Pamela Mastropietro: scuoiata per far sparire le prove

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Scuoiata per far sparire le prove

La seconda autopsia accerta che parti di pelle di Pamela Mastropietro sono state asportate. L’ipotesi? Per nascondere una violenza sessuale

Scuoiata, forse per far sparire le tracce di una o più violenze carnali. E all’orrore dell’omicidio, ormai qualcosa in più che una semplice ipotesi, si aggiunge quello di una ragazza torturata, senza un motivo apparente, prima di essere uccisa e poi smembrata. Il delitto di Pamela Mastropietro, che da Macerata ha sconvolto tutta l’Italia, si arricchisce di elementi davvero agghiaccianti dopo che il secondo esame autoptico, effettuato da dottor Cingolani su nomina della procura,è giunto alle sue conclusioni.

Innanzitutto, asserire che la causa del decesso sia stata l’overdose, e non l’opera della mano di altre persone, non è praticamente più possibile, al di là del protrarsi dell’attesa per gli esami tossicologici. Come spiega il gip, i risultati dell’autopsia “inducono a ritenere superate le iniziali incertezze sulle cause della morte (omicidio o overdose), facendo propendere recisamente per l’ ipotesi omicidiaria”. Si spiega anche il perché: la lingua della ragazza era “pinzata tra i denti”, elemento che sosterrebbe “una sofferta asfissia per soffocamento”. Non marginale a questo punto il bfatto che siano sparite parti del collo: potrebbero essere ipoteticamente state rimosse per nascondere i segni di strangolamento. Ancora, la conferma che nel decesso avrebbero avuto un ruolo determinate le coltellate inferte “quando la giovane era ancora a cuore battente”.

Nell’ordinanza, di cui stralci sono emersi al pubblico, si legge: “È emersa la presenza su un’ ampia parte di cute di superficiali ferite da taglio parallele, ferite – si legge nell’ ordinanza – che il dottor Tombolini (primo medico legale, ndr) ha ritenuto inferte in vita, quasi a voler infliggere sofferenze alla vittima, mentre il dottor Cingolani (il secondo nominata dalla Procura, ndr) ha ritenuto effettuate post mortem verosimilmente in relazione alle pratiche si sezionamento del cadavere”. E ancora c’è un altro particolare ributtante, cioè che “siano stati asportati ‘ampi tratti di cute in zona vaginale e anali’ che rafforzerebbe l’ ipotesi suggestiva circa la volontà di celare un pregresso atto sessuale, cui si riconduce anche il rinvenimento di tracce di saliva su un capezzolo”.

Verità che però non sono state confermate dagli uomini, tutti nigeriani, individuati e fermati: anche se gli inquirenti danno ormai per assodato che Awelima, catturato e detenuto con Desmond Lucky, aveva organizzato la sua fuga dall’ Hotel Recina di Montecassiano, struttura che ospita migranti per la onlus Acsim, “così manifestando la propria volontà di abbandonare definitivamente il luogo dove viveva da oltre un anno”. Una fuga verso Milano, insieme alla moglie, in treno, con l’obiettivo di prolungarla con meta la Svizzera. Fuga che è stata interrotta quando le forze dell’ordine, che stavano tenendo monitorato l’uomo, hanno visto la sua cella telefonica spostarsi verso nord dalle Marche.

Fonte: IL GIORNALE D’ITALIA