La letterina a Babbo Natale che sta facendo il giro del mondo: “Vorrei un uovo e poi…”

“Caro Babbo Natale, vorrei una coperta e del cibo” la lettera di una bimba di 7 anni

  • di Silvia Lucchetti

Crystal, un’alunna di Edinburg nel sud del Texas, ha commosso la sua maestra con queste parole. Dai social è partita una gara di solidarietà

E’ tempo di letterine! C’è chi scrive a Gesù Bambino, chi a Babbo Natale. Le case sono già invase da foglietti pieni di richieste appese all’albero, liste buffe arrotolate con un nastro, pensieri pieni di cancellature, ditate, e quelli scritti dalle bambine ornati con glitter e fiocchetti.

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Quando penso alle lettere di Natale mi viene in mente sempre quella del mio fratello minore Adriano che da piccolino scrisse: “Vorrei un cane dalmata di cui giocare”, una frase storica per la nostra famiglia. Mia madre ogni anno la tira fuori e noi puntualmente la leggiamo e ridiamo. Piccole tradizioni natalizie. Come quella di rivedere i lavoretti dell’asilo, almeno i pochi superstiti, scampati ancora una volta al rastrellamento delle pulizie.

La lettera di Crystal

Ieri ho letto sul sito delCorriere della Sera la lettera che Crystal Pacheco, una bambina di 7 anni di Edinburg, nel sud del Texas, ha scritto a scuola. La maestra Ruth Espiricueta, commossa dal suo contenuto, ha deciso di postarla sui social.

«Per Natale vorrei qualcosa da mangiare e una coperta»

Crystal che frequenta la prima elementare alla Monte Cristo Elementary School ha poi spiegato alla maestra:

«Vorrei una palla, non una bambola, così io e mio fratello possiamo giocare insieme. E un uovo, da mangiare, e una coperta». (Corriere.it)

Possiamo facilmente immaginare cosa abbia provato quest’insegnante di fronte alla richiesta della piccola. Non un castello per le bambole, né un videogioco e neppure un paio di pattini, ma una palla per giocare con il fratello, una coperta per il freddo e un uovo da mangiare. L’essenziale, il necessario, che dovrebbe essere garantito ad ogni bambino. La maestra infatti racconta:

«Avevo il cuore a pezzi. Nessuno dovrebbe avere fame o freddo nelle sere d’inverno. E non mi aspettavo che questa bambina sempre sorridente stesse passando un momento così difficile». (Corriere.it)

Gara di solidarietà

La letterina ha suscitato immediatamente una gara di solidarietà: dopo la condivisione sui social sono arrivate a scuola 20 coperte da parte di Nashley Garcia, convinta che l’autore dello scritto fosse un bambino per via della richiesta del pallone (Vanity Fair).

Tanti doni e offerte sono stati mandati da benefattori che hanno preso a cuore i semplici desideri di Crystal. Le donazioni copriranno le esigenze degli studenti della scuola, e probabilmente riusciranno ad aiutare anche altre famiglie bisognose. Infatti la preside ha lanciato una sottoscrizione con l’obiettivo di far arrivare 724 coperte, una per ciascun alunno dell’istituto, e pensate che in poco tempo si è arrivati a 616.

In Texas un bambino su cinque vive in condizioni di povertà

C’è speranza per le famiglie e i per i ragazzi di Edinburg! Una città che conta 87 mila abitanti e dove quasi il 34% della popolazione è povero. In Texas, secondo i dati del 2016, un bambino su cinque, il 22,4%, vive in condizioni di povertà (Corriere.it). Una condizione critica molto diffusa al confine con il Messico: cinque contee nel sud del Texas (Hidalgo, Willacy, Zapata, Starr e Cameron) hanno i più alti tassi di povertà nello stato (Vanity Fair).

La sincerità di Crystal, la sua lettera a Babbo Natale dove chiede il necessario, è una sveglia potente dal torpore del benessere in cui viviamo, che spesso ci fa dimenticare degli altri.

Thank you to everyone that has been donating to Crystal and her family and to our students at Monte Cristo Elementary….

Posted by Ruth Espiricueta on Saturday, December 16, 2017

Fonte: Aleteia

Treviso, paziente sta per morire: medico studia per tutta la notte e poi interviene così

Treviso, paziente rischia di morire: medici studiano tutta la notte e lo salvano in extremis – di S.P.

