Pedofilo organizza incontro con 11enne, ma a casa lo aspettano i familiari

Organizza incontro con un 11enne, ma a casa lo aspettano i familiari: pedofilo pestato in diretta Facebook

  • di Biagio Chiariello

L’episodio è avvenuto domenica a Bari. L’uomo, di circa 25 anni, avrebbe tentato di adescare il ragazzino, ma la madre della vittima è riuscita a tendergli una trappola. Poi il violento pestaggio, e le immagini sono finite sui social network. Indaga la polizia.

“Ho chattato con lui e glielo volevo mettere in c…”. Una frase, inequivocabile, che fa riferito all’incontro con un bambino di 11 anni che un uomo barese, sembrerebbe del quartiere Libertà, pronuncia davanti ai parenti del ragazzino subito prima che il rapporto sessuale fosse consumato.

Il presunto pedofilo infatti avrebbe tentato di adescare il giovanissimo, ma è finito nella trappola organizzata dai suoi familiari che poi hanno pubblicato una diretta live su Facebook del pestaggio del malcapitato. Sulla vicenda ora sta indagando la polizia, chiamata dagli stessi parenti del bambino.

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Tenta di adescare il bimbo su Facebook, interviene la madre – Stando alle ricostruzioni dei giornali locali, l’uomo – di circa 25/26 anni – avrebbe contattato proprio sul social network il bimbo di 11 anni col quale poi avrebbe ‘concordato’ delle prestazioni sessuali. Dall’altra parte dello schermo, in realtà, c’era un parente dell’adolescente, che così lo ha attirato nell’inganno. Domenica scorsa il “piccolo” l’avrebbe invitato a casa per fare sesso, fingendosi il ragazzino. Quando poi il presunto pedofilo si è presentato nell’abitazione, nel centro del capoluogo pugliese, è scattata la trappola. I parenti dell’11enne lo hanno così picchiato postando tutto in diretta su Facebook, fino a fargli confessare il suo intento, come si sente nel video.

La polizia di Bari indaga – Nel filmato in questione (che abbiamo ovviamente offuscato) si vedono anche i documenti del giovane, ripreso volutamente in faccia per renderlo riconoscibile. Il tutto dura circa 30 minuti. Gli inquirenti ora ne starebbero innanzitutto verificando l’autenticità per cercare di ricostruire con maggiore chiarezza tutta la vicenda.

Qui il video del pestaggio.

Fonte: fanpage.it

Ecco cosa succede se mangi 40 gr di nocciole al giorno

40 gr di nocciole al giorno, una scelta ideale in inverno

Mangiare frutta secca è sano e gustoso. E’ sano perché contiene grassi mono-insaturi e polinsaturi che fanno bene al nostro organismo (in primis al colesterolo). Anche la presenza massiccia di Vitamine, come la vitamina A, vitamina E, vitamina C e vitamina K, contribuisce a rendere noci, mandorle, nocciole, pistacchi e simili, tutti ottimi alleati per la salute, insieme al contenuto di fibra e ai minerali, quali zinco, magnesio, ferro, potassio, fosforo e calcio.

Unico problema è capire quanta frutta secca possiamo mangiare al giorno, visto che è molto nutriente e calorica. Parliamo nello specifico di nocciole, il frutto secco tipico dell’inverno.

Il nocciolo è una pianta originaria dell’Asia minore. In Italia cresce spontaneamente nelle zone a clima mediterraneo, in prevalenza in Sicilia, Campania e Lazio. In Piemonte, però, esiste una varietà particolare, denominata Nocciola Tonda Gentile Trilobata, considerata una delle qualità migliori al mondo.
Quante nocciole è consigliato mangiare in un giorno? Circa 40 grammi.

Proprietà della nocciola

Come abbiamo sottolineato, le nocciole sono un tipo di frutto secco molto calorico e in grado di elargire subito molta energia al nostro organismo; per ogni 100 grammi di nocciole vengono infatti fornite 665 chilo-calorie.
Si tratta di uno dei semi più oleosi, ricco di grassi buoni – almeno il 64% – e al contempo digeribile e assimilabile dal nostro organismo.
È anche ricco di grassi mono-insaturi, come l’acido oleico e l’acido linoleico. Contiene molta vitamina E, in dosi maggiori rispetto all’olio d’oliva, e ha proprietà cardio-protettive, antiossidanti, antiage e ipo-glicemizzanti.
Tra i sali minerali presenti vi sono in grandi quantità fosforo, potassio, magnesio, ferro, rame, zinco, selenio. Contiene anche vitamine del Gruppo B, in particolare la vitamina B6.

Le nocciole sono energizzanti

Le nocciole sono un alimento altamente energizzante: 100 grammi di questo prodotto contiene circa 628 calorie. Per questo, vanno consumate con moderazione. Inoltre, sono considerate adatte a integrare la normale dieta in caso di anemia.
Energetiche e rimineralizzanti, le nocciole vengono consigliate durante gli stati di convalescenza, per chi pratica sport o per chi avverte spossatezza, fisica e mentale.

