Le palline di Natale sono le mele del peccato originale? Ecco la loro origine

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palline di Natale

Qual è l’origine delle palline di Natale? – di Elisabeth Bonnefoi tradotto da Roberta Sciamplicotti per Aleteia

Nell’inverno 1858 sui Vosgi del Nord, in Francia, rimasero senza mele rosse con cui decorare l’albero di Natale. Un padre di famiglia artigiano del vetro usò la sua immaginazione…

C’era una volta sulle montagne dei Vosgi del Nord un piccolo villaggio chiamato Goetzenbruck, vicino Sarreguemines, nella Lorena francese.

Nel 1721 questo villaggio vide nascere una fabbrica di vetro specializzata nella produzione di vetri per orologi.

Per alimentare i forni serviva molta legna, e quindi molte piccole cristellerie si erano stabilite nella valle della regione, ad esempio a Meisenthal o a Saint-Louis.

Le prime case, fatte di legno, erano semplici, come i laboratori, perché a volte era necessario trasferirsi quando si era disboscato troppo

Goetzenbruck si trova a 4 chilometri dall’Alsazia, dove la tradizione dell’albero di Natale risale alla fine del Medioevo. I romani ornavano le loro case con rami d’abete per celebrare il solstizio d’inverno, in onore del dio Giano.

I cristiani medievali sostituirono i rami con un albero intero, l’“albero di Natale”, che appendevano al coro delle chiese o nelle case.

Perché le mele per l’albero di Natale?

L’albero decorato con mele rosse evoca l’albero del Paradiso. La mela ricorda il frutto proibito, simbolo del peccato originale di Adamo ed Eva.

I primi alberi di Natale venivano decorati con mele rosse perché il loro colore spiccava su un abete verde scuro, e anche con ostie non consacrate. Nel XVII e XVIII secolo si aggiunsero dolci e altre leccornie, con forme e colori diversi.

Goetzenbruck, inverno 1858. Quell’anno la frutta raccolta era stata poca per via di una forte siccità, e allora addio al costume delle belle mele rosse per decorare l’albero di Natale.

Un soffiatore di vetro di Goetzenbruck ebbe allora la brillante idea di soffiare delle palline di vetro per riparare all’ingiustizia della natura e non privare i bambini dell’allegria di un bell’albero di Natale.

È bene sapere che i vetri per gli orologi, con la loro forma bombata, si tagliavano partendo da palline, e quindi soffiare palline di vetro era un’attività quotidiana per gli artigiani del vetro della regione.

Nessuno ricorda il nome di questo ispirato soffiatore che diede vita a una tradizione che si è poi diffusa in tutte le culture.

Dal 1858 la fabbrica di vetro di Goezenbruck iniziò a produrre, oltre ai vetri ottici, fino a 250.000 palline di vetro all’anno, che venivano esportate in tutto il mondo. La produzione si fermò nel 1964, quando la plastica sostituì il vetro.

Palline di Natale, tra tradizione e design

I forni si accesero di nuovo in un villaggio vicino, Meisenthal, nel 1999. Da allora è ripresa la traduzione delle palline di Natale tradizionali, tonde e colorate.

Tutte sono dotate di un anello di vetro che permette di attaccarle all’albero di Natale, ma attenzione alle correnti d’aria e a maneggiarle con cura!

Il Centro Internazionale dell’Arte del Vetro (CIAV) di Meisenthal ha anche ripreso la produzione di temi figurativi come la pigna, il cui calco degli anni Trenta è stato trovato in casa di un collezionista. Questo oggetto simboleggia i maestosi boschi di abeti dei Volgi del Nord.

Le nostre idee per la decorazione: potete collocare un po’ di pigne di vetro al centro della tavola o usarle come decorazione personalizzata con un bel biglietto attaccato all’anello.

Dal 1999 il CIAV sostiene anche artisti e disegnatori per creare nuove palline contemporanee. La collezione “Boules de Noël” si arricchisce ogni anno con un nuovo oggetto con una storia specifica.

Nel 2008, ad esempio, quando le lampadine incandescenti erano quasi scomparse, Philippe Riehling, un disegnatore “eco-logico”, ha immaginato TILT, una pallina luminosa.

La pallina di Natale SILEX, ideata dai disegnatori Manon Leblanc e Romain Diroux, dello Studio Monsieur di Parigi, sfida il tempo: quell’inverno, i soffiatori erano diventato viaggiatori nel tempo della creatività decorativa. Fonte Aleteia