Scoperto perché il 20% delle donne perde ore di sonno (non per i figli)

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Il 20% delle donne perde le ore del sonno per colpa dello smartphone – di Marco Staffiero

Ancora una volta sotto la lente smartphone e tablet. Rimanere senza, sta rimanendo sempre più difficile.

Un vera e propria droga e come tutte le dipendenze provoca dei danni. Una donna su cinque e un uomo su otto perdono ore di sonno a causa dello smartphone.

Lo afferma una ricerca condotta dalla Queensland university of Technology australiana e pubblicata su Frontiers in Psychiatry, secondo cui più di una persona su dieci di entrambi i sessi ritiene che il dispositivo abbia diminuito la propria produttività.

I ricercatori hanno sottoposto a questionari 709 persone tra 18 e 83 anni, con domande sull’utilizzo e sulle sensazioni associate allo smartphone.

Dallo studio è emerso che il 24% delle donne e il 14% degli uomini può essere considerato un ‘utilizzatore problematico’.

Il 14% delle donne e l’8% degli uomini cerca inoltre di nascondere il tempo passato al telefono. Circa l’8% del campione di entrambi i sessi ha affermato di avere qualche dolore o fastidio fisico dovuto allo smartphone.

Questo studio suggerisce che gli smartphone stanno sempre più influenzando negativamente le funzionalità di tutti i giorni – concludono gli autori – a causa della mancanza di sonno e dell’abbandono delle responsabilità”.

Lo smartphone fa perdere ore di sonno anche agli italiani

Un altro studio condotto da Strive Insight per conto di Philips non lascia dubbi al triste fenomeno: crescono gli italiani che lamentano disturbi del sonno o riposo difficile e tra le cause si fa sempre più pesante l’incidenza della digitalizzazione, ossia l’uso intenso di smartphone e computer.

Basata su interviste a un campione di 1.027 connazionali, composto per il 50% da uomini di età compresa tra i 35 e i 60 anni e per l’altra metà da donne di età compresa tra i 35 e i 70 anni, la ricerca svela che il nostro rapporto con la tecnologia è sempre più “invasivo”: in media, utilizziamo dispositivi digitali per 7 ore al giorno durante la settimana lavorativa e quasi 6 ore nei weekend.

E non solo in ufficio: come rivela il 73% degli intervistati, si finisce per stare attaccati a chat e Whatsapp anche nelle ore antecedenti il riposo notturno.

E così, la dipendenza da smartphone e tablet comprime i rituali pre-sonno e va a impattare sulla qualità del nostro dormire.

In particolare, dice la ricerca, i passatempi più diffusi sono i social network e le chat, seguiti dalla lettura delle email.

E nonostante si riconosca l’importanza del riposo notturno, le cattive abitudini legate all’utilizzo dei dispositivi tecnologici trovano strada pressoché libera: il 52% degli intervistati tiene regolarmente il proprio smartphone sul comodino e il 40% lascia il telefono sempre acceso, anche durante la notte.

E’ evidente che queste e altre abitudini possono favorire l’insorgere di disturbi del sonno: solo il 6% degli intervistati dichiara di non svegliarsi mai durante la notte, la maggior parte degli intervistati non ha un sonno continuo e lamenta frequenti risvegli.

Il 18% afferma di essere svegliato da trilli e suoni del device, mentre un italiano su quattro confessa di controllare il proprio smartphone durante i risvegli notturni.

I disturbi più diffusi

Tra i disturbi del sonno più diffusi, il sonno irrequieto con risvegli frequenti (31% degli italiani) e le apnee notturne (due intervistati su tre di quel 31%); un altro 24%, invece, dichiara di avere difficoltà ad addormentarsi e un 15% di soffrire di insonnia.

I sintomi più dichiarati legati ai disturbi del sonno sono stanchezza durante il giorno (il 55%), stanchezza al risveglio (il 48%), occhi stanchi al risveglio (il 35%), difficoltà di concentrazione (il 28%) e irritabilità (il 27%).

Meno di un terzo del campione (il 28%) che ha dichiarato di soffrire di disturbi del sonno si è rivolto ad un medico per avere un consulto.

I consigli più diffusi tra coloro che hanno interpellato un camice bianco sono: alimentazione serale leggera (il 40%), attività fisica durante il giorno (39%) e la riduzione dell’utilizzo di dispositivi tecnologici prima di addormentarsi (il 37%). Fonte Il format