Benefici contro il colesterolo

La ragione di ciò risiede nella buona quantità di vitamina E che esse contengono e del suo impatto positivo sui livelli di colesterolo. La quota di colesterolo cattivo noto anche come LDL si abbassa, mentre cresce quella di colesterolo buono, detto anche HDL.

Il risultato degli esperimenti sui volontari che hanno consumato nocciole a tavola durante lo studio neozelandese è inequivocabile: il livello di colesterolo si è abbassato del 5% in quattro settimane, consumando 40 grammi di nocciole al giorno.

Fonte: SoluzioniBio

Ecco 4 consigli per pulire il ferro da stiro con prodotti naturali

Pulire il ferro da stiro con prodotti naturali (una volta al mese)

Non è proprio un’invenzione geniale quanto la lavatrice, ma chi oggi potrebbe fare a meno del ferro da stiro che, pur se non fa tutto da solo, ci consente di portare capi inamidati?

Il ferro da stiro, uno degli elettrodomestici maggiormente impiegati in casa e richiede un’adeguata manutenzione per garantirne funzionalità e ottime prestazioni, oltre al contenimento dei consumi. E un ferro che funzioni deve innanzitutto non presentare formazioni calcaree al suo interno: l’acqua distillata che usiamo per ottenere il vapore crea queste incrostazioni, sia all’interno della caldaia sia sul piano della piastra.

Come rimuovere dunque in modo naturale queste incrostazioni?

Una mancata manutenzione del ferro da stiro comporta inevitabilmente una limitazione nelle prestazioni, in termini di trasmissione del calore oltre al fatto che stirare diventa più faticoso del normale, richiedendo una maggiore quantità di tempo. E un maggior dispendio di energie.

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Ferro da stiro, pulizia della parte esterna

La prima operazione da fare sul ferro da stiro è quella della pulizia generale della carcassa esterna, utilizzando semplicemente un panno inumidito in una soluzione di acqua calda e aceto bianco. Passare poi un panno ed assicurarsi che il ferro sia perfettamente asciutto.

Pulizia della piastra

Per pulire la piastra basta procurarsi una spugna non abrasiva ed ingredienti naturali reperibili in casa. Ecco la procedura

  1. Preparate una soluzione fatta di aceto e sale grosso;
  2. Applicate sulla piastra del ferro strofinando con una spugna fino a ottenere la piastra del ferro da stiro lucida;
  3. Eliminate probabili residui di sale con uno straccio umido;
  4. Passate un panno asciutto ed assicuratevi che la piastra sia perfettamente lucente.

In alternativa all’aceto, se vi dà fastidio l’odore, possiamo ricorrere al limone: basta tagliarlo in due e strofinare sulla piastra con la parte interna, poi risciacquare con uno straccio umido. Infine passare un panno asciutto.

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Pulizia caldaia

  1. Riempite la caldaia del ferro da stiro con una soluzione fatta al 50% di acqua e aceto;
  2. Fate scaldare la caldaia del ferro e, una volta caldo, scaricate l’acqua tramite vapore;
  3. Lasciate raffreddare il ferro per poi svuotare la caldaia liberandola in tal modo dal calcare;
  4. Rifate l’operazione ma la soluzione dovrà essere 90% d’acqua e 10% d’aceto, ripetendo ancora fino a quando il calcare dal ferro non uscirà più.

Pulizia ferro da stiro, manutenzione ordinaria

Effettuate la pulizia mediamente una volta al mese ma in caso di utilizzo maggiore è opportuno effettuarla con maggiore frequenza.

Usate acqua distillata per l’utilizzo giornaliero del ferro da stiro: la caldaia durerà sicuramente di più.

Al momento della pulizia della piastra assicurarsi che il ferro sia freddo e non attaccato alla presa di corrente.

Fonte: SoluzioniBio

Alito cattivo a causa dell’aglio? Ecco la soluzione

Alito cattivo a causa dell’aglio? Mela e lattuga risolvono tutto

L’aglio è l’antibiotico naturale per eccellenza ed è anche un ingrediente molto apprezzato in cucina (in fondo, chi non lo ha mai usato per insaporire le pietanze più varie?).

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E’ anche vero però che l’aglio è nemico dell’ alito, e spesso, se consumato fuori casa dove non si ha la possibilità di lavarsi i denti, può finire col compromettere l’immagine che date di voi stessi. Come fare allora per mangiare aglio ma al tempo stesso non rimanere vittime dell’alito cattivo?

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Secondo uno studio condotto dall’Università dell’Ohio e pubblicato sulle pagine del Journal of Food Science, basta sgranocchiare qualche foglia di lattuga e una bella mela per sbarazzarsi dell’ alito cattivo. Questi alimenti, infatti, quando vengono consumati crudi liberano delle molecole e degli enzimi capaci di dimezzare i miasmi dell’alitosi già nell’arco di una mezzora.

