miei confronti con un tono alterato e non avuto né tempo né forza di reagire.

A quel punto mi ha fatto un’impegnativa per andare a eseguire un’ecografia da un privato”.

Naturalmente il rifiuto della dottoressa di visitarla, e soprattutto la relativa spiegazione, ha profondamente turbato la donna, che non ha esitato a chiamare i carabinieri, che hanno ascoltato le versioni di tutti i protagonisti.

La posizione della ASL sulla ginecologa

La dottoressa che ha avuto la discussione con la paziente è un medico specialista ambulatoriale convenzionato.

“È stato terribile ricevere un trattamento del genere – si sfoga la ventisettenne -. Mai mi sarei aspettata di essere umiliata in questo modo in una struttura pubblica.

A ferirmi è stato soprattutto il tono utilizzato dalla dottoressa”. La ventisettenne ha quindi aggiunto:

“Ho riferito alla responsabile del consultorio quello che era accaduto e la risposta di tutto il personale della struttura è stata immediata: hanno preso a cuore la mia situazione e hanno cercato di risolvere il problema.

Gli altri operatori sono stati dunque molto educati e disponibili nei miei confronti, contrariamente alla dottoressa che avrebbe dovuto visitarmi”.

Non si è fatta attendere in effetti la presa di posizione della Asl : “Esprimiamo rammarico per quanto accaduto.

Il personale interno alla struttura si è messo subito a completa disposizione della ragazza, dandole sostegno psicologico e fissandole con celerità un nuovo appuntamento, in programma venerdì, con un’altra ginecologa.

La paziente ha confermato la propria stima nei confronti della struttura. In ogni caso sono in corso approfondimenti per verificare con precisione quanto accaduto”. Fonte: fanpage.it

Assaggiatori di Nutella, Ferrero ne cerca 90: ecco come candidarsi

La Ferrero cerca 90 “ assaggiatori di Nutella ”: come candidarsi per il lavorodi Biagio Chiariello

L’annuncio non fa esplicitamente riferimento al colosso dolciario, ma parla di una “importante azienda alimentare” con sede ad Alba, e sembra proprio fare riferimento alla Ferrero.

Si cercano “90 giudici sensoriali: assaggiatori/trici di semilavorati dolciari”. Tra i requisiti solo l’abitudine all’utilizzo del computer e l’assenza di allergie legate ai prodotti.

C’è chi da piccolo sogna di fare la modella, chi il calciatore, chi l’astronauta. In molti però si limitano a desiderare un futuro sicuramente meno impegnativo, ma altrettanto appagante: il degustatore di Nutella.

Niente più che un’utopia fino a qualche giorno fa.

La Ferrero è infatti alla ricerca di “90 giudici sensoriali, assaggiatori/assaggiatrici di semilavorati dolciari“, consulenti pagati per assaggiare la crema di nocciola più famosa al mondo e ingredienti costitutivi, per un impegno complessivo di due giorni a settimana nella sede di Alba.

L’offerta di lavoro è stata pubblicata da Openjobmetis lo scorso 5 luglio, per conto di Soremartec Italia srl, la società di ricerca e sviluppo della nota azienda italiana.

A ben vedere non riporta esplicitamente il nome del colosso dolciario, ma leggendo tra le righe, tutte le informazioni portano lì. La sede su tutte: Alba, in provincia di Cuneo, appunto.

E poi l’offerta rivolta a “persone a cui piacerebbe imparare a gustare cacao, granella di nocciole e altri prodotti semilavorati dolci”.

I prescelti dovranno frequentare un corso di formazione della durata di tre mesi, che parte il 30 settembre, per “addomesticare” gusto e olfatto.

“Un altro obiettivo del percorso formativo”, spiegano dall’azienda, “è quello di migliorare la capacità di descrivere e raccontare a parole ciò che si percepisce in un assaggio”.

Dopo una prima selezione, il numero dei candidati scenderà a 40 , suddivisi in due panel da 20. Gli assunti avranno un contratto part time.