Il paziente, un 73enne di Mareno, stava rischiando di morire soffocato a causa dell’effetto collaterale di un farmaco per il cuore.

I medici hanno studiato il caso per tutta la notte e poi al mattino hanno capito come salvarlo.

Dopo una notte in bianco trascorsa a studiare un singolo caso i medici dell’ospedale di Montebelluna (Treviso) hanno salvato un paziente con problemi cardiaci che stava rischiando di morire soffocato a causa dell’effetto collaterale di un farmaco per il cuore.

Per ore i medici hanno studiato la situazione del paziente, un settantatreenne di Mareno, e all’alba hanno avuto una fortunata intuizione.

Ovvero hanno deciso di sottoporre il paziente a circolazione extracorporea, depurandogli il sangue attraverso uno speciale filtro. Un intervento con un solo precedente a livello mondiale.

Come riporta il quotidiano Il Gazzettino, una soluzione simile per un caso medico come quello del settantatreenne veneto era stata sperimentata in Giappone e in questo caso non sembravano esserci alternative dato che la situazione era molto grave.

Fortunatamente l’operazione è stata un successo. Fonte: Fanpage – Titolo originale: Treviso, paziente rischia di morire: medici studiano tutta la notte e lo salvano in extremis

Cinque vittorie militari che hanno segnato il destino della Russia

  • di Boris Egorov

I russi non si sono piegati né a Napoleone né a Hitler e in passato hanno saputo liberarsi dal giogo mongolo e farsi strada verso l’Europa e il Mediterraneo, sconfiggendo grandi potenze come il Regno di Svezia e l’Impero ottomano

Lotta contro Mamaj (1374-1380)

Fin dalla metà del XIII secolo, i vari principati russi erano stati politicamente ed economicamente assoggettati dall’Orda d’oro. Alla fine del XIV secolo il Principato di Mosca, rafforzatosi, cercò di liberarsi dal potere dei khan.

Dopo l’assassinio di Mehemmet Birde Bek nel 1359, l’Orda d’oro finì nel caos delle guerre intestine per il trono.

I principati russi furono costretti a trattare con Mamaj, uno dei maggiori generali mongoli. Non era tra i discendenti di Gengis Khan, e quindi non aveva il diritto di governare l’Orda d’oro. Ma era sposato con la figlia di Birde Bek e, mettendo sul trono un khan fantoccio, Bulak, di fatto governava, usurpando il potere.

Nel 1374, il principe di Mosca Demetrio di Russia (Dmitrij Ivanovich, in seguito conosciuto come Dmitrij Donskoj) rifiutò di rendere omaggio ai mongoli, e ne seguì una serie di scontri. Dopo la sconfitta nella battaglia sul fiume Pjana nel 1377, le truppe russe sconfissero i mongoli nella battaglia del fiume Vozha l’anno successivo. Fu questa la prima seria vittoria russa sull’Orda d’oro.

La battaglia di Kulikovo del 1380 fu il culmine della guerra. Le truppe di Mamaj subirono una sconfitta impressionante. Non riuscì a mantenere il potere nell’Orda d’oro e lo perse contro Toktamish, un discendente di Gengis Khan, e nuovo sovrano dello stato mongolo. Mamaj cercò di riparare nella parte di Crimea territorio della Repubblica di Genova, ma venne ucciso a Caffa (oggi Feodosia).

La battaglia di Kulikovo non liberò i principati russi dal potere dei mongoli. Toktamish lo restaurò, bruciando Mosca nel 1382. La Russia fu finalmente liberata dai mongoli solo cento anni dopo, dopo il “Grande fronteggiamento” sul fiume Ugrà nel 1480.

Tuttavia, l’importanza della vittoria nella battaglia di Kulikovo fu grande. L’autorità e il prestigio militare dei mongoli ne risultarono gravemente danneggiati. Non riuscirono mai a ristabilire la loro precedente influenza sui russi.

La battaglia determinò inoltre il futuro volto dello Stato russo, dal momento che il Principato di Mosca si delineò irreversibilmente come il centro politico dell’unificazione dei principati russi. 

