Boko Haram: ecco cosa stanno combinando ai bambini nigeriani

Nigeria: Boko Haram ha rapito oltre mille bambini

I dati rivelati dall’Unicef si riferiscono all’arco di tempo 2013-2018

Bambini nel mirino del terrorismo islamico. Succede in Nigeria. Come rivela l’Unicef, dal 2013 l’organizzazione Boko Haram ha rapito oltre mille bambini nel nord-est del Paese, comprese le 276 ragazze prese con la forza dalla loro scuola secondaria nella città di Chibok nel 2014.

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Boko Haram, i dati Unicef

“A quattro anni da quel tragico episodio, più di 100 tra le ‘Chibok girls’ devono ancora essere restituite alle loro famiglie” e l’Unicef continua a chiedere il loro rilascio. “Dall’inizio del conflitto nel nord-est della Nigeria, quasi nove anni fa, sono stati uccisi almeno 2.295 insegnanti e distrutte più di 1.400 scuole. La maggior parte di queste scuole non sono state riaperte a causa di gravi danni o di una persistente insicurezza”, precisa l’Unicef.

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Nel quarto anniversario del rapimento di Chibok, Mohamed Malick Fall, rappresentante Unicef in Nigeria, ricorda che “i bambini della Nigeria nordorientale continuano a subire attacchi di proporzioni scioccanti. Sono costantemente presi di mira ed esposti a violenze brutali nelle loro case, nelle scuole e nei luoghi pubblici”. Il recente attacco ad una scuola di Dapchi in cui cinque ragazze hanno perso la vita è solo l’ultimo segnale che ci sono pochi spazi sicuri per i bambini nel nord-est. Nemmeno le scuole sono risparmiate dalla violenza. “Questi ripetuti attacchi contro i bambini nelle scuole sono immorali – ha detto Fall -. I bambini hanno diritto all’istruzione e alla protezione e l’aula scolastica deve essere un luogo sicuro”. Tra Unicef e autorità nigeriane c’è un impegno a rendere le scuole più sicure e più resistenti agli attacchi.

Fonte: interris

13 camionisti salvano la vita a una persona parcheggiando così

Vuole suicidarsi buttandosi dal cavalcavia dell’autostrada, 13 camionisti gli salvano la vita

  • di C.M.

I tredici camionisti, allertati dalla polizia di Detroit, hanno salvato la vita a un uomo che aveva intenzione di suicidarsi buttandosi dal cavalcavia dell’autostrada I-696.

Voleva suicidarsi buttandosi da un ponte autostradale, ma non è riuscito nel suo intento grazie all’intervento di tredici camionisti che gli hanno salvato la vita. La vicenda è accaduta nel Michigan, nei pressi di Detroit. Da molti minuti, un uomo stazionava sul muretto del cavalcavia dell’autostrada con l’evidente intenzione di suicidarsi buttandosi di sotto.

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Svariate sono state le chiamate e le segnalazioni pervenute al numero delle emergenze, tanto che gli agenti della stradale si sono immediatamente attivati nel tentativo di trovare una soluzione per salvare l’uomo dal suicidio. Nel giro di pochissimo tempo, gli agenti hanno dunque messo in atto uno stratagemma e hanno iniziato a fermare i camion che transitavano sulla deviazione, spiegando a ogni autista la situazione e chiedendo loro di interrompere il viaggio di lavoro, rientrare nell’autostrada I-696 chiusa al traffico per manutenzioni e andare a parcheggiare sotto il cavalcavia, proprio nel punto in cui l’uomo stava per buttarsi.

Di fatto, la polizia ha così creato una sorta di “materasso” costituito dai tetti di tredici camion, che avrebbero attutito la caduta.

13 camionisti sconosciuti

Nel frattempo, la polizia e i servizi sociali hanno cercato di convincere l’uomo a scendere dal muretto e a rinunciare al suicidio. L’uomo ha confessato agli agenti che aveva gravi problemi famigliari e che avrebbe voluto farla finita, ma dopo 4 ore di trattativa alla fine ha desistito e si è arreso. I camionisti, dunque, sono ripartiti verso le loro mete e ancora adesso nessuno conosce i nomi dei tredici che hanno salvato la vita all’uomo.

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“Un uomo sconosciuto, è stato salvato da tredici sconosciuti. Spero che se altre persone combattono con l’idea di togliersi la vita, ricorderanno che possono chiedere aiuto, e riceveranno aiuto”, ha commentato il portavoce della polizia Mike Shaw.

Fonte: fanpage.it

Ecco cosa succede al fegato se mangi cioccolato yogurt e caffè

Cioccolato yogurt e caffè proteggono il nostro fegato e ci tengono lontani dall’ospedale

  • di Zeina Ayache

Dallo yogurt al cioccolato, quali alimenti fanno bene al nostro fegato: gli effetti positivi della dieta Mediterranea.

La dieta Mediterranea fa bene al nostro fegato perché aiuta la diversità microbica intestinale, in particolare per chi mangia yogurt, caffè, cioccolato e tè. La notizia arriva dall’International Liver Congress 2018 in occasione del quale i ricercatori hanno presentato i risultati delle loro scoperte.

Fegato e cirrosi. La cirrosi è una causa di morte largamente prevenibile e in forte crescita, basti pensare che fa più di un milione di vittime all’anno, ed è associata principalmente al consumo eccessivo di alcol, tra le cause seguono epatiti virali ed infezioni. Chi soffre di cirrosi ha una progressiva riduzione della diversità microbica intestinale che danneggia il fegato.