Unici requisiti: l’assenza di allergie e una buona dimestichezza con il computer. Fonte: fanpage.it – Titolo originale: La Ferrero cerca 90 “assaggiatori di Nutella”: come candidarsi per il lavoro

Muore a 10anni dopo aver mangiato un panino da McDonald’s: ecco perchè

Irlanda, mangia un panino da McDonald’s e muore: Maleek aveva solo 10 annidi B.C.

Maleek Lawal, un bimbo di origini nigeriane, abitava a Dublino con la sua famiglia arrivata in Europa dalla Nigeria.

“Eravamo senzatetto, senza nessuno che ci aiutasse, volevo solo che mio figlio fosse felice e sapevo quanto gli piacesse andare a mangiare al McDonald’s” ha ricordato la madre.

Un bambino di 10 anni è morto dopo essere stato colpito da una reazione allergica: aveva appena consumato una piadina Peri Peri di McDonald’s.

Stando alle ricostruzioni, sarebbe stata la madre di Maleek Lawal a comprare il sandwich a base di pollo per il ragazzino e suo fratello il 7 ottobre 2016 al ristorante Ilac Center di Dublino.

Ma appena 10 minuti dopo, Maleek ha avvertito i primi disturbi. Rukawat Lawal sapeva quanto i suoi figli amassero il cibo di McDonald’s, quindi avrebbero comprato loro gli snack per “renderli felici”. La signora Lawal era incinta di Maleek quando arrivò in Irlanda dalla Nigeria in cerca di asilo nel 2006, secondo Dublin Live.

Secondo quanto accertato dalla Corte di Dublino, il ragazzino era allergico a latte, pesce, uova e noci, ma non aveva mai avuto problemi con gli hamburger o i nuggets dalla nota catena di fast food.

Nel periodo in cui è avvenuta la tragedia, la famiglia di Maleek “stava lottando per trovare un posto dove stare”. Quel giorno la sig.ra Lawal aveva portato i suoi figli dal barbiere e poi era andata con un’altra figlia ad ordinare al McDonald’s: hamburger, nuggets di pollo e un wrap (una sorta di sandwich) Peri Peri per i suoi bambini.

“Eravamo senzatetto, senza nessuno che ci aiutasse, eravamo soli e stavo cercando un modo per lasciare gli alloggi di emergenza. Stavo cercando un modo per rendere felici i bambini” ha raccontato la signora Lawal.

“A volte stavo così male per Maleek, era così triste per lui” dice ancora. Purtroppo ciò che secondo la madre avrebbe potuto renderlo felice l’ha ucciso. “Già dopo 10 minuti ha iniziato a lamentarsi. La sua faccia e le sue labbra hanno iniziato a gonfiarsi e disse: ‘Mamma mi sento debole, non posso camminare’”.

Il ragazzino è stato portato al Temple Street Hospital poco dopo le 17.50 ed è stato dichiarato morto alle 19:00. L’autopsia ha stabilito che la causa del decesso come shock anafilattico a causa delle tracce di latte che si trovano nel pollo.

Stando a quanto accertato, la sig.ra Lawal non avrebbe chiesto degli eventuali allergeni quando ha ordinato il cibo del McDonald’s. Fonte: fanpage.it – Titolo originale: Irlanda, mangia un panino da McDonald’s e muore: Maleek aveva solo 10 anni

Parto in giardino davanti ai suoi 5 figli: il video di questa mamma diventa virale

Una mamma tedesca filma travaglio e parto in giardino del sesto figlio. Il video arriva a quasi 1 milione e mezzo di visualizzazioni

Parto naturale…forse un po’ troppo? (VIDEO) – di Paola Belletti, articolo di Aleteia

Anche gli altri figli e il marito hanno assistito a questo evento. Sul suo canale YouTube questa clip si intitola parto senza assistenza all’aperto.

Lei è Sara Schmid e al tempo del parto in questione aveva già cinque figli. La donna cammina, ondeggia, poi si appoggia allo scivolo e alla rete del trampolino elastico.

Opta infine per una grande palla sulla quale può stare seduta aiutando l’arduo cammino della dilatazione del collo dell’utero.

