Pesce grasso, ecco cosa succede se ne mangi 100 g. 2 volte a settimana

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Il pesce grasso protegge da infarto, ictus e arresto cardiaco: quanto devi mangiarne – di Andrea Centini

Un comitato scientifico della American Heart Association ha dimostrato che consumare due porzioni di pesce grasso a settimana, per un totale di circa cento volte all’anno, protegge da gravi patologie cardiovascolari come ictus, infarto, insufficienza cardiaca e arresto cardiaco. Il merito è degli acidi grassi Omega-3.

Consumare due porzioni di pesce grasso a settimana protegge da gravi patologie cardiovascolari come infarto, ictus, arresto cardiaco e insufficienza cardiaca.

Lo ha dimostrato un comitato di ricerca dell’autorevole American Heart Association (AHA), un’organizzazione senza scopo di lucro statunitense che da più di cento anni – fu fondata in Texas nel 1915 – si batte per ridurre il numero di decessi legati a queste diffuse malattie. Non a caso rappresentano la prima causa di morte nei Paesi industrializzati.

Secondo gli studiosi, coordinati dal professor Eric Rimm, docente di Epidemiologia e Nutrizione e direttore del Programma di Epidemiologia Cardiovascolare presso la Harvard School of Public Health dell’Università di Harvard, il numero ‘perfetto’ di porzioni di pesce da consumare ogni anno – da 100 grammi ciascuna – è di 104.

Ma quali pesci bisogna scegliere? Le specie raccomandate dal team dell’AHA sono quelle ricche di grassi come il tonno, il salmone, lo sgombro, le aringhe, le sardine e la trota di lago.

Queste specie hanno tutte un quantitativo superiore di acidi grassi Omega-3 rispetto a tilapia – la cui pelle viene utilizzata anche per curare ustioni -, merluzzo e ‘frutti di mare’ alla stregua di capesante, gamberi e altri crostacei e molluschi.

La ragione risiede proprio nelle concentrazioni di Omega-3, un acido grasso noto proprio per la protezione offerta al cuore, dato che riuscirebbe a ‘ripulire’ le arterie dalle pericolosissime ostruzioni. Il pesce, sottolineano gli esperti, non deve essere consumato fritto.

Nel nuovo studio, Rimm e colleghi si sono concentrati sul fattore protettivo offerto in particolar modo dai frutti di mare, un piatto molto gradito: “Fin dall’ultima consulenza sul consumo di pesce operato dall’America Heart Association nel 2002, gli studi scientifici hanno ulteriormente dimostrato i benefici del consumo di frutti di mare ricchi di acidi grassi.

Questo è vero soprattutto quando il pesce sostituisce cibi meno sani come le carni ad alto contenuto di grassi saturi”, ha sottolineato il professor Rimm, che è anche docente di Medicina presso la Harvard Medical School.

I benefici del consumare pesce grasso, secondo gli studiosi, supera i rischi del mercurio contenuto nelle sue carni, le cui concentrazioni sono talvolta risultate significative nei pesci più grandi come tonno e pesce spada.

Va tuttavia tenuto presente che secondo uno studio del Journal of the National Cancer Institute gli Omega-3 possono aumentare fino al 71 percento il rischio di ammalarsi di cancro alla prostata.

I dettagli della consulenza scientifica condotta dall’American Heart Association sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Circulation. [Credit: meditations] – Fonte: fanpage.it