Francesco si rende ridicolo? Si bacia l’anello per onorare Dio, non il Papa – Video

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Baciare l’anello non è galateo, ma segno di fedeltà – di Luisella Scrosati – L’uomo ha sempre espresso l’interiore tramite l’esteriore.

Così anche il bacio dell’anello – e non della mano! – rifiutato dal Papa a Loreto, esprime il segno sponsale del vescovo per la Chiesa e la comunione dei fedeli nei confronti del Papa.

Non è deferenza alla persona, ma adesione alla Chiesa. E per disposizione dell’ex Sant’Uffizio, il bacio ottiene al fedele anche l’indulgenza parziale.

Non si sa se si sia trattato di un problema di detergente o di crema per le mani, fatto sta che quando gli sventurati fedeli presenti a Loreto hanno provato a baciare l’anello a papa Francesco, la sua mano si è defilata come un’anguilla.

Il video sta girando un po’ dappertutto e, sinceramente, non è un bel vedere. Fanno pure pena queste persone che cercano di manifestare il loro attaccamento alla Sede di Pietro, attraverso questo gesto tanto semplice quanto espressivo, e che si ritrovano invece a inseguire la mano del papa o a baciare l’aria.

Che il video stia facendo così tanto notizia, significa che fino ad ora o nessuno se ne era accorto, o che il Papa ha deciso senza preavviso di cambiare il cerimoniale in uso.

In quest’ultimo caso, forse sarebbe stato meglio avvisare prima le persone, che si sarebbero risparmiate certe figure barbine.

I cerimoniali possono cambiare, ci mancherebbe. E di fatto sono stati cambiati. Però occorre prestare attenzione al tipo di cambiamento, perché abolire il bacio dell’anello episcopale – come de facto ha fatto l’attuale Arcivescovo di Bologna – o dell’anello pontificale, non è la stessa cosa che abolire i flabelli o i caudatari o ancora, per restare alle mani, le chiroteche.

L’anello episcopale

Cancellato questo gesto, quel che resta è una bella stretta di mano o magari una pacca sulla spalla; gesti che non esprimono più quello che il bacio all’anello è capace di comunicare.

Da sempre l’uomo ha avuto bisogno di esprimere qualcosa di interiore tramite gesti esteriori, perché l’uomo è fatto così: di materia e di spirito, di interno ed esterno.

Segno esterno ed interiorità sono profondamente legati e si influenzano reciprocamente: il segno esterno richiama, esorta, corregge la nostra interiorità e quest’ultima dà sostanza al segno e lo richiede, come esigenza di straripare all’esterno la propria pienezza.

Nel suo ultimo libro Alzatevi, andiamo! (2004), San Giovanni Paolo II rifletteva sul simbolismo dell’anello episcopale: “L’anello, posto al dito del vescovo, significa che egli ha contratto un sacro sposalizio con la Chiesa: «Ricevi l’anello, segno di fedeltà, e nell’integrità della fede e nella purezza della vita custodisci la santa Chiesa, sposa di Cristo». Quest’anello, simbolo nuziale, è espressione del particolare legame del vescovo con la Chiesa”.

L’anello episcopale esprime dunque innanzitutto lo sposalizio tra il Vescovo e la Chiesa, nella porzione di gregge che gli viene affidata.

Esso indica anche il suo inserimento nella catena dei suoi predecessori: “L’anello mi ricorda anche la necessità di essere una robusta «maglia» nella catena di successione che mi unisce agli apostoli”.

In entrambi i casi l’anello esprime un legame, una fedeltà: anello sponsale per “custodire illibata la santa Chiesa”, come afferma il Pontificale; anello che congiunge ai Dodici Apostoli e ai loro legittimi successori.

In comunione con la Chiesa

Ecco: quando un fedele bacia l’anello episcopale, esprime comunione con la Chiesa (perché il bacio indica comunione), comunione con la catena ininterrotta dei successori degli Apostoli.

Quando poi si tratta dell’anello del Sommo Pontefice, si capisce che si intende sottolineare la propria adesione alla Roccia su cui Cristo ha edificato la Chiesa.

Non si tratta di esprimere deferenza alla persona in sé, né di fare i baciapile e nemmeno – come hanno titolato ridicolmente alcuni giornali – di fare il baciamano galante, come se il Papa fosse una signora dell’alta nobiltà da omaggiare a un pranzo di gala. Si bacia l’anello, non la mano.

Si tratta piuttosto di esprimere la propria adesione alla Chiesa, alla sua fede, alla sua tradizione. Ecco perché questo gesto fa bene al fedele che lo compie, ma anche al Vescovo che lo riceve, perché si ricorda ad entrambi che la loro ragion d’essere cristiani e vescovi non sta nelle loro doti personali, ma nella fedeltà a quanto ricevuto.

E quanto bisogno c’è oggi di ricordare che la Chiesa non è un’allegra brigata che si basa su simpatie particolari o addirittura su complicità!

Baciare l’anello indica non un riguardo umano, ma una volontà di comunione con quello che il Vescovo ed il Papa sono nel mistero della Chiesa.

Ecco perché una disposizione del 1909 del Sant’Uffizio concedeva un’indulgenza parziale a quanti baciano l’anello episcopale.

Un ottimo antidoto

Ottimo antidoto al narcisismo: non è per quello che sei in quanto Tizio o Caio, ma per l’onere, prima che onore, che hai ricevuto senza alcun merito.

Ed ottimo antidoto anche alla mania dei piani pastorali: la Chiesa concede la remissione delle pene solo per un gesto che esprime una convinzione di fede, e non per quello che tu, vescovo o papa, ti sei ingegnato a fare.

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Ci vuole tanta umiltà ad accettare che una, dieci, cento persone ricordino che non a te è data riverenza, ma a Dio che ha posto te, vaso di creta, a servizio del suo popolo.

“Va bè, è solo un segno”, penserà qualcuno. E’ vero. Ma attenzione: l’eccessiva rimozioni di segni, lascia il re nudo; e chi ha letto la storia di Andersen sa che a volere il re nudo è la disonestà di qualche farabutto e a permetterla è la pavidità e cortigianeria di molti. Fonte: La nuova bussola quotidiana