Grande Guerra del Nord (1700-1721)

Questa guerra divenne una delle più importanti della storia russa, poiché segnò la nascita della Russia come Impero, che fu proclamato da Pietro il Grande proprio nel 1721.

Per anni lo Stato russo aveva cercato di impadronirsi della Livonia e dell’Estonia e di garantirsi l’accesso al Mar Baltico. L’ultimo grande tentativo era stato compiuto da Ivan IV, ma era terminato in catastrofe, con lo Zarato di Moscovia sconfitto da due nemici: la Svezia e la Confederazione polacco-lituana.

Alla luce di questa amara esperienza, Pietro il Grande si preparò per la prossima guerra più a fondo. L’Alleanza del Nord tra la Russia, la Confederazione polacco-lituana, la Danimarca e la Sassonia si mise insieme per schiacciare la potenza egemone dell’Europa orientale e settentrionale, il Regno svedese.

Tuttavia, dopo che il re svedese Carlo XII sconfisse tutti i membri dell’Alleanza del Nord, la Russia affrontò da sola il forte esercito svedese. La battaglia di Narva nel 1701 fu un disastro per l’esercito russo e costrinse Pietro il Grande a intraprendere profonde riforme militari.

Lo zar russo persistette nel voler raggiungere il suo obiettivo principale: aprire una “finestra verso l’Europa”. Fondò la futura capitale della Russia, San Pietroburgo, nel 1703, su un territorio appena strappato agli svedesi, e sconfisse infine la Svezia con il suo esercito modernizzato nella battaglia di Poltava (1709). Il 1714 vide la battaglia navale di Gangut, la prima importante vittoria della flotta russa nella sua storia.

Dopo che il trattato di Nystad fu firmato nel 1721, la Russia acquisì i vasti territori di Livonia, Estonia, Ingria e parte della Carelia e il nuovo Impero russo iniziò a giocare un ruolo da protagonista nella politica europea. 

Guerra russo-turca (1768-1774)

La guerra che oppose Caterina II di Russia all’Impero ottomano è considerata una delle più importanti tra i numerosi conflitti russo-turchi e mostrò al mondo diversi eccezionali comandanti russi.

Nella battaglia di Kagul del 1770, una delle più grandi battaglie del XVIII secolo, un esercito russo di quasi 40.000 uomini sotto il comando di Petr Rumjantsev sconfisse l’esercito ottomano composto da 150.000 soldati.

Il leggendario signore della guerra Aleksandr Suvorov, con 5.000 uomini a sua disposizione fu in grado di sopraffare un esercito ottomano cinque volte più grande in uno degli scontri più decisivi della guerra: la Battaglia di Kozludzha, del 1774.

Le gloriose vittorie non si ebbero solo a terra, ma anche per mare. Durante la battaglia navale di Çeşme, nel 1770, la maggior parte della flotta ottomana fu decimata.

Il trattato di Küçük Kaynarca (1774) permise all’Impero russo di prendere piede sulla costa del Mar Nero: si assicurò le città di Kerch e Yeni-Kale in Crimea, e il diritto di fondare una flotta militare nel Mar Nero, così come il diritto alla difesa dei cristiani nei principati vassalli degli ottomani di Moldavia e Valacchia.

Secondo i termini di pace, il Khanato di Crimea ottenne l’indipendenza dall’Impero Ottomano. In effetti, cadde sotto la potente influenza della Russia e, alla fine, fu annesso nel 1783. Vale la pena ricordare che il territorio del Khanato comprendeva non solo la penisola di Crimea, ma anche vasti territori sulla costa del Mare d’Azov e del Mar Nero.

In generale, la guerra permise alla Russia di avanzare significativamente verso sud, quando l’impero ottomano iniziò a declinare. 

Invasione francese della Russia e guerra della Sesta coalizione (1812-1814)

Dopo che l’Impero russo fu sconfitto da Napoleone nella Guerra della Quarta Coalizione (Gran Bretagna, Prussia, Impero Russo, Svezia, Sassonia e Regno di Sicilia) nel 1807, fu costretto a unirsi al Blocco continentale contro la Gran Bretagna voluta da Napoleone, che però danneggiava l’economia russa.

I termini imposti dal trattato di pace erano considerati umilianti dalla leadership russa, che presto smise di rispettarli. La guerra divenne inevitabile e scoppiò nel 1812 con l’invasione della Russia da parte della Grande Armée.

