Saviano, Volo, Litizzetto, Hunziker: ecco i VIP che pilotano il popolino italiano

Silenzio, retorica e complicità: i VIP italiani e la guerra in Siria

  • di Antonio Pellegrino

Da settimane, sui social è diventata virale la campagna di sensibilizzazione #stopchemicalattacks lanciata da Roberto Saviano. L’iniziativa è quella di riprendere la foto di un adolescente siriano, Muhammad Najem, mentre si copre la bocca e il naso e replicare l’immagine denunciando così il presunto attacco chimico di Douma.

Il post di Saviano nel quale si omette l’appartenenza di Najem ai salafiti di Faylaq al-Rahman (alleati dei Fratelli Mussulmani) ha fatto in poco tempo il giro del web. Il giornalista scrive “La popolazione siriana è vittima di eserciti che combattono una guerra con metodi criminali: i soldati di Assad, le forze jihadiste, l’esercito di Erdogan e l’aviazione russa commettono atrocità che non risparmiano i civili. Nonostante continui a negare e accusare la stampa e gli attivisti di manipolare le informazioni, Assad sta usando armi chimiche sulla popolazione. Gas che uccide lasciando soffocare le persone nella propria saliva. A morire sono soprattutto bambini”.

 

Il richiamo finale ai bambini serve a sottolineare la vocazione “umanitaria” del post che non si limita semplicemente alle fake news ma sostiene affermazioni contraddittorie tra di loro. Saviano si appella alla difesa della “popolazione siriana”, un’entità unica al di fuori di qualsiasi fazione contro le barbarie degli eserciti che combattono questa guerra disumana, come le forze jihadiste da cui proviene il suo nuovo pupillo Najem e l’esercito di Erdogan che ha invaso la Siria (occupando militarmente il territorio di Afrin) proprio grazie all’aiuto di quei ribelli moderati di cui tanto ha tessuto le lodi.

Ed è proprio dai canali del fronte “ribelle” che è arrivata la notizia dell’attacco chimico di Douma, fonti attendibili come Al Jazeera e i White Helmets. Questo stracciarsi le vesti per i bambini e il popolo siriano però è venuto meno, anzi, non si è affatto espresso, a seguito del bombardamento americano con l’aiuto congiunto di Gran Bretagna e Francia. Sembra che il popolo siriano sia vittima dei bombardamenti russi ma immune a quelli della comunità internazionale.

Ma non è solo Saviano a rimanere in silenzio, i VIP che hanno seguito il suo appello coprendosi il viso sono scomparsi con la stessa velocità con la quale hanno sposato l’iniziativa social. Sinceramente non c’è da aspettarsi che questi campioni di solidarietà siano informati di cosa succede in Siria (o solo sapere dove si trovi), ne è un esempio lampante Luciana Litizzetto che con il suo “Hassad sta usando armi chimiche” ha reso virale la sua ignoranza.

La Litizzetto continua nel post “Un giovane e tostissimo blogger siriano di 15 anni che sta gridando aiuto e sta denunciando da mesi quello che succede ci chiede di fotografarci così per diffondere la consapevolezza del dramma”. “Giovane e tostissimo”, per la Litizzetto è così il salafita alleato dei gruppi jihadisti che è riuscito a diffondere questo accorato appello all’Occidente tramite Internet (e ci chiediamo come dal momento che in tutta la zona del Ghouta Orientale non c’è connessione per via dei combattimenti).

Il bombardamento occidentale però non sembra colpirla con la stessa intensità, eppure c’è tanto di quel materiale per le sue innumerevoli battute e critiche verso Donald Trump, ma il presidente degli Stati Uniti non è più un mostro da quando ha dichiarato guerra ad “Hassad”.

Un altro personaggio resuscitato dall’appello di Saviano è Fabio Volo, il quale si appella anche lui ai “bambini” per sensibilizzare l’opinione pubblica: “Inutile? Diffondere consapevolezza non lo è mai.” Con questo aforisma lapidare che sembra tratto da un suo libro medio ci invita alla consapevolezza, una presa di posizione netta nel momento in cui un hashtag viene diffuso da tuoi colleghi del mondo dello spettacolo ma che sembra essere abbastanza labile quando si tratta di parlare di trenta missili scagliati contro Damasco.

