Questione vaccini: quando nel 2009 morimmo tutti per la suina

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La questione vaccini: somaro è chi il somaro fa – di Enzo Pennetta – Il dibattito intorno ai vaccini è confuso e aggiungerei, ‘volutamente’ confuso.

E così invece di parlare dei reali problemi si finisce in sterili risse, eppure la questione nei suoi termini sarebbe semplice.

I vaccini funzionano in un modo molto semplice, si introducono nel corpo degli antigeni, cioè sostanze estranee all’organismo che potrebbero essere ad esempio virus o batteri “indeboliti”, in modo tale che questo contatto produca una risposta immunitaria al termine della quale resteranno in circolazione delle cellule dette B memoria che consentiranno una reazione più rapida nel caso di un successivo contatto con lo stesso antigene.

I cosiddetti no-vax nel caso di malattie come quelle dette esantematiche ad esempio il morbillo, la rosolia, la scarlattina ecc…  sono invece favorevoli ad un’immunizzazione naturale cioè ottenuta per contagio vero e proprio.

Dove sta la differenza? In pratica non c’è. Infatti il meccanismo messo in azione col vaccino e col contagio è esattamente lo stesso, quello che cambia è il fatto che gli antigeni dei vaccini essendo in genere dei microrganismi attenuati o inattivati evitano malattie gravi e dovrebbero comportare meno problemi per l’organismo nel caso di malattie più comuni come l’influenza o le cosiddette malattie dell’infanzia.

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E allora la questione non è quella che Burioni e i suoi supporters presentano spesso ricorrendo ad interlocutori ingenui se non proprio avversari di comodo scelti tra i più impresentabili.

La differenza tra pro-vax e no-vax non verte sull’opportunità di essere contagiati o no per immunizzarsi ma è quella che riguarda le altre sostanze impiegate nei vaccini come i cosiddetti “adiuvanti” e sulle possibili “reazioni avverse” che possono insorgere in seguito alla vaccinazione.

Suina: 23 milioni di vaccini prodotti e inutilizzati

E’ profondamente inutile insistere sul fatto che l’immunizzazione sia una buona cosa e che non sarebbe accettabile neanche pensare ad un dibattito su questo argomento perché non è quello il problema.

Il dibattito serve e deve essere aperto sugli aspetti collaterali ai vaccini come ad esempio quello della mancanza di esami prevaccinali per segnalare eventuali soggetti a rischio di reazioni avverse che devono essere tutelati almeno quanto gli immunodepressi tirati in ballo riguardo la necessità di una immunità di gregge.

La minor pericolosità di un contagio indotto a base di antigeni attenuati o inattivati può essere infatti controbilanciata da altri rischi reali e di cui è giusto dibattere.

E’ inoltre fuori luogo presentare la scienza come un soggetto immacolato al di sopra delle bassezze umane ed esente da errori o conflitti di interessi perché tutti ricordano bene gli scandali delle pandemie di H1N1 (suina) e H5N1 (aviaria) che hanno procurato danni incalcolabili all’economia ma fatto arricchire i produttori di vaccini (per la H1N1 vennero spesi nel 2009 ben 400 milioni di Euro per produrre 24.000.000 dosi di cui utilizzate solo 700.000).

Su quella questione emersero pesanti e documentati conflitti d’interesse di responsabili delle autorità sanitarie legati alle case farmaceutiche.

Infine va ricordato che la scienza fornisce strumenti conoscitivi alla politica ma le decisioni su cosa sia meglio per la popolazione vengono prese da quest’ultima tenendo conto di altri fattori come la libertà di scelta oppure l’inviolabilità del corpo di ciascuno nel caso questi fattori venissero riconosciuti in Costituzione come diritti fondamentali.

In sintesi un dibattito pubblico e qualificato sui vaccini serve e ogni affermazione su una presunta scienza non democratica o sulla inammissibilità di un contraddittorio appare solamente come un modo puerilmente arrogante per non confrontarsi e dare la sensazione che si abbia timore di farlo. Fonte Critica scientifica