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La dimostrazione è arrivata sottoponendo a una sorta di esperimento un nutrito gruppo di volontari. Alle persone che hanno preso parte al test è stato chiesto di masticare uno spicchio di aglio da 3 grammi per 25 secondi e poi di bere o di mangiare alimenti di un certo tipo (mela e lattuga in primis, per l’appunto, ma anche tè verde e foglie di menta). Ebbene, quel che ne è venuto fuori è che dopo questo spuntino “verde” l’ alito cattivo era praticamente scomparso.

Fonte: SoluzioniBio

Fibromialgia il dolore che la società non vede e non comprende

La fibromialgia è stata riconosciuta come malattia dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nel 1992. Attualmente la fibromialgia colpisce il 4% della popolazione, di cui il 90% sono donne.
È conosciuta come “malattia invisibile” perché colpisce tutte le parti molli del sistema locomotore e non può essere facilmente diagnosticata attraverso esami medici.

La fibromialgia non può essere vista, non lascia segni sulla pelle o causa ferite che altri possono vedere. È un dolore solitario e disperato. Soffrire di fibromialgia è qualcosa di molto difficile.
Attualmente l’eziologia di questa malattia è ancora sconosciuta , ma quello che sappiamo è che a più persone vengono diagnosticate anno dopo anno, quindi la medicina sta cercando di lavorare in un intervento globalizzato, incluso, ovviamente, l’aspetto biopsicosociale.

Oggi vogliamo presentare alcuni suggerimenti per poter affrontare la malattia, migliorando il più possibile la qualità della vita.

Fibromialgia la vera malattia che non si può vedere

Quando una persona non riesce ad alzarsi dal letto perché si sente come se avesse delle ferite alle sue articolazioni, non sta fingendo o cercando una scusa per non andare al lavoro. Chi soffre di fibromialgia dovrebbe aggiungere alla propria malattia l’incomprensione sociale, con la sensazione di sentirsi invisibili in un mondo che crede solo in ciò che vede.

ll problema principale della FM (fibromialgia) è nella polemica della sua origine: psicologica o organica.
Queste sono le principali conclusioni che gli esperti sottolineano.

Possibile fonte della fibromialgia

Si dovrebbe prima chiarire che non vi sono prove mediche che colleghino la fibromialgia a una malattia psichiatrica. Alcuni esperti dicono che circa il 47% dei pazienti soffre di ansia, ma dobbiamo anche considerare che questa dimensione psicologica può essere una risposta del dolore stesso, della malattia stessa.

Secondo un articolo pubblicato sulla rivista “Arthritis & Rheumatology” chi soffre di fibromialgia sperimenta una maggiore ipersensibilità alla stimolazione sensoriale quotidiana. Attraverso una risonanza magnetica i ricercatori hanno scoperto che di fronte ad uno stimolo visivo, tattile, olfattivo o uditivo, le regioni dell’integrazione sensoriale cerebrale soffrono di uno stimolo superiore al normale rispetto allo stimolo.

Le persone con fibromialgia hanno un maggior numero di fibre nervose sensoriali nei loro vasi sanguigni, quindi qualsiasi stimolazione o cambiamento di temperatura causa forti dolori.

Qualcosa da considerare è che qualsiasi fattore emotivo aumenterà la sensazione di dolore in queste fibre nervose. Una situazione di stress si tradurrà in un sovraccarico di stimolazione e dolore, e la sensazione di dolore cronico e stanchezza può portare il paziente a impotenza e persino depressione.

Pertanto, cadiamo in un circolo vizioso in cui una malattia di origine organica è aumentata dal fattore psicologico. Vale la pena controllare la dimensione emotiva per attenuare o almeno “controllare” l’origine eziologica.

Strategie psicologiche per far fronte alla fibromialgia

Il dolore cronico fa parte della nostra realtà sociale e la fibromialgia (FM) è una delle cause principali. Ora che abbiamo la chiarezza che fattori come lo stress o la tristezza aumenteranno il senso di sofferenza, è importante introdurre alcune strategie che possono aiutare. Oggi ti sei alzato, ti sei vestito e puoi uscire di casa.

Nessun altro capirà i tuoi risultati, ma questi piccoli trionfi sono importanti per te e dovrebbero darti forza: puoi essere più forte della tua malattia.

5 chiavi d’oro per una migliore qualità della vita

Prima di tutto, è importante considerare che le stesse strategie non sempre funzioneranno con tutte le persone. Hai bisogno di trovare quelle strategie che sono buone per te in base alle tue peculiarità e necessità. Per fare questo, prova e scegli quelli che ti causano più sollievo.

Comprendi la tua malattia

Questo significa essere in contatto con specialisti, medici e psicologi. Sono necessari trattamenti multidisciplinari e ognuno ti porterà tutta la conoscenza di questa condizione in modo da “capire” il tuo nemico. In questo modo sarai più sicuro.

