Cacca intelligente: chi ha un migliore sviluppo cognitivo la fa diversa

Vuoi sapere se tuo figlio è intelligente? Analizza la sua cacca

  • di Andrea Centini

I bambini piccoli con un elevato numero di batteri del genere Bacteroides nelle feci e quelli che hanno una flora intestinale più ricca ottengono i migliori punteggi nei test di sviluppo cognitivo.

Ricercatori dell’Università della Carolina del Nord (UNC) hanno determinato che la flora batterica intestinale influenza le capacità cognitive dei bambini piccoli, in base alla ricchezza e alla diversità del bioma. Gli studiosi, coordinati dalla professoressa Rebecca Knickmeyer, docente di psichiatria presso la Scuola di Medicina dell’ateneo di Chapel Hill, sono giunti a questa conclusione dopo aver analizzato i batteri fecali di 89 bambini di un anno di età.

Attraverso analisi di laboratorio sulle feci hanno potuto suddividere i piccoli in tre sottogruppi, in base alla prevalenza batterica: il primo possedeva livelli elevati di batteri del genere Bacteroides; il secondo di Faecalibacterium e il terzo di un genere non ancora identificato dagli studiosi, ma sicuramente appartenente alla famiglia dei Ruminococcacaea.

A un anno di distanza dal prelievo, dunque all’età di due anni, i piccoli sono stati sottoposti a un test cognitivo chiamato “Mullen Scales of Early Learning”, una serie di test che verifica diverse abilità; dal grado di sviluppo del linguaggio “grezzo” alle capacità motorie, sino a quelle di percepire ciò che avviene nell’ambiente circostante. In pratica, una sorta di proiezione sul livello di ‘intelligenza’ raggiunto.

Knickmeyer e colleghi hanno scoperto che i bambini con i risultati migliori erano quelli con i livelli più elevati di Bacteroides, inoltre, quelli con microbiomi meno ricchi avevano ottenuto punteggi inferiori rispetto ai piccoli con una flora intestinale molto diversificata. “Avevamo previsto sin dall’inizio che i bambini con microbiomi altamente diversificati avrebbero ottenuto risultati migliori”, ha sottolineato l’autrice principale della ricerca. “Del resto – ha aggiunto la psichiatra – altri studi hanno dimostrato che la bassa diversità batterica nell’infanzia è associata a problemi di salute, come il diabete di tipo 1 e l’asma”.

Non è la prima volta che i ricercatori determinano un legame tra la flora intestinale e il cervello; uno studio recente del California Institute of Technology, ad esempio, ha dimostrato che il morbo di Parkinson potrebbe essere causato proprio dai batteri intestinali, mentre una ricerca dell’Università della California di Los Angeles (UCLA) ha fatto emergere che essi possono influenzare il nostro comportamento emotivo. Lo studio sui bambini ha coinvolto un numero troppo limitato di soggetti per poter giungere a conclusioni definitive, e i ricercatori, che hanno pubblicato i propri risultati su Biological Psychiatry, effettueranno indagini ancor più approfondite nel prossimo futuro.

[Foto di Greyerbaby]

Fonte: Fanpage

Ecco come preparare un unguento balsamico naturale fai da te

La congestione delle vie nasali è molto fastidiosa, ci fa sentire affaticati a causa dell’elevata produzione di muco che non ci permette di respirare bene. Questo problema non va assolutamente sottovalutato perché potrebbe sfociare in bronchiti e polmoniti.

Spesso si tende a pensare che sia causata solo da raffreddori o infezioni virali delle vie respiratorie, ma un’altra causa potrebbe essere anche l’allergia a determinate sostanze.

Ad oggi ci sono tantissimi farmaci che possono portare sollievo in questa situazione, ma ci sono anche validi rimedi naturali che possono alleviare i sintomi della congestione nasale e possono essere un’alternativa ai prodotti chimici.
Questo prodotto è un calmante naturale che aiuta ad alleviare i sintomi della congestione nasale, non si tratta pertanto di un medicinale né serve per curare il problema alla radice. 

