Ecco come uccidono i condannati a morte nel paese più democratico

condannati a morte

Se negli USA va bene uccidere i condannati a morte con sostanze vietate per gli animali – di Lucandrea Massaro

Uno strano concetto di pietà e di giustizia anima le autorità americane…

C’è qualcosa di grottesco nel desiderio dell’uomo moderno di trovare modi “umani” per uccidere i propri simili. Non ci può essere nulla di “umano” o “umanitario” nel togliere la vita specialmente quando questo può essere evitato come nel caso della pena di morte.

Nulla vieta di tenere i criminali più pericolosi dietro le sbarre, le condizioni morali per giustificare la pena di morte non ci sono, specie in un paese ricco come gli Stati Uniti d’America, uno dei luoghi dove si infliggono più morti di Stato del mondo.

Negli Stati Uniti ci sono circa 2.750 persone condannate a morte in 31 stati. La maggior parte di loro trascorrono le giornate in cella senza sapere se e quando sarà eseguita la condanna. Negli ultimi anni il numero di condanne eseguite è diminuito sensibilmente non solo per motivi etici e morali, ma per la mancanza di sistemi adeguati per effettuarle.

L’iniezione letale – introdotta circa 40 anni fa come un mezzo più efficace e “umano” rispetto alla camera a gas e alla sedia elettrica – non ha mantenuto le aspettative e ha portato spesso a terribili sofferenze per i prigionieri (Il Post).

Negli USA dove si utilizza per lo più l’iniezione letale per uccidere i condannati, il reperimento dei componenti chimici necessari per la soluzione mortale sta diventando difficile. Molte case farmaceutiche si rifiutano di vendere quel tipo di prodotti.

Molti stati stanno provando a cambiare metodo e ipotizzano l’uso dell’azoto come gas per soffocare le vittime. Un ritorno al passato per certi versi, quando nelle camere a gas veniva introdotto l’acido cianidrico che porta alla morte per soffocamento.

Il preparato per l’iniezione letale contiene due principi attivi: uno serve per paralizzare il condannato, l’altro per causargli un arresto cardiaco. Il farmaco per indurre la paralisi era stato introdotto con l’obiettivo di rendere, almeno all’apparenza, meno dolorosa e traumatica l’esecuzione della condanna.

Prima dell’iniezione letale vera e propria, al condannato viene somministrata un’alta dose di sedativo in modo da renderlo privo di sensi. In molti casi, però, il sedativo non funziona correttamente o non fa effetto nei tempi calcolati, causando quindi sofferenze al condannato che riceve l’infusione per essere ucciso.

Non sempre va così come spiegava Euronews nel non lontano 2014:

La questione dell’uso dell’azoto tuttavia è davvero singolare. Le associazioni veterinarie hanno rigettato l’uso di questo metodo nella soppressione degli animali perché non ci sono prove che sia indolore, ma invece – pur di portare avanti la propria “missione” – per uccidere un essere umano va bene? Il mondo alla rovescia. Le autorità americane hanno più pena delle bestie che non degli umani?

Una società che vuole vendetta? Secondo TrueNumbers, circa il 60 per cento dei cittadini statunitensi avrebbe dichiarato di ritenere la pena capitale una soluzione moralmente accettabile e circa il 35 per cento dei sostenitori dice che la morte è una giusta punizione, la pietra di paragone è quelladell’occhio per occhio, se messa a confronto con i crimini commessi.

Per il 14 per cento dei favorevoli si sostiene inoltre che la pena di morte fa anche risparmiare soldi pubblici, perché mantenere un condannato in galera per tutta la vita costerebbe di più allo stato e ai contribuenti. Una argomentazione utilitaristica che non è assolutamente ricevibile: una vita vale sempre e sempre vale la pena di conservarla, semmai li si faccia lavorare per sostenersi, nei campi o nelle officine o nei lavori di manutenzione cittadina.

Sempre meno esecuzioni, ma è l’unico paese occidentale. Oltre 8000 condanne a morte dagli anni ’70 ad oggi sebbene ci sia un trend di decrescita, gli USA sono l’unico stato occidentale a fare uso di questa pratica. Ma sono in compagnia di Iran, Cina e Arabia Saudita.

Amnesty International fa il punto della situazione nel mondo. Fonte: Aleteia

Pietro Di Martino

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