Avere un atteggiamento positivo alla tua vita

Sappiamo che non è semplice, ma invece di reagire al dolore, è meglio accettarlo e trattarlo, non essere depresso. Non esitare a parlare con persone che soffrono come te, non isolarti e non nutrire rancore verso chi ti circonda.

Cerca attività che ti consentano di affrontare lo stress e l’ansia

Esistono tecniche di rilassamento molto appropriate che possono aiutarti. Lo yoga, a sua volta, può anche essere molto utile.

Non perdere mai il controllo della tua vita

Non lasciare che il dolore ti domini. Per fare questo, è necessario stabilire momenti di svago giornaliero. Esci a fare una passeggiata e non evitare i contatti sociali.

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La rinuncia in funzione del prossimo: embraco è innanzitutto una questione di uomini

La rinuncia in funzione del prossimo: embraco è innanzitutto una questione di uomini

  • di Pietro Di Martino

Delocalizzare per tagliare i costi ed usufruire di condizioni fiscali più convenienti: comprensibile? Considerando la pressione fiscale per chi sceglie di fare impresa in Italia … beh, forse si.

C’è un però. Nel 99,9% dei casi chi sceglie di trasferire la propria azienda all’estero non è una piccola o media impresa ma una grande multinazionale. Del resto, diventa difficile per un piccolo imprenditore trovare fondi e trasferirsi altrove. Proviamo ad immaginare un artigiano oltre i 40 anni, magari con figli. Nuovi investimenti, licenziamenti, gli affetti, la famiglia. Non è affatto semplice.

Quindi? Cosa fare se la tua azienda non è più in crescita? Se non è più sostenibile e non hai la forza di delocalizzare? Il più delle volte sei costretto a chiudere, qualcuno finisce in mano agli usurai e purtroppo, molti decidono di suicidarsi (più di 750 morti dal 2012 ad oggi).

La piccola e media impresa.

Un dato è certo, il motore di questo Paese sono loro: la piccola e media impresa. Quelli che lavorano ogni giorno con il socio occulto: lo Stato! La mattina ti alzi, vai a lavoro e già sai che più del 50% non spetta a te. Non è gratificante, soprattutto, non è giusto. Se stai male poi, chi ti sostituisce? L’operaio di turno? Direi di no. I contributi te li paghi da solo e le ferie non sai nemmeno cosa siano. Tredicesima, quattordicesima … di cosa stiamo parlando? Il venerdì sono in tanti a “staccare la spina” e lo fanno per davvero, anche con la testa. L’imprenditore no! Non riesce, non stacca mai, domenica compresa. E la notte? La notte si dorme poco, perchè bisogna pensare a cosa inventarsi per portare il pane a casa. Non hai un cartellino da timbrare, vero, tanto meno un padrone, ma devi contare solo su te stesso, questo è certo.

Persone perbene.

Molti di questi imprenditori hanno rinunciato al proprio stipendio, per mantenere quei pochi operai rimasti, altri, hanno rischiato la galera perchè “evasori”, scegliendo di pagare i dipendenti prima dello Stato. Persone perbene, che non possono delocalizzare, che rinunciano al proprio benessere per garantire la sopravvivenza dei loro dipendenti e, in molti casi, dei loro figli.

La rinuncia in funzione del prossimo

Stabilito che, mentre per un piccolo imprenditore è praticamente impossibile trasferirsi, le grandi multinazionali delocalizzano, spesso e traendone grossi vantaggi fiscali. E’ il libero mercato, la globalizzazione economica, oggi sfrutto te, domani l’altro. E il punto è proprio questo: grandi aziende con persone avide di denaro. Non gli basta mai! Devono mantenere la loro villa, la seconda o terza casa, curare lo yatch prima del rimessaggio, dare qualche mancetta all’escort di turno, girare in ferrari e mantenere la famiglia sempre al di sopra delle possibilità, dell’uomo comune, s’intende.Insomma, fare la bella vita!

Poco importa se mandi in strada 500 famiglie, la famiglia che conta è solo la tua, non quella degli altri. E poi, come direbbe il manager da 200mila euro al mese: “in uno Stato dove ci si preoccupa di fascismo, ti pare che vengono a manifestare proprio sotto il mio ufficio?” Come dargli torto, almeno in questo.

Se vogliamo davvero cambiare le cose, dobbiamo educare le persone. Insegnare loro che rinunciare per aiutare il prossimo non è sbagliato, nemmeno un dovere ma è sicuramente la cosa giusta da fare, per noi e per i nostri figli. E’ innanzitutto, una questione di uomini.

Ecco i 6 errori più comuni che si commettono usando il forno

I 6 errori che si commettono più spesso quando si usa il forno

  • di Valeria Paglionico

Il forno è uno degli elettrodomestici che più utilizziamo in cucina ma non di rado commettiamo dei terribili sbagli. Ecco quali sono gli errori che ognuno di noi ha commesso almeno una volta nella vita.

