Infanzia: niente smartphone e tablet prima dei 2 anni. Ecco perchè

Infanzia: Smartphone e tablet: ecco i rischi per i bambini

I pediatri italiani avvertono i genitori: “Limitatene l’uso voi stessi e mettete paletti ai vostri figli”

Prima dei due anni, i bambini non devono vedere smartphone e tablet. Ma anche superata quell’età, non possono guardarli durante i pasti e prima di andare a dormire.

Sono in sintesi le linee guida della Società italiana di pediatria, pubblicate ieri sull’Italian Journal of Pediatrics vengono presentate a Roma in occasione del 74esimo Congresso italiano di pediatria.

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L’invito dei pediatri è a limitarne l’uso a massimo un’ora al giorno nei bambini tra i 2 e i 5 anni e al massimo due ore al giorno per quelli tra i 5 e gli 8 anni. In Italia 8 bambini su 10 tra i 3 e i 5 anni sanno usare il cellulare dei genitori.

E mamma e papà sono troppo spesso permissivi: il 30% dei genitori usa lo smartphone per distrarli o calmarli già durante il primo anno di vita, il 70% al secondo anno. Il documento sconsiglia, inoltre, programmi con contenuti violenti e soprattutto no al cellulare “pacificatore”.

“Nessuna criminalizzazione delle tecnologie digitali. Ma come pediatri che hanno a cuore la salute psicofisica dei bambini non possiamo trascurare i rischi documentati di un’esposizione precoce e prolungata a smartphone e tablet”, spiega il presidente della Società Italiana di Pediatria Alberto Villani.

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Numerose sono le evidenze scientifiche sulle interazioni con lo sviluppo neuro-cognitivo, il sonno, la vista, l’udito, le funzioni metaboliche, le relazioni genitori-figli.

“E’ importante – aggiunge Elena Bozzola, segretaria nazionale Sip – porre ai bambini dei limiti e trovare dei modi alternativi per intrattenerli e calmarli. I genitori dovrebbero dare il buon esempio, limitando l’utilizzo dei device perché i bambini sono grandi imitatori”. Fonte: interris Titolo originale – Infanzia: Smartphone e tablet: ecco i rischi per i bambini

Mamma pubblica foto shock: “Ecco cosa fanno le maestre a mia figlia”

La bimba si toglie sempre le scarpe all’asilo: le maestre gliele legano col nastro isolante – di B.C. – I fatti sono avvenuti al Pleasant Hill Daycare nello Stato USA della North Carolina.

Mamma Jessica ha condiviso le immagini su Facebook e altre donne hanno confermato che lo stesso trattamento sarebbe stato riservato anche ai loro bimbi. Dopo la denuncia, l’asilo nido ha licenziati due dipendenti.

Le maestre dell’asilo le avrebbero avvolto del nastro isolante per evitare che si togliesse le scarpe. Jessica Hayes ha condiviso le inquietanti immagini sui social network nelle quali si vede la figlia di 17 mesi con lo scotch avvolto intorno alle sue scarpette rosa.

La donna l’aveva appena prelevata dal Pleasant Hill Daycare nel North Carolina. “Qualcuno era chiaramente sconvolto dal fatto che stava imparando a togliersi le scarpe” ha scritto la donna.

“Quel nastro è stato lasciato abbastanza a lungo da lasciarle segni, causarle gonfiore e lividi” si legge su Facebook. Dopo aver sollevato la polemica, due membri del personale con l’asilo nido sono stati licenziati e una nota ufficiale è stata inviata ai genitori dei piccoli alunni, anche se non si fa riferimento all’incidente.

Jessica ha deciso di renderla pubblica per rendere le altre madri “consapevoli di cosa potrebbe accadere ai loro figli”. E non a caso un genitore che ha visto il suo post ha risposto dicendo che la stessa cosa è successa a sua figlia nella stessa giornata.

Jessica ha comunque assicurato che continuerà a portare sua figlia all’asilo nido. Ha scritto: “Mia figlia è tornata subito all’asilo il giorno dopo e il resto della settimana. Poiché mi sento a mio agio nel farlo, continuerò a farlo”.

Tuttavia, molti genitori non sono stati così indulgenti: “Non c’è alcuna scusa per quello che hanno fatto”. Maehsell Marley, il direttore della scuola materna, ha dichiarato a WXII:” La Pleasant Hill Day Care non consente qualsiasi pratica dannosa per un bambino.

Abbiamo un gruppo eccezionale di badanti che si sforzano di soddisfare le più alte aspettative quotidiane per i bimbi affidati alle nostre cure, e ciò che è accaduto nell’incidente delle scarpe non è una rappresentazione di ciò che siamo”.

Fonte: fanpage.it 

Ecco come contrastare l’obesità nei neonati nati in sovrappeso

Bambini nati in sovrappeso: allattare al seno aiuta a contrastare l’ obesità

  • di Andrea Centini

Ricercatori coreani hanno dimostrato che l’allattamento al seno riduce significativamente il rischio di sovrappeso e obesità nei neonati più pesanti, statisticamente più esposti a sviluppare le condizioni durante l’infanzia.

L’allattamento al seno protegge i bambini di peso elevato alla nascita dallo sviluppo di obesità e sovrappeso durante l’infanzia. Lo ha determinato un team di ricerca della Ewha Womans University College of Medicine di Seoul (Corea del Sud), che ha presentato i risultati della propria indagine durante una conferenza dell’ENDO 2018, il 100° incontro annuale della Endocrine Society attualmente in corso di svolgimento a Chicago, nell’Illinois.