L’unguento balsamico ha come ingredienti principali:

  • olio essenziale di eucalipto: ha proprietà balsamiche ed espettoranti. Grazie al suo profumo naturale cura l’infiammazione alle vie respiratorie. Spesso è utilizzato in vari prodotto che si trovano anche in farmacia. Aiuta a combattere gli attacchi di tosse e calma le crisi di asma.
  • olio essenziale di timo: è un tonico ed antibiotico naturale che aiuti ad eliminare virus e batteri. inoltre il suo odore fresco e balsamico aiuta a calmare gli effetti dello stress e delle difficoltà respiratorie.
  • olio essenziale di menta: ha proprietà antisettiche ed espettoranti, elimina le infiammazioni e lenisce il mal di gola.

Molto importante è non confondere gli oli essenziali con le essenze profumate artificialmente. Gli effetti benefici, in caso di oli sbagliati, si annullano fino a diventare pericolosi per l’assunzione!

Ingredienti e preparazione

  • 2 cucchiaini di olio essenziale di eucalipto 
  • 2 cucchiaini di olio essenziale di menta
  • 2 cucchiaini di olio essenziale di timo
  • 2 foglie secche di menta
  • 2 foglie di eucalipto
  • cucchiai di olio extra vergine di oliva 
  • 10 cucchiai di cera d’api 

Iniziare scaldando l’olio e aggiungere le foglie di eucalipto e menta. Lasciare riposare per qualche minuto. Aggiungere la cera d’api e scaldare a bagnomaria fino a completo scioglimento. Quando i due ingredienti saranno ben amalgamati, togliere dal fuoco e fare raffreddare. Aggiungere gli oli essenziali e mescolare con un cucchiaio di legno. Versare il preparato in contenitori piccoli (di vetro o metallo) muniti di tappo. Dopo un paio d’ore si sarà solidificato completamente.

Modalità d’uso

In caso di congestione nasale massaggiare una noce di unguento su: petto, pianta dei piedi e schiena.
Può essere utilizzato anche in caso di mal di testa o stress applicandolo sulle tempie.

L’unguento deve essere conservato in un luogo fresco, lontano dalla luce. Per prolungare la sua conservazione dopo la preparazione fino ad un anno è possibile aggiungere dell’olio di vitamina E.

Se i sintomi non migliorano nell’arco di qualche giorno è raccomandabile consultare il proprio medico.

Hanno costruito un bimbo-robot per vedere cosa respirano i bambini dentro casa. Risultati inquietanti

Cosa respira un bambino quando gattona in casa?

Il piccolo gattona? E potrebbe fargli malissimo. Non al movimento, una tappa fondamentale per poi camminare, ma per dove questo avviene. Anche se il bimbo è in casa e gattona sul nostro pavimento o sul tappeto, uno studio scientifico dimostra che gli incubi e le preoccupazioni di molte mamme sono fondati.

Tappeto o pavimento, il bimbo gattona tra i batteri

Uno studio scientifico realizzato con l’aiuto di un baby-robot conferma i peggiori timori delle mamme: quando il piccolo gattona sul pavimento, finisce inevitabilmente per sollevare una nuvola di sporco, composto da cellule della pelle, batteri, pollini e spore fungine, respirando così queste invisibili schifezze, specialmente se si sta muovendo su tappeti o moquette.

Insomma, i bambini che gattonano inalano dosi di microrganismi e sporcizia quattro volte superiori (per chilogrammo di massa corporea) rispetto ad un adulto che cammina sulla stessa superficie.

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A stabilirlo è uno studio della Purdue University, pubblicato su ‘Environmental Science & Technology’ e firmato dal team di Brandon Boor. Un risultato che non mancherà di allarmare i genitori, specie quelli più attenti all’igiene, ma che potrà innescare effetti positivi per la salute dei piccoli.

Ecco il materiale biologico che il bimbo respira

“Eravamo interessati a conoscere meglio il materiale biologico inalato inavvertitamente da un bimbo nel primo anno di vita, quando ancora gattona – riferisce l’esperto – Diversi studi hanno mostrato che l’esposizione a microbi e allergeni in questa fase della vita gioca un ruolo significativo”.

In effetti potrebbero favorire asma e allergie, ma anche combatterle, sottolinea lo studioso. I piccoli esseri umani sono gli unici mammiferi incapaci di alzarsi e camminare subito dopo essere nati.