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Lo studio. Per capire come la dieta possa migliorare le condizioni del nostro fegato, i ricercatori hanno reclutato 157 persone dagli Stati Uniti e 139 dalla Turchia e le hanno divise in tre gruppi, a seconda che avessero cirrosi compensata, scompensata o fossero sane.

Risultati. Dai dati raccolti è emerso che tutti i partecipanti turchi avevano una diversità maggiore del microbiota intestinale rispetto a quelli statunitensi, e non c’erano differenze tra soggetti sani e con cirrosi epatica. Diversamente, per quanto riguarda i partecipanti statunitensi, la diversità era più alta nel gruppo di controllo e più bassa tra coloro che soffrivano di cirrosi scompensata.

Cioccolato yogurt e caffè

Diete diverse. Ciò che differisce tra turchi e statunitensi è la dieta alimentare seguita. I turchi infatti seguono la dieta mediterranea che abbonda di caffè, tè, verdure, cioccolata e latte fermentato, alimenti questi che migliorano lo stato di salute del nostro fegato tenendoci lontani dall’ospedale. “Questo studio è importante perché sottolinea che la dieta mediterranea ricca di antiossidanti ha un effetto protettivo non solo durante le prime fasi della malattia epatica cronica, ma anche durante quelle più avanzate”.

Fonte: fanpage.it

Nel 2050 morirà una persona ogni 3 secondi per questi batteri

I batteri sconfiggono i farmaci facendo squadra tra loro: i rischi per la nostra salute

  • di Andrea Centini

Scienziati americani hanno scoperto che le colonie in formazione del batterio Pseudomonas aeruginosa producono due differenti segnali chimici per proteggersi dalla tobramicina, un antibiotico specifico. Il comportamento può aiutare i ricercatori a contrastare la resistenza ai farmaci.

I batteri trattati con antibiotici producono due distinte tipologie di segnali chimici, che li aiutano a comunicare con gli altri membri della colonia e a proteggersi dai farmaci. Il comportamento dei microorganismi è alla base dell’antibiotico resistenza, una vera e propria emergenza sanitaria mondiale che nel 2050 potrebbe uccidere una persona ogni tre secondi (circa 10 milioni all’anno, più del cancro). A scoprire questo meccanismo un team di scienziati dell’Università di Notre Dame (Stati Uniti d’america) in collaborazione con i colleghi dell’Università dell’Illinois di Urbana-Champaign.

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Gli studiosi, coordinati dal professor Nydia Morales-Soto, docente di Ingegneria civile e ambientale e Scienze della Terra presso l’ateneo dell’Indiana, hanno intercettato questo metodo di comunicazione studiando colonie in formazione di Pseudomonas aeruginosa, un batterio ubiquitario e patogeno occasionale per l’uomo; può essere responsabile di polmonite, infezioni della pelle e sepsi, producendo un caratteristico colore blu nel pus delle ferite. Il dettaglio delle colonie in accrescimento è particolarmente interessante, poiché sino ad oggi segnali simili erano stati rilevati in biofilm di colonie stazionarie. Le informazioni raccolte sono dunque molto preziose nel contrasto all’antibiotico resistenza.

Ma come comunicano i batteri? Morales-Soto e colleghi, sottoponendo le colonie all’antibiotico tobramicina, hanno rilevato un segnale di risposta destinato all’area localizzata dal contatto con la sostanza e uno generale per tutti gli altri batteri. Il primo dei due è conosciuto col nome di Pseudomonas quinolone signal (PQS) – prodotto in concentrazioni maggiori di quelle attese -, mentre il secondo è l’alkyl hydroxyquinoline (AQNO).

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Gli scienziati hanno scoperto che i due segnali vengono regolati in modo indipendente; ciò potrebbe offrire una maggiore protezione dalle tossine. “Sebbene la risposta AQNO identificata nello studio sia un comportamento dipendente dallo stress, è un messaggio chimico così nuovo che non è stato ancora classificato definitivamente come un segnale, anche se, sulla base delle nostre scoperte, crediamo che lo sia”, ha sottolineato il coautore dello studio Joshua Shrout.

I ricercatori, che hanno pubblicato i risultati dell’indagine sulla rivista scientifica Journal of Biological Chemistry (JBC), per intercettare la produzione dei due segnali chimici hanno utilizzato una tecnica innovativa per ottenere immagini ad altissima risoluzione, nelle quali hanno analizzato centinaia di migliaia di pixel.

[Credit: Janice Haney Carr]

Fonte: fanpage.it

Il vostro bambino ha problemi visivi? Ecco come comportarsi

Il tuo bambino ha problemi visivi? Dalla prescrizione oculistica alla scelta degli occhiali

  • di Ospedale Bambino Gesù

Lo sviluppo della capacità visiva avviene progressivamente entro i 9 anni di vita circa. E’ importante intervenire rapidamente con l’adeguata correzione delle anomalie per favorire l’apprendimento visivo

Problemi visivi: occhiali o lenti a contatto?

La scoperta di un difetto della vista è sempre un momento importante nella vita del bambino: ma come scegliere la montatura migliore? Potrebbe accadere che un giorno un genitore venga informato dal Medico Oculista della necessità di dover correggere un problema della vista del proprio figlio mediante l’utilizzo permanente di un occhiale. Le anomalie refrattive sono condizioni che comportano un’alterata focalizzazione sulla retina delle immagini. La focalizzazione è necessaria per una corretta visione.

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La visione è un processo che necessita di apprendimento e pertanto se esiste una condizione che non consente un’adeguata focalizzazione delle immagini, è necessario correggere la causa, che comunemente è rappresentata dal difetto refrattivo (ipermetropia, miopia e astigmatismo). Lo sviluppo della capacità visiva dura un periodo non rigidamente definibile, ma compreso nei primi 8-9 anni di vita. La correzione ottica dovrà quindi essere utilizzata dal bambino nel modo corretto, spesso per tutta la giornata. Successivamente alla prescrizione della correzione ottica da parte del medico oculista, i genitori dovranno recarsi dall’ottico che si occupa della vendita degli occhiali per scegliere la montatura su cui andranno montate le lenti prescritte.