Il forno è uno degli elettrodomestici che più utilizziamo in casa. Che lo si usi per riscaldare degli alimenti precotti o per cucinare dei piatti, non importa, a volte si commentano degli sbagli imperdonabili. Non lo si lava abbastanza spesso, non si utilizzano i diversi programmi, si apre lo sportello: ecco quali sono i piccoli errori che tutti hanno fatto almeno una volta nella loro vita.

1. Usarlo sempre a freddo o sempre a caldo – Una delle cose che tutti gli amanti della cucina si chiedono è: bisogna accendere il forno in anticipo o no? Naturalmente non esiste una regola generale ed è necessario variare a seconda del cibo che si sta cucinando. I lievitati, cioè le torte, il pane, la pizza, devono ricevere una prima “botta di calore” appena messi in forno, mentre tutte le altre ricette come lasagne, patate, verdure e arrosti non hanno bisogno di elevate temperature fin dal primo momento.

2. Non sfruttare tutte le funzioni – Tutti i forni, anche quelli più datati, hanno almeno 3 funzioni: statico, ventilato e grill, tutte perfette per un determinato tipo di cottura. La prima irradia il calore dal basso e dall’alto in contemporanea, la seconda fa circolare il calore, mentre la terza si usa per gratinare. In pochi, però, sanno che bisogna combinare i diversi programmi per ottenere risultati migliori. L’ideale sarebbe partire con la funzione statica e finire con la ventilata, stando bene attenti ad abbassare la temperatura di 10-20 gradi nella seconda fase. Per il grill, invece, bastano pochi minuti e donerà ai cibi una superficie dorata.

3. Non lasciare il cibo a riposo – Dopo essere stato cotto a puntino, di solito il cibo viene estratto immediatamente dal forno, dimenticando che dovrebbe rimanere a riposo per qualche minuto. Lo sbalzo di temperatura è enorme e, soprattutto quando si parla di piatti lievitati, questi ultimi potrebbero afflosciarsi e rovinarsi. L’ideale sarebbe spegnere il forno poco prima che la cottura sia completata, così da lasciare la teglia a riposo per almeno 5 minuti, evitando ogni tipo di shock termico.

4. Non pulirlo spesso – Uno degli errori che si commettono più spesso quando si usa il forno con una certa frequenta è non pulirlo con regolarità, credendo che si possa rimandare la cosa senza avere effetti collaterali. La verità è che l’unto e i residui di cibo si trasformano in croste nere e collose che non solo modificano il sapore dei cibi ma che a lungo andare diventano praticamente impossibili da eliminare. L’ideale è dunque dedicarsi alle pulizie almeno una volta al mese, lavando griglie e leggiadre in lavastoviglie e rimuovendo le incrostazioni con grassatore e olio di gomito. I detergenti specifici che fanno schiuma dovrebbero essere usati solo nei casi più ostinati, facendo ben attenzione al risciacquo.

5. Aprire lo sportello durante la cottura – A chi non è mai capitato di aprire lo sportello mentre si sta cuocendo qualcosa in forno? Si tratta di un’abitudine assolutamente sbagliata, soprattutto quando si stanno cuocendo dei dolci, e il motivo è molto semplice: con un gesto di pochi secondi cambia radicalmente la temperatura interna del forno, cosa che provoca il crollo della lievitazione. E’ possibile monitorare la situazione attraverso lo sportello di vetro, che dà la possibilità di dare un’occhiata al dolce senza provocare “danni”.

6. Non usare abbastanza olio – Siamo sempre stati abituati a credere che per cuocere gli alimenti in forno bastasse mettere un filo d’olio nella teglia ma in verità non è abbastanza. Cibi come patate e verdure devono essere ben unte, in maniera tale da essere ricoperte completamente e da non bruciarsi con una certa facilità. L’ideale è immergere le pietanze in una ciotola d’olio prima di riporle all’interno della pirofila da mettere in forno.

Fonte: fanpage.it

Ecco l’idea di alcuni ospedali in Usa per combattere la manipolazione del mercato farmaceutico

Un gruppo di ospedali statunitensi produrrà farmaci generici per evitare la manipolazione del mercato farmaceutico

Stanchi della scarsità dei farmaci e dei prezzi elevati, più di 450 ospedali negli Stati Uniti si sono uniti per creare un’azienda farmaceutica senza scopo di lucro.
Diverse società sono state indagate negli Stati Uniti e nell’Unione Europea a causa dei tentativi di manipolazione del mercato dei farmaci generici.
“È un’iniziativa molto importante e sarebbe interessante se potessimo copiarla anche in Spagna e in Unione europea”, spiega l’esperto di pianificazione della salute, Fernando Lamata.