Dulcis in fundo, l’appello di Michelle Hunziker. Il post della è un capolavoro di sensibilità e pathos degno del migliore teatro greco: i puntini sospensivi, le domande retoriche e le maiuscole sono dei veri e propri tocchi di classe. I bambini, i civili e soprattutto il “Potere” che è sempre nelle mani sbagliate, come quelle di chi ha passato gli ultimi decenni a destabilizzare il Medio Oriente creando la situazione attuale e che oggi ha deciso di bombardare una nazione sovrana pochi giorni dopo l’annuncio di un imminente ritiro delle truppe.

Ma si sa, se sei gli Stati Uniti e bombardi una nazione canaglia i civili magicamente non verranno coinvolti in alcun modo e il “senso di Disperazione” può essere benissimo accantonato. Bravi tutti, copriamoci la bocca così non corriamo il pericolo di esprimere un’opinione seria.

Fonte: oltrelalinea

Mar Ionio: ecco cosa scaricava nelle acque un impianto di Matera

Acqua radioattiva nel mar Ionio: cinque indagati, sequestrati due impianti

Veleni nel mare della Basilicata

Scarico in mare di sostanze radioattive. Ha dell’incredibile l’accusa formulata nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Potenza sull’impianto nucleare Itrec di Rotondella (Matera). Ma ci sono già anche cinque iscritti sul registro degli indagati.

I reati

I reati ipotizzati nell’inchiesta sono: inquinamento ambientale, falsità ideologica, smaltimento illecito di rifiuti e traffico illecito di rifiuti. Ma lo smantellamento del sito potrà proseguire. L’impianto di Rotondella è gestito dalla Sogin e il sequestro riguarda anche l’impianto “ex Magnox”, che si trova nella stessa area. Le indagini sono cominciate dal “grave stato di inquinamento ambientale causato da sostanze chimiche” – cromo esavalente e tricloroetilene, che sono cancerogene – in cui si trova la falda acquifera sottostante il sito nucleare. Le sostanze sono usate per il riprocessamento di barre di uranio-torio.

Secondo le risultate dell’inchiesta, l’acqua contaminata “non veniva in alcun modo trattata”: attraverso una condotta, “dopo aver percorso alcuni chilometri, si immettevano direttamente nel mare Jonio“. Di conseguenza, “in via d’urgenza” la Procura distrettuale di Potenza ha disposto il sequestro, eseguito dai Carabinieri del Noe. Lo smantellamento dell’Itrec “obbligherà” comunque “i responsabili dei siti – sotto la diretta vigilanza della Procura della Repubblica di Potenza – ad adottare le indispensabili misure a tutela dell’ambiente e della salute pubbliche che fino ad oggi non erano state prese”.

Le indagini

L’indagine è cominciata lo scorso anno da parte della Procura di Matera, i fascicoli sono poi passati per competenza alla Procura distrettuale del capoluogo lucano. Le sostanze chimiche scoperte dagli investigatori nella falda acquifera sono state utilizzate per il trattamento delle barre di uranio/torio: le acque così contaminate dovevano essere poi trattate prima di essere smaltite ma, secondo quanto emerso dalle indagini, sono state invece sversate “tal quale” nel mar Jonio partendo dalla struttura, e dopo aver attraversato alcuni chilometri che separano lo stabilimento dalla costa.

Fonte: IL GIORNALE D’ITALIA

Donna siriana che vive in Italia racconta la verità che i media censurano

Sotto le bombe: la testimonianza di una donna siriana

  • di Milena Castigli

Nella notte fra venerdì e sabato Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno fatto scattare il raid militare in rappresaglia al presunto uso da parte del regime siriano di armi chimiche contro la popolazione civile. Il Pentagono ha fatto sapere che almeno 120 missili sono stati lanciati contro tre obiettivi sulla città di Damasco. Questo, nonostante finora non ci siano prove ufficiali sull’impiego di armi chimiche nella strage compita nella regione del Ghouta. Per conoscere l’esatta dinamica degli eventi, bosognerà attendere la risposta del team dell’Organizzazione internazionale per la proibizione delle armi chimiche.

La crisi siriana ha avuto inizio il 15 marzo 2011 a Damasco con le prime dimostrazioni pubbliche contro il governo centrale del presidente Bashar al-Assad, parte del contesto più ampio della cosiddetta primavera araba, per poi svilupparsi in rivolte su scala nazionale e quindi in vera e propria guerra civile a partire dall’inizio del 2012; il conflitto è ancora in corso.