Perfettamente consapevoli del genio militare di Napoleone, i comandanti russi si rifiutarono di concedergli la battaglia su vasta scala che tanto desiderava.

Una grande battaglia ebbe luogo solo alla periferia di Mosca, a Borodino, senza che nessuno dei contendenti prevalesse in modo netto.

L’occupazione della capitale russa non dette niente di positivo all’imperatore francese. La città fu incendiata dai russi, e Napoleone fu costretto a lasciarla, non riuscendo a concludere una pace o una tregua con l’imperatore russo Alessandro I.

Il ritiro della Grande Armata fu un disastro. Il freddo feroce, la guerriglia attiva e l’incessante inseguimento dell’esercito russo la distrussero completamente. Su 680.000 uomini, quasi il 90% vennero uccisi, imprigionati, o risultarono dispersi.

La campagna estera dell’esercito russo, inquadrato nella Sesta Coalizione (con Austria, Prussia, Svezia, Spagna, Regno Unito, Regno di Sicilia e Regno di Sardegna) si concluse con la presa di Parigi nel 1814 e l’abdicazione di Napoleone.

La vittoria su Napoleone fece di molto salire la posizione e la considerazione della Russia nel mondo. L’Impero russo fece ciò che gli altri non erano stati in grado di fare per oltre un decennio: schiacciare il fino ad allora invitto genio militare francese. 

Seconda Guerra Mondiale

La vittoria sulla Germania nazista e sui suoi alleati è l’evento più importante della storia russa. Questa guerra differiva significativamente da quelle precedenti, poiché era una vera guerra di sterminio.

Sebbene l’esercito sovietico avesse cominciato a ricevere equipaggiamenti militari moderni prima della guerra, c’era un’enorme carenza di comandanti capaci, dato che molti ufficiali di alto rango erano stati giustiziati durante la Grande Purga alla fine degli anni Trenta.

La catastrofe dei primi anni della guerra sollevò un punto interrogativo sull’esistenza stessa in futuro dell’Unione Sovietica.

Il consolidamento e l’accettazione a livello nazionale del potere sovietico, la guerriglia su larga scala e una nuova ondata di comandanti di talento trasformarono la sconfitta in vittoria, con battaglie simbolo come quella di Stalingrado. Il prezzo pagato dal popolo sovietico fu sconvolgente: oltre 27 milioni di morti.

Oltre all’eradicazione del nazismo, la Seconda guerra mondiale migliorò notevolmente lo status geopolitico dell’Urss. Regimi amici furono istituiti nell’Europa orientale, appena liberata.

L’Unione Sovietica divenne una delle due superpotenze globali, un gigante militare e industriale che fu in grado di lanciare nello spazio il primo satellite artificiale, lo Sputnik, appena 12 anni dopo che la devastante guerra era finita.

Fonte: Russia Beyond

Gli USA minacciano di “rappresaglie” i paesi che voteranno contro la loro posizione all’ONU

  • di Luciano Lago

L’Impero USA utilizza le sue armi tradizionali, la minaccia e l’intimidazione per sottomettere gli altri paesi alla sua volontà ed ai propri interessi egemonici.
La dimostrazione di questo atteggiamento arrogante si è avuta ieri alle Nazioni Unite quando la rappresentante diplomatica USA, Nikki Haley, ha minacciato di segnare su un “libro nero” i paesi che non appoggeranno in sede ONU la posizione di Washington su Gerusalemme, capitale dello Stato di Israele.

Nella sessione straordinaria che si va a svolgere oggi presso l’Assemblea generale dell’ONU, dove non è previsto il diritto di veto, gli USA temono di essere messi al palo, isolati e messi all’angolo dalla stragrande maggioranza dei paesi di tutto il mondo  che si pronunceranno contro la decisione del presidente Trump. In sede di Consiglio di Sicurezza, Washington ha opposto il veto contro la mozione di revoca del decreto del presidente Trump, presentata da 14 paesi membri del CSNU.