  • di Teguayco Pinto

La scorsa settimana, una rete di oltre 450 ospedali negli Stati Uniti ha annunciato l’intenzione di creare una società farmaceutica senza scopo di lucro per la produzione di farmaci generici, con l’obiettivo di combattere le carenze e gli alti prezzi imposti dall’industria. Con questo movimento, i gruppi ospedalieri intendono esercitare pressioni su alcune aziende che si sono dedicate all’acquisto di farmaci a basso costo e che poi hanno alzato drasticamente i prezzi, fatti che hanno generato grandi controversie e che hanno portato a diverse sanzioni e indagini sulle violazioni della concorrenza, sia negli Stati Uniti che nell’Unione Europea.

“La creazione di una società senza scopo di lucro per la produzione di farmaci generici mi sembra un’idea molto interessante e promettente”, ha detto l’esperto di pianificazione sanitaria, Fernando Lamata, a eldiario.es, “e penso che sia una reazione logica di un consumatore, come è un ospedale, di fronte ad un’escalation dei prezzi e alla carenza forzata imposta da parte di alcune aziende farmaceutiche”.

Durante l’ultimo decennio diverse società si sono dedicate ad acquistare vecchi farmaci che non hanno più un brevetto e che hanno un costo basso per poi aumentarne drasticamente i prezzi. Questa pratica viene solitamente messa in atto con farmaci per i quali non esiste una competizione a livello produttivo, come nel caso delle iniezioni di epinefrina, EpiPen, che ha aumentato il prezzo di cinque volte in soli 9 anni.

La manipolazione del mercato dei farmaci generici

Tuttavia, il problema attuale non è solo nei prezzi “esorbitanti e ingiustificati” di alcuni farmaci di marca, ma lo è anche il mercato generico stesso, afferma Lamata, che è stato Segretario Generale della Sanità tra il 2004 e il 2005 e Direttore Generale della Scuola Nazionale della Salute. “A volte i cartelli generici sono fatti per concordare i prezzi” inoltre “i farmaci a basso costo sono stati ritirati dal mercato per costringere le amministrazioni ad alzarne il prezzo”.

Il problema della manipolazione del mercato generico dei farmaci è esploso definitivamente nell’ottobre dello scorso anno, quando i procuratori generali di 45 stati degli Stati Uniti hanno presentato un documento accusando 18 compagnie di raggiungere accordi per dividere il mercato generico e fissare, in anticipo, i prezzi previsti per 15 diversi farmaci.

Casi di questo tipo sono anche oggetto di indagini nell’UE, come quello di Aspen Pharma. Nel febbraio dello scorso anno, la National Securities Market Commission ha avviato un’azione disciplinare nei confronti di questa azienda farmaceutica per “possibili pratiche abusive”, tra cui “rifiutarsi di fornire determinati farmaci e applicare prezzi eccessivi”.

Non era la prima volta che questa azienda si trovava ad affrontare un giudizio in un paese europeo. Nel 2016, le autorità italiane hanno imposto una multa di oltre 5 milioni di euro a questa società dopo aver verificato che aveva minacciato l’Agenzia Italiana del Farmaco di interrompere la fornitura di alcune medicine se i suoi aumenti di prezzo non fossero stati accettati.

Dopo queste due denunce, la Commissione europea ha avviato un’indagine nel maggio dello scorso anno per un possibile abuso di posizione dominante. La Commissione sospetta che la Aspen possa aver usato “pratiche di contrattazione ingiuste ed abusive contro le autorità nazionali”, tra cui “la riduzione dell’offerta diretta di farmaci e la minaccia di riduzioni delle forniture”.

Un’opzione strategica per la Spagna

I quattro gruppi ospedalieri negli Stati Uniti che hanno proposto la creazione di una società senza scopo di lucro sono Intermountain Health, Ascension e i sistemi sanitari cattolici, Trinity Health e SSM Health. Inoltre, avranno anche il supporto del sistema sanitario per i veterani dell’esercito degli Stati Uniti.

Sebbene i sistemi sanitari degli Stati Uniti e della Spagna siano diametralmente opposti, Lamata ritiene che “sarebbe interessante copiare questa iniziativa in Unione europea”, poiché “i governi nazionali sono sopraffatti dall’alterazione dei prezzi”. “Per un paese come la Spagna”, afferma Lamata, la creazione di una società pubblica di questo tipo “sarebbe una decisione strategica molto interessante”, poiché “la produzione di farmaci generici ha un costo molto basso e può essere affrontata senza troppe difficoltà”.

Tuttavia, l’idea sollevata da questi gruppi ospedalieri ha anche ricevuto alcune critiche sul fatto che è difficile realizzare associazione di questo tipo. In un articolo pubblicato sulla rivista Science, l’esperto del mercato farmaceutico Derek Lowe sottolinea i problemi normativi che questa nuova società potrebbe affrontare.

“Se questa società inizierà a produrre prodotti generici, dovrà presentarsi alla FDA per ottenere l’autorizzazione”, afferma Lowe. Inoltre, afferma che esiste già un importante “imbuto” normativo che fa sì che molte aziende siano in attesa di ricevere l’autorizzazione dall’agenzia, quindi aggiungere una nuova richiesta complicherebbe ulteriormente il processo. Nonostante ciò, la FDA ha già annunciato la sua intenzione di semplificare le procedure per tutte quelle aziende che stanno sviluppando progetti per alleviare la scarsità di farmaci generici.

