Disabile 61enne stava per andare in pensione quando è arrivato “lui”

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Lavoratore disabile

Quando il robot “licenzia” l’operaio – di Ignazio Statuario – Fa scalpore la vicenda di un lavoratore disabile sostituito da una macchina. È un segno dei tempi

Come se non bastassero crisi economica e pressione fiscale, a minacciare il lavoro c’è anche l’innovazione tecnologica.

Ne sa qualcosa Osmu Labib, 61enne marocchino, disabile dal 1991, quando durante il turno di lavoro come operaio perse parte di una mano, schiacciata da una pressa.

Oggi quell’uomo, rimasto invalido proprio a causa del lavoro, il lavoro lo perde perché al suo posto l’azienda di Melzo (MI) di cui è dipendente ha deciso di “assumere” un robot.

La macchina, infatti, può svolgere la sua mansione senza dover ricevere uno stipendio. Il robot ha già preso il suo posto, è stato installato a febbraio. Si tratta di una macchina che posa i tappi sui recipienti dei prodotti.

Sulla vicenda di Labib, al quale mancano quattro anni alla pensione, è intervenuta anche la politica, nello specifico Chiara Gribaudo, responsabile Lavoro del Pd. 

“Di sicuro la vicenda apre scenari e problematiche che richiedono risposte puntuali dalla politica. A livello nazionale ed internazionale – ha detto -.

Il Pd intende essere parte propositiva di una riflessione su quale debba essere il futuro del rapporto tra lavoratore e macchina. Una riflessione che ci porti ad elaborare misure atte a difendere le persone e la dignità del lavoro”.

I robot nell’ambito tessile. La questione, del resto, sta divenendo di interesse sempre più preminente.

La Nazione riporta la storia di un imprenditore di Prato, inventore del Clobot, descritta come “una start-up innovativa e molto particolare, nata con l’obiettivo di di rivoluzionare la catena di produzione dell’abbigliamento di consumo di massa su scala mondiale”.

Rivoluzionare in che modo? Ecco spiegato: “Il passaggio fondamentale alla base della sua idea è sostituire la manodopera umana a basso costo utilizzata dai grandi marchi in paesi come Bangladesh, Cina e Vietnam con dei robot, macchinari automatizzati in grado di svolgere gli stessi compiti degli operai, per esempio nella realizzazione di magliette e t-shirt”. 

“Un nostro robot può eseguire il lavoro di 400 lavoratori e in un giorno può assemblare 10mila t-shirt. Stiamo portando l’automazione e la robotica nell’industria della produzione di abbigliamento” spiega proprio Bonacchi. Fonte: In Terris