Gli studiosi, coordinati dal professor Hae Soon Kim, hanno condotto uno studio retrospettivo sui dati di circa 40mila bambini nati in Corea del Sud tra il 1° gennaio 2008 e il 31 dicembre 2016, tutti prelevati dal National Health Information Database (NHID). Kim e colleghi hanno analizzato passo dopo passo l’associazione tra il peso alla nascita e la curva dello sviluppo durante la crescita, fino ai sei anni di età. In questo modo hanno potuto verificare nel dettaglio l’impatto del tipo di allattamento sostenuto e del peso alla nascita col rischio di sviluppare sovrappeso e obesità.

Dall’analisi statistica dei dati è emerso che ha sviluppato sovrappeso o obesità il 10 percento dei piccoli nati sottopeso (sotto i 2,5 chilogrammi); il 15 percento di quelli nati normopeso (tra i 2,5 e i 4 chilogrammi) e il 25 percento di neonati più pesanti, ovvero con un peso superiore ai 4 chilogrammi. Il dato ha confermato la statistica che vede i bambini con peso superiore alla nascita più inclini allo sviluppo di sovrappeso e obesità durante l’infanzia, una condizione che può protrarsi nell’adolescenza e nell’età adulta con seri rischi per la salute.

Il dato più interessante ricavato da Kim e colleghi risiede proprio nelle conseguenze dell’allattamento. Nei piccoli più pesanti allattati al seno durante i primi sei mesi di vita, infatti, il rischio di sviluppare sovrappeso o obesità è crollato sensibilmente rispetto ai neonati pesanti non allattati al seno. L’indagine ha fatto emergere un altro elemento a favore dell’allattamento naturale rispetto a quello artificiale.

Fonte: fanpage.it

Come riconosce e guarire le ferite emotive dell’infanzia?

Come riconosce e guarire le ferite emotive dell’infanzia?

  • di Luz Ivonne Ream

Come gestirle una volta diventati adulti

Le ferite emotive sono esperienze dolorose dell’infanzia che costruiscono la nostra personalità adulta, quello che siamo e come affronteremo la vita con tutto ciò che comporta. Ciò vuol dire che sono un fattore determinante del nostro agire nell’età matura.

Abbiamo tutti qualche tipo di ferita emotiva profonda che ci portiamo dietro dall’infanzia, che ci ha lasciato una traccia e ci incamminerà verso il tipo di adulto che saremo: pauroso, insicuro, punitivo, con tendenze al controllo, ecc. L’ottima notizia è che queste ferite possono anche guarire. Per questo è importante riconoscerle il prima possibile e compiere un lavoro personale profondo per affrontare in modo coraggioso – perché lavorarci fa male, e molto – tutte le conseguenze che queste ferite ci hanno lasciato.

Si parla di 5 – o più – ferite emotive – o dell’anima – dell’infanzia che persistono quando siamo adulti. Sono quelle che Lisa Bourbeau menziona nel suo libro Las cinco heridas que impiden ser uno mismo (Le cinque ferite che impediscono di essere se stessi).

1. L’umiliazione

Nasce quando sentiamo che gli altri non sono conformi a ciò che siamo. C’è una sensazione di disapprovazione e di critica nei nostri confronti. Se da bambini ascoltavamo continuamente frasi come “Sei uno sciocco”, quelle parole hanno influito molto sulla nostra autostima.

Da adulti è difficile elaborare un amor proprio in modo sano, perché forse, come meccanismo di difesa, abbiamo imparato ad essere egoisti e un po’ tiranni, fino ad essere i primi a umiliare per evitare di essere umiliati. Si genera anche una personalità emotivamente dipendente.

Per far guarire questa ferita bisogna lavorare per raggiungere un’indipendenza e una libertà sane.

2. La paura dell’abbandono

La solitudine, la mancanza di protezione e l’isolamento sono alcune delle conseguenze di chi ha sperimentato l’abbandono nell’infanzia. Posso immaginare la sensazione terribile che deve sperimentare un bambino sentendosi solo contro il mondo e non protetto dalle persone che dovrebbero curarlo e amarlo in modo incondizionato.

Le conseguenze di queste ferite sono terribili per l’età adulta. Le persone hanno difficilmente relazioni stabili e durature, perché abbandoneranno per paura di rivivere il dolore ed essere nuovamente abbandonate.

Per far guarire questa ferita bisogna lavorare sulla paura di stare da soli e sul timore di essere nuovamente abbandonati, e accettare, anche se costa fatica, il contatto fisico (abbracci, carezze, baci…). Bisogna imparare a stare con se stessi e a star bene anche nella solitudine.

3. Il tradimento o la paura di avere fiducia

Questa ferita è molto delicata e ha a che vedere con il fatto di credere. Da bambini, se i nostri genitori o le persone a noi vicine non hanno mantenuto le promesse che ci avevano fatto si è aperta in noi una ferita perché ci siamo sentiti ingannati, traditi – abbiamo perso la fiducia.

Questa mancanza di fiducia non essendoci sentiti meritevoli del fatto che qualcuno mantenesse la parola data si può trasformare in gelosia, invidia o altri sentimenti negativi, fino a renderci perfezionisti, controllatori e persone che non sanno delegare.

Per far guarire questa ferita bisogna lavorare sulla fiducia, iniziando da quella personale, dalla pazienza, dalla tolleranza e dalla flessibilità.

4. L’ingiustizia

È una ferita che nasce quando in casa abbiamo vissuto un ambiente punitivo, autoritario e non affettuoso, il che genera senso di inutilità e incapacità, fino a trasformarci in adulti rigidi e perfezionisti.

Per far guarire questa ferita bisogna lavorare sulla flessibilità e sulla fiducia negli altri.

5. La paura del rifiuto

Questa ferita nasce quando durante l’infanzia sperimentiamo un rifiuto da parte dei genitori, della famiglia o dei coetanei, non avendo un sano sviluppo dell’amor proprio e dell’autostima che ci porterà – non sentendoci meritevoli di comprensione o affetto – a isolarci.

