Bambino blu, sindrome palestinese: ecco perché Israele potrebbe fermarla

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bambino blu

Che cos’è la sindrome del “bambino blu” e perché fa diventare il sangue come cioccolato – di Mirko Bellis

La drammatica crisi idrica a Gaza ha il volto dei bimbi cianotici a causa dell’acqua contaminata.

La presenza di nitrato provoca la “sindrome del bambino blu”, una malattia che rende le loro labbra, viso, pelle bluastri, e il sangue colore del cioccolato. Tra i più piccoli sono in aumento anche casi di gastroenterite, insufficienza renale e cancro alla tiroide. Il 97% dell’acqua nella Striscia non è potabile e il rischio che scoppi un’epidemia è altissimo.

La drammatica crisi idrica a Gaza ha il volto dei bambini cianotici a causa dell’acqua contaminata.

La “sindrome del bambino blu”, una malattia provocata dall’intossicazione da nitrato rende le loro labbra, viso, pelle bluastri e il sangue colore del cioccolato. Una sostanza nociva, insapore e inodore, che li sta avvelenando.

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Nella Striscia, il 97% dell’acqua non è adatto al consumo umano e gli unici rifornimenti dipendono da pozzi privati che non riescono a soddisfare lo standard minimo di potabilità. E l’impatto sui più piccoli è terribile, come ha testimoniato Sandy Tolan, uno scrittore statunitense.

Sindrome del bambino blu: la preoccupazione dei medici

“Negli ultimi mesi sono raddoppiati i casi di diarrea grave, gastroenterite, insufficienza renale e cancro alla tiroide”, spiega Mohamad Abu Samia, il direttore dell’ospedale Rantisi.

“Abbiamo bambini i cui reni non funzionano più – continua il medico – prima c’erano 15-20 pazienti ma ora sono il doppio. Ogni giorno 10 bambini devono sottoporsi a emodialisi e il loro numero non fa che aumentare”.

A preoccupare Abu Samia è anche la comparsa di una patologia quasi sconosciuta prima d’ora a Gaza provocata dalla presenza di nitrato nell’acqua: la “sindrome del bambino blu”.

Una malattia del sangue potenzialmente fatale nei neonati di età inferiore ai sei mesi con sintomi che possono essere spesso confusi con altre infermità.

Un bambino con sindrome blu da lieve a moderata può avere diarrea, vomito o essere in stato letargico.

Nei casi più gravi, i neonati iniziano a mostrare pelle, labbra o unghie di colore bluastro e il bambino soffre di crisi respiratorie.

A Gaza, dove l’emergenza umanitaria è costante, non esistono studi medici sulla “sindrome del bambino blu” perché, come precisa Abu Samia, “cerchiamo di alleviare il problema, non c’è il tempo di fare delle ricerche”.

“Abbiamo tanti bambini che soffrono di disidratazione, vomito, diarrea, febbre. Il tasso di dissenteria è alle stelle – sottolinea – ed è il secondo più grande assassino al mondo di minori sotto i cinque anni”.

La crisi idrica a Gaza

Nella Striscia di Gaza, il 98% dell’approvvigionamento idrico proviene dalla falda acquifera costiera ma, a causa dell’elevata salinità, l’acqua distribuita alle case non è adatta al consumo umano.

Da anni, le autorità locali, le organizzazioni internazionali e gli esperti avvertono che, se non verranno prese misure, la falda è destinata a collassare.

Per bere acqua potabile quindi gli abitanti ricorrono agli oltre 40 impianti di desalinizzazione privati, di cui solo la metà autorizzato dall’Autorità idrica palestinese.

I prezzi sono alti e alcune famiglie povere devono spendere fino ad un terzo del loro reddito. Con la disoccupazione alle stelle molti non riescono a comprare nemmeno un goccio d’acqua pulita.

Un recente studio di Rand Corporation ha evidenziato i pericoli per i bambini legati al consumo di acqua salata o contaminata.

Nel report si legge che “le scuole di Gaza hanno un bagno per 75 alunni e un lavandino per lavarsi le mani ogni 80. La maggior parte di quest’acqua è riciclata; di conseguenza mette a rischio i bambini di contrarre malattie gastrointestinali”.

E, ancora, “le scuole, gli edifici pubblici e gli ospedali vengono puliti solo quando necessario. Il personale ospedaliero si lava le mani solo quando è essenziale al fine di conservare l’acqua per un trattamento salva-vita”.

Secondo l’OMS, il 50% dei bambini a Gaza soffre di infezioni parassitarie legate all’acqua. I ricercatori stimano che, senza una corretta manutenzione, entro due anni anche le poche fonti di acqua non contaminata cesseranno di funzionare.

Le cause della crisi idrica a Gaza sono profonde: dalla rapida crescita demografica fino il blocco totale imposto da Israele, che rende quasi impossibile ottenere dei pezzi di ricambio per le pompe, si aggiungono la mancanza di elettricità per far funzionare gli impianti di depurazione e i bombardamenti dell’aviazione israeliana che hanno distrutto la fragile infrastruttura palestinese.

Il blocco di Israele: nella Striscia solo 4 ore di elettricità

Non tutte le malattie infantili possono essere ricondotte alla scarsa qualità dell’acqua ma, secondo il direttore dell’ospedale Rantisi, tutte sono collegate al blocco che Israele mantiene da più di 11 anni sulla Striscia di Gaza.

Con solo quattro ore di elettricità al giorno, anche il cibo si rovina rapidamente e sono molti i bambini che presentano infezioni da Salmonella o febbre tifoidea.

“Non c’è acqua né elettricità, la povertà è diffusissima e la malnutrizione è molto elevata”, continua Abu Samia.

“Prima dell’assedio, non avevamo pazienti con malnutrizione. Ora abbiamo un improvviso aumento di neonati affetti da marasma, una grave forma di deperimento. I bimbi sono pelle e ossa”.

“Tre operazioni militari israeliane, oltre agli anni di blocco economicosi legge in un report dell’Onuhanno devastato la già debilitata infrastruttura di Gaza, frantumato la sua base produttiva, non hanno lasciato il tempo per una ricostruzione significativa o per la ripresa economica. Il risultato è stato un impoverimento della popolazione palestinese”.

Gaza inabitabile nel 2020

Le Nazioni Unite hanno avvertito che la Striscia rischia di diventare un territorio invivibile nel 2020.

Nei prossimi anni, gli abitanti a Gaza supereranno i due milioni con una densità di oltre 5.800 persone per chilometro quadrato.

Le infrastrutture elettriche, idriche e i servizi igienico-sanitari, secondo le Nazioni Unite, non riusciranno a soddisfare le esigenze di tutta la popolazione.

“Un’area urbana non può sopravvivere senza essere connessa”, è l’allarme lanciato dall’Agenzia dell’Onu per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (Unrwa).

“Il progresso economico e la prosperità è possibile solo attraverso scambi, comunicazioni e contatti con il mondo esterno”, auspica l’Onu. Ma questa possibilità è negata da Israele che mantiene un ferreo controllo su tutta la Striscia di Gaza.

Senza un intervento urgente, il rischio che l’emergenza idrica sfoci in un’epidemia è altissimo e a pagarne il prezzo più alto saranno proprio i più deboli, come i bambini.

Riviste mediche indipendenti sottoposte a revisione paritetica hanno documentato un aumento della mortalità infantile, dell’anemia e un preoccupante arresto della crescita tra i minori della Striscia.

“Tutta la popolazione a Gaza sta soffrendo moltissimo – conclude Abu Samia – ormai è una questione di vita o di morte”. Fonte: fanpage.it