Se in Francia denunciate gli orrori dell’Isis, rischiate la psichiatrizzazione

le pen

Una perizia psichiatrica per Marine Le Pen, la follia dei giudici francesidi Adriano Scianca

Parigi, 21 set – La lotta paranoica al pericolo dell’estrema destra scende di un altro gradino verso il basso, con la psichiatrizzazione del dissenso, come in Unione sovietica.

La vittima designata è Marine Le Pen, per cui i giudici di Nanterre hanno disposto una perizia psichiatrica. La sua colpa? Aver diffuso on line delle immagini delle stragi dell’Isis.

Lo ha denunciato la stessa presidente di Rassemblement national: «Dai magistrati bisogna aspettarsi di tutto, credevo di aver visto tutto, e invece no».

E ancora: «Per aver denunciato gli orrori dell’Isis attraverso dei tweet la giustizia mi sottopone ad una perizia psichiatrica.

Fino a dove vogliono arrivare?». In allegato al tweet, l’ordinanza con cui il tribunale chiede l’esame psichiatrico.

La perizia, vi si legge, deve verificare se «ella è in grado di comprendere e rispondere alle domande» e se «l’infrazione rimproverata al soggetto è in relazione con degli elementi fattuali o biografici dell’interessato».

La misura disposta dai magistrati, va detto, non riguarda il merito (se denunci l’Isis devi per forza essere folle), ma un falso automatismo giuridico, fatto scattare con un bel po’ di fantasia.

Marine è infatti accusata di aver violato l’articolo 227-24 del codice penale francese, ovvero quello che punisce chi sia beccato a «fabbricare, trasportare, diffondere con qualunque mezzo e supporto un messaggio di carattere violento, incitante al terrorismo, pornografico o di natura tale da portare grave offesa alla dignità umana o da incitare i minori a commettere giochi che li mettano fisicamente in pericolo».

Un articolo che riguarda tutto e il contrario di tutto, quindi, tanto da punire chi incita al terrorismo e chi vuole denunciarlo mostrandone le malefatte.

Fatto sta, in ogni caso, che il codice prevede in modo sistematico una perizia psichiatrica per tutti coloro a cui venga contestato questo articolo. Ma quindi dobbiamo dedurre che tutti quei media che hanno deciso di mostrare le atrocità dell’Isis siano finiti a processo?

E che tutti i loro direttori siano stati mandati dallo psichiatra? Si tratta, come è ovvio, di un’inchiesta farsa che ha lo specifico intento di umiliare un avversario politico.

Ma come è finita la Le Pen a diffondere video dell’Isis? Tutto nasce nel 2015, quando il giornalista Jean-Jacques Bourdin invita nella sua trasmissione lo specialista del mondo arabo Gilles Kepel, autore del libro Terreur dans l’Hexagone.

Nel corso della conversazione, il giornalista chiede se vi sia un «legame diretto tra jihadismo francese e avanzata del Front national». L’esperto risponde: «Sì, sono due fenomeni congruenti, che si somigliano».

Marine, comprensibilmente, non la prende bene, diffondendo tre tweet con immagini terribili di stragi dell’Isis, tra cui quella della decapitazione dell’americano James Foley, e l’hastag «Daesh, c’est ça!», lo Stato islamico è questo.

Lo scorso primo marzo, da quei tweet è nata un’inchiesta. Ieri, la clamorosa novità: i giudici hanno chiesto per la leader del secondo partito di Francia (o primo, a seconda dei sondaggi e del momento) una perizia psichiatrica.

Che la cosa sia pretestuosa lo ha riconosciuto persino il leader dell’estrema sinistra, Jean-Luc Mélenchon, che ha twittato: «Disaccordo totale con la psichiatrizzazione della decisione politica. La signora Le Pen è politicamente responsabile dei suoi atti politici. Non tutti i mezzi per combatterla sono buoni o accettabili. Non è con metodi simili che si farà rinculare l’estrema destra». Fonte: IL PRIMATO NAZIONALE

Pietro Di Martino

Imprenditore e appassionato di informazione; cerco umilmente di dare il mio contributo riportando notizie senza alcuna connotazione politica e/o dettata da interessi che possano condizionare e confondere il lettore.
E-mail: pietrodimartino44@gmail.com