Rivoluzione di Sangiuliano in Rai: ecco la nuova versione del TG2

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Gennaro Sangiuliano: “Il mio Tg2 versione sovranista di Telekabul” – di Ilaria Paoletti

Gennaro Sangiuliano, direttore del Tg2 è di animo tranquillo e non teme critiche di “sovranismo” nella sua intervista a Libero:

“Quando esci dal binario del politically correct arrivano i guardiani del sistema dominante e fanno di te un caso”.

Il suo telegiornale in contrapposizione al Tg3 del comunista Sandro Curzi che venne soprannominato “Telekabul” viene oggi chiamato da qualche detrattore “TeleVisegrad”.

Il giornalista napoletano incassa con savoir faire il raffronto con il giornalista comunista: “Essere paragonato a Curzi è un complimento, chi lo fa pensando di offendermi prende una topica”.

E in quanto al nomignolo dato al Tg2, lo prende come un complimento: “Di Visegrad mi incuriosisce la concezione di un’ Europa delle nazioni dove vige uno spirito autenticamente europeo ma nel rispetto delle peculiarità dei popoli”.

Poi passa a parlare della sua direzione e dell’impostazione che desidera abbia: “Voglio il Tg2 dia attenzione alla pluralità delle culture. Per decenni in Rai abbiamo avuto una monocultura. Ma il popolo italiano ha più voci e più pensieri e io voglio proporli tutti”.

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Il volto tutto nuovo del TG2 di Sangiuliano

La sua offerta formativa è anticonformista, fresca e chiara: “Inchieste, esteri, cultura: se vuoi essere credibile e attirare il pubblico, devi alzare il livello dell’ informazione ma stare attento a mantenere toni popolari. Abbiamo dato grande rilievo ai cinquant’ anni dal sacrificio di Ian Palach, nel rogo della Primavera di Praga, e al centenario di Alexander Solzhenitsyn”.

E, di questa libertà d’azione, Sangiuliano rende merito anche a Carlo Freccero: “Io e Freccero siamo due innovatori e contestatori del sistema. Abbiamo un sincero feeling intellettuale”.

Il suo telegiornale, dati alla mano, è l’unico dei tre di Mamma Rai ad aver aumentato il numero degli spettatori.

E Sangiuliano (missino di formazione e candidato nel 2001 per la Casa delle Libertà) si prende il merito di questi risultati, nati dalla volontà di distaccarsi dalla visione che l’ha preceduto un po’ stantia e radical chic:

Prima di questo governo la Rai aveva un approccio pedagogico. Le élites avevano elaborato un modello di pensiero e società, con un preciso ruolo dell’Italia nel mondo come pezzo del grande ingranaggio globale teso ad annullare ogni identità e senso d’appartenenza al nostro Paese. Con il ditino alzato, volevano calare sulla società il proprio modello, vantando una superiorità didattica tutta da verificare“.  Soffia davvero aria nuova in Rai? Speriamo sia solo l’inizio. Fonte Il primato nazionale