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Per capire davvero cosa accade a un bebè che gattona, il team ha costruito un bimbo-robot e l’ha fatto muovere ‘a quattro zampe’ su campioni di tappeto prelevati da vere abitazioni. Poi, i ricercatori hanno misurato e analizzato il particolato ad altezza naso e bocca del piccolo robot, riscontrando che il suo movimento sollevava nuvole di polvere e microrganismi, con concentrazioni anche 20 volte superiori rispetto a quelle nel resto della stanza.

Limitare i batteri, come eseguire una pulizia accurata della casa

La pulizia del suolo sul quale il bimbo gattona, è garantita anche senza l’utilizzo di candeggina o altri detersivi chimici igienizzanti, che potrebbero invece essere dannosi.

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Il fatto che il bimbo abbia spesso le mani in bocca (cosa che serve comunque a stimolare il suo sistema immunitario in via di formazione), ci deve far propendere per la scelta di lavare i pavimenti con prodotti naturali e detersivi ecologici: tutti i giorni aspirapolvere su pavimento e tappeti e poi passare uno straccio bagnato intriso di acqua e aceto bianco o limone.

Fonte: SoluzioniBio

Coppetta mestruale, tutte le cose da sapere: come si usa, i vantaggi, le controindicazioni

  • di Elle

Eccovi la nostra guida con tutte le informazioni da sapere e le nostre opinioni sulla coppetta mestruale: scoprite come si usa, quali sono le controindicazioni

Coppetta mestruale, questa sconosciuta! In Italia molte donne – e non solo le più tradizionaliste – guardano alle coppette per il ciclo ancora con diffidenza e scetticismo. Al contrario, nel mondo anglosassone, da cui provengono, sono ormai un vero e proprio must utilizzato da tutte, giovani e mature.
Uno strumento che ha finalmente fatto dimenticare le limitazioni avvertite durante i periodi del ciclo femminile.

E’ importante anche sottolineare che la coppetta mestruale è un’alternativa eco-sostenibile ai classici assorbenti sia interni che esterni, utilizzati mensilmente dalla gran parte delle donne in età fertile.

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Coppetta mestruale: cos’è e quali vantaggi ha

Parliamo di un piccolo calice a forma di imbuto fatta in silicone anallergico (lungo circa 4-5cm, con diametro di 3 cm). Viene posizionata all’interno del canale vaginale attraverso poche e semplici manovre, in modo da consentire la raccolta del flusso invece che l’assorbimento.

Sono disponibili in 3 taglie differenti, grandi, medie e piccole, da usare anche in funzione del proprio tipo di flusso, dell’età e del fatto di aver già avuto bambini. Alcune marche ne hanno solo due, il tipo A, più grande, e il tipo B, più piccolo.

Diversamente da quanto accade per gli assorbenti tradizionali, questa coppetta può essere riutilizzata più volte.

Basterà lavarla con del sapone neutro e risciacquarla ad ogni ricambio. Tra un ciclo e l’altro è opportuno sterilizzarla all’inizio e alla fine.

Dura così per diversi anni, consentendo evidenti vantaggi anche economici!

Se si pensa che l’unica spesa è l’acquisto della coppetta (con un costo variabile, in genere, dai 15 ai 30 euro), come vedremo in seguito, si tratta di un’invenzione davvero poco dispendiosa. Ci guadagnano le donne e ci guadagna l’ambiente.

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Un’alternativa ecologica

Già, perché si eliminano anche gli assorbenti, che sono prodotti altamente inquinanti, a meno che non si decida di passare a quelli biodegradabili (comunque dal costo elevato). L’alternativa è data dagli assorbenti lavabili, che però ci si deve impegnare a lavare ogni volta.

Infatti lo smaltimento degli assorbenti, che vanno gestiti come rifiuti sanitari, è un problema ben noto e si può dire irrisolto. Così come i pannolini dei bambini, non c’è possibilità di riciclare questo materiale, ma solo di distruggerlo.

L’aspetto relativo alla comodità nei periodi del ciclo è un altro aspetto positivo per chi indossa la coppetta. Ci si dimentica di averla e non si prova alcun fastidio e cattivo odore. Se ben posizionata, non ci saranno perdite imbarazzanti e si può continuare a frequentare palestra o piscina, perché non si inzuppa d’acqua ed è invisibile.