Per conoscere il punto di vista di chi vive in prima persona il dramma di una guerra iniziata ormai da 7 anni, In Terris ha intervistato Myriam (nome di fantasia), un’insegnante siriana che vive in Italia da oltre un decennio.

Myriam, che vita facevi in Siria?
“In patria facevo l’insegnante, vivevo bene e non mi mancava nulla. Poi mi sono sposata con un italiano e mi sono trasferita nel Bel Paese”.

Hai parenti che abbiano vissuto i bombardamenti di venerdì notte?
“I miei parenti sono 8 anni che vivono sotto le bombe! I miei genitori e mio fratello vivono ad Aleppo, mentre ho dei cugini a Damasco”.

Sei riuscita a parlare con loro dopo il raid?
“No. Sono 7 anni che non rientro in Siria: dall’inizio della guerra. Coi miei familiari parlo a volte al telefono, ma loro cercano di raccontarmi il meno possibile per non farmi preoccupare. Però su Facebook mi arrivano le notizie in arabo di quello che succede realmente lì”.

Hai scoperto qualcosa?
“Sì. Dai social per esempio – e non dai miei parenti – ho saputo che anche la casa dei miei genitori è stata distrutta da un bombardamento, così come tutto il quartiere dove vivono”.

Come vivono – o sopravvivono – le persone comuni?
“Malissimo perché non c’è più niente. Hanno bombardato tutto e la gente vive di carità e della protezione del Signore”.

Tu sei cristiana?
“Sì, sono cristiana”.

Come riescono i tuoi parenti a sopravvivere in realtà come Aleppo o Damasco?
“Non me lo dicono. Non so come fanno a mangiare, a bere … credo che vivano solo per miracolo. Non solo loro, ma anche tutti quelli che sono rimasti in quelle zone e non sono scappati in altre nazioni, perché in Siria manca anche il minimo indispensabile: non hanno acqua potabile, né corrente elettrica né medicinali”.

Secondo te, chi sono i ribelli?
“Sono mercenari che vengono da fuori”.

Non sarebbero dunque siriani?
“No. A mio avviso, sono combattenti professionisti pagati dalle nazioni più potenti del mondo. I giornali non ne parlano perché le notizie che arrivano in occidente non sono sempre vere. Tutta l’Europa è stata ingannata. Ma noi che viviamo e veniamo dalla Siria sappiamo la verità, come si viveva lì prima dell’inizio della guerra“.

Quale sarebbe la verità?
“La verità, secondo il mio punto di vista, è che in Siria sotto gli Assad – prima il padre e poi il figlio – vivevamo benissimo, non mancava niente a nessuno”.

Ma nel 2011 qualcosa è cambiato. Come hai vissuto la Primavera Araba?
“Con molta preoccupazione per la mia gente. Perché nelle guerre e negli scontri muoiono soprattutto gli innocenti, la povera gente. Mentre i potenti sono protetti e nessuno fa loro del male. Il popolo è quello che muore. Migliaia e migliaia di vittime: chiese, ospedali, case, città andate interamente distrutte. Chi ci rimette è sempre il popolo; i politici per esempio sono ancora tutti vivi”.

Che cosa speri per la Siria
“Spero che ritorni tutto come prima della guerra. Ma ormai i morti sono morti. Le case non ci sono più, il Paese è in ginocchio. Per rimetterlo in sesto ci vorranno forse dei decenni”.

In questo conflitto hai perso dei cari?
“Sì, purtroppo tantissimi”.

Quanti?
“Tra parenti, amici, conoscenti stretti e colleghi in questi 7 anni ho perso almeno 200 persone”.

Fonte: interris

Di questa testata in tv non se ne parla, altro che Spada

Testata a un paziente per sedarlo

Il fatto nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Cefalù

Più veloce di una iniezione, ma anche meno ortodosso. E’ il metodo che avrebbe utilizzato un infermiere per sedare un paziente nel reparto di psichiatria dell’ospedale “Giuseppe Giglio” di Cefalù, in Sicilia: sferrargli una testata.

