Sanzioni USA alla Russia: ecco l’effetto che hanno sui Paesi europei

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Le sanzioni USA alla Russia colpiscono gli alleati europei – (da Ron Paul Institute – Traduzione di Maria Teresa Marino)

Sanno quello che fanno? Quando il Congresso americano adotta sanzioni draconiane il cui scopo principale è rendere impossibile un miglioramento delle relazioni con la Russia nessuno comprende che tali misure rappresentano a tutti gli effetti una dichiarazione di guerra economica ai cari “amici” europei?

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Il progetto di legge H.R. 3364 “Contrastare gli avversari dell’America attraverso sanzioni” è stato approvato alla quasi unanimità al Congresso con soltanto tre voti contrari ed è passato al Senato con percentuali che escludono il veto presidenziale.

Questa esplosione di isteria congressuale deflagra in tutte le direzioni e i cari amatissimi alleati europei, principalmente Francia e Germania, saranno probabili vittime del fuoco incrociato con cui l’America vuole tramortire i suoi nemici.

I cari amatissimi amici sono a volte rivali, ma tali considerazioni materiali sono indegne delle sacre mura del Congresso, tempio consacrato alla difesa della moralità universale.

IL “SOFT POWER” COLPISCE Duro. Le sanzioni statunitensi colpiscono duramente qualunque nazione europea faccia affari con la Russia.

In particolare, l’ultimo pacchetto approvato dal Congresso prende di mira compagnie coinvolte nel finanziamento di Nord Stream 2, il condotto progettato per fornire alla Germania il necessario gas naturale russo.

A proposito (per gentilezza e buon cuore, sia chiaro), svariate compagnie americane sono disposte a vendere il loro petrolio ai fedeli alleati tedeschi a un prezzo smisuratamente più elevato.

Questo non è che uno solo degli stratagemmi attraverso i quali il pacchetto di sanzioni statunitensi si rivela strumentale all’obiettivo di costringere banche e imprese sotto al giogo di restrizioni paralizzanti, blocchi giudiziari e gigantesche multe.

Gli Stati Uniti predicano incessantemente i meriti della “libera competizione”, ma tramano con energia inesauribile per impedire la libera competizione a livello internazionale.

In seguito al trattato del luglio 2015 che sanciva un arresto del programma di sviluppo nucleare, le sanzioni internazionali sono state annullate, ma gli USA hanno mantenuto quelle imposte in precedenza.

Da quel momento, qualunque impresa o banca straniera che contempli la possibilità di intraprendere rapporti commerciali con l’Iran va incontro alla probabilità di venire contattata da un gruppo con sede a New York denominato “Uniti contro l’Iran nucleare”, il quale si arroga il diritto di avvisare gli interessati dei “rischi legali, economici, politici e legati alla propria reputazione qualora si prenda la decisione di fare affari con l’Iran, specialmente nei settori dell’economia iraniana legati al gas e al petrolio”.

I “rischi” citati comprendono miliardi di dollari di multe, sorveglianza da parte di “una miriade di agenzie di regolamentazione”, pericolo personale, difficoltà a ottenere una copertura assicurativa, cyber insicurezza, perdite materiali in termini di circoscritte opportunità lavorative, danno di immagine e indebolimento del valore azionario.

Gli Stati Uniti hanno la certezza dell’impunità nonostante la linea di condotta fraudolenta e criminale tenuta nei confronti del resto del mondo grazie allo sviluppo di un soffocante, oscuro apparato di controllo nel corso degli anni, in grado di imporre la propria egemonia sull’economia del “mondo libero” grazie all’onnipresenza del dollaro, alle tentacolari strutture di intelligence che la quasi totalità del globo e alla semplice strategia dell’intimidazione e della forza. Fonte Oltre la linea