E le lenti a contatto?

Le lenti a contatto possono venir prescritte dall’oculista o richieste dai genitori per motivi estetici, o per praticare sport.

Se richieste dai genitori, deve essere valutata la maturità e la capacità dei genitori e del bambino di gestire le lenti a contatto in modo responsabile.

Come si sceglie la montatura degli occhiali?

  • La montatura deve vestire in modo corretto il viso del bambino posizionandosi ad una distanza fissa rispetto agli occhi e mantenendosi stabile sul suo viso;
  • L’estetica è sicuramente molto importante, ma non deve essere l’elemento che guida la scelta. Portare gli  occhiali per un bambino non significa tenerli sul naso, ma guardarvi attraverso;
  • Il calibro e la forma della montatura devono essere conformi sia al viso, e quindi tener conto delle misure craniofacciali dei bambini, sia al tipo di difetto da correggere;
  • Il metallo è sconsigliato nella prima infanzia, mentre i materiali plastici potranno essere di rigidità differente, spesso flessibili nel bambino fino ai 2-3 anni di vita;
  • La montatura deve essere stabile: i bambini sono sempre in movimento e determinati difetti refrattivi, come ad esempio l’astigmatismo, potrebbero non essere adeguatamente compensati qualora la montatura e le lenti non fossero correttamente posizionate sul viso del bambino;
  • Il ponte naso, ovvero quella parte a cavallo tra le due lenti, dovrebbe vestire in modo corretto la parte più alta del naso (radice) consentendo allo stesso tempo di mantenere la porzione superiore della montatura all’altezza del sopracciglio.

Fonte: Aleteia

Ecco cosa succede ai grassi quando bevi ogni giorno tisane dimagranti

Tisane dimagranti: 5 ricette fai da te per favorire la perdita di peso

Le tisane dimagranti possono essere un valido aiuto per perdere peso, ma solo se associate ad una sana alimentazione e ad una regolare attività fisica. Ecco come preparare a casa delle tisane bruciagrassi fai da te, a base di erbe naturali ad azione depurativa, diuretica e spezzafame.

Le tisane dimagranti possono essere un valido aiuto per perdere peso in modo naturale, si realizzano infatti utilizzando erbe e piante che, grazie ai loro principi attivi, aiutano a bruciare i grassi e depurare e drenare l’organismo, oltre ad attivare il metabolismo. È importante però sottolineare che questi infusi fai da te non devono essere considerati come delle soluzioni veloci per dimagrire: le tisane dimagranti, infatti, vanno assunte seguendo un’alimentazione sana e bilanciata, associata a regolare attività fisica. È inoltre fondamentale rivolgersi ad un professionista, prima di consumarle, che valuterà la situazione caso per caso, tenendo conto anche di eventuali patologie e dell’assunzione di farmaci. Oltre che per perdere peso, questi benefici infusi aiutano anche ad aumentare la diuresi, soprattutto le tisane drenanti, diminuendo così la ritenzione idrica, spesso associata al sovrappeso. Per notare gli effetti benefici di queste tisane bisogna assumerle regolarmente per periodi abbastanza lunghi, seguendo sempre i consigli e le dosi suggerite dall’erborista o dal proprio medico.

Come agiscono le tisane dimagranti

Le tisane dimagranti agiscono grazie ai loro principi attivi che donano a questi infusi proprietà termogeniche: aiutano cioè ad aumentare il metabolismo, permettendo così di bruciare calorie più velocemente. Inoltre sono spesso composte da erbe ricche di fibre che svolgono un’azione diuretica e lassativa, oltre che depurativa. Queste sostanze ad effetto diuretico e depurativo unite all’acqua con cui si prepara la tisana, risultano efficaci nel favorire l’eliminazione di sostanze tossiche dall’organismo, facilitando allo stesso tempo la perdita dei chili di troppo. Le fibre, inoltre, aumentano il senso di sazietà riducendo l’assorbimento da parte dell’intestino di grassi e tossine.

Tisane per dimagrire: come assumerle e per quanto tempo

Prima di vedere nello specifico quali sono le tisane dimagranti più efficaci e come prepararle, è importante sapere che, per ottenere buoni risultati, bisogna assumere da 1 a 3 tazze di tisane al giorno per un periodo che può variare da 2 settimane a 1 mese o anche di più, in base alle indicazioni del medico. Si possono assumere subito prima o dopo i pasti principali, ma anche durante lo spuntino o la merenda: in questo modo terremo sotto controllo il senso di fame. Per una migliore efficacia dimagrante sarebbe meglio bere le tisane così come sono, evitando l’uso di dolcificanti. Preferibilmente acquistate le erbe per la preparazione delle tisane in erboristeria e raccoglietele solo se le conoscete bene e in luoghi non inquinati.

1. Tisana alla menta: stimola la digestione e riduce il senso di fame

La tisana dimagrante a base di menta, è un anti-fame naturale, oltre a favorire il processo digestivo, soprattutto la menta piperita. Assumetela prima dei due pasti principali così da arrivare al pasto con poca fame, migliorando anche la digestione. Per prepararne una tazza vi occorre 1 cucchiaio di foglie di menta fresca o secca: se utilizzate le foglie fresche ricordate di lavarle bene prima dell’utilizzo. Fate bollire l’acqua, spegnete e aggiungete la menta. Lasciate in infusione per 10 minuti con la tazza coperta. Infine filtrate e bevete.