Inoltre ci regala maggiore autonomia se si è in viaggio o in vacanza al mare proprio in “quei” giorni.

Coppetta mestruale controindicazioni

Non viene trattata con sbiancanti o cloro e non contiene sostanze allergeniche. E’ fatta in silicone, che impedisce lo sviluppo di germi e batteri a contatto con le mucose, cosa che avviene con gli assorbenti.

Tuttavia, non si esclude che possa provocare la sindrome da shock tossico (TSS), una malattia infettiva grave, a volte mortale, causata da una tossina batterica, ed associata all’utilizzo prolungato degli assorbenti interni.

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E’ caratterizzata da sintomi simili a quelli dell’influenza: una febbre alta improvvisa, vomito, diarrea, vertigini, eruzione cutanea, svenimenti. Se mai dovesse insorgere uno di questi sintomi è bene toglierla subito e consultare un medico.

Un’altra controindicazione riguardo alla coppetta è legato al parto e a interventi chirurgici vaginali, o colposcopia. Per questo motivo, è bene non utilizzata nelle 6 settimane successive.

Coppetta mestruale: le opinioni dei ginecologi

Per ora non esistono controindicazioni generali nell’uso della coppetta mestruale. Non sono riportati sindrome da shock tossico in relazione al suo utilizzo, perché è fatta da materiale non assorbente. Inoltre, la possibile insorgenza di endometriosi non è stata ritenuta valida.

In caso di infezione vaginale, è bene preferire gli assorbenti esterni. L’uso della coppetta appare ben tollerato anche da chi soffre di secchezza vaginale.

Si sconsiglia l’uso nei sei mesi successivi ad un parto naturale, un aborto, una colposcopia o un intervento chirurgico vaginale.

Coppetta mestruale: come si utilizza

Molte donne non sanno come inserirla correttamente e per questo rinunciano al suo utilizzo, in realtà la coppetta è estremamente semplice da mettere e da togliere.

Il tempo medio di utilizzo, anche per chi ha un flusso abbondante è di circa 8 ore ed è importante scegliere il modello giusto per le proprie esigenze. Potete indossarla anche di notte, perché si può comunque utilizzare fino a un massimo di 12 ore, senza avere perdite e fastidi. Questo tempo così lungo permette di gestire il cambio e lo svuotamento della coppetta a casa propria.

Evidente è la praticità per chi lavora o si trova fuori casa per l’intera giornata.

L’aspetto che maggiormente discrimina i vari tipi di coppette, oltre al colore ed a piccole variazioni di prezzo, sta essenzialmente nella capacità e nelle dimensioni. Sta quindi a ciascuna donna trovare il modello che più le si adatta e con cui si troverà più a suo agio.

Inoltre è richiesta una certa dose di “abilità” nell’inserimento ed estrazione che comunque si acquisisce con la pratica fino a diventare quasi automatico.

Le istruzioni per l’uso

Si inserisce piegata per il lungo in vagina, e le piegature sono varie. Potete trovare facili guide online, ma diciamo che la più diffusa è quella a U, quando il bordo si piega in due. Poi la coppetta si aprirà da sola perché il bordo è sagomato ma morbido. Si può provare prima del ciclo per prendere padronanza del gesto. S’inserisce la coppetta puntando verso il retto e si fa ruotare in vagina per capire se si è aperta correttamente ed è posizionata nel punto giusto, così da non dare fastidio e generare perdite.

Suggerimento: il gambo è morbido ma si può regolare tagliando con un paio di forbici per dargli la lunghezza perfetta per il proprio corpo.

Per levarla, si fanno scorrere le dita lungo il gambo per afferrare la base della coppetta, la si stringe per annullare l’effetto sigillo e la si toglie facendo dei piccoli movimenti da un lato all’altro, evitando di rovesciare il contenuto.

Coppetta mestruale: prezzi

Per una coppetta si possono avere varie categorie di prezzo a seconda che si voglia una marca molto conosciuta (Mooncup costa dai 25 ai 30 euro) o una meno, come ad esempio la Fleurcup (dai 15 ai 20 euro).

