Raggi non sapeva che San Lorenzo è ostaggio di centri sociali e immigrati?

C’è un quartiere ostaggio di centri sociali e immigrati (ma per la Raggi il problema è CasaPound) – di Davide Romano

“Sgombero di CasaPound? Mi aspetto un segnale forte, come sapete l’immobile è del demanio ma io mi aspetto un segnale forte per la città.

Il Comune c’è, quando arriverà il momento metteremo a disposizione la polizia locale e il sistema dell’accoglienza. Attendiamo un input che chiaramente non è il nostro”.

Il giorno dopo il crollo della scala mobile alla metro Repubblica e soprattutto del brutale omicidio della sedicenne Desiréee, Virginia Raggi non perde occasione per scagliarsi contro CasaPound e chiedere lo sgombero della sede di via Napoleone III.

All’uscita dalla riunione in prefettura ieri pomeriggio sul tema sgomberi, alla quale ha partecipato anche Salvini, tra le oltre 90 occupazioni il sindaco di Roma ha citato solo CasaPound.

Eppure lo stesso titolare del Viminale ha spiegato come le più urgenti siano quattro strutture fatiscenti e a rischio crolli, seguite da quelle che presentano situazioni di pericolo o di degrado.

La Raggi però sembra puntare molto sull’attacco a CasaPound e sul ribadire ogni giorno “i valori dell’antifascismo”, non si capisce più se per propria convinzione personale o se nel tentativo di recuperare consensi a sinistra.

Già nella giornata di martedì, quella successiva al mancato controllo nella sede di via Napoleone III, aveva addirittura pubblicato una slide “da sempre contro la sede illegale di CasaPound” e ribadito il solito refrain di “Roma città medaglia d’oro della resistenza etc”.

Le priorità per la Raggi

Del resto in Campidoglio si sono tenute più riunioni dell’Anpi che consigli comunali.

Dopo la contestazione dei centri sociali contro Salvini a San Lorenzo e le parole del ministro dell’Interno che ha invocato “la ruspa” e “più polizia” per lo storico quartiere romano, la Raggi ha accusato la Lega “di non conoscere Roma”, ribadendo come l’urgenza per la sicurezza siano zone più periferiche come “San Basilio o Tor Bella Monaca”.

Eppure per sapere che San Lorenzo, quartiere centralissimo, sia una zona fuori controllo, non serviva certo l’omicidio di Desirée.

E soprattutto la risposta della “sindaca”, ovvero vietare l’alcol dopo le 21, oltre a coprirla di ridicolo di fronte ai romani, dimostra tutta la sua non conoscenza del quartiere.

Storica zona “rossa” di Roma, una volta popolare e pian piano divenuto habitat privilegiato degli studenti fuori sede, a San Lorenzo resistono numerose occupazioni dei centri sociali.

Il fatto relativamente “nuovo” degli ultimi anni è la presenza in massa di immigrati e pusher principalmente africani, che l’hanno trasformato in una delle piazze di spaccio più grandi della Capitale.

Questo anche grazie alla presenza e alle occupazioni dell’estrema sinistra, che hanno fatto da rifugio.

Ora accanto a quelle occupazioni “storiche” se ne sono aggiunte molte altre, baraccopoli e luoghi di degrado estremo, come quello in cui ha trovato la morte Desirée.

Una dinamica che interessa altri quartieri non propriamente periferici della capitale, come l’Esquilino o il Pigneto, dove la presenza degli immigrati e/o dei centri sociali ha fatto sì che diventassero delle isole di degrado, illegalità e violenza.

Lo stabile di CasaPound

Ben diverso il discorso relativo allo stabile di CasaPound, che in una zona, quella in prossimità della stazione Termini, ormai ostaggio di sporcizia e sbandati, rappresenta, per dirla con le parole del regista americano Abel Ferrara che di recente all’interno vi ha girato un documentario, “l’unico presidio culturale del quartiere”.

Oltre che ospitare le abitazioni, pulite e ordinate, di una ventina di famiglie italiane in difficoltà. 

Se Virginia Raggi vuole combattere davvero il degrado in cui affoga la Capitale, non è certo da via Napoleone III numero 8 che deve cominciare. Fonte: Il Primato Nazionale