Sposa bambina uccide il marito che la stuprava, condannata a morte

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Noura, condannata a morte la sposa bambina che ha ucciso il marito che la stuprava – di Mirko Bellis

Noura ha solo 16 anni quando è costretta a sposare il cugino. Prova a ribellarsi ma il marito la stupra aiutato da alcuni parenti. Dopo il tentativo di una nuova violenza, la ragazza lo uccide.

Ieri un tribunale sudanese l’ha condannata a morte per impiccagione. Gli avvocati hanno tempo 15 giorni per presentare un appello e sperare che la sentenza non venga eseguita. Intanto è stata lanciata una mobilitazione internazionale per cercare di salvare la giovane.

Noura aveva un sogno: studiare e diventare maestra. Ma non aveva fatto i conti con la società patriarcale in cui il destino ha voluto che nascesse. Quando ha solo 16 anni, il padre la promette in sposa al cugino. La giovane, però, rifiuta quel matrimonio combinato con un uomo che non ama.

Decide di scappare dalla sua casa alla periferia di Khartoum e si rifugia da una zia. Il padre non si rassegna e nell’aprile del 2017 la fa ritornare, promettendole che le nozze sono state cancellate. Quando Nuora capisce di essere stata ingannata è ormai troppo tardi.

La sposa bambina, dopo la cerimonia nuziale, prova ancora una volta a ribellarsi: non vuole concedersi al marito, Abdulrahman Mohamed Hammad. E’ a quel punto che si consuma la tragedia che segnerà per sempre la sua vita.

Noura resiste per giorni ad Hammad ma questi, di fronte al suo rifiuto, la violenta. Complici dello stupro anche due dei fratelli e un cugino del marito che, secondo quanto ha raccontato la giovane, la tenevano immobilizzata mentre il marito abusa di lei.

E’ traumatizzata, Noura, da quella esperienza. Così quando il giorno dopo il marito prova ancora a violentarla in cucina, prende un coltello e lo uccide. Sconvolta corre a casa, ma il padre la ripudia e la consegna alla polizia.

Dopo un anno in carcere, il 29 aprile scorso un tribunale, applicando la Sharia (la legge islamica in vigore in Sudan), l’ha giudicata colpevole di omicidio premeditato. A nulla sono valse le motivazioni della difesa che pretendeva che i giudici considerassero tutte le attenuanti alla ragazza.

Ieri è arrivata la sentenza: Nuora, che adesso ha 19 anni, sarà condannata a morte per impiccagione. Determinante è stata anche la decisione della famiglia dell’uomo ucciso. Come ha riportato Badr Eldin Salah, attivista di Afrika Youth Movement, i parenti dell’ex marito di fronte alla possibilità di concedere il perdono a Noura a cambio di un risarcimento economico come previsto dalla legge islamica, hanno scelto la pena capitale.

“Quando Noura è entrata in aula non c’era nessuno della sua famiglia […]. Dopo aver esposto il caso, il giudice ha detto ai parenti del violentatore che avrebbero dovuto perdonarla. Ma loro hanno deciso per la condanna a morte.

Erano così contenti che saltavano di gioia quando è stata emessa la sentenza. Sono ritornato a casa disgustato”, ha scritto su Twitter uno dei sostenitori di Noura presenti in aula al momento del verdetto.

Secondo un attivista per i diritti umani che ha partecipato all’udienza, una grande folla di persone si era riunita fuori dal tribunale per sostenere Nuora e, dopo la condanna a morte, hanno cominciato a protestare ma la polizia li ha dispersi con la violenza.

In Sudan, quasi 1 ragazza su 3 si sposa prima di compiere i 18 anni. Una legge del 1991 consente il matrimonio di una ragazza musulmana al momento del raggiungimento della pubertà. Ma non solo: sono previste addirittura le nozze di una bambina di soli 10 anni se un giudice concede il permesso.

“In Sudan – ha affermato Amal Habani, una giornalista locale – la legge non considera illegali i matrimoni precoci come quello a cui è stata obbligata Noura e non viene nemmeno condannato lo stupro coniugale”.

https://twitter.com/kbegghead/status/994795516880879616

Unanimi le proteste di diverse organizzazioni umanitarie contro la condanna a morte della giovane. “Noura non è una criminale, è una vittima e dovrebbe essere trattata come tale. In altri Paesi, le vittime di stupri e violenze domestiche vengono aiutate a superare il loro trauma”, ha dichiarato Tara Carey di Equality Now, un’Ong che si batte per la parità dei diritti delle donne.

“Noura Hussein voleva diventare una maestra, ma è stata costretta a sposare un uomo violento che l’ha stuprata”, ha detto Seif Magango, vicedirettore di Amnesty International per l’Africa orientale. “E’ una vittima e la sentenza contro di lei è un intollerabile atto di crudeltà”, ha aggiunto Marango.

Dopo la sentenza che condanna a morte Noura, i suoi avvocati hanno adesso 15 giorni per ricorrere in appello. E si moltiplicano le iniziative per evitare che la ragazza finisca impiccata. “Stiamo anche invitando le persone di tutto il mondo a firmare la petizione su change.org a sostegno di Noura”, l’appello lanciato da Equality Now.

E l’hashtag #JusticeForNoura, è diventato in poco tempo uno dei più diffusi su Twitter.

Per salvare Noura, gli attivisti hanno intenzione di scrivere anche al presidente sudanese, Omar al-Bashir, affinché conceda la grazia. “La pena di morte è una punizione crudele, inumana e applicarla a una vittima di stupro mette in evidenza solo il fallimento delle autorità sudanesi.

I giudici devono annullare questa sentenza gravemente ingiusta e devono garantire a Noura un nuovo processo che tenga conto di tutte le circostanze attenuanti”, ha concluso il vicedirettore di Amnesty international.

Fonte: fanpage.it