Black bloc di Parigi, il grosso dettaglio che pare sia sfuggito a tutti

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Sui black bloc. E il trionfo della sragionedi Maurizio Blondet

Propongo un esperimento mentale: immaginate il primo maggio, una squadra di 1200 militanti, giovani figli di papà che calzano Timberland da 220 euro, che investono in forza la capitale; immaginateli tutti in divisa nera, tutti a volto coperto; alcuni col teschio sul passamontagna nero; organizzati e disciplinatissimi, armati di bastoni, molotov e lanciarazzi, che si pongano alla testa un grande corteo di quasi 15 mila estremisti, ne prendano la guida e: attacchino la polizia, incendino auto e negozi, distruggano e spacchino tutto, davanti ad una polizia molto poco decisa a contrastarli, per poi sparire d’incanto, disciplinati come sempre.

Adesso immaginate, il giorno dopo, il commento dei media e dei partiti progressisti. “Torna il fascismo! Mobilitazione, Resistenza! Sono ricomparse le squadre d’azione!”. Hanno lanciato lo stesso grido d’allarme per lo sparatore ai nigeriani di Macerata, uno squilibrato che certo non ha mai nemmeno sperato di radunare attorno a sé 1200 squadristi. Hanno ripetutamente mostrato la capocciata di quello Spada a Ostia, come atto inequivocabile del fascismo risorgente; l’hanno urlata quando Casa Pound, a Ostia, ha preso il 9% alle elezioni. Urla del PD, della Boldrini e di Grasso, del presidente della Rep; cortei dell’ANPI e dell’ArciGay; il ministro dell’Interno che sguinzaglia la Digos a fare irruzioni nelle case dei sospetti, a recuperare le divise nere, vestiario di prova incriminatore, a sequestrate katane giapponesi e coltelli da cucina (armi improprie di chiaro stampo fascista), libri vietati (Evola, Mein Kampf) che comprovano l’intento di ricostituire il fascismo. Tg, Repubblica, tutti i media mostrerebbero le foto delle bandiere naziste scoperte nelle abitazioni (anche se sono magari quelle del Kaiser), i bracciali con la svastica trovati nei cassetti, i simboli di Casa Pound o di Forza Nuova, le foto di Hitler e i busti di Mussolini…

Ebbene: come sapete, tutto ciò è davvero accaduto, il Primo Maggio. A Parigi. E come hanno spiegato i giornali, queste legioni in divisa nera diventano ad ogni manifestazione più numerose, più violente ed organizzate; ormai occupano loro proprie enclaves, che chiamano “Zones à Defendre” (ZAD), dove la polizia nemmeno prova ad entrare. Solo con una differenza rispetto al nostro esperimento mentale: nessuna immagine di Hitler o libro di Evola o simbolo di Forza Nuova.

Differenza essenziale. Per cui tutti i media e i partiti politici si sono ben guardati di chiamare le squadre organizzate dei Black Bloc “squadristi”. Anche se usano la violenza come mezzo primario dell’azione politica, e hanno un’ideologia di violenza – non sono “squadristi”. Jen-Luc Melenchon, il capo del partito della Sinistra France Insoumise, che raccoglie i resti del socialcomunismo francese, che incautamente aveva twittato di “bande di estrema destra” che hanno esercitato “intollerabile violenza contro le manifestazioni del primo maggio”, ha poi dovuto – ridicolmente – correggersi e quasi scusarsi: gliel’hanno imposto i media progressisti.

Non sono squadristi, quelli. Sono costole della Sinistra. Al massimo, sono “compagni che sbagliano”, come Il Manifesto, l’Unità, Il Giorno di Italo Pietra (partigiano) e tutti gli intellettuali di sinistra chiamava i brigatisti rossi dopo ogni loro attentato ed omicidio (beninteso, aggiungendo subito: “Né con lo Stato né con le BR”).

Libération, il giornale della sinistra intelligentissima (proprietà Rotschild), intervista con simpatia uno dei mascherati in divisa nera.

Perché, siamo giusti, una differenza sostanziale c’è, e lorsignori la colgono benissimo. La violenza fascista è quella che mira ad instaurare un ordine di qualche tipo; quella dei Black Bloc non mira ad altro che alla distruzione puntuale e insensata. E’ puro nichilismo, ed è questo che piace ai poteri finanziari globali e alle “sinistre”: vi riconoscono i figli e nipoti loro, al di là delle Timberland di lusso.

Naturalmente, spiega Libération benevolmente dando loro voce, sono “contro il sistema capitalista che distrugge tutto, contro le repressione brutale della polizia: vogliamo un cambiamento radicale, vogliamo l’ecologia, l’altermondialismo”. Certo, ecologia, altermondialismo. E cos’altro vogliono le ONG di Soros?

Black Bloc come l’ISIS. Tutta qui la differenza. Se quindici individui di Forza Nuova, di mezza età, si presentano tutti insieme ad una TV, è un assalto squadrista, l’Anpi scende in piazza e la Boldrini chiama alla Resistenza; se 1200 Black Bloc mettono a sacco il centro di Parigi spaccando le vetrine di McDonald, non c’è nessuno squadrismo. C’è, ovviamente, più che un sospetto che il potere costituito di Macron li lasci fare, li coccoli addirittura. Se non direttamente li organizzi. “Sono gruppi effimeri, formano una folla anonima non identificabile”, ha raccontato il portavoce del Ministero dell’Interno. Nulla di vero. I Black Bloc sono un gruppo internazionale, i loro militanti compaiono a Seattle come a Genova o a Parigi, dispongono evidentemente di fondi abbondanti. Si chiamano a raccolta e si organizzano per le loro puntate offensive via internet, social, Facebook: e come ci è stato confermato appena qualche giorno fa, attraverso i social ogni polizia o servizio del mondo ci controlla uno per uno, conosce le nostre idee, i nostri spostamenti, i nostri compagni e amici. Da giorni i loro appelli alla mobilitazione circolavano sui social. E gli Interni, occhiutissimi per tradizione giacobina (il convenzionale, terrorista rosso, poi napoleonico Fouché ha inventato la polizia politica), parlano di “folla anonima non identificabile”.

Vi ricordate quell’altra “folla anonima non identificabile”, che apparve come per miracolo nel 2014? Fra Siria e Irak? Come per miracolo, apparvero migliaia, decine di migliaia. Militanti dello Stato Islamico, venuti da nulla, diretti al nulla, ma intanto su centinaia di camioncini Toyota, pieni di armi, stipendiatissimi e addestrati. Volevano instaurare il Califfato – per puro caso, occupando le vaste aree fra Siria e Irak, e pozzi petroliferi in loco, di cui gli Usa, Londra, Francia e Israele volevano tenere il controllo.

Ebbene, i Black Bloc sono un po’ come l’ISIS. Anzi, sono forse il modello precursore. Vogliono la loro utopica sharia totalitaria, che si chiama “anarchia”, e i poteri forti globali sono d’accordo, anzi d’accordissimo. Anche loro vogliono l’anarchia, l’assenza di ogni ordine, l’abolizione dello Stato, e lo chiamano libero mercato globale. Sono funzionali a spaventare la piccola borghesia che teme il disordine, così vota Macron-Rotschild.

Fonte: Blondet&Friends Maurizio Blondet