Comunque il risparmio per chi utilizza la coppetta è evidente. Facendo un paio di calcoli scopriamo che una donna nella sua vita fertile può arrivare ad usare circa 12.000 assorbenti esterni e tamponi interni e spendere circa 2.400 euro (ipotizzando di usare una scatola di 12 pezzi ad 1,50 euro e un cambio ogni 4 ore) mentre si può considerare che il numero massimo di coppette sia 10, per un costo di 200 euro, ipotizzando un costo medio di 20 euro.

Coppetta mestruale: dove comprarla

Esistono ormai in commercio anche in Italia alcune versioni di questa coppetta che presentano tra loro lievi differenze.

La più diffusa è la Mooncup, ma sono disponibili anche la LadyCup, la Femmecup, la Miacup, la Just Cup e ancora altre.  Si trovano in vendita in Italia online o presso i negozi specializzati in materiale eco-sanitario che spesso hanno anche materiale per la eco-puericultura.

Allora cosa aspettate ? Non resta che provare questa soluzione molto pratica e comoda per il periodo del ciclo.

Fonte: TuttoGreen

Ecco perché non dovresti mai trattenere le flatulenze

Nella società occidentale odierna, emettere flatulenze in pubblico è considerato maleducato ed è spesso fonte di vergogna e disagio, specie se sono presenti altre persone. Ma siamo sicuri che trattenerla sia la cosa giusta?

La flatulenza è una sintesi di gas a livello gastrointestinale, una miscela formata da aria ingerita e gas prodotti dalla fermentazione dei cibi nel tratto gastrointestinale per opera di batteri e lieviti. Viene successivamente rilasciata sotto pressione ed è associata ad un caratteristico suono e odore sgradevole. E’ un segnale che ci dice che il nostro intestino sta lavorando correttamente.

Le cause all’origine della flatulenza sono molteplici: sicuramente la dieta che seguiamo influenza maggiormente il fenomeno, ma anche lo stress, i farmaci e le eccessive tensioni. Per quanto riguarda la dieta ci sono alimenti che stimolano le flatulenze più di altri: legumi, formaggi, cavoli, lieviti, carciofi, cipolle, patate e dolciumi.

Perchè trattenere le flatulenze non è salutare? I gas nell’intestino si accumulano e, specialmente nei soggetti che producono flatulenze per problemi di salute, trattenerle potrebbe provocare la distensione patologica dell’intestino e portare anche alla stipsi.

I benefici che abbiamo dando sfogo a questa funzione corporea sono molteplici.

Indica cosa manca nella nostra dieta Una maggiore produzione di gas indica che la dieta è sana, ricca di alimenti che stimolano la digestione, fibre, verdura e frutta. Invece al contrario una scarsa produzione di gas indica sicuramente degli errori a livello alimentare e la dieta dovrebbe essere incrementata sicuramente con legumi, cereali, alimenti ricchi di fibre e sicuramente verdure.

Riduzione del gonfiore della pancia. Trattenere costantemente le flatulenze potrebbe modificare la normale attività intestinale, producendo forti e dolorosi crampi a causa delle bolle intestinali che si formano nel tratto intestinale.

Segnale di allarme per diverse patologie. L’odore molto forte nelle flatulenza associato ad altri fattori potrebbe indicare la presenza di problemi intestinali o di altri malesseri.

Evitare le emorroidi. Trattenere costantemente le flatulenze potrebbe danneggiare il colon e causare emorroidi.

Quindi pensaci bene prima di trattenerti, meglio appartarsi e lasciarsi andare per una totale sensazione di benessere.

Ecco perché la lavastoviglie si riempie di funghi e batteri potenzialmente pericolosi

Funghi e batteri, quali sono i rischi della lavastoviglie per la nostra salute

  • di Andrea Centini

Un team di ricerca internazionale ha scoperto che l’interno delle lavastoviglie pullula di microorganismi potenzialmente pericolosi per la salute. Tra i generi di funghi e batteri più diffusi hanno trovato Candida, Escherichia, Pseudomonas e Cryptococcus.

