Rocco Greco combatteva la mafia, poi ci si è messo lo Stato e si è sparato

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Rocco Greco suicida, l’imprenditore antiracket denunciò i boss ma fu punito dallo Stato – di Biagio Chiariello

Il 57enne di Gela (Caltanissetta) aveva denunciato i boss mafiosi, ma era stato a sua volta accusato di avere rapporti con i boss. Il Tribunale lo aveva assolto.

Una sentenza che però non è bastata per impedire alla Prefettura di prevedere l’interdittiva per la sua azienda. Un provvedimento che gli aveva fatto perdere tutti gli appalti.

Si è tolto la vita, sparandosi un colpo di pistola alla tempia. 57 anni, Rocco “Riccardo” Greco, era un simbolo della lotta contro il racket.

Imprenditore di Gela, aveva avuto il coraggio di denunciare i suoi estorsori. Ma gli stessi mafiosi che aveva fatto condannare lo avevano denunciato.

Era arrivata l’assoluzione: il giudice aveva ribadito che Rocco Greco era stato vittima della mafia, non socio in affari dei boss. Ma il 57enne non ha più retto a quelle pressioni e ha deciso di farla finita. Ha smesso di lottare.

Chi era Rocco Greco. Greco era molto noto a Gela per avere specializzato un ramo della sua società, la Cosiam, nella rimozione e nello smaltimento dei rifiuti solidi urbani e per essersi reso protagonista di alcune clamorose iniziative.

Nel 2008, infatti, si era barricato, con altri imprenditori del settore, sul tetto dell’edificio che ospitava l’Ato Cl2, per protestare contro una gara d’appalto della nettezza urbana assegnata ad altri e ritenuta irregolare.

La denuncia di Rocco Greco

Nello stesso periodo aveva denunciato e fatto arrestare ben 11 membri mafiosi, poi giudicati colpevoli del racket delle estorsioni, che lo stavano taglieggiando.

Aveva fatto parte del direttivo dell’associazione antiracket e antiusura di Gela “Gaetano Giordano”. La denuncia ai boss della Stidda e di Cosa nostra che si dividevano il pizzo (condannati ad un totale di 134 anni, confermati in Cassazione), aveva spinto anche altri sette imprenditori a fare la sua stessa scelta.

“Era la primavera di Gela – dice oggi il figlio Francesco a Repubblica – mio padre ne andava orgoglioso. Ma non era stato affatto semplice. All’epoca, però, si respirava un’aria nuova in questa parte di Sicilia, anche grazie all’allora sindaco Rosario Crocetta”.

Le accuse e l’interdittiva alla sua società. L’uomo, a sua volta venne accusato di avere rapporti con i boss. Una tesi smentita in tutti i gradi di giudizio.

Una sentenza che però non è bastata per impedire alla Prefettura di prevedere l‘interdittiva per la sua azienda nell’ottobre scorso: il ministero dell’Interno gli nega iscrizione nella white list per i lavori di ricostruzione dopo il terremoto in centro Italia.

Un provvedimento che gli fa perdere tutti gli appalti

Greco è costretto a licenziare 50 operai. L’imprenditore aveva provato a ribadire le sue ragioni con una serie di ricorsi.

Ma il Tar di Palermo non gli concesso la sospensiva dell’interdittiva (anche il Tar Lazio aveva dato disco verde al Viminale).

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“La sera dopo, martedì 26 febbraio, papà era euforico. Mi sembrò strano. Diceva: che bella serata stiamo trascorrendo. Non capivo”, ricorda il figlio.

Il suicidio dell’imprenditore. Mercoledì mattina, Rocco Greco si è svegliato alle 5,30. Ha detto alla moglie che andava in azienda per guardare alcune carte.

Tre ore dopo, sono arrivati Francesco e gli altri dipendenti. “Mio padre non era in ufficio. Mi sono insospettito. Anche perché aveva lasciato la fede e l’orologio a casa. Abbiamo iniziato a cercarlo. Era dentro un container, poco distante, in una pozza di sangue”, è il drammatico racconto di Francesco. Fonte: fanpage.it

Pietro Di Martino

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