Per far guarire questa ferita dobbiamo lavorare sui nostri fantasmi interiori, sulla nostra capacità di prendere decisioni senza paura di essere giudicati e di non prenderla sul personale quando la gente si allontana.

Ricordate che siete molto più delle vostre ferite. Non permettete che una ferita vi definisca in modo negativo o vi controlli. Controllatela voi e fatene un mezzo per rafforzarvi e per guarire.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Fonte: Aleteia

Il peggior consiglio che ti possono dare e che puoi dare è “sii te stesso”. Ed è anche il più diffuso

Il peggior consiglio che ti possono dare è “sii te stesso”

  • di Jennifer Delgado Suárez

Uno dei consigli più diffusi, e anche quello che può causare il maggior danno è: “sii te stesso”. Molte persone hanno avuto successo essendo se stesse, ma molte altre hanno fallito o hanno avuto seri problemi. Anche se può sembrare una contraddizione ed è probabile che molti non siano d’accordo, essere noi stessi non è garanzia di successo o soddisfazione nella vita. O almeno, non sempre.

Perché non è sempre consigliabile “essere te stesso”?

Non inganniamoci, abbiamo tanti punti di forza come punti deboli, tante luci quante ombre. In certi casi, essere noi stessi può comportare la possibilità che quelle ombre oscurino le nostre luci.

Anche se normalmente non ci piace ammetterlo, il nostro comportamento e le nostre decisioni sono determinati da molteplici fattori di cui non siamo sempre consapevoli. Ad esempio, il nostro sistema nervoso determina dalla nascita il nostro rapporto con il mondo. Ecco perché ci sono bambini nervosi che si spaventano facilmente e altri che sono molto più flemmatici e resilienti. Le caratteristiche del nostro sistema nervoso influenzano il nostro carattere, rendendolo più o meno impulsivo, più o meno flemmatico.

Naturalmente, anche le esperienze di vita determinano chi siamo. L’attaccamento che sviluppiamo durante l’infanzia verso i nostri genitori, il loro stile educativo e persino le loro caratteristiche di personalità, sono stati impressi da qualche parte nella nostra mente e da lì continuano a condizionare la relazione che stabiliamo con noi stessi e con gli altri. Il modo in cui elaboriamo tali esperienze diventa il nostro modello del mondo, che può essere più o meno soggettivo.

Essere noi stessi implica, in un certo modo, dare libero sfogo a quelle caratteristiche meno desiderabili e condannarsi all’immobilità.

Infatti, c’è una grande differenza tra l’auto-accettazione sviluppatrice e quella conservatrice. Accettare noi stessi implica, prima di tutto, conoscerci bene, ma significa anche riconoscere e assumere che ci sono aspetti che non ci piacciono. A questo punto potremmo adottare una posizione conservatrice e limitarci ad accettare ciò che non ci piace, pensando che “siamo fatti così e non possiamo cambiare”, oppure possiamo adottare una posizione sviluppatrice e sforzarci di migliorare un po’ di più ogni giorno.

Essere la nostra versione migliore

Se sei una persona impulsiva, che prende decisioni senza pensare, che abbandona i compiti a metà, che cade a pezzi al primo ostacolo o di solito si concentra sulle cose negative, essere te stesso non ti darà molte esperienze gratificanti. Al contrario, può creare un circolo vizioso che cede il passo a disturbi psicologici come ansia e depressione.

Pertanto, il miglior consiglio è: “sii la versione migliore di te stesso”. Questo non significa sentirsi colpevoli o infelici per le nostre “ombre”, ma sforzarci ogni giorno di essere la persona che vorremmo essere.

Essere la versione migliore di noi stessi non significa essere inconsistenti o smettere di essere autentici, l’autenticità è la capacità di esprimere ciò che siamo, ma nel modo più assertivo possibile, senza danneggiare gli altri o noi stessi. Se essere autentici significa ferire se stessi e limitarsi o danneggiare gli altri, allora abbiamo un problema.

In tal caso, è importante fare un esercizio d’introspezione e chiederci se dietro quella presunta “autenticità” non ci siano delle scuse per non lavorare sulle ombre della nostra personalità. Domare il nostro sistema nervoso e mettere a tacere l’influenza delle nostre esperienze passate è difficile, quindi spesso ci sentiamo molto più a nostro agio nella zona di comfort che abbiamo creato. Il problema è che in quello spazio limitato non cresciamo.

Pertanto, sii autentico, ma cerca sempre di essere la migliore versione possibile di te stesso. Non amarti troppo da cadere nell’errore di pensare che non ci sia più spazio per la crescita e lo sviluppo.

Fonte: Angolo della psicologia

Ecco cosa succede nella mente di tuo figlio quando lo sculacci

Ecco perché non si dovrebbero mai sculacciare i bambini

Quante volte arrivati all’esasperazione, in quelle giornate stressanti dove perdere la calma è molto facile, abbiamo pensato questa frase: “Una sculacciata ogni tanto non ha mai fatto male a nessuno”, ma è davvero così?

L’uso della sculacciata come metodo educativo è una pratica ancora comune e scelta in tutto il mondo da circa l’80% dei genitori, anche se è stato oggetto di molti dibattiti la sua efficacia. Molti studi infatti dimostrano che questa forma di punizione in realtà dà risultati opposti a quanto sperato. Inoltre la sculacciata è dannosa per il bambino e viola i suoi diritti. In ben 53 paesi nel mondo questa pratica è già stata bandita.

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La sculacciata provoca una reazione di sfida nei bambini che la subiscono e risultano meno collaborativi e più inclini a disobbedire. Per non parlare dell’effetto psicologico, infatti alla sculacciata è associata una maggiore probabilità di problemi importanti di salute mentale e comportamentali in età adulta (depressione, tendenze suicide, abuso di alcol e droghe), come si evince dallo studio pubblicato sulla rivista Child Abuse & Neglect.

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Altro punto fondamentale, emerso nello studio condotto dalla dottoressa Elizabeth Gershoff, psicologa alla University of Texas at Austin, conferma che i bambini che da piccoli avevano subito punizioni corporali in età adulta sarebbero stati più propensi a sviluppare comportamenti antisociali, diventare delinquenti, creare rapporti basati sull’abuso.

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Inoltre non ci sono studi di ricerca che dimostrino che la sculacciata sia benefica per i bambini, come si può leggere in questo interessantissimo articolo.

Quindi le sculacciate non sono un buon metodo educativo, lo dimostra anche la scienza. Accogliere, ascoltare e contenere il proprio bambino è la scelta più difficile, ma la fatica verrà ripagata, perchè avrete cresciuto un uomo o una donna equilibrati che sanno di essere amati e di poter contare sempre su di voi.

I bambini e gli smartphone: difficoltà nelle interazioni umane, depressione e persino suicidio

E i rischi legati all’uso di smartphone durante l’infanzia?

  • di Mirko Zago

Alcuni attivisti hanno chiesto ad Apple di tutelare i piccoli utilizzatori degli smartphone. Ma anche di mettere in cantiere studi approfonditi su come l’utilizzo indiscriminato possa danneggiarli

Roma – I ricchi proventi di Apple provengono ormai da un decennio in larga misura dalle vendite di iPhone (48,35 miliardi di dollari solo nel 2017). Secondo gli investitori Jana Partners LLC e il California State Teachers’ Retirement System, che detengono 2 miliardi di dollari di azioni, l’azienda dovrebbe assumersi la responsabilità di sviluppare strumenti volti ad aiutare i genitori a controllare e limitare l’utilizzo di smartphone da parte dei più piccoli. Gli stakeholder hanno inoltrato la scorsa settimana una lettera d’invito ai vertici dell’azienda: sensibilizzano sul cattivo ed eccessivo utilizzo dei dispositivi mobili che – effettivamente – potrebbe avere influenze sulla salute mentale dei bambini che li usano in maniera sempre più indiscriminata. A renderlo noto è il Wall Street Journal.

Quello che viene chiesto ad Apple non è una rinuncia ai proventi o un loro riversamento in attività di charity, quanto piuttosto la dimostrazione di un maggior rispetto della responsabilità sociale o corporate social responsability (CSR). Gli studi e lo sviluppo di tool specifici volti a garantire la salute dei più piccoli rappresenterebbero nel loro insieme un rafforzamento di altri impegni già contemplati. Cupertino risulta attiva nel sostegno alle comunità locali, nell’appoggio di iniziative benefiche a livello mondiale (ne è un esempio il recente RED program) dimostrando anche impegno a carattere filantropico, oltre che attenzione per la sicurezza e l’ambiente. L’assunzione di questo ulteriore impegno, sostenuto e voluto dagli attivisti, potrebbe rassicurare gli investitori e migliorare ancor più l’immagine di Apple.

Per i sostenitori, tra i quali spiccano anche il cantante Sting e la sua coniuge, oltre che studiosi ed ecclesiastici noti per aver portato avanti campagne a favore di un cambio di condotta nei confronti dell’azienda petrolifera Exxon Mobil, “Apple può svolgere un ruolo determinante nel segnalare all’industria che prestare particolare attenzione alla salute e allo sviluppo della prossima generazione è sia un buon affare che la cosa giusta da fare”. “C’è un consenso crescente in tutto il mondo, compreso nella Silicon Valley, che le nuove tecnologie devono essere prese in considerazione in questo intento e nessuna azienda può esternalizzare tale responsabilità”.

Nonostante l’interessamento del mondo accademico e alcune iniziali valutazioni degli effetti che l’utilizzo di alcuni tipi di tecnologia possono apportare nella persona (difficoltà nelle interazioni umane, depressione e persino suicidio), aziende del calibro di Facebook, Google, Amazon, Snapchat stanno affrontando il problema in maniera un po’ tardiva. E lo stanno facendo perlopiù informando i genitori circa i rischi correlati e offrendo alcuni blocchi ad applicazioni poco consone ad un pubblico “piccolo”.

Apple finora non ha fatto molto, salvo l’introduzione di alcune funzionalità di parental control(e guardando oltre il tema dell’infanzia introducendo la possibilità di bloccare l’utilizzo dello smartphone nel caso in cui l’utente sia alla guida).

Tutto sommato rispondere in maniera positiva alla richiesta potrebbe tramutarsi per Apple in un interessante potenziamento per il business. I grandi investitori e le banche stanno scommettendo infatti proprio su quelle aziende che dimostrano di avere a cuore la responsabilità sociale. Cook coglierà questa opportunità?

Fonte: PuntoInformatico

I bambini vedono cose che gli adulti non vedono. Ecco l’esperimento che lo dimostra

I bambini notano quello che gli adulti non vedono

  • di Jennifer Delgado Suárez

A volte la presunta immaturità e le limitazioni dell’infanzia possono trasformarsi nel punto forte dei bambini. Infatti, un numero sempre maggiore di studi ci costringe a ripensare alla fase infantile dato che lo sviluppo di alcune funzioni cognitive causa la perdita di altre abilità. Tale è il caso dell’attenzione.

Quanto più sviluppiamo l’attenzione selettiva tanti più dettagli trascuriamo

Man mano che cresciamo le nostre funzioni cognitive vanno maturando, come conseguenza della crescente complessità e differenziazione delle strutture cerebrali. Tuttavia, lo sviluppo non è una linea retta e può anche produrre una sorta di inversione evolutiva, in particolare nel campo dell’attenzione.