2. Tisana di Erba Mate: brucia i grassi e placa la fame nervosa

Un’altra tisana ottima favorire la perdita di peso è quella a base di  Erba Mate o Yerba Mate, detta anche Matè. Una bevanda molto consumata in Sudamerica, dove viene bevuta al posto del caffè: stimola la diuresi, placa la fame nervosa e attiva il metabolismo,grazie alla sua azione termogenica, inoltre dona una sensazione di energia che dura tutto il giorno. Per la preparazione di una tazza vi occorre 1 cucchiaio di foglie di Erba mate. Fate bollire l’acqua, aggiungete l’erba e lasciate in infusione 5 minuti e bevete senza filtrare. Evitate l’assunzione di questa tisana la sera se avete difficoltà ad addormentarvi.

3. Tisana zenzero e limone: aiuta ad aumentare il metabolismo

Una combinazione perfetta è quella tra zenzero e limone, la tisana dimagrante fa da te ideale per stimolare il metabolismo e per ridurre il senso di fame. Lo zenzero contiene inoltre gingerolo, che lo rendono un alimento termogenico, un’eccellente brucia grassi naturale. Il limone invece combatte la ritenzione idrica eliminando il gonfiore addominale. Per preparare la tisana dimagrante zenzero e limone fate bollire 200 ml di acqua, aggiungete poi 6 fettine di zenzero e 1/2 limone, sia scorza che succo. Lasciate in infusione per 10 minuti, filtrate e bevetelo. Assumete questa tisana prima dei pasti principali: al mattino aiuterà anche a depurare l’organismo.

4. Tisana di ibisco: dall’azione diuretica

Altro infuso da bere per dimagrire è la tisana di ibisco, conosciuta anche con il nome di Karkadè o di tè rosso. Si tratta di una pianta originaria dell’Africa tropicale, ottimo diuretico e brucia grassi, inoltre non contiene caffeina: può essere quindi bevuta anche la sera, senza disturbare il sonno. Per la preparazione, portate ad ebollizione 200 ml di acqua, aggiungete 1 cucchiaio di fiori essiccati di ibisco e lasciate in infusione per una decina di minuti, filtrate e bevete calda o fredda. Se preferite potete aggiungere un po’ di succo di limone, soprattutto se decidete di berla fredda: sarà ancora più dissetante.

5. Tisana al caffè verde: aiuta a ridurre l’assorbimento di grassi

Un’efficace tisana brucia grassi è quella a base di caffè verde : si tratta in realtà del normale caffè che viene raccolto prima di raggiungre la completa maturazione. In erboristeria lo trovate in chicchi o direttamente in bustine monodose. Il caffè verde riduce l’assorbimento di grassi, grazie alle metilxantine, sostanze dall’azione lipolitica, mentre l’acido clorogenico riduce l’assorbimeno di zuccheri da parte dell’intestino, velocizzando il metabolismo. Se acquistate i grani tritateli con un frullatore o un macinino da caffè, e mettetene 1 cucchiaino in una tazza di acqua caldissima ma non bollente: la temperatura ideale sarebbe 80°C. Lasciate in infusione per 10 minuti, filtrate e bevete tiepida.

Controindicazioni

Le tisane dimagranti sono rimedi naturali da associare a una dieta bilanciata e una regolare attività fisica, anche moderata. È importante però consultare il medico prima di consumarle, soprattutto se si tratta di erbe a cui si è allergici, se si assumono farmaci o se si soffre di qualche patologia cronica: si tratta infatti di erbe o piante che potrebbero interferire con alcuni farmaci. Inoltre se ne sconsiglia l’uso quotidiano in gravidanza e allattamento. Fate molta attenzione anche alle erbe che raccogliete: vanno raccolte il posti non inquinati e solo se le conoscete bene, altrimenti acquistatele in erboristeria o in farmacia.

Fonte: fanpage.it

Mangiare intuitivo, ecco il nuovo metodo per perdere peso senza privazioni

Ecco il “mangiare intuitivo”: l’alternativa alla dieta restrittiva

  • di Veronica Lea

La perdita di peso è più lenta ma costante

Addio alle diete “classiche”, quelle – per intenderci – con un menù settimanale prestabilito e (l’odiata) tabella conta calorie. Seguire diete restrittive può infatti portare ad avere un umore negativo per le troppe privazioni.

Si sta facendo largo un nuovo stile alimentare: il “mangiare intuitivo”. Seguendolo, la perdita di peso è più lenta ma costante e riprendere i chili persi – assicurano gli ideatori – è molto più difficile.

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Mangiare intuitivo, i capisaldi

Per iniziare a mangiare intuitivo, si legge su Il Giornale, bisogna innanzitutto cibarsi solo se si ha davvero fame, e non perchè “è ora”. Inutile inoltre dividere gli alimenti in “buoni” e “cattivi”: dopo uno sgarro a tavola meglio recuperare il giorno dopo senza inutili sensi di colpa.

Il terzo segreto è mangiare lentamente: prendersi almeno 15 minuti per fare colazione e almeno mezz’ora di tempo per gustarsi pranzo e cena è condizione necessaria affinché il cervello capisca che si è sazi. I bocconi vanno masticati a lungo, un metodo infallibile per apprezzare meglio i cibi salutari al posto dei tipici pasti da fast food.

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Porzioni piccole

Meglio inoltre le porzioni tagliate “su misura”: è più salutare mangiare più spesso ma poco che farlo poche volte al giorno ma tanto. Infine, l’ultimo caposaldo del mangiare intuitivo è farlo in silenzio e in un clima tranquillo, sereno, con Tv e smartphone spenti. In questo modo sarà più semplice capire se si ha davvero ancora fame o se si è sazi. E il relax è assicurato.