La mozione presso l’assemblea generale dell’ONU, convocata in emergenza, viene presentata oggi su iniziativa della Turchia e di altri paesi facenti parte della OCI (Organizzazione di Cooperazione dei Paesi Islamici) che ha duramente stigmatizzato il decreto di Trump su Gerusalemme e richiede che venga approvata una mozione che rispetti lo status di Gerusalemme Est (militarmente occupata da Israele dal 1967), sulla base delle precedenti risoluzioni dell’ONU, come capitale dello Stato della Palestina.

In pratica si richiede a Trump di ritirare la dichiarazione con cui gli Usa hanno riconosciuto Gerusalemme capitale d’Israele e che ha suscitato le rabbiose proteste non soltanto dei palestinesi ma anche di tutti i paesi islamici del mondo, dall’Algeria fino alla Malesia.

Gli Stati Uniti sono apparsi totalmente isolati nella loro determinazione di cambiare lo status della Città Santa (per le tre religioni) e procedere unilateralmente alla dichiarazione di Gerusalemme capitale di Israele al fine di compiacere le richieste del Governo Netanyahu in funzione degli accordi presi  con il genero di Trump, l’ultra sionista , Jared Kushner, che ha condotto riservatamente le trattative per conto di Trump.


Consiglio di sicurezza ONU

La rappresentante diplomatica USA, Nikki Haley , ha inviato un avvertimento in stile mafioso: “Ci segneremo i nomi” di chi vota contro.
La Haley aveva già usato un tono minaccioso lo scorso gennaio, poco dopo l’insediamento della nuova amministrazione Trump, avvertendo i Paesi Onu a non mettersi di traverso rispetto alle posizioni degli Stati Uniti.

Il linguaggio molto poco diplomatico della Haley ha suscitato una ondata di reazioni da parte di molti utenti dei socila media: “ci prende i nomi come avviene con los chico malos” (ragazzi cattivi) ? hanno commentato  molti diplomatici del Latino America in modo ironico.
In realtà sarà una sorpresa vedere quanti saranno i paesi che, sui 193 stati che hanno diritto al voto, per timore di sanzioni e rappresaglie da parte degli USA, si “caleranno le braghe” e provvederanno ad appoggiare la posizione degli USA.

Nota: La posizione USA non suona del tutto nuova per chi avesse visto il noto film di ALberto Sordi dal titolo “Il Marchese del Grillo”, era lo stesso marchese che, dall’alto del suo palazzo della Roma papalina rispondeva, su domanda del perchè: “….perchè io sono io e voi non siete un cazzo!”

Fonte: Controinformazione.info

Esperimento sociale: se qualcuno ti dice che sei bello diventi ancora più bello VIDEO

Quello che state per vedere è un esperimento sociale condotto da Shea Glover, una studentessa 18enne di Chicago, Illinois. Equipaggiata con la sua macchina fotografica, Shea ha selezionato degli studenti del suo liceo e li ha messi di fronte all’obiettivo. Una volta davanti alla macchina fotografica, ha detto loro: “Sto fotografando ciò che ritengo bello”. Il risultato finale?

Delle emozionanti reazioni sincere, tra l’imbarazzo e la felicità, catturate sia in video che in foto. Ciò che si può particolarmente apprezzare di questo esperimento sociale è la prova del cambiamento di stato d’animo quando ci sentiamo bene con noi stessi. Dobbiamo renderci conto che non abbiamo bisogno di un complimento di qualcun altro per apprezzare la bellezza che ognuno di noi possiede naturalmente.

Sarebbe bello se tutti fossero consapevoli di quanta bellezza c’è in ogni singola persona. Cogliamo l’occasione per guardarci allo specchio e amare ciò che si vede riflesso, e lasciare che la fiducia si irradi in tutto ciò che facciamo.

Iniziano a vedersi le rughe? Esistono rimedi diversi dalla chirurgia. E costano molto meno

Rimedi naturali antiage per eliminare le rughe del viso

Le rughe sono (purtroppo, sic!) inevitabili; attestano il passaggio del tempo sul nostro viso. Molti credono che per eliminare le rughe del viso occorrano metodi drastici, invasivi, in realtà esistono anche dei rimedi naturali che funzionano.
Ecco quali sono per avere una pelle che resiste al passaggio del tempo.