Le accuse

L’uomo è ora indagato con l’accusa di lesioni dalla procura di Termini Imerese. Le indagini sono condotte dai carabinieri che hanno avviato una serie di interrogatori e acquisito diverso materiale per ricostruire la dinamica dei fatti. Secondo la ricostruzione, un uomo ricoverato in un centro di riabilitazione di Castelbuono sarebbe stato portato nell’ospedale di Cefalù. Tuttavia, il paziente sarebbe andato in escandescenza e per calmarlo l’infermiere piuttosto che, secondo la Procura, sedarlo con metodi sanitari, gli avrebbe dato una testata talmente forte da farlo svenire.

Il caso è stato segnalato anche all’Asp 6 di Palermo, poiché il reparto non dipende dalla Fondazione Giglio, come ha ribadito oggi in una nota il presidente Giovanni Albano. “Nessun infermiere dell’ospedale Giglio di Cefalù – ha detto – è coinvolto nella vicenda che vede al centro un paziente del reparto di psichiatria. La Fondazione Giglio non gestisce alcun reparto di psichiatria. Il reparto che sarebbe al centro della vicenda – ribadisce il presidente – non è di appartenenza della Fondazione Giglio”. È stato immediatamente attivato un procedimento disciplinare che si è concluso con l’irrogazione di una sanzione, affermano dall’Azienda sanitaria provinciale.

Fonte: interris

America, Inghilterra e Francia, la Triplice Follia dell’Occidente

America, Inghilterra e Francia, la Triplice Follia dell’Occidente continua nel suo colossale errore di colpire il regime sbagliato, il dittatore sbagliato, il Paese sbagliato.

Siria: un’altra sporca guerra umanitaria

  • di Marcello Veneziani

Il copione sciagurato si è ripetuto nel cuore bastardo della notte. Come quella notte del Golfo, ventisei anni fa. Come i bombardamenti aerei in tutto il Medio Oriente, come in Libia, come ai tempi della primavera araba sempre dalla parte degli insorti. Bombe, missili, città martoriate, oltre che basi militari siriane colpite. Un’ora d’inferno.

L’America, l’Inghilterra e la Francia, la Triplice Follia dell’Occidente continua nel suo colossale errore di colpire il regime sbagliato, il dittatore sbagliato, il Paese sbagliato. Da ventisei anni a questa parte gli interventi militari sono quasi sempre dalla parte sbagliata, sempre contro chi si oppone all’onda fanatica degli islamici, dei terroristi, degli ammazzacristiani. E la cosa più spregevole è che gli interventi vengono giustificati da motivi umanitari, pacifisti, democratici e libertari. I pretesti si rilevano solitamente infondati: arsenali chimici, armi segrete, vaghi pericoli per l’umanità. E gli effetti devastanti di quegli interventi li abbiamo ancora dotto gli occhi di tutti.  Il pretesto sono le stragi con uso di armi improprie – vere, presunte o ingigantite – costruite ed enfatizzate da una formidabile fabbrica delle fake news. Dimenticando le stragi continue compiute dagli insorti; le bestiali, feroci stragi delle popolazioni per ragioni religiose, etniche e non solo attacchi contro eserciti regolari di stati sovrani. Anche in questo caso le accuse lanciate contro il regime di Assad non sono state poi seguite da inchieste e comprovate ma direttamente da bombardamenti. Solo la premier britannica ha un po’ frenato, circoscrivendo l’attacco a una “punizione” e un avvertimento senza però la volontà di voler rovesciare il regime di Assad.

In realtà le ragioni sono sempre le stesse: interessi geo-militari, apparati industriali e bellici, influenze ed egemonie d’area, controllo di canali di comunicazione, fonti energetiche. Ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti: cadono gli argini di regimi autoritari alla deriva islamica e prendono fiato i fanatici, i terroristi, i trafficanti d’immigrati, i flussi clandestini. L’Iraq, il Libano, la Libia in preda al caos con la benedizione occidentale.

Cambiano le gestioni politiche, ora progressiste ora conservatrici, ma la musica non cambia. Può essere Blair o la May, può essere Sarkozy, Holland o Macron, può essere Bush o Clinton, o perfino lui l’outsider Trump. Ma la linea non cambia, a dimostrazione che c’è un establishment, un apparato industriale-militare-finanziario a decidere sulla testa dei presidenti e a dettare la linea nel nome di interessi strategici che nulla hanno a che vedere col bene dell’umanità, il rispetto della volontà popolare, la sovranità delle nazioni. Anche il pittoresco Trump suona la carica per l’ennesimo attacco militare e l’ennesima aggressione mascherata dal suo rovescio. Quel Trump che definisce animale Assad è poi il principale alleato di chi finanzia l’Isis. E gli Usa, anche sotto la sua amministrazione, trafficano, commerciano, si alleano con fior di criminali internazionali. Intanto si violano trattati e norme internazionali.