Anche se gli adulti possono mostrare di essere migliori nella maggior parte delle attività cognitive, a volte i limiti derivanti dall’immaturità delle connessioni cerebrali che caratterizzano il cervello dei  bambini può essere un punto a loro favore.

Questo è quanto hanno dimostrato alcuni psicologi dell’Università dell’Ohio, i quali videro che gli adulti sono molto bravi a selezionare e recuperare informazioni, ma solo quelle a cui gli viene chiesto di prestare attenzione perché tendono ad ignorare tutto il resto. In pratica, noi adulti ci concentriamo sugli alberi e perdiamo di vista la foresta. Al contrario, i bambini di 4 e 5 anni tendono a prestare attenzione a tutto ciò che gli viene mostrato, che sia o no importante per il compito affidatogli.

Lo scopo di questi psicologi era quello di confrontare la capacità di elaborazione di adulti e bambini attraverso diversi compiti attenzionali. Nel primo studio lavorarono con 35 adulti e 34 bambini tra i 4 e 5 anni. I ricercatori presentarono loro un’immagine con due figure opposte e più tardi, un’altra serie di immagini nelle quali dovevano rilevare il modello che appariva nella prima immagine.

Come previsto, gli adulti furono più capaci di identificare il modello target a cui gli era stato chiesto di prestare attenzione. Il 94% degli adulti lo rilevò con precisione rispetto al 86% dei bambini. Tuttavia, i bambini furono migliori nel riconoscere l’altro modello che in teoria dovevano ignorare. Il 77% dei bambini lo riconobbe in alcune figure, rispetto al 63% degli adulti.

Quello che accadde è che i bambini prestarono un’attenzione più distribuita verso tutti i dettagli delle immagini, indipendentemente dalla rilevanza dei diversi elementi. Al contrario, gli adulti si concentrarono esclusivamente per trovare la miglior soluzione per risolvere rapidamente il compito.

Questo non è il primo studio che giunge a queste conclusioni perché in un precedente esperimento molto simile in cui venne confrontata la memoria visiva di alcuni bambini di cinque anni d’età con quella di alcuni studenti universitari, gli psicologi riscontrarono che il 31% dei bambini riconobbero correttamente alcuni modelli che non gli venne chiesto di guardare mentre tra gli studenti solo il 7% fu in grado di farlo.

Attenzione selettiva vs. attenzione distribuita

Questo meccanismo naturale permetterebbe ai bambini di notare cose che noi non siamo in grado di vedere a causa di ciò che si conosce come “attenzione selettiva”, che si sviluppa dopo i 7 anni d’età, quando la maturazione dei lobi frontali consente di implementare una selezione più efficace delle informazioni provenienti dall’ambiente.

L’attenzione selettiva è la capacità di selezionare e concentrarsi su un singolo stimolo tra tutti quelli presenti nell’ambiente. Questo processo può essere considerato come un “filtro” che permette di ridurre la quantità di informazioni in entrata, decidere cosa dobbiamo processare e cosa è rilevante per il compito che dobbiamo realizzare e, infine, cosa è irrilevante e deve essere ignorato.

I bambini, con la loro innata curiosità e la tendenza ad esplorare tutto ciò che li circonda, dispongono di un meccanismo attentivo diverso, anche quando gli viene chiesto di concentrarsi su un aspetto molto specifico dell’ambiente. In alcuni casi questo meccanismo può essere molto utile e vantaggioso. Infatti, l’attenzione selettiva offre vantaggi come la possibilità di selezionare le informazioni in modo rapido ed efficiente, ma comporta anche una serie di svantaggi, perché ci fa trascurare molti dettagli.

Al contrario, l’attenzione distribuita dei bambini permette di notare meglio l’ambiente circostante, processando contemporaneamente le informazioni provenienti da fonti diverse. Ovviamente, il processamento è più lento e meno efficiente perché coinvolge una quantità enorme di risorse cognitive per catturare ed elaborare ogni stimolo.

In breve, la selettività dei sistemi più maturi dell’attenzione è un vantaggio in alcuni casi ed uno svantaggio in altri. In effetti, quando camminiamo, è più conveniente attivare l’attenzione distribuita in quanto ci permetterà di godere di più dell’ambiente. È questo il motivo per cui i bambini spesso indicano le cose lungo una passeggiata, rendendoci consapevoli di dettagli che noi adulti non avevano visto, come un fiore, un albero, un cane, uno scoiattolo sul sentiero o semplicemente una forma particolare.

Fonti:
Hanania, R., & Smith, L. B. (2010) Selective attention and attention switching: Towards a unified developmental approach. Developmental Science; 13(4): 622-635.
Plebanek, D. J. & Sloutsky, V. M. (2017) Costs of selective attention: when children notice what adults miss. Psychological Science.
Sloutsky, V. M. & Fisher, A. V. (2004) When development and learning decrease memory. Evidence against category-based induction in children. Psychological Science; 15(8): 553-558.
Plude, D. J. et. Al. (1994) The development of selective attention: A life-span overview. Acta Psychologica; 86(2): 227-272.

Fonte: L’angolo della psicologia

5 ferite dell’infanzia che determinano come educherai i tuoi figli

  • di Jennifer Delgado Suárez

Forse, quando guardi al passato, provi nostalgia per la tua infanzia, per l’incredibile felicità che hai provato durante quegli anni nei bei momenti che hai vissuto. Può anche essere che la tua infanzia non sia stata esattamente tutta rose e fiori e non hai nessuna vogli di ricordarla.