Non si sentono urla strazianti, qualche verso animale profondo sì. La fase espulsiva avviene in piedi e in completa nudità.

Non può che impressionare almeno un poco la vista della testa grigia del bambino che esce dalle pelvi della madre e sembra restare intrappolata per interminabili minuti.

Non è così, i tempi sono normali e il bambino, che si vede sgusciare fuori e cadere (sic!) a terra sull’erba secca del giardino (ho avuto un sussulto. Penso ai pannetti sterili della sala parto e anche all’adorabile ostetrica Laura che ha accolto la mia secondogenita in ginocchio, con la presa da rugbista) è uscito integro dal sempre impervio canale del parto.

Parto in giardino…troppo naturale?

Che sia, questa esperienza offerta, non solo alla vista dei propri cari, ma a chiunque voglia rivederla sullo schermo, una risposta imperiosa alla eccessiva medicalizzazione della gravidanza e del parto?

Prima di cercare e riferirvi qualche coordinata precisa posso esporre, brevissimamente, la mia esperienza di madre.

Il parto, i parti, che molte di noi hanno vissuto, fanno di noi delle esperte honoris causa.

Ecco posso testimoniare che l’ambiente ospedaliero, i controlli, i lettini, le luci (sempre troppe) hanno in alcuni casi contribuito a darmi la sensazione di essere esposta, fuori luogo in senso letterale.

Hanno spostato la mia fantasia di partorire al buio e in giardino dalla categoria “follie di una primipara” a quella più dignitosa di “sintomo di un disagio” o addirittura di “istinto animale materno inascoltato”.

In quei momenti il corpo comanda e l’anima pure esige che gli si obbedisca. E il “blocco parto” di alcune strutture ospedaliere non è abbastanza in linea con le condizioni che la donna sente, forse confusamente, di desiderare.

Nella mia esperienza diretta il personale ostetrico è sempre stato di grande conforto insieme al marito, grande dissimulatore di calma che solo 15 anni dopo la primogenita mi ha confessato di essere stato traumatizzato dal primo parto.

Sicuramente l’aspetto della sicurezza, dell’igiene e della possibilità di intervento tempestivo in caso di situazione critica viene del tutto sacrificato da un parto in giardino;

salvo il caso in cui l’abitazione non sia a ridosso di un ospedale con terapia intensiva neonatale o il marito sia anche pilota di elicottero.

Parto al di fuori di strutture ospedaliere

L’ultimo rapporto sui Cedap del Ministero della salute dichiara che nel 2014 sarebbero stati meno di uno su mille – cioè circa 500 in tutto – i bambini nati al di fuori di strutture ospedaliere pubbliche o private.

Ma è sicuramente un numero sottostimato. Secondo Campiotti, nel 2017 le sole ostetriche affiliate alla sua associazione (la più grande in Italia) avrebbero assistito circa 800 nascite a casa. (Nostrofiglio.it)

Di questi casi, nonostante qualche ricovero avvenuto dopo il parto, nessuno ha riportato esiti avversi per mamma o bambino.

Se c’è possibilità di prepararsi e di avere l’assistenza specialistica e “calda” di un’ostetrica a domicilio il parto in casa è un’opzione del tutto rispettabile.

Interessante notare che la maggior parte delle donne che hanno partorito a casa non ha scelto la posizione sdraiata che è invece quella preferita dagli operatori sanitari.

Solo il 17% delle donne seguite ha partorito in posizione sdraiata: molte hanno preferito una posizione carponi (il 36%) o accovacciata (27%).

Il cordone non è tagliato immediatamente dopo la nascita: in metà dei casi il taglio è avvenuto entro un’ora, in un quarto dei casi entro 12 ore (mini lotus birth) e nel restante quarto si è scelta la pratica del lotus birth, che consiste nel lasciare il cordone attaccato alla placenta fino a che si stacca da solo.

A questo punto, se non siete troppo impressionabili, ecco il parto in giardino di Sara: buona visione. Fonte: Aleteia

Per vedere il video, accedi a Youtube e cerca “Alleingeburt im Garten”.