Le lavastoviglie sono piene di batteri e funghi potenzialmente pericolosi, anche se i rischi per la nostra salute sono limitati e riguardano principalmente le persone con un sistema immunitario debilitato. A dimostrare che questi elettrodomestici pullulano di microorganismi non esattamente desiderati è stato un team di ricerca internazionale, composto da studiosi dell’Università di Lubiana (Slovenia), dell’Università di Copenaghen (Danimarca) e dell’Università di Gand (Belgio).

Gli studiosi, coordinati dal microbiologo Prem Krishnan Raghupathi dell’ateneo belga, hanno analizzato le guarnizioni in gomma di 24 distinte lavastoviglie, scoprendo la presenza di un florido microbioma in ciascuna di esse. La sopravvivenza e la varietà dei microorganismi erano legate a diversi fattori limitanti come il pH, la temperatura, i detergenti, le elevate concentrazioni di cloruro di sodio (NaCl) e la ‘forza’ dell’acqua durante i cicli di lavaggio.

Nonostante le difficoltà poste in essere da un ambiente artificiale così “estremo” e votato alla pulizia, Raghupathi e colleghi hanno trovato numerose colonie di batteri e funghi occasionalmente patogeni. Tra i batteri sono stati trovati quelli dei generi Pseudomonas, Escherichia e Acinetobacter, mentre tra i funghi i più rappresentativi sono stati Candida, Cryptococcus e Rhodotorula. In particolar modo quelli del genere Candida, responsabili delle diffuse infezioni (candidiosi) ai danni di pelle e mucose, sono stati trovati nel 100 percento delle lavastoviglie.

Ma come fanno questi microorganismi a entrare nell’elettrodomestico? Per quanto concerne i funghi, secondo i ricercatori la principale via di ingresso è rappresentata dall’acqua del rubinetto collegato alla lavastoviglie, sebbene anche animali, cibo e persone possano giocare un ruolo. I batteri invece potrebbero provenire dal cibo contaminato. Questi microorganismi prosperano e si diffondono soprattutto quando la lavastoviglie emette aria calda e al suo interno c’è un’elevata umidità, di conseguenza, il suggerimento degli scienziati per evitare dispersioni è quello di aprirla solo al termine del ciclo di lavaggio e quando è fredda. La ricercatrice Erica Hartmann della Northwestern University, non coinvolta nella ricerca, sottolinea comunque che i rischi per la salute restano estremamente bassi o nulli. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Applied and Environmental Microbiology.

[Credit: Onlynoodle]

Fonte: fanpage.it

Lo spazzolino è un concentrato di batteri: ecco come disinfettarlo e perché tenerlo senza cappuccio

Disinfettare lo spazzolino da denti, gli errori da evitare

Lo spazzolino da denti è un oggetto irrinunciabile per la nostra igiene personale, guai a scordarcelo in viaggio, siamo disposti a tutto pur di averlo. Fa parte della nostra routine quotidiana, essenziale per l’igiene orale.

Sappiamo che è solo grazie all’uso regolare di questo dispositivo essenziale che possiamo ridurre il rischio di infezioni ed infiammazioni dentali, come le tanto odiate carie, che oltre ad essere antiestetiche, possono anche essere dolorosissime. Tutti sappiamo che vanno cambiati ogni tre mesi, ma nel frattempo sono un concentrato di batteri: come tenerli disinfettati e puliti prima di cambiarli?

A questo punto magari vorremmo sapere di più su come trattare questo prezioso strumento per la nostra salute orale quotidiana e su come procedere ad una corretta disinfezione del nostro spazzolino da denti.

Recenti studi condotti negli Stati Uniti riportano che lo spazzolino da denti potrebbe essere contaminato da microrganismi potenzialmente patogeni persino dopo essere stato risciacquato. Ad ogni modo, non allarmiamoci inutilmente, ogni rischio potrà essere arginato grazie ad una corretta pulizia e osservando alcune regole che aiutano la sua conservazione

Come conservare (pulito) lo spazzolino da denti

Se siamo a casa la prima regola è non apporre il cappuccio in plastica protettivo; questo infatti crea umidità e all’interno e sarà più facile che proliferino batteri. Non a caso tutti i porta-spazzolini da bagno permettono agli stessi di stare in posizione verticale, l’acqua così scenderà senza stagnare sulle setole ed evitando la proliferazione di batteri che facilmente si creano quando ci sono residui d’acqua.