Ma tanto in un caso come nell’altro, queste esperienze determineranno il modo in cui educherai i tuoi figli. La tua infanzia si rivela nella tua personalità e nello stile educativo che assumi come genitore. Tutte queste esperienze, sia positive che negative, ti hanno trasformato nella persona che sei e determineranno in misura maggiore o minore, come alleverai i tuoi figli.

Le idee sbagliate, e più diffuse, che i genitori applicano nell’educazione dei loro figli

1. “I miei figli devono avere tutto quello che non ho mai avuto io”

Questa idea è piuttosto comune nelle persone che hanno avuto problemi economici durante la loro infanzia, non potevano avere gli stessi giocattoli dei loro compagni di classe o non potevano vestire allo stesso modo e si sentivano disprezzati o inferiori a causa di questo. Così, crescendo, tendono a giurare a se stessi che i loro figli non dovranno mai vivere le stesse situazioni ma avranno tutto quello che non hanno mai avuto loro.

Sicuramente non c’è niente di male nel comprare ai propri figli giocattoli, vestiti e quant’altro di cui hanno bisogno. Tuttavia, questi genitori spesso commettono l’errore di pensare che tutti questi oggetti siano sufficienti a rendere felici i figli. Ma non è così! Troppi giocattoli anestetizzano i bambini. Più importante dei beni materiali è che i bambini trascorrano del tempo di qualità con i loro genitori e, soprattutto, che capiscano che sono unici e non hanno bisogno di avere le stesse cose degli altri per essere felici. Solo così si può educare un bambino sicuro di sé, che sa quello che vuole e non è disposto a seguire gli altri senza pensare.

2. “Non farò mai questo ai miei figli”

Ci sono persone tuttora perseguitate dai traumi dell’infanzia. Forse fu il giorno in cui i genitori li misero in imbarazzo davanti ai compagni di classe, o quando si rifuitarono di comprargli quel giocattolo che sognavano da tanto, oppure quando scelsero di cambiare città e scuola senza tener conto della loro opinione. Quell’evento ha lasciato una grossa cicatrice, così profonda, sulla persona, che questa assicura che non farà mai una cosa del genere ai suoi figli.

Il problema è che questi genitori progettano la loro strategia educativa basandosi esclusivamente su ciò che non devono fare, utilizzando come modello un trauma infantile mai superato. Di norma questo stile educativo termina per lasciare troppa libertà al bambino, perché, per paura di fargli del male, i genitori non stabiliscono delle regole e diventano amici del figlio. Ovviamente, non c’è niente di sbagliato nel fatto che i genitori stabiliscano con i loro figli un rapporto basato sull’amicizia e la fiducia, ma non dovrebbero dimenticare che norme e regole sono essenziali per dare un senso al mondo dei bambini. Quando un bambino cresce senza regole non saprà mai cosa ci si aspetta da lui e aumentano la probabilità che sviluppi dei comportamenti difficili.

3. “Se è stato sufficiente per me lo sarà anche per i miei figli”

Molti genitori tendono a pensare che dovrebbero replicare le condizioni in cui sono cresciuti. Di solito si tratta di persone che pensano che il carattere dei bambini si forgia attraverso la sperimentazione, e mentre più dura, meglio è. Questi genitori impongono un’educazione autoritaria, segnata da limiti e regole severe, trasformando la casa in una caserma.

Ovviamente, le regole sono importanti per garantire la convivenza in famiglia, ma è anche necessario che i bambini siano liberi e sviluppino la loro indipendenza e autonomia. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che ogni persona è diversa e quindi, le linee guida educative che funzionano con alcuni potrebbero essere inefficaci con altri. Allo stesso tempo, è importante ricordare che le condizioni sociali sono cambiate, ciò significa che quello che era normale solo pochi decenni fa, ora potrebbe essere superato e persino dannoso per il bambino.

4. “I miei figli faranno tutto quello che io non ho potuto fare”

Questa idea è comune tra coloro che non sono stati appoggiati dai loro genitori che li obbligarono a fare qualcosa che non desideravano. Di conseguenza, credono di aver perso “l’opportunità della vita” e non riescono a voltare pagina, ma continuano ad accumulare frustrazione e risentimento. Così, cercano di avere una seconda possibilità attraverso i loro figli e li incoraggiano fin da piccoli a fare le cose che piacciono a loro, iscrivendoli ad attività extrascolastiche che in realtà interessano a loro, non ai bambini.

È probabile che il bambino abbia davvero un certo potenziale e talento in una determinata area, ma forse non è interessato ed è appassionato a qualcos’altro. Insistere su questo cammino significa commettere lo stesso errore dei genitori, ma senza rendersene conto. Ogni bambino è unico, e il ruolo dei genitori è quello di guidarlo perché scopra i suoi punti di forza e le passioni, ma deve essere lui a decidere in quale direzione andare. Decidere al posto suo significa togliergli un’opportunità.

5. “Non permetterò mai che ai miei figli succeda qualcosa di brutto”

I genitori che hanno avuto esperienze negative nell’infanzia tendono a sviluppare uno stile educativo iperprotettivo. È comprensibile, pensano che il mondo sia un luogo ostile e devono proteggere i loro figli. Non vogliono che i loro bambini vivano le stesse esperienze, e tendono a rimuovere tutti gli ostacoli dal loro cammino, per assicurarsi che vivano un’infanzia idilliaca.

Ovviamente, non si tratta di traumatizzare i bambini o esporli a rischi inutili, ma non dobbiamo dimenticare che la resilienza si sviluppa solo affrontando situazioni difficili. Ciò significa che quando c’è un problema, invece di nasconderlo e risolverlo, i genitori dovrebbero incoraggiare il bambino a cercare soluzioni e prendere decisioni. Questo è il miglior regalo che gli si può fare perché in questo modo gli si offrono gli strumenti psicologici necessari per affrontare le sfide della vita, che probabilmente saranno molte e dalle quali non si potranno sempre proteggere.