Questa volta però, rispetto a Gheddafi o a Saddam Hussein, in gioco ci sono pure altri soggetti forti e divergenti come la Russia di Putin, poi l’Iran, e sullo sfondo la Cina. E la Turchia è sì contro Assad ma non condivide questa linea occidentale. Così come non si può trascurare sull’altro versante il quarto alleato della triplice alleanza franco-anglo-americana, Israele, in particolare il governo di Netayahu.

A questo punto non possiamo che confidare sulla lucidità di Putin, innanzitutto, e poi sulla saggezza degli altri soggetti internazionali. Sullo sfondo s’intravedono due smorte comparse. Una grossa ma acefala, l’Europa, tra paesi che non condividono l’attacco militare ma non fanno nulla per condannarla, e altri che sono riluttanti a prendere una posizione come la Germania. Poi c’è una comparsa più piccola e più smorta a fianco, in preda a convulsioni, nausea e vomito, chiamata Italia. Non so se dobbiamo reputarci fortunati di non avere in questo momento un governo a pieno regime, ma solo un mezzo governicchio avanzato dalla stagione precedente, che gestisce l’ordinaria amministrazione. Ma il governicchio in carica si allinea, anzi s’accuccia all’ombra di americani, francesi e inglesi, dichiara di condividere l’azione ma poi chiede col classico cerchiobottismo nazionale di frenare l’uso della forza. Intanto si limita ad assistere inerme all’uso delle basi militari Nato sul nostro territorio, a benedirne anzi l’uso col solito auspicio, come dire: andate avanti voi perché a noi ci fa impressione. Puri locatari, ristoratori, succubi consenzienti a norma di accordi e di cessioni della sovranità nazionale.

Qualcuno dice che con un governo Di Maio-Salvini ci saremmo comportati diversamente e questa è considerata una minaccia; per noi sarebbe invece forse l’unica ragione per apprezzare un governo del genere. In realtà temo che il dilettantismo da una parte e il cinismo furbo dall’altra probabilmente non avrebbero prodotto neanche in quel caso scenari diversi da quelli che si sono verificati.

Ma sappiamo solo una cosa: che questa dissennata politica estera militare delle tre potenze, questo attacco missilistico, questa pioggia di bombe sulla già martoriata Damasco, è contro la verità dei fatti, l’equilibrio degli assetti internazionali e gli interessi italiani ed europei. Tre ragioni per dirsi contrari, con decisione, a questa ennesima mattanza umanitaria.

MV, Il Tempo 15 aprile 2018

Fonte: Marcello Veneziani

Cosa ci insegna il popolo siriano: noi cosa faremmo in caso di guerra?

Cosa ci insegna il popolo siriano

  • di Sebastiano Caputo

L’integrità di un uomo e di un popolo si misura dal coraggio. E noi occidentali infatti siamo morti da un pezzo.

L’attacco sarà stato anche circoscritto ed estemporaneo, come dicono i politologi sempre pronti a perdonare all’alleato americano qualsiasi sopruso, ma intanto questa notte gli abitanti di Damasco sono saltati dal letto credendo che fosse arrivato il giorno dell’Apocalisse. Ora staremo a vedere se davvero si tratta solo di una rappresaglia perché anche se fosse non nasconderebbe il supporto diretto e indiretto che gli Stati Uniti insieme ai loro alleati della regione hanno dato in tutti questi anni ai gruppi terroristici che hanno portato la guerra in Siria. Da questo episodio fulmineo, quasi inaspettato dopo che le tensioni sembravano essersi calmate, alcuni aspetti fondamentali devono farci riflettere in profondità.

Laddove sono finiti i missili di Jaish al Islam su Damasco, con la liberazione della Ghouta, sono iniziati quelli occidentali. Così i governi di Washington, Parigi e Londra hanno violato il diritto internazionale, colpendo uno stato sovrano, prima ancora che arrivassero le prove (se un giorno le troveranno!) dell’utilizzo di armi chimiche da parte del governo siriano. Cosa aspettarsi del resto da chi ci ha spiegato la necessità di contrastare le “Fake News” sul web se poi è lo stesso Generale James Mattis, capo della Difesa Usa, a raccontarci che le uniche argomentazioni a loro favore provengono dai social media (legati ai terroristi della Ghouta!). Insomma, c’è chi ora, dopo aver fabbricato le notizie e fomentato la campagna mediatica, può felicemente esultare: i jihadisti e gli scemi di guerra occidentali.