Fonte dell’articolo qui: in terris

Ecco cosa succede se non saluti tuo figlio quando esci di casa

Perché devi sempre salutare tuo figlio quando esci di casa?

  • di Jennifer Delgado Suárez

Se hai un bambino piccolo saprai che il momento in cui devi uscire di casa senza di lui è uno dei più difficili. Separarti dal tuo piccolino fa male, soprattutto perché anche lui non vuole separarsi da te, un fenomeno che si aggrava quando entra nella fase di ansia da separazione. Ma non si può neppure stargli sempre vicino, inoltre queste separazioni sono utili perché lui possa sviluppare la sua indipendenza emotiva, anche se in un primo momento sarà difficile.

Alcuni genitori, al fine di evitare che il bambino pianga, escono di casa di nascosto. Tuttavia, non dovremmo mai uscire di casa senza salutarlo. Uscire di casa in modo furtivo non è la cosa migliore per i vostri bambini perché può creare in loro una ferita emotiva difficile da curare.

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Scappare in modo furtivo genera la sensazione di abbandono

Fuggire di nascosto da lui non eviterà la sofferenza del bambino. Il fatto che non lo senti piangere non significa che noti meno la tua presenza. In realtà, può essere anche peggio, dato che quando piange perché ti vede uscire prova tristezza, ma quando piange perché nota la tua assenza può sperimentare una sensazione di abbandono, angoscia e disperazione.

I bambini piccoli hanno difficoltà a sopportare la separazione dai genitori perché li considerano una fonte di sicurezza e soddisfazione dei loro bisogni. Pertanto, la separazione può essere vissuta come un vero e proprio abbandono, ancor più se il genitore scompare improvvisamente.

Gli effetti della sensazione di abbandono che possono sperimentare i bambini piccoli non vanno sottovalutati:

– Shock. In un primo momento il bambino reagisce solitamente con pianto, rabbia o uno scatto d’ira. In seguito può sperimentare angoscia e ansia.

– Insicurezza. Quando il bambino si rende conto improvvisamente che i suoi genitori non ci sono, il suo mondo può vacillare, e questo gli genera una forte insicurezza. Se invece di salutarlo fuggi di nascosto, il bambino non saprà quando potresti sparire di nuovo, così si sentirà perennemente confuso e insicuro.

– Paura. Invece d’insegnare al bambino ad affrontare la separazione, la fuga genera ulteriore ansia. Di conseguenza, è probabile che al tuo ritorno sarà ancor più attaccato a te, perché adotterà un atteggiamento vigilante per evitare di essere abbandonato di nuovo. Inoltre, può cominciare a temere che anche gli altri lo abbandonino.

– Colpa. Se fuggi spesso di nascosto, è probabile che il bambino cominci a sentirsi in colpa. Penserà che ha fatto qualcosa di sbagliato e merita d’essere “abbandonato” e probabilmente ciò affetterà la sua autostima perché crederà di non essere degno d’essere amato.

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Diversi studi hanno analizzato l’impatto della sensazione di abbandono nei bambini. Uno studio condotto da psicologi delle università di Columbia e Duke analizzò 3.000 famiglie in cui la madre aveva abbandonato in alcune occasioni i propri figli. I ricercatori seguirono i bambini fino all’età di cinque anni e scoprirono che la precoce separazione materna generava comportamenti negativi nei bambini di soli tre anni d’età e gli stessi mostravano comportamenti aggressivi al raggiungimento dei 5 anni. Un altro studio della Columbia University scoprì una relazione tra la separazione da chi si occupava principalmente dei bambini e gli scarsi risultati accademici all’età di otto anni.

Naturalmente, questo non significa che fuggire furtivamente per pochi minuti abbia gli stessi effetti su tuo figlio, dato che questi studi si riferiscono a periodi di separazione piuttosto lunghi. Ma se sei abituato ad andare via senza salutarlo e tuo figlio sperimenta questo come un abbandono, la situazione può innescare una cascata di emozioni e sentimenti che terminano danneggiandolo.

Al contrario, ogni volta che saluti tuo figlio stai costruendo un rapporto di fiducia. Anche se all’inizio è difficile, si renderà gradualmente conto che può fidarsi di te, perché anche se lo lasci per un po’, dopo tornerai. Così facendo incoraggerai una comunicazione aperta, che sarà fondamentale quando raggiungerà l’adolescenza.

Come salutare tuo figlio senza che si trasformi in un dramma?

Vai preparando il terreno. In questo modo la tua uscita non lo prenderà di sorpresa e potrà iniziare ad abituarsi, anche se non è necessario avvisarlo troppo presto, 15 minuti di anticipo sono più che sufficienti. Puoi dirgli: “tua nonna arriverà presto, quando finiamo la merenda dovrai salutare la mamma”.

– Parlagli di cosa farà in tua assenza. Se gli lasci un programma il bambino si sentirà più sicuro e meno confuso, e potrebbe anche motivarsi, se il piano gli piace. Ad esempio, puoi dirgli: “quando arriva tua zia ti metterà il pigiama e ti leggerà quel racconto che ti piace tanto, prima di andare a letto”.

– Digli quando tornerai. Se gli dici a che ora tornerai, il bambino si sentirà più sicuro. Così saprà che ogni volta che esci, torni, ed eviterai che si senta abbandonato. Se non sai con precisione quando tornerai, puoi spiegargli che arriverai quando la lancetta più corta dell’orologio raggiungerà un determinato punto. Quando ritorni, fargli notare la tua puntualità, così rafforzerai la sua fiducia in te.

– Stabilisci una routine. Le consuetudini aiutano i bambini ad avere la sensazione di controllo della situazione, e li aiutano a trasformare un’esperienza passiva in attiva. Ma il modo consueto di salutarlo deve essere breve perché altrimenti è probabile che il piccolo inizi a piangere. Ad esempio, puoi dargli due bacini e incoraggiarlo a metterli da parte per quando sarai uscito e lui sentirà la tua mancanza.

Fonti:
Howard, K. et. Al. (2011) Early Mother-Child Separation, Parenting, and Child Well-Being in Early Head Start Families. Attach Hum Dev; 13(1): 5-26.
Leventhal, T. & Brooks-Gunn, J. (2000)“Entrances” and “Exits” in children’s lives: Associations between household events and test scores. New York: Teachers College, Columbia University.

Fonte: Angolo della psicologia

Vittimismo, ecco come rispondere a una persona che ti attacca così

Vittimismo patologico: Persone che funzionano in modalità “lamento”

  • di Jennifer Delgado Suárez

Tutti, prima o poi, abbiamo assunto il ruolo della vittima. Ma ci sono persone che si trasformano in vittime permanenti arrivando a soffrire di ciò che si potrebbe definire “vittimismo cronico”. Queste persone si travestono da false vittime, consapevolmente o inconsapevolmente, per simulare un’aggressione inesistente e, allo stesso tempo, scaricare la colpa sugli altri, liberandosi così da ogni responsabilità.

Infatti, il vittimismo cronico non è una malattia, ma potrebbe portare con il tempo a sviluppare un disturbo paranoico quando la persona insiste continuamente a incolpare gli altri di tutti i mali di cui soffre. Inoltre, questo modo di affrontare il mondo genera una visione pessimistica della realtà, terminando per causare malessere tanto in chi si lamenta come in chi riceve la colpa.

In molti casi, la persona che cade nel vittimismo cronico finisce per alimentare sentimenti molto negativi, come rancore e rabbia, che sfociano in un vittimismo aggressivo. È il tipico caso di chi non si limita a lamentarsi ma attacca e accusa gli altri, mostrandosi intollerante e violando in continuazione i loro diritti.

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Radiografia di una vittima cronica

– Distorce la realtà. Si tratta di persone che credono fortemente che la colpa di ciò che accade loro sia sempre degli altri. In realtà, il problema è che hanno una visione distorta della realtà, hanno un locus of control esterno, e credono che tanto le cose positive come quelle negative che accadono loro non dipendano direttamente dalla loro volontà, ma da circostanze esterne. Inoltre, esagerano gli aspetti negativi, sviluppando un pessimismo esacerbato che le porta a concentrarsi solo sulle cose negative che accadono, ignorando quelle positive.

– Si consola lamentandosi. Queste persone credono di essere vittime degli altri e delle circostanze, così non si sentono colpevoli o responsabili per nulla di ciò che accade loro. Di conseguenza, l’unica cosa che gli rimane da fare è “lamentarsi”. Infatti, questi individui provano spesso piacere nell’atto di lamentarsi perché permette loro di assumere meglio il ruolo di “povere vittime” riuscendo così ad attirare l’attenzione degli altri. Queste persone non cercano aiuto per risolvere i loro problemi, si limitano esclusivamente a lamentarsi alla ricerca di compassione e protagonismo.

– Cerca continuamente dei colpevoli. Le persone che assumono il ruolo di eterne vittime sviluppano un atteggiamento sospettoso, credono che gli altri agiscano sempre in mala fede. A questo proposito, spesso si affannano a scoprire piccole mancanze solo per sentirsi discriminati o maltrattati, e questo solo per riaffermare il loro ruolo di vittime. Così, finiscono per sviluppare ipersensibilità e diventano specialisti a scatenare una tempesta in un bicchiere d’acqua.

– Non è in grado di fare una autocritica onesta. Queste persone sono convinte di non avere nessuna colpa, che non ci sia niente da criticare nei loro comportamenti. Dal momento che la responsabilità è degli altri, non accettano le critiche costruttive e tanto meno fanno un esame di coscienza approfondito che potrebbe portarle a cambiare il loro atteggiamento. Per queste persone, gli errori e le colpe degli altri sono intollerabili, mentre le loro sono sottigliezze. Dopo tutto, sono loro le vittime.

Perché una persona assuma il ruolo della vittima ci deve essere un colpevole. Di conseguenza, è necessario sviluppare una serie di strategie allo scopo di far sì che l’altro assuma la colpa. Se non siamo consapevoli di queste strategie è probabile che cadiamo nella loro rete e prendiamo tutta la colpa su di noi.

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1. Vittimismo: retorica

In sostanza, la retorica di questa persona ha come obiettivo delegittimare gli argomenti del suo avversario. Ma non smentendo le sue affermazioni con argomenti più validi, piuttosto facendo in modo che l’altra persona assuma, inconsapevolmente, il ruolo di aggressore.

Come lo fanno? Semplicemente assumendo il ruolo di vittima nella discussione, in modo tale che l’altra persona sembri autoritaria, poco empatica o addirittura aggressiva. Questa strategia si conosce come “retorica centrista”, dato che la persona cerca di mostrare il suo avversario come un estremista, invece di preoccuparsi di confutarne le affermazioni. Pertanto, qualsiasi argomentazione che avanzi il suo avversario sarà solo una dimostrazione di malafede.

Ad esempio, se una persona osa contrastare una lamentela con prove indiscutibili o statistiche provenienti da fonti attendibili, la vittima non risponderà con dei fatti, ma dirà qualcosa del tipo: “Mi aggredisci continuamente, ora dici che sto mentendo” o “Stai cercando di imporre le tue opinioni, fammi il favore di chiedermi scusa”.