 Traduzione dall’inglese di Mariapaola Boselli

Fonte: Pressenza

La stanchezza gioca brutti scherzi, ecco perchè: la risposta dei neuroscienziati

La stanchezza “spegne” il cervello

  • di Jennifer Delgado Suárez

Quando siamo stanchi non funzioniamo allo stesso modo. Non solo ci costa molto di più fare le cose, ma facciamo anche più errori, siamo più lenti e ci sentiamo più irritabili. Quando siamo esausti, anche la nostra memoria ci gioca brutti scherzi, è più probabile che dimentichiamo le chiavi o il telefono quando usciamo di casa o che abbiamo delle lacune mentali.

Ora un gruppo di neuroscienziati delle università della California e di Tel Aviv fornisce una spiegazione a questi fastidiosi fenomeni: la stanchezza “spegne” il cervello. La mancanza di sonno e l’esaurimento delle energie influenzano la capacità dei neuroni di codificare le informazioni e tradurle in una risposta adeguata. In altre parole, non sono in grado di connettersi e comunicare tra loro in modo efficace. Ciò significa che l’esaurimento che percepisci non è solo psicologico, ma c’è anche una profonda stanchezza cerebrale di fondo.

L’esaurimento influisce sulle scariche neuronali

All’esperimento hanno partecipato persone di diverse età che soffrivano di epilessia. Queste persone sono rimaste sveglie durante tutta la notte, per generare la tipica stanchezza prodotta dalla mancanza di riposo.

Il giorno dopo venne chiesto loro di classificare una serie d’immagini il più rapidamente possibile. Il compito era molto semplice perché bastava solo differenziare le immagini dei volti di persone, animali e luoghi.

Mentre lo facevano, una serie di elettrodi che erano stati impiantati nel loro cervello per rilevare la fonte delle convulsioni catturavano le scariche neuronali in tempo reale. Infatti, dobbiamo ricordare che per interpretare qualsiasi tipo di stimolo ambientale, i neuroni hanno bisogno di connettersi tra loro, inviando segnali che devono essere ricevuti e decodificati da altri neuroni creando una rete di grandi dimensioni nel cervello.

I ricercatori si sono concentrati sui neuroni del lobo temporale dato che si tratta dell’area del cervello correlata alla percezione visiva e alla memoria. Hanno scoperto così che con l’aumentare della fatica, la capacità delle persone di classificare le immagini diminuiva.

La cosa interessante è che anche le scariche neuronali rallentavano il loro ritmo e i neuroni impiegavano molto più tempo a ricevere e trasmettere i messaggi. Inoltre, i segnali di trasmissione erano molto più deboli, come se avessero perso potenza.

Di fatto, un altro studio condotto presso l’Università del Wisconsin suggerisce che questi neuroni possono persino “sconnettersi” completamente. La mancanza di sonno e la stanchezza fanno letteralmente in modo che alcuni gruppi di neuroni nella corteccia si addormentino.

Come si produce la stanchezza cerebrale?

Quando siamo stanchi, le attività quotidiane richiedono uno sforzo 10 volte maggiore e possiamo percepire una sorta di nebbia mentale che ci impedisce di pensare chiaramente. E ciò, non solo rallenta il nostro funzionamento cognitivo, ma l’affaticamento cerebrale può persino creare falsi ricordi.

È quanto è stato verificato dai ricercatori dell’Università della California, che chiesero a un gruppo di persone di vedere delle foto di un presunto crimine e di leggere un rapporto in cui queste immagini venivano contraddette. Le persone più stanche avevano maggiori probabilità di inventare una storia di fantasia, ricordando solo i dati del rapporto e scartando le immagini, che erano le prove più affidabili.

Ciò è dovuto, tra l’altro, al fatto che la mancanza di sonno e la stanchezza fanno in modo che il cervello perda i suoi filtri. I filtri sono quelli che ci aiutano a differenziare le informazioni rilevanti da quelle che non lo sono, permettendoci di rimanere concentrati su ciò che conta davvero. Questo è stato dimostrato da alcuni neuroscienziati dell’Università della Pennsylvania con l’ausilio della neuroimaging funzionale, che permise di rilevare che stanchezza e mancanza di sonno influiscono sulle sinapsi dei neuroni nelle regioni frontali e parietali coinvolte nel controllo, così come in quelli che si trovano nelle aree di elaborazione secondaria delle informazioni sensoriali e nel talamo.

Secondo una teoria elaborata da alcuni neuroscienziati dell’Università di Göteborg, il problema è che quando perdiamo questi filtri a causa dell’affaticamento cerebrale, vengono attivate delle regioni più ampie della corteccia.

Il problema è che questa forte attivazione, aggiunta alla fatica, produce un blocco. I neuroni semplicemente non possono “tenere il passo” e si sconnettono. In alcuni casi, questo processo può portare alla morte neuronale.