Come eliminare le rughe: le cause

La causa delle rughe è molto semplice: la pelle perde tono ed elasticità per via del collagene che comincia a diminuire così come l’elastina. Entrano in gioco fattori quali disidratazione della pelle, predisposizione genetica e stile di vita. Chi vuole una pelle giovane più a lungo dovrebbe evitare i seguenti fattori:

  • fumo
  • alcol
  • poco sonno
  • stress
  • raggi UV

Gli effetti del tempo sulla pelle del viso

1. Comparsa di rughe, quelle di espressione si appesantiscono
2. Pelle perde idratazione
3. Tonicità e uniformità
4. Dilatazione dei pori in seguito alla perdita di elasticità
5. Texture sgranata e impura
6. Perdita di luminosità
7. Pelle non compatta

Rimedi naturali per eliminare le rughe

Intanto, per vedere degli effetti di ripianamento delle rughe, dobbiamo prima assottigliare lo strato di pelle attraverso uno scrub naturale. Poi massaggiare la pelle con olio di mandorle dolci, ottimo per ridare elasticità e nutrire la pelle, così come l’olio di jojoba che fra l’altro aiuta anche la pelle a contrastare l’effetto invecchiante dei raggi UV.

Nella lista includiamo anche l’olio di acai, forse un po’ meno noto ma ugualmente efficace, che si estrae da un frutto tropicale ed è ricco di vitamina E e vitamina C, quindi è un olio particolarmente ricco di sostanze nutrienti. Infine segnaliamo anche l’olio di cocco.

Molto bene anche i rimedi naturali a base di rosa mosqueta.

Ultimo ma importante consiglio: riparatevi dal sole oppure mettete un fondotinta con un fattore di protezione anche in inverno.

Infine, se la vostra pelle è sensibile anche ad oli naturali come quelli che vi abbiamo indicato, potete sempre provare con la tecnica dello Yoga Face, che consiste soltanto in esercizi facciali, senza l’impiego di alcuna sostanza.

Fonte: SoluzioniBio

Dopo aver visto questo video non vorrai più comprare il Ketchup al supermercato

Dopo aver visto questo video non vorrai più comprare il Ketchup al supermercato ma preferirai farlo in casa! Perché? Semplice. In questo modo mangerai un ketchup naturale che non contiene conservanti e altre sostanze dannose all’organismo.

Ecco tutti gli ingredienti per il ketchup fai da te:
POMODORI 1 kg
SENAPE ½ cucchiai da tè
ZUCCHERO 100 gr
PAPRICA 1 cucchiaio da tè
ACETO (DI VINO BIANCO) 100 ml
CHIODI DI GAROFANO 3
CANNELLA 2 gr
ZENZERO cm – 2
PEPE NERO q.b.
SALE q.b.

Dopotutto è davvero semplice da fare, non trovate?

La storia della bimba che beve da una pozzanghera: la foto è già virale

  • di Susanna Picone

Sta facendo il giro del mondo una foto scattata da un giornalista del quotidiano argentino Misiones Online che ritrae una bambina della comunità indigena Mbya mentre beve da una pozzanghera per combattere il caldo di Posadas.

Una foto scattata in Argentina e diffusa dal quotidiano Misiones Online nei giorni scorsi sta facendo il giro del mondo. È una foto in cui c’è una bambina della comunità indigena Guarani Mbya che, china sul marciapiede, sta bevendo da una piccola pozzanghera probabilmente per tentare di combattere il caldo di Posadas, capitale della provincia di Misiones, dove gli indigeni vivono chiedendo l’elemosina. Secondo quanto si legge sui media locali, lo scatto diventato ormai virale è stato realizzato da un giornalista di Misiones Online mentre stava passando lungo una strada della città, dove non sono rare scene come questa. Secondo la stampa, i bambini appartenenti a quella comunità indigena vengono sfruttati dagli adulti per chiedere l’elemosina in città. Il giornalista, residente in zona e quindi probabilmente abituato a scene simili, ha inviato la foto della bambina ai suoi colleghi in redazione chiedendo se si potesse fare qualcosa.