Per lo stesso principio è importante che lo spazzolino permanga con le setole verso l’alto perché sul fondo del portaspazzolino sempre si creerà un deposito schiumoso, che dobbiamo provvedere a pulire almeno una volta a settimana.

Quando condividiamo il nostro bagno con il resto della famiglia, gli spazzolini da denti non devono entrare in contatto tra loro, per evitare un eventuale trasferimento di germi e batteri da uno spazzolino da denti all’altro. Per questo è bene che lo spazzolino da denti rimanga un oggetto personale e che non si condivida un unico spazzolino in più persone, anche se sono della stessa famiglia.

Come disinfettare in modo naturale lo spazzolino da denti

Una modalità tutta naturale per disinfettare lo spazzolino è quella di lasciarlo per un’intera notte in ammollo dentro una ciotolina d’acqua con bicarbonato e l’acqua ossigenata.

Una seconda tecnica è mettere lo spazzolino da denti per una notte nel congelatore, ovviamente dopo averlo sciacquato adeguatamente e asciugato accuratamente.

Assolutamente da evitare l’immersione dello spazzolino da denti nel collutorio o in una soluzione disinfettante, perché secondo alcune ricerche ci sarebbe il pericolo di contaminazioni incrociate quando si usa la stessa soluzione disinfettante per un certo periodo di tempo e per spazzolini utilizzati da diverse persone.

Fonte: SoluzioniBio

Mai scongelare i cibi nel microonde: un professore ci spiega perché

Ecco perché non dovresti mai scongelare i cibi nel microonde

Avete l’abitudine di scongelare i cibi nel microonde perché non avete abbastanza tempo? Attenzione, potreste mettere a rischio la vostra salute. Ecco cosa succede quando si usa questo metodo di scongelamento.

di Valeria Paglionico

A chi non è mai capitato di usare il forno a microonde per scongelare i cibi da cucinare? Anche se è la soluzione più rapida, visto che permette di impiegare pochissimi minuti per rendere gli alimenti pronti per essere messi in padella o in forno, è anche una di quelle cose da evitare assolutamente in cucina. Meglio, dunque, perdere un po’ di tempo in più e lasciarli in frigorifero oppure semplicemente all’aria aperta.

Come bisogna scongelare i cibi?
Secondo una ricerca condotta dal professor Costas Stathopoulos della Abertay University di Dundee, scongelare il cibo con il microonde è un’abitudine da abbandonare poiché potrebbe mettere a rischio la propria salute. Il motivo è molto semplice: cibi come la carne o il pesce ospitano batteri potenzialmente pericolosi che crescono più lentamente quando sono conservati ad alte temperature ma, una volta scongelati con estrema velocità, questi ultimi non fanno altro che proliferare, esponendo al rischio mal di stomaco o indigestione. Il metodo più sicuro per scongelare gli alimenti è dunque lasciarli in frigo, così che passino gradualmente da una temperatura ghiacciata a temperatura ambiente. Il ricercatore ha inoltre consigliato di non ritornare a congelare un cibo che era già stato conservato in freezer. Ha infatti affermato: “Ogni volta che scongeli il cibo, i batteri si moltiplicano. Se lo fai una seconda volta, non fai altro che congelare più batteri”. A fare eccezione sono i cibi cotti, che possono essere congelati se in precedenza erano stati messi in freezer ancora crudi. In generale, sarebbe bene tenere un cibo nel congelatore al massimo per sei mesi, così da non farlo deteriorare.

Fonte: Fanpage

Toilette pubblica: il bagno migliore da utilizzare per evitare malattie è quello che non scegliereste mai

Avete mai notato che noi donne, ogni volta che entriamo in un bagno pubblico, tendiamo sempre a recarci in quello più lontano dalla porta?

Purtroppo la scelta della maggior parte delle donne non rispecchia quella più salutare. Infatti se volete minimizzare il numero di batteri a cui il vostro corpo è esposto, è meglio cambiare le vostre abitudini quando vi recate a una toilette pubblica.