Impara a voltare pagina

Molti di questi atteggiamenti, che si riflettono nello stile educativo dei genitori, nascondono una ferita che non è ancora guarita. Questi genitori non sono riusciti a fare la pace con la loro infanzia, con le esperienze vissute, le decisioni ei comportamenti dei loro genitori. Di conseguenza, ne trascinano ancora l’influenza, spesso senza rendersene conto, e pensano che stanno aiutando i loro figli.

Per eliminare queste idee limitanti, il primo passo è quello di renderti conto della loro esistenza, e capire come si esprimono attraverso il rapporto quotidiano con i tuoi figli. Quindi dovresti lasciare che le ferite guariscano, lasciar andare il risentimento. Vedrai che, poco a poco, andrai assumendo l’educazione dei tuoi figli da una prospettiva diversa.

Fonte: Angolo della psicologia

La tragedia silenziosa che sta colpendo i bambini di oggi

di Emanuela

Quest’articolo è la traduzione di un post di Victoria Prooday, una psicoterapeuta canadese (di origini ucraine) specializzata in ergoterapia e che lavora con bambini, genitori e insegnanti.

C’è una tragedia silenziosa che si sta svolgendo proprio ora, nelle nostre case, e riguarda i nostri gioielli più preziosi: i nostri bambini. Attraverso il mio lavoro con centinaia di bambini e genitori come ergoterapista, ho visto questa tragedia svolgersi proprio sotto i miei occhi. I nostri bambini sono in uno stato emotivo devastante! Provate a parlare con insegnanti e professionisti che hanno lavorato nel campo negli ultimi 15 anni e ascolterete le mie stesse preoccupazioni. Inoltre, negli ultimi 15 anni sono state pubblicate statistiche allarmanti circa il continuo aumento di disturbi psicologici nei bambini, che stanno raggiungendo livelli quasi epidemici:

Quante altre prove ci servono per svegliarci?

No, il solo “aumento nelle diagnosi” non è la risposta!
No, “sono tutti nati così” non è la risposta!
No, “è tutta colpa della scuola” non è la risposta!

, anche se può essere doloroso ammetterlo, in molti casi NOI, i genitori, siamo la causa dei problemi dei nostri bambini!

Da molte ricerche risulta che il cervello ha la capacità di modificarsi a seconda dell’ambiente che ci circonda. Sfortunatamente, con l’ambiente e l’educazione che stiamo fornendo ai nostri figli, stiamo modificando i loro cervelli nella direzione sbagliata, aumentando le loro difficoltà.

, esistono e sono sempre esistiti bambini nati con disabilità, e che, nonostante tutti gli sforzi dei genitori, continuano ad avere difficoltà. Non sto parlando di questi bambini.

Sto parlando di tutti quegli altri i cui problemi dipendono in gran parte dai fattori ambientali che i genitori, pur con le migliori intenzioni, forniscono loro. Come ho potuto osservare nel mio lavoro, nel momento in cui i genitori modificano la loro visione della genitorialità, questi bambini iniziano a cambiare.

Cosa c’è che non va?

Oggi i bambini vengono privati delle basi per un’infanzia sana, cioè:

  • Genitori emotivamente presenti
  • Limiti ben definiti e figure di guida
  • Responsabilità
  • Alimentazione equilibrata e numero adeguato di ore di sonno
  • Movimento e vita all’aria aperta
  • Gioco creativo, interazioni sociali, opportunità di avere del tempo libero e momenti di noia.

 Al contrario, ai bambini vengono offerti:

  • Genitori “digitalmente distratti”
  • Genitori indulgenti che permettono ai figli di “comandare”
  • Convincimento che tutto gli è dovuto
  • Alimentazione non equilibrata e poche ore di sonno
  • Vita sedentaria dentro casa
  • Stimolazioni continue, babysitter tecnologiche, gratificazioni immediate, assenza di momenti di noia.

Come si può crescere una generazione sana in un ambiente così malsano? È impossibile! Non esistono scorciatoie, e la natura umana non può essere ingannata. Come possiamo vedere, i risultati sono terribili. I nostri bambini pagano l’assenza di un’infanzia sana col loro benessere emotivo.Cosa fare?

Se vogliamo che i nostri bambini diventino adulti sani e felici, dobbiamo tornare ai fondamentali. È sempre possibile farlo. Lo so perché centinaia dei miei clienti, dopo aver adottato gli accorgimenti qui di seguito, assistono a cambiamenti nei loro figli nel giro di settimane (in certi casi, persino nel giro di giorni).

Fissate dei limiti, e ricordate che voi siete i GENITORI del bambino, non degli amici. 

Offrite al bambino uno stile di vita di bilanciato, ricco di ciò di cui egli HA BISOGNO, non solo di ciò che VUOLE.

Non abbiate paura di dire “No!” quando ciò che il bambino vuole non è ciò di cui ha bisogno.

  • Dategli cibi nutrienti e limitate gli snack
  • Trascorrete almeno un’ora al giorno in uno spazio verde: andando in bici, camminando, pescando, osservando insetti o uccelli
  • Durante i pasti, mettete via i cellulari
  • Fate giochi da tavolo
  • Fate svolgere al bambino piccoli lavori domestici (ripiegare il bucato, mettere a posto i giocattoli, riporre i vestiti nell’armadio, vuotare le buste della spesa, apparecchiare, ecc.)
  • Fate in modo che il bambino dorma un numero sufficiente di ore in una camera priva di dispositivi tecnologici.