2. Vittimismo: ritirata

In alcuni casi, l’argomento della vittima ha lo scopo di permettergli di sottrarsi alle sue responsabilità ed evitare di dover chiedere scusa o riconoscere il suo errore. Pertanto, cercherà di divincolarsi dalla situazione. Per raggiungere questo obiettivo la strategia è quella di screditare l’argomento del vincitore, ma senza ammettere che si era sbagliato.

Come lo fa? Anche in questo caso, assume il ruolo della vittima, gioca con i dati a suo piacimento e li manipola, come gli conviene per seminare confusione. Fondamentalmente, questa persona proietterà i suoi errori sull’altro.

Ad esempio, se una persona risponde con un dato verificato che nega quanto già affermato, la vittima non riconoscerà il suo errore. In ogni caso, cercherà di ritirarsi in modo dignitoso dicendo qualcosa del tipo: “Questo fatto non nega ciò che ho detto. Per favore, non creare più confusione e caos” o “Mi stai incolpando di confondere gli altri, sei un maleducato, è chiaro che è inutile discutere con te perché non vuoi sentire ragioni”, quando in realtà a creare confusione è lei stessa.

3. Manipolazione emotiva

Una delle strategie preferite dalle vittime croniche è la manipolazione emotiva. Quando questa persona conosce abbastanza bene l’altra parte, non esiterà a giocare con le sue emozioni per portare il gioco a suo favore e assumere il ruolo della vittima. Infatti, queste persone sono molto abili nel riconoscere le emozioni, così approfittano di qualsiasi piccolo dubbio o errore per usarli a loro favore.

Come lo fanno? Scoprendo il punto debole del loro avversario e sfruttando l’empatia che può provare. Così, finiscono per farlo cadere nella loro rete, facendogli assumere la piena responsabilità e il ruolo di carnefice, mentre loro restano tranquilli e comodi nel loro ruolo di vittime continuando a lamentarsi.

Ad esempio, una madre che non vuole ammettere i propri errori, può dare la colpa al figlio dicendo qualcosa del tipo: “Con tutto quello che ho fatto per te, è così che mi ripaghi?” Ma questo tipo di manipolazione è piuttosto comune anche nelle relazioni, tra amici e sul posto di lavoro.

Come trattare con queste persone?

Il primo passo è rendersi conto che si tratta di una persona che assume il ruolo di vittima. Quindi resistere all’attacco evitando di rimanere intrappolati nel suo gioco. La cosa più opportuna da fare è dire che non abbiamo tempo per ascoltare le sue lamentele, che se ha bisogno di aiuto saremo lieti di darglielo, ma non siamo disposti a sprecare tempo ed energie ad ascoltare le sue lamentele.

Ricordate che la cosa più importante è che queste persone non vi rovinino la vita scaricandovi addosso la loro negatività e, soprattutto, che non vi facciano sentire in colpa. Non dimenticate che vi può fare del male emotivamente solo colui al quale voi date il potere di farlo.

Umidità? Ecco come rendere perfettamente respirabile l’aria di casa tua

Scopriamo come togliere l’ umidità dai muri con metodi naturali e semplicidi Marco Grilli

Pareti ingiallite, muffe che affiorano, incrostazioni varie e superfici bagnate sono lo sgradevole effetto del fattore umidità che si manifesta sui muri delle case più vecchie, meno esposte al sole o poco soggette a manutenzione. Senza trascurare l’incidenza dei lunghi periodi piovosi, che caratterizzano sempre più i nostri inverni.

Esistono rimedi semplici e naturali per togliere l’umidità dai muri di casa, che rappresentano una valida alternativa per chi non vuol ricorrere al tradizionale deumidificatore.

L’eccesso di umidità, causa della proliferazione di batteri e virus, è negativo non solo per la struttura degli edifici ma perfino per la salute dei suoi abitanti, provocando problemi respiratori, congestione nasale, mal di gola e reumatismi.

Prevenire è meglio che curare

Naturalmente la prevenzione è sempre la migliore arma per evitare che i problemi insorgano. Se vi preme quindi mantenere la salubrità dei vostri ambienti, in fase di progettazione della casa basterà seguire alcuni accorgimenti. Prima di tutto sarà necessario garantire un buon isolamento termico, specialmente in corrispondenza delle strutture portanti in cemento armato, dei solai e dei soffitti.

È preferibile poi un intonaco interno a base di gesso, capace di incamerare l’umidità, mentre degli abbondanti cornicioni riusciranno a limitare quest’ultima, soprattutto sui muri esterni.

Infine, fate in modo che la cucina sia realizzata sottovento, predisponendo anche eventuali canalizzazioni per convogliare all’esterno gli aspiratori e tutte le corrispondenti aperture per le prese d’aria.

Un attenzione particolare merita poi l’arredamento. Anche in questo caso vale la buona norma di predisporre buoni aspiratori nei bagni e nelle cucine, avendo cura che la cappa aspirante sia sempre convogliata all’esterno. Altra raccomandazione: non ostruire mai le prese d’aria. Evitare di posizionare il mobilio più imponente (armadi, librerie ecc.) in prossimità dei muri esterni più freddi, che catturano la luce in punti cruciali.

Attenzione alle muffe

Questo è un altro consiglio utile a scongiurare la proliferazione delle tanto odiate muffe. Cercate poi di preferire mobili in legno non impregnato, limitare il numero delle piante nelle vostre case – questo accorgimento forse scontenterà le casalinghe dal pollice verde  – ed infine di raccogliere sempre l’acqua sbrinata dal frigo, evitando di farla evaporare.

