Ecco perché i pioppi sono i principali nemici della plastica

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I pioppi sono in grado di “digerire” la plasticadi Milena Castigli – Lo dimostra una ricerca tutta italiana della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa

I principali nemici della plastica? I pioppi. Questi alberi sono infatti dei fenomenali “mangiaplastica” grazie alle loro radici che sono in grado di assorbire e accumulare i principali composti inquinanti, gli ftalati, eliminandoli così dall’ambiente.

Lo dimostra una ricerca tutta italiana pubblicata sulla rivista Environmental Science and Pollution Research e guidata da Francesca Vannucchi, dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ripresa da Ansa.

La ricerca, cui ha collaborato anche l’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Pisa, ha dimostrato che il pioppo della specie Populus alba Villafranca, potrebbe essere il candidato adatto per ridurre gli impatti negativi dovuti alla persistenza di questi composti nell’ambiente: le sue radici, infatti riescono ad assorbire e immagazzinare gli ftalati, confermando la grande tolleranza di questa pianta alle sostanze inquinanti.

I pioppi usati nell’industria cartaria

Ulteriori studi saranno necessari per capire come i composti vengono poi smaltiti e utilizzati all’interno dei tessuti vegetali.

Ftalati. Il populus è un genere di piante arboree della famiglia Salicaceae la cui altezza va dai 15 ai 30 metri e oltre, con fusti che possono superare i 2,5 metri di circonferenza.

Se ne conoscono una trentina di specie arboree originarie perlopiù dell’emisfero settentrionale. Il pioppo è anche l’albero più usato nell’industria cartaria per le sue caratteristiche specifiche, quali flessibilità e leggera qualità.

Gli ftalati assorbiti dalle radici del pioppo sono micro-inquinanti dagli effetti decisamente negativi sul funzionamento degli ecosistemi e sulla salute umana.

Si tratta di una famiglia di composti chimici usati nell’industria delle materie plastiche, in particolare nel Pvc, per migliorarne flessibilità e modellabilità, ma trovano impiego anche in profumi, pesticidi, smalti per unghie e vernici.

Lo studio guidato da Vannucchi pone le basi anche per approfondire il meccanismo con cui queste sostanze tossiche vengono degradate all’interno dei tessuti vegetali.

Uno studio del 2018 condotto dall’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa con il Centro tedesco Helmoltz di Monaco aveva dimostrato che i pioppi bianchi della varietà Populus alba clone Villafranca – già noti per la capacità di accumulare metalli pesanti – sono capaci di assorbire, trasformare e accumulare nelle radici sostanze inquinanti di origine farmaceutica, come il principio attivo diclofenac comune a molti anti-infiammatori non steroidei, molto presente nelle acque reflue urbane. Ora, la ricerca ha soperto anche gli ftalati. Fonte: interris