Insegnategli la responsabilità e l’indipendenza e non proteggetelo dai piccoli fallimenti. In questo modo, impareranno a superare le grandi sfide della vita.

  • Non siate voi a preparargli lo zaino per la scuola, non portateglielo voi, se ha dimenticato a casa il pranzo o il diario non portateglielo a scuola, non sbucciate una banana per un bambino di 5 anni. Insegnategli piuttosto come si fa.

Cercate di ritardare le gratificazioni e fornitegli opportunità di “annoiarsi”, poiché è proprio nei momenti di noia che si risveglia la creatività:

  • Non ritenetevi la fonte d’intrattenimento dei vostri figli
  • Non curate la noia con la tecnologia
  • Non usate strumenti tecnologici durate i pasti, in macchina, al ristorante, nei supermercati. Usate questi momenti come opportunità per insegnare ai bambini a essere attivi anche nei momenti di noia
  • Aiutateli a creare un “kit di pronto soccorso” della noia, con attività e idee per questi momenti.

Siate presenti per i vostri bambini e insegnate loro come disciplinarsi e comportarsi:

  • Spegnete i cellulari finché i bambini non vanno a letto, per evitare di essere distratti
  • Insegnate al bambino come riconoscere e gestire la rabbia o la frustrazione
  • Insegnategli a salutare, a condividere, a stare a tavola, a ringraziare
  • Siategli vicini dal punto di vista emotivo: sorridetegli, abbracciatelo, leggete per lui, giocate insieme.

Occorre fare dei cambiamenti nella vita de nostri bambini prima che un’intera generazione vada sotto farmaci. Non è ancora troppo tardi, ma presto potrebbe esserlo…

Quando ho letto questo articolo la prima volta, ho pensato che in realtà oggi i genitori non sono solo “distratti” (e quindi non accessibili per i loro figli) dalla tecnologia, ma sono proprio assenti. Capita sempre più spesso, infatti, che i genitori riescano a vedere i figli solo la sera, e quindi non abbiano né il tempo, né la voglia di giocare con loro o ascoltarli. Molti bambini, usciti da scuola, vengono condotti (a volte dalla baby-sitter, perché i genitori lavorano) a una delle tante attività pomeridiane (musica, sport, corsi di lingue, perché ovviamente ogni bambino deve saper suonare almeno due strumenti e parlare due lingue straniere come un madrelingua). Ci sono bambini che a malapena hanno un pomeriggio libero a settimana: come fanno a trascorrere del tempo coi genitori, a stare all’aria aperta, ad annoiarsi?

Un altro motivo per cui i genitori sono assenti è anche il divorzio. Oggi sono caduti quasi tutti i tabù, ma parlare delle conseguenze del divorzio sui figli pare ancora off-limits (di recente è comunque uscito un articolo sull’argomento ). Poiché in genere il bambino viene affidato alla madre, il divorzio priva il bambino del padre, e se i genitori si sono lasciati in malo modo, il bambino rischia di non rivedere più il padre. Molti dei bambini “problematici” sono proprio figli del divorzio.

Per quello che riguarda l’utilizzo delle nuove tecnologie (compresa la TV), pare sia ancora molto difficile far capire agli adulti che i bambini dovrebbero essere tenuti il più lontano possibile da esse. Se lo dici, passi per un folle estremista. Eppure sono sempre più le ricerche che mostrano che in questi bambini ipertecnologici qualcosa non va. Questo è un articolo sull’argomento, e i libri ormai non si contano più. Eccone alcuni: Solitudine digitale  e Demenza digitale. Come la nuova tecnologia ci rende stupidi (entrambi di Manfred Spitzer),  Quale effetto hanno i mass media sui bambini e sui giovani? (di Heinz Grill), Impigliati nella rete e Volevo dirti che è lei che guarda te. La televisione spiegata a un bambino (entrambi di Paolo Landi), Cellulare, videogiochi, televisione, computer… e salute. Istruzioni per l’uso (di Edwin Hübner), Le dipendenze come riconoscerle e affrontarle (autori vari), con alcuni capitole sulle dipendenze da computer. A causa degli stimoli continui, i bambini diventano ottusi nei confronti del mondo circostante, tanto che sempre più spesso genitori e insegnanti si lamentano del fatto che i bambini non siano più in grado di ascoltare o di osservare (tanto che in alcuni casi si può addirittura parlare di “autismo virtuale”). Oggi spesso accusiamo i giovani di essere indifferenti, di essere capaci di restare a guardare mentre un loro compagno o un estraneo viene picchiato, senza intervenire o chiamare aiuto. Forse la causa è anche questa.

Riguardo la necessità di dire di no ai bambini e di imporre limiti, alcuni anni fa uscì un libro che riscosse un certo successo, dal titolo I no che aiutano a crescere   Anche questo articolo  riassume brevemente la situazione in cui versano le famiglie di oggi, con bambini sempre più viziati e genitori sempre più isterici. Quello che occorre capire è che i bambini hanno assoluto bisogno di limiti e regole, perché essi non sono ancora in grado di scegliere per se stessi. Attraverso i limiti, inoltre, imparano a distinguere il bene dal male, e, soprattutto, potranno formarsi una personalità forte. È come se il bambino “sbattendo” contro il limite imparasse a conoscere se stesso. Questo li fa anche sentire più sicuri e protetti. Un bambino che cresce senza limiti è come un fiume senza argini: si espande dove capita e alla prima occasione strariperà, danneggiando anche gli altri.

Alcune delle problematiche messe in luce dalla Prooday sono di facile risoluzione, richiedono solo un po’ d’impegno e presa di coscienza da parte dei genitori. Altre, invece, richiederanno più tempo, perché occorrerà una presa di coscienza da parte della società intera.

FONTE: CRITICA SCIENTIFICA