Sciogliere Casa Pound: ma siamo ancora nel 1972?

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Sciogliere Casa Pound: ma siamo ancora nel 1972?

  • di Paolo Delgado

L’idea lanciata dalla presidente della Camera Laura Boldrini, poi rilanciata da Grasso e Sala, ha un effetto contrario: dare visibilità a realtà marginali

C’è inoltre un immediato riflesso nella propaganda con autorevoli richieste di mettere fuori legge gli eredi del ventennio, trasgressori della legge Scelba, immediate reazioni di segno opposto, con nel mirino i “violenti” antifascisti, e sullo sfondo persino qualche eco dei mai dimenticati “opposti estremismi”.

La presidente della Camera, terza cittadina dello Stato, ha chiesto lo scioglimento delle organizzazioni nere, mentre i siti schiaffavano in bella vista titoli come ‘ Guerriglia urbana a Napoli’, alludendo a scaramucce tra antifascisti sul piede di guerra e polizia. Pochi giorni prima era successo a Livorno. Il presidente del Senato Piero Grasso, leader di LeU, e il sindaco di Milano Sala, Pd, più ministri vari concordano con la presidente Boldrini: ‘ Fuorilegge’. Anche l’ex premier e probabile futuro governante Berlusconi chiede la mano pesante: però contro i contestatori che negano con le cattive il diritto di parola ai fa- scistoni.

Nel 1972 la faccenda era seria, la polemica non priva di fondamento. L’anno prima i neofascisti, che allora militavano nel Msi, avevano sfondato nelle elezioni amministrative parziali, raggiungendo in alcune sedi, come Roma, percentuali per l’epoca stratosferiche, vicine al 15% partendo dal precedente 4%. Il richiamo ai valori dell’antifascismo non era fuor di luogo. I contestatori erano migliaia di giovani, agguerriti e ormai abituati agli scontri di piazza. Capitò più d’una volta, in quella campagna elettorale, che ci scappasse il morto, per un candelotto sparato dritto contro un passante o per il pestaggio fatale a cui fu sottoposto dalla polizia l’anarchico Franco Serantini, che cercava appunto di impedire un comizio del Msi a Pisa. Si parlava molto di fascismo, antifascismo e violenza politica perché era palese che quei temi erano davvero in testa alla lista delle preoccupazioni di parecchi elettori e avrebbero finito per condizionare più di ogni altro tema il voto.

Quarantasei anni dopo la situazione si ripropone come pura pantomima: una recita. Alle manifestazioni di Forza Nuova e CasaPound accorrono appena poche decine di militanti. Se non ci fosse chi le contesta non se ne accorgerebbe nessuno. Le contestazioni partono da un’area che nel corso dei decenni è stata progressivamente ghettizzata e ha fatto quanto in proprio potere per facilitare ai ghettizzatori il compito. Senza le contestazioni antifasciste pochi saprebbero che esiste. ‘ La guerriglia urbana’ esiste solo nei titoli a effetto e la violenza politica, giustamente, nella lista degli elementi che condizioneranno il voto non figura neppure in coda alla classifica: inesistente.

Una minacciosa ventata xenofoba e a tratti razzisti percorre davvero la penisola, ma se i gruppi neofascisti che provano a cavalcarla fossero messi fuori legge non perderebbe neppure un nodo di potenza. I partiti che su quelle paure irrazionali si ingrassano non possono essere messi fuori legge: sono troppi e troppo numerosi. Il parlamento resterebbe deserto.

Il richiamo all’antifascismo e quello, speculare, contro i violenti rossi rispondono entrambi a una valenza ormai puramente identitaria. Sono una chiamata alle armi in nome del sangue e delle tradizioni di famiglia, non in nome della politica. Quell’evocazione di fantasmi lontani, almeno nelle forme che assunsero un tempo, serve anche a tutti per giocare nella campagna elettorale l’arma della ‘ somiglianza’. Chi chiede di mettere fuori legge Casa-Pound invita tra le righe a sconfiggere chi con Cp o Fn ha almeno qualche elemento in comune: la Lega, FdI, secondo alcuni lo stesso M5S.

E’ una strategia propagandistica come tante altre, ma più pericolosa. Nell’Italia del 2018, a differenza di quella del 1972, di violenza politica non c’è traccia. Ma evocare per gioco gli spettri di solito è il modo migliore per trovarseli poi in salotto per davvero.

Fonte: IL DUBBIO

Pietro Di Martino

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