Arresto sindaco Riace: emerge altro dettaglio scomodo per Saviano & Co.

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Sindaco di Riace, il procuratore che l’ha arrestato è una “toga rossa”di Adolfo Spezzaferro

Roma, 3 ott – Mentre imperversano le lamentazioni della sinistra immigrazionista che si straccia le vesti per l’arresto del sindaco di Riace, Mimmo Lucano, indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, emerge una verità scomoda per i vari Roberto Saviano e Beppe Fiorello.

Il procuratore subito additato come “alleato di Salvini”, che agisce in un’Italia “fascistoide” (Gad Lerner dixit), ritenuto colpevole di aver “sporcato l’idea e il progetto di umanità del sindaco visionario Mimmo Lucano” (Roberto Saviano dixit), in realtà al massimo è una “toga rossa“.

Luigi D’Alessio, il procuratore di Locri che ieri mattina ha ottenuto l’arresto e i domiciliari per il sindaco che combinava i matrimoni con gli immigrati, indagato anche per fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti, è semplicemente un magistrato che ha fatto il suo dovere.

La politica non c’entra e semmai, ripetiamo, lo colloca a sinistra, infatti è simpatizzante di Magistratura democratica.

Chi è il procuratore D’alessio?

Entrato in magistratura nel 1981, D’Alessio nel 1985 sale alla ribalta perché si offre come ostaggio per consentire la liberazione di alcune persone sequestrate dai rapinatori in una banca a Gallarate.

Nella sua città, a Salerno, indaga sulla realizzazione della strada Fondovalle Calore al centro della Tangentopoli salernitana degli anni ’90.

In quel periodo si è occupato di criminalità organizzata, droga e corruzione. Nel 2011 individua l’assassino di Elisa Claps, la giovane studentessa scomparsa a Potenza nel 1993 e i cui resti furono trovati quasi vent’anni dopo.

Nel febbraio 2013 D’Alessio diventa procuratore a Locri. E alla fine del 2016 inizia a indagare sul cosiddetto modello Riace e sulle anomalie nell’amministrazione dei fondi.

A partire dal “doppio binario” inventato dal sindaco Lucano: il bonus lavoro, una paga fissa versata dall’amministrazione (con i soldi del Viminale tramite il sistema di accoglienza Cas e Sprar) alle Cooperative che a loro volta versavano gli stipendi agli immigrati; una specie di moneta parallela, il bonus coupon, spendibile sul territorio comunale così da dare potere d’acquisto agli immigrati.

A seguito dell’inchiesta, Il Viminale ha interrotto i finanziamenti. Poi la Rai ha deciso di non mandare in onda la fiction con Giuseppe Fiorello nei panni del sindaco “Tutto il mondo è paese”. Infine l’arresto di ieri.

Le accuse al sindaco di Riace.

Ha violato la legge con allarmante naturalezza“, ha spiegato il procuratore. “Ha commesso una serie di illeciti e ha una visione assolutamente personalistica dell’organizzazione dell’accoglienza, fatta senza alcuna considerazione delle regole previste e in barba alle norme di legge“.

Pur di aggirare le norme vigenti, avrebbe simulato matrimoni falsi per ottenere la cittadinanza in tempi rapidi nonché falsificato carte d’identità per far entrare, o far restare, stranieri in Italia in modo illecito.

A chi lo critica, il procuratore risponde: “Comprendo la rabbia di persone di animo nobile che hanno avallato l’idea del sistema Riace. Ma queste persone non conoscono le modalità con cui il sindaco Lucano organizzava l’accoglienza”.

Ma c’è di più, D’Alessio infatti dubita che “il sistema di accoglienza di Riace possa essere stato un contrasto agli interessi della criminalità organizzata“.

Apriti cielo! Ma come? Il modello Riace, osannato pure dal Papa. La sinistra immigrazionista è indignata. E il procuratore precisa: “Io non detto la linea politica a nessuno. Il mio mestiere è far rispettare le norme“.

Insomma, la disobbedienza civile e il “peccato di umanità” savianesco trovano il tempo che trovano. Per un magistrato, anche non “fascistoide”, i reati restano tali. Fonte: IL PRIMATO NAZIONALE

Pietro Di Martino

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