La foto scattata dal giornalista e la diffusione in rete – Da lì qualcuno ha iniziato a condividere la foto e in tanti, inizialmente conoscenti del giornalista, hanno portato delle taniche d’acqua e generi alimentari per aiutare i bambini e famiglie che vivono nelle strade della città. Pubblicata dal quotidiano (che ha sottolineato di voler mostrare “una realtà che va avanti da anni”) e poi anche su Facebook, la foto della bambina ha ottenuto decine di migliaia di condivisioni. “Mentre il Paese va a fuoco questa bambina si idrata bevendo dal marciapiede. C’è qualcosa che non va nella nostra società, o no?”, è quanto ha scritto Migue Rios, volontario di Unicef e Plato Lleno (associazione contro lo spreco alimentare) in Argentina, condividendo su Facebook la foto della piccola, ripresa da molti giornali internazionali che si sono interessati alla vicenda.

L'immagine può contenere: una o più persone e spazio all'aperto

Fonte: Fanpage

Ambulanza della morte: uccideva malati per 300€. S’indaga su oltre 50 casi

“Ambulanza della morte” a Catania, uccide malati per 300€ per “venderli” alle onoranze funebri

  • di Susanna Picone

L’accusa contestata a un uomo ritenuto vicino alla mafia catanese e arrestato dai carabinieri di Paternò. Avrebbe ucciso tre persone anziane e malate (ma si indaga su 50 casi) iniettando dell’aria nelle arterie per potere poi offrire ai familiari i servizi a pagamento di onoranze funebri ottenendo in questo modo un “regalo” di 300 euro.

In ambulanza avrebbe ucciso tre persone anziane e malate iniettando dell’aria nelle arterie per potere poi offrire ai familiari i servizi a pagamento di onoranze funebri ottenendo in questo modo un “regalo” di 300 euro. È l’accusa contesta a una persona di quarantadue anni che è stata arrestata dai carabinieri di Paternò per omicidio volontario in esecuzione di un’ordinanza emessa dal Gip di Catania su richiesta della locale Procura. La persona arrestata nell’ambito dell’inchiesta denominata “Ambulanza della morte” sarebbe vicina al clan Mazzaglia-Toscano-Tomasello. Nel provvedimento del Gip si sottolinea come l’indagato abbia commesso i reati “con l’aggravante di aver agevolato le attività illecite sia dell’associazione di tipo mafioso operante in Biancavilla e storicamente denominato clan Mazzaglia-Toscano-Tomasello, sia dell’associazione di tipo mafioso operante in Adrano denominato clan Santangelo”. L’indagine costituisce naturale prosecuzione di indagini dei carabinieri disposte dalla Procura di Catania su Biancavilla.

Inchiesta aperta dopo le rivelazioni di un collaboratore di giustizia – L’inchiesta sui malati terminali uccisi in ambulanza e sulla “vendita” delle vittime per 300 euro ad agenzie di onoranze funebri è stata avviata dalla procura di Catania dopo le dichiarazioni di un pentito al programma televisivo “Le Iene”. Secondo il collaboratore di giustizia, le morti avvenivano durante il trasporto dall’ospedale di Biancavilla a casa dei pazienti ormai in fin di vita. Secondo questa ricostruzione il malato terminale tornava a casa e “siccome sarebbe deceduto lo stesso, gli iniettavano dell’aria nel sangue, e il malato moriva per embolia” e i familiari non se ne accorgevano. Poi, approfittando del momento di dolore, proponevano l’intervento di una agenzia di onoranze funebri che poi “faceva un regalino”. “La gente non moriva per mano di Dio”, spiegò insomma il collaboratore, ma per “guadagnare 300 euro, invece di 30 o 50”. I casi sarebbero iniziati nel 2012, all’insaputa dei vertici dell’ospedale e dei medici. Il pentito sostiene che “erano i boss a mettere gli uomini sull’ambulanza” e che i “soldi andavano all’organizzazione”.

Indagini su altri 50 decessi – Le vittime accertate sono una donna e un uomo molto anziani, e un 55enne deceduto nel 2015. I tre omicidi sarebbero stati commessi, uno l’anno, dal 2014 al 2016. Ma sono oltre 50 i casi all’attenzione della Procura distrettuale di Catania di decessi avvenuti tra il 2012 e il 2016. Di questi una decina, secondo le indagini dei carabinieri, hanno “una maggiore pregnanza”, ma appunto soltanto tre sono al momento i decessi portati all’attenzione del Gip che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Lo ha detto il procuratore aggiunto Francesco Puleio.

Fonte: Fanpage