Questo significa che dovremmo considerare molto più seriamente sonno e riposo, e non solo per essere più produttivi, ma anche per prenderci cura della salute del nostro cervello.

Fonti:
Nir, Y. et. Al. (2017) Selective neuronal lapses precede human cognitive lapses following sleep deprivation. Nature Medicine.
Frenda, S. J. et. Al. (2014) Sleep Deprivation and False Memories. Psychological Sciences; 25(9): 1674-1681.
Drummond, S. et. Al. (2012)The Effects of Two Types of Sleep Deprivation on Visual Working Memory Capacity and Filtering Efficiency. PLoS One; 7(4): e35653.
Vyazovskiy, V. et. Al. (2011) Local sleep in awake rats. Nature; 472(7344): 443–447.
Goel, N. et. Al. (2009) Neurocognitive Consequences of Sleep Deprivation. Semin Neurol; 29(4): 320-339.

Fonte: Angolo della psicologia

Balenottera morta sulla spiaggia oltraggiata per un selfie, ecco come

Incisioni sulla pelle e calci alla balena morta sulla spiaggia: tutto per un selfie 

  • di Andrea Centini

La carcassa del maestoso cetaceo, lungo una ventina di metri, è stato oltraggiato da una cinquantina di persone. Increduli e sconcertati i veterinari e i biologi marini giunti sulla spiaggia per analizzarla.

Una giovane balenottera azzurra (Balaenoptera musculus) di venti metri spiaggiatasi lungo la costa di Punta Delgada, in Cile, è stata presa d’assalto da decine di curiosi, che ne hanno oltraggiato la carcassa con incisioni sulla pelle – ‘graffiti’ con dediche d’amore – e salendoci sopra per macabri quanto ridicoli selfie. L’assoluta mancanza di rispetto per il maestoso mammifero marino ha letteralmente lasciato sotto shock i veterinari e i biologi marini giunti sulla spiaggia per le analisi di rito.

Dopo lo sconcerto iniziale gli esperti hanno allontanato una cinquantina di persone in tutto, che a caccia di “mi piace” sui social network continuavano a calpestare la sventurata balenottera. Alcuni bambini sono stati sorpresi persino mentre si divertivano a prenderla a calci.

https://twitter.com/rodrigo_sm/status/965319091530731520

“Ana ti amo” è una delle frasi incise sulla pelle grigio-azzurra del cetaceo, un’assurda dichiarazione d’amore che qualunque persona dotata di buon senso avrebbe rispedito all’insensibile mittente. Chi mai potrebbe apprezzare un simile gesto scolpito su un animale morto, per giunta in via di estinzione? Probabilmente le due donne che, sorridenti e intente a sollevare le dita in segno di vittoria (quale vittoria?), sono state immortalate mentre siedono sullo sfiatatoio della balenottera, da dove solo qualche ora prima veniva sprigionato il soffio più alto e potente fra tutti i cetacei, quello che qualunque amante degli animali vorrebbe vedere almeno una volta nella vita. C’è chi invece ha ben pensato di tapparlo con le proprie natiche, in cerca di becera approvazione virtuale. “Sono rimasta sconvolta nel vedere questa situazione di completa mancanza di rispetto, ho provato molta rabbia, molta impotenza”, ha sottolineato la dottoressa Gabriela Garrido, ricercatrice presso il Museo di Storia Naturale Río Seco e uno dei primi scienziati ad accorrere sul posto.

Dalle prime analisi condotte sulla balenottera azzurra, che si stima avesse due anni, i ricercatori credono possa essere morta per fame. Nel suo stomaco sono infatti state trovate alghe, un pasto “alternativo” al plancton che probabilmente non è riuscita a trovare. Non si esclude un impatto con una nave, una delle cause di morte più diffuse per i grandi misticeti, tuttavia sulla carcassa non sono presenti segni evidenti di impatto con uno scafo. Le uniche ferite visibili sono all’altezza delle pinne pettorali. Entro la settimana, in seguito all’esame necroscopico, dovrebbe essere determinata la causa esatta della morte. Tra le ipotesi anche una malattia; del resto recentemente sono state registrate diffuse morie di megattere, balene franche e balenottere minori.

La balenottera azzurra è il più grande animale mai vissuto sulla Terra, più dei dinosauri sauropodi, grazie ai suoi oltre trenta metri di lunghezza e 180 tonnellate di peso. Purtroppo è stata una delle prede privilegiate nell’epoca della baleneria, durante la quale sono stati  sterminati praticamente tutti gli esemplari più maestosi. Oggi la taglia massima si è dunque ridotta, ma si tratta sempre di animali immensi, giganti gentili innanzi ai quali non si può che provare profonda meraviglia e rispetto. Quello che i vandali e ignoranti di Punta Delgada non hanno minimamente mostrato.

[Credit: Rodrigo Saavedra]

Fonte: fanpage.it