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Cogliere l’umidità dai muri con metodi naturali. Veniamo ora alle buone abitudini casalinghe, che se seguite  contribuiranno al vostro obiettivo di vivere in ambienti salubri e privi di umidità.

Le buone pratiche anti-umidità

Prima di tutto cercate di garantire la giusta areazione degli interni, aprendo porte e finestre quando le condizioni atmosferiche lo consentono e facendo entrare più luce possibile specialmente nella stagione fredda, tenendo aperte di giorno tende e tapparelle.

Ricambiare l’aria quotidianamente è una buona usanza, ancora più efficace se si fa corrente spalancando le finestre contemporaneamente, anche per un breve periodo durante il freddo invernale.

Bagni e cucine con i vapori delle pentole e delle docce sono gli ambienti più a rischio umidità. Quali le soluzioni? Ricorrete agli aspiratori, azionandoli preventivamente e lasciandoli in funzione a lungo, avendo cura di pulire sempre i filtri e garantire una buona manutenzione. Se il bagno è dotato di una ventola, ricordate sempre di farla partire al momento della vostra doccia o bagno, poiché questo strumento è funzionale a portare l’umidità all’esterno della casa. Oggi si trovano in commercio ventilatori-lampadari a prezzi molto convenienti.

Una spesa utile, perché le ventole, girando, attirano l’aria secca all’interno della casa, diminuendo il grado di umidità. Sempre per quanto riguarda i bagni, occhio poi alle stuccature delle piastrelle, soprattutto sul piatto della doccia e sul contorno della vasca.

Altre precauzioni comportano le piante poste all’interno delle case. Il terriccio bagnato tende a umidificare l’aria, cercate quindi di innaffiare o spruzzare solo quando strettamente necessario.

Un’altra usanza piuttosto diffusa che in realtà non aiuta l’umidità è stendere all’interno delle case. I panni messi ad asciugare, infatti, sprigionano vapore incrementando il tasso igroscopico. Meglio far asciugare tutto all’esterno, ad esempio sul balcone o in terrazza.

Anche le stagioni piovose contribuiscono all’aumento del tasso di umidità casalinga. Fate in modo di evitare che l’acqua si accumuli lungo il perimetro della casa, magari facendo delle modifiche alla vostra grondaia. In ogni caso, al primo apparire della muffa lungo i muri non esitate a rimuoverla e, per quanto possibile, disinfettando con la candeggina.

Eccoci ora alla parte più originale di questi consigli anti-muffa. Se non volete spendere per comprare un deumidificatore, vi proponiamo alcune soluzioni fai-da-te molto economiche.

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Deumidificatori fatti in casa

Il  rimedio efficace contro l’umidità è poco costoso e facilmente reperibile: il sale grosso. Grazie al processo di osmosi riesce ad attirare a sé l’acqua, compresa quella allo stato di vapore presente nell’aria. Vi sono varie possibilità per approntare il vostro deumidificatore fatto in casa.

Potete per esempio utilizzare un sacchetto di organza o di garza di cotone con del sale grosso, posto sopra un contenitore in plastica chiuso, dopo aver fatto dei buchi sul suo coperchio. La scatola accoglierà l’acqua in eccesso e basterà svuotare periodicamente il contenitore e far asciugare il sale per poter riutilizzare efficacemente il tutto. Per una corretta deumidificazione calcolate 150 gr di sale grosso ogni 10 mq.

In alternativa al contenitore di plastica, potete utilizzare uno scolapasta posto al di sopra di una pentola in grado di contenerlo, copritelo con un telo da cucina e cospargetevi sopra i soliti 100-150 gr di sale grosso, a seconda della grandezza della stanza.  Se non volete coprire lo scolapasta, potete sempre utilizzare un sacchetto di tela ponendo al suo interno il sale. Sono tutti procedimenti simili, capaci di ottenere gli stessi ottimi risultati.

Un altro dispositivo antiumidità può esser ricavato da una semplice bottiglia di plastica. In questo caso basterà asciugarla con cura e tagliarla a metà in prossimità del tappo per ottenere un’apertura abbastanza ampia. La parte superiore, contenente il sale grosso, verrà quindi bucherellata e posta all’interno dell’altra che fungerà da raccoglitore, come nel caso della scolapasta. Prima del suo utilizzo ponetela in frigorifero per una nottata, in modo da aumentarne il potere anti-umidità. I risultati non vi deluderanno!

Esistono inoltre delle alternative all’acquisto del deumidificatore elettrico che consuma molta energia: le lampade di sale. Si tratta di veri oggetti di design, a forma piramidale, che emettono una luce rossastra. Al loro interno si trova il prezioso sale dell’Himalaya, che assorbe naturalmente l’umidità. La temperatura attivata dalla lampada origina infatti il processo di osmosi, sottraendo acqua all’ambiente. Per quanto riguarda il loro utilizzo, è consigliabile di non porle direttamente al di sopra dei mobili ma su un supporto in legno.

Non una soluzione a costo zero, ma sicuramente più conveniente dei deumidificatori tradizionali: in commercio le lampade di sale possono essere acquistate ad un prezzo variabile dai 20 ai 60 euro a seconda della grandezza. La base può naturalmente esser recuperata, mentre la parte in sale va sostituita quando il minerale si deteriora.

Infine, per quanto riguarda i piccoli ambienti, quali cassetti, scarpiere e mobili di ridotte dimensioni, risultano particolarmente efficaci in chiave antiumidità i granuli di silice, dotati di un forte potere assorbente.

Chiudiamo così questa carrellata di rimedi naturali poco costosi e di estrema semplicità, che ci aiuteranno a tener lontane le tanto malsane muffe. – Fonte: Tutto Green