Questo perchè nella toilette femminile, il primo gabinetto sarà sempre quello meno usato, di conseguenza sarà anche il più pulito.
Diversamente succede per gli uomini che, secondo il New York Magazine, sono soliti utilizzare il primo bagno disponibile.

Solitamente la scelta del bagno più lontano dalla porta di ingresso viene fatta per una maggiore privacy, tanto che le persone tendono a non notare nemmeno la prima porta, come dicono gli esperti. Quindi, essendo il primo bagno quello meno usato, è quello che contiene meno batteri ed è il più sicuro per la vostra salute.

Perciò, utilizzare il primo gabinetto di un bagno pubblico è una decisione che può aiutarvi a evitare diverse malattie.

Il 16% degli smartphone trasporta feci e microbi dannosi per la salute. Ecco perché

  • di Marco Paretti

Andare in bagno con lo smartphone è ormai diventata un’abitudine ancora più diffusa dell’andarci con le riviste cartacee. Ma siamo sicuri che sia sana? Considerando il fatto che si tratta sicuramente dell’ambiente più sporco in assoluto, forse l’abitudine di passare il tempo con il telefono in mano non è esattamente salutare.

Andare in bagno con lo smartphone è ormai diventata un’abitudine ancora più diffusa dell’andarci con le riviste cartacee. Il momento “sacro” è infatti prevalentemente caratterizzato da un unico elemento, sia in casa che fuori: usare il telefono per controllare gli aggiornamenti di Facebook, inviare messaggi o navigare sul web. Ma siamo sicuri che portare lo smartphone in bagno sia sano? Considerando il fatto che si tratta sicuramente dell’ambiente più sporco in assoluto, soprattutto quando si parla di bagni pubblici, forse l’abitudine di passare il tempo con il telefono in mano non è esattamente salutare.

Il motivo è semplice: il bagno è letteralmente coperto di germi e batteri, dalle superfici in ceramica ai pavimenti, dai rubinetti alla tavoletta. Gli elementi più contaminati sono le porte e le maniglie, che riportano anche forti concentrazioni di feci. Una situazione che nemmeno il lavarsi le mani può realmente contrastare: basta toccare maniglie e rubinetti contaminati dopo essersi lavati per annullare completamente l’effetto igienizzante. La salute è inoltre messa a rischio dagli spruzzi dovuti all’acqua del water che, una volta lasciata scorrere, ricopre con piccole gocce tutti i dintorni della tazza, compreso il porta carta igienica, dove peraltro appoggiamo spesso proprio lo smartphone.

I batteri presenti nei bagni possono trasportare un grande numero di germi e malattie, compresi lo streptococco, la salmonella e l’epatite A. Lavarsi le mani aiuta, ma nel momento in cui qualcuno non lo fa – e questo vale sia a casa che nei bagni pubblici – di fatto mette a rischio chiunque vada a toccare gli stessi oggetti. Maniglie comprese, che, per forza di cose, vanno utilizzate per poter uscire dalla stanza. Tutti questi batteri, quindi, rischiano di finire sopra il nostro smartphone, che peraltro risulta difficilmente lavabile rispetto alle nostre mani. Un elemento, quello della presenza di germi, che non va sottovalutato: probabilmente non mangereste mai un panino in bagno, ma lo fareste utilizzando il vostro telefono. Che, se siete appena stati in bagno, potrebbe essere tanto sporco quanto lo sono i dintorni del water.

Portare lo smartphone in bagno, quindi, è come fare i propri bisogni per poi andarsene senza lavarsi le mani. Secondo alcune ricerche, 9 cellulari su 10 trasportano microbi potenzialmente dannosi per la nostra salute e il 16% risultano positivi alle feci. La soluzione? Tenere il dispositivo lontano dal bagno. Lasciarlo nella borsa o fisicamente fuori dalla stanza aiuta a mantenerlo lontano dai batteri, soprattutto quando dobbiamo utilizzare i bagni pubblici. Se però proprio non ce la fate a staccarvi dal vostro dispositivo, il consiglio è quello di igienizzarlo successivamente con un panno in microfibra imbevuto di disinfettante o di una soluzione di alcohol e acqua distillata.

Fonte: Fanpage