Adesso più che mai occorre mobilitarsi. Intellettuali, scrittori, artisti, giornalisti: impegnatevi! E’ giusto prendere una posizione anche contraria, senza quella fottuta paura di essere tacciati come sostenitori di Bashar al Assad. Che poi di fronte ai suoi avversari politici, da Barack Obama, colui che ha fatto esplodere la regione, insieme ai flussi migratori, sostenendo le “primavere arabe”, fino a Donald Trump, un presidente palesemente commissariato dal complesso militare-industriale, si è dimostrato, contro ogni aspettativa, un degno erede dei grandi leader arabi del secondo Novecento. Ben Ali e Mubarak presero il primo aereo, mentre lui è rimasto a Damasco, fino alla fine, con la promessa di morirci se necessario. E poi perché Bernard Henry Levi può trascinarci in guerra, contro i nostri interessi nazionali, come accaduto in Libia, e noi, non potremmo avere il diritto di fermare la guerra in Siria per difendere i nostri di interessi nazionali?

L’interesse nazionale è qualcosa che va al di là dello schieramento politico, della destra e della sinistra, così anche il nuovo governo ha una grande occasione davanti a sé: riprodurre una seconda “Sigonella”e riscattare, per un’altra volta, la sovranità del Paese.  Ci pensi bene se vuole davvero un posto nella storia oppure finire come tutti gli altri nell’oblio degli avvenimenti, superati da un mondo che sta cambiando radicalmente. L’arroganza ha finalmente smesso di essere un argomento politico.

 

La Siria ci ha insegnato che il confine tra bellicismo e vigliaccheria è molto sottile. Per cui anche noi, prima di incitare a una nuova aggressione, guardiamoci allo specchio, e domandiamoci cosa faremmo in caso di guerra. Probabilmente la maggior parte scapperebbe con un biglietto in prima classe. Cosa che alcuni siriani, persino quelli più facoltosi, non hanno fatto (vedi il Generale Simon Al Wakeel). C’è addirittura chi ha finanziato la resistenza con i propri soldi, ritrovandosi con una divisa militare sulle prime linee. L’integrità di un uomo e di un popolo si misura dal coraggio. E noi infatti siamo morti da un pezzo.

Fonte: L’INTELLETTUALE DISSIDENTE

L’assurda morte di questo capodoglio ha scosso la Spagna, ecco perché

Capodoglio morto tra atroci sofferenze: ucciso da 30 kg di plastica nello stomaco

  • di Andrea Centini

L’esemplare, un maschio di 10 metri, è stato trovato esanime su una spiaggia della Murcia, una regione spagnola. L’autopsia ha rilevato sacchi, pezzi di reti e persino un bidone di plastica nel suo apparato digerente.

Quasi trenta chilogrammi di plastica sono stati trovati nello stomaco e nell’intestino di un esemplare maschio di capodoglio (Physeter macrocephalus), la cui carcassa era stata individuata a febbraio su una spiaggia di Cabo de Palos, nella regione spagnola della Murcia. Il terribile responso dell’esame autoptico, condotto dai veterinari specializzati in cetacei del Centro di Salvataggio della fauna selvatica di El Valle, pone nuovamente sotto i riflettori l’impatto dell’inquinamento marino provocato dai rifiuti plastici, diventato una vera e propria emergenza mondiale.

Ti potrebbe interessare anche Questo veliero gigante, al momento, è l’unica speranza per gli oceani

Oltre a formare immense isole di spazzatura negli oceani, come la famigerata “Pacific Trash Vortex” del Pacifico, la plastica viene spesso scambiata dalle creature marine con le prede naturali, e per questo ne ingurgitano in grande quantità, sino a morire tra atroci sofferenze a causa di blocchi intestinali, peritoniti o soffocamento. Altri ne restano invece letteralmente intrappolati, come avviene soprattutto a tartarughe e uccelli, provocandosi ferite agghiaccianti. Il capodoglio spiaggