Giornalista giapponese liberato: in ostaggio dal 2015 insieme a un italiano

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Siria: liberato giornalista giapponese ostaggio di Al Qaeda dal 2015 – di Anna Pedri

Jumpei Yasuda, il giornalista giapponese freelance rapito in Siria, presumibilmente da una cellula di Al Nusra, filiale locale di Al Qaeda nel 2015, sarebbe libero.

Ora si trova in Turchia, presso un centro per l’immigrazione ad Antakya. A dare la notizia della sua liberazione il segretario capo di Gabinetto del governo giapponese, Yoshihide Suga, benché manchi l’ufficialità sulla sua identità.

Per la liberazione del reporter non sarebbe stato pagato alcun riscatto dal Giappone, ma il Qatar avrebbe giocato un ruolo di primo piano, insieme alla Turchia.

Quatar e Trchia ringraziati per l’aiuto al giornalista giapponese

Per questo il presidente nipponico Shinzo Abe, rivolgendosi ai cronisti, ha ringraziato i due Paesi per il loro contributo.

“Sono sollevato – ha dichiarato – dopo aver avuto l’informazione. Vogliamo conferme ufficiali che l’uomo sia davvero Jumpei Yasuda il prima possibile”.

Di Yasuda, giornalista di 44 anni che già nel 2004 era stato sequestrato da alcune milizie locali in Iraq per quattro giorni, non si sapeva nulla dal 2015, quando venne rapito.

Yasude era entrato in Siria dal confine turco. Qualche mese dopo il suo rapimento era apparso in un video dove lo si vedeva indossare la tuta arancione che l’Isis fa mettere ai suoi prigionieri in attesa di esecuzione.

Nel video compariva anche l’italiano Alessandro Sandrini, 32 anni, di cui non si hanno ancora notizie. Alle loro spalle uomini armati.

Per loro si temeva la stessa sorte di altri due giornalisti giapponesi: Kenji Goto e Haruna Yukawa che sono stati decapitati nel 2015 da alcuni miliziani dello Stato Islamico.

All’epoca del rapimento Reporter Senza Frontiere aveva chiesto al governo giapponese di fare il possibile per garantire il rilascio di Yasuda, visto che era stata posta una taglia e che il gruppo che lo aveva rapito aveva lanciato un ultimatum per il pagamento del riscatto, minacciando di giustiziarlo o venderlo ad un altro gruppo di terroristi.

L’estate scorsa, poi, i sequestratori, che secondo le autorità giapponesi sarebbero un gruppo legato ad Al Qaeda, hanno diffuso un video in cui appariva provato e invocava l’aiuto del governo.

Anche se nel video non era chiaro chi fossero davvero i responsabili del rapimento del reporter, e non venivano fatte particolari richieste o riscatti per il suo rilascio. Fonte Il primato nazionale