Piedi e gambe amputate dopo l’attentato: le condizioni dei militari

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Attentato in Iraq, le condizioni dei soldati feriti: “Amputazioni a piedi e gambe” – di Ida Artiaco

Sono ancora gravi le condizioni di tre dei cinque militari rimasti feriti nell’attentato verificatosi ieri a Kirkuk, in Iraq, contro un convoglio delle forze speciali italiane. Avrebbero subito amputazioni alle gambe e ad un piede. Intanto, proseguono le indagini degli inquirenti per cercare di individuare i responsabili dell’attacco: tra le prime piste, quella dell’Isis.

Sono ancora gravi le condizioni di tre dei cinque militari italiani colpiti in un attentato a Kirkuk in Iraq verificatosi nel pomeriggio di ieri, domenica 10 novembre. Stando a quanto riportate da fonti vicine al Ministero della Difesa, avrebbero subito l’amputazione di un piede e di una gamba, ma le informazioni riguardanti Marco Pisani, Paolo Piseddu, Andrea Quarto, Emanuele Valenza e Michele Tedesco, questi i nomi riportati dall’AdnKronos, sono ancora confusionarie. Tuttavia, nessuno di loro sarebbe in pericolo di vita. In attesa dei risultati dell’inchiesta, la prima pista che viene in mente per individuare i responsabili dell’attacco è quella dell’Isis, o almeno di quello che resta dopo la morte del Califfo Al Bagdadi il 26 ottobre. In tutto il paese sono al momento impiegati 350 nostri militari, di cui 120 istruttori, considerati i migliori al mondo.

Cosa è successo all’Esercito italiano in Iraq

Come ha riportato un comunicato ufficiale del Dicastero, nella mattinata di ieri “un ordigno esplosivo artigianale è detonato al passaggio di un team misto di Forze Speciali italiane in Iraq. Il team stava svolgendo attività di mentoring and training a beneficio delle Forze di Sicurezza irachene impegnate nella lotta al Daesh. I cinque militari coinvolti dall’esplosione sono stati prontamente soccorsi, evacuati con elicotteri USA facenti parte della coalizione e trasportati in un ospedale Role 3 dove stanno ricevendo le cure del caso. Tre dei cinque militari versano in condizioni gravi ma non sarebbero in pericolo di vita. Le famiglie dei militari sono state informate”. I cinque militari rimasti feriti nell’esplosione sono stati subito soccorsi, evacuati con elicotteri USA facenti parte della coalizione e trasportati in un ospedale vicino. Il Ministero della Difesa Lorenzo Guerini in serata ha spiegato che sta seguendo “con attenzione e apprensione” gli sviluppi dell’attentato avvenuto in Iraq, dopo aver informato a sua volta il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente del Consiglio Conte. Il ministro, viene sottolineato alla Difesa, “in queste ore di preoccupazione, esprime la più profonda vicinanza alle famiglie e ai colleghi dei militari coinvolti”.

L’Isis tra i possibili responsabili dell’attacco in Iraq

Sull’attentato ai soldati italiani in Iraq la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine ipotizzando i reati di Attentato con finalità di terrorismo e lesioni gravissime. Le indagini sul posto sono seguite dal Ros dei carabinieri. Gli accertamenti sono coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Caporale e dal pm Sergio Colaiocco. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti, come riporta Il Corriere della Sera, c’è quella legata all’Isis, nonostante il Califfato sia stato molto indebolito ultimamente dopo l’uccisione del suo leader Al-Baghdadi in seguito ad un raid delle forze americane nella provincia di Idlib in Siria. Solo tre giorni fa 17 razzi Katiuscia avevano colpito una base nei pressi di Mosul dove sono acquartierati alcuni contingenti delle forze speciali irachene assieme agli addestratori americani, per fortuna non facendo vittime. Eppure, si è trattato dell’azione più seria dalla disfatta dell’Isis a Mosul, e in effetti dalla sua ritirata generale dall’Iraq, nell’estate del 2017. “Con lo scoppio delle rivolte popolari in tutto il Paese contro il governo del premier Adel Abdul Mahdi, le forze di sicurezza irachene sono costrette ad abbandonare la sorveglianza anti-Isis per controllare le piazze. Ovvio che le cellule del Califfato hanno così spazio e opportunità per rialzare la testa”, avevano spiegato i commentatori a stelle e strisce.

L’attacco al convoglio italiano alla vigilia dell’anniversario di Nassiriya

L’attacco al convoglio italiano a Kirkuk, in Iraq, in cui sono rimasti feriti cinque militari nostrani si è verificato a soli due giorni dal sedicesimo anniversario dell’attentato a Nassiriya: era infatti il 12 novembre 2003 quando si verificò la morte di 12 Carabinieri, 5 militari dell’Esercito, un cooperatore internazionale e un regista, vittime di un attentato che uccise anche 9 iracheni e provoca 58 feriti. La missione militare era iniziata pochi mesi prima, a giugno. A provocare la strage, un camion imbottito di esplosivo lanciato a tutta velocità contro la palazzina di tre piani che ospitava i carabinieri della Msu (Multinational specialized unit). Fonte Fanpage