Pd e Di Maio: «I nostri programmi hanno diversi punti di contatto»

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Pd e Di Maio pronti all’abbraccio

  • di Robert Vignola

l capo del M5s: “Salvini ha deciso di condannarsi all’irrilevanza”. Il leader leghista replica: “Amoreggia coi dem pur di andare al potere”

E così, le masse dell’anti-politica hanno dato il loro voto a chi si prepara all’intesa su un programma i cui punti qualificanti sono, Martina dixit, “la lotta al sovranismo e una decisa spinta europeista”. Per carità: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, nel quale sguazza un Matteo Renzi che distilla ogni ora che passa un litro di fiele da far bere, con l’amaro calice, agli aspiranti alleati. Ma ieri l’accelerazione ha avuto luogo. Non che non fosse preparata, sulla base del mandato esplorativo di Roberto Fico, se un pentastellato al secondo mandato come Carlo Sibilia affermava fin dal mattino su Facebook che “archiviata l’esperienza Salvini che ha preso la sua decisione di restare legato a Berlusconi, ora credo che non ci siano più impedimenti per far avviare un governo M5S-Pd. I nostri programmi hanno diversi punti di contatto. I temi del contratto sono il nostro faro. Andiamo oltre i nomi. Cominciare dal reddito di cittadinanza sarebbe un toccasana per tutto il paese. Non parliamo di sogni ma di una sintesi realizzabile. Credo sia arrivato il momento buono per far partire un governo responsabile e solido”. Auguri.

È però dopo le consultazioni col presidente della camera che si è condensato qualcosa di davvero solido. “Abbiamo detto a Fico una cosa: dopo 50 giorni di questa situazione che abbiamo tutti osservato e vissuto di impossibilità ad arrivare ad una proposta di governo, noi siamo disponibili a valutare il fatto nuovo se verrà confermato in queste ore e cioè la fine di qualsiasi tentativo di un accordo con la Lega”, ha detto Maurizio Martina, reggente del Pd al termine dell’incontro. “Con spirito di leale collaborazione, non nascondendoci le diversità e punti di partenza differenti anche dal punto di vista programmatico su temi essenziali, ci impegniamo ad approfondire questo possibile percorso di lavoro comunque coinvolgendo i nostri gruppi dirigenti”. Martina ha anche spiegato che “la direzione nazionale deve essere chiamata a valutare, approfondire discutere ed eventualmente deliberare un percorso nuovo che ci coinvolga”.

Poco dopo, il bis con Luigi Di Maio. “È chiaro che un governo del centrodestra non è più un’ipotesi percorribile, gli unici che non l’hanno capito sono forse proprio loro ma dopo il fallimento del mandato di Casellati quell’ipotesi tramonta del tutto”, ha detto il capo del M5s, al termine dell’incontro con Roberto Fico. ”Sono passati circa 50 giorni in cui abbiamo provato in tutti modi e tutte le forme a firmare un contratto di governo per il cambiamento del Paese con Salvini e la Lega ma loro hanno deciso di condannarsi all’irrilevanza per rispetto dei loro alleati e del loro alleato invece di andare al governo nel rispetto degli italiani. Se fallisce questo percorso per noi si deve tornare al voto non sosterremo nessun altro governo, tecnico, di scopo o del presidente”, ha detto ancora Di Maio, concludendo con la richiesta al Pd “di venire al tavolo, non subito a firmare il contratto ma a verificare se ci sono i presupposti per metterlo in piedi. Capisco le loro dinamiche interne, ma è chiaro che dobbiamo vederci per capire se ci sono i presupposti ci facciano sapere se sono disponibile poi vediamo la stesura del contratto”.

Dinamiche interne che nella fattispecie erano già esplose con l’hashtag #senzadime attraverso il quale numerosi esponenti renziani in Parlamento hanno anticipato la loro indisponibilità a sostenere nelle Camere l’abbraccio a Di Maio. In linea anche il presidente del partito Matteo Orfini: “Di Maio in questo momento ci sta chiedendo pubblicamente di fare un accordo sulla base di un confronto programmatico. Per chiarezza, sulla proposta di un accordo per un governo politico Pd-M5s la mia personale posizione resta la stessa di sempre: sono contrario”.

E Salvini? Il “Matteo giusto” ne approfitta per ribadire la propria coerenza. “Di Maio mi accusa di essere irrilevante? Forse voleva dire “coerente” e leale, visto che lavoro da 40 giorni per formare un governo fedele al voto degli italiani. Amoreggiare con Renzi e con il Pd pur di andare al potere mi sembra invece irrispettoso nei confronti degli italiani e dei propri elettori. Se vuole smettere di polemizzare aiutarmi a ricostruire questo Paese io come leader del centrodestra sono pronto”. Forse, fin troppo buono.

Fonte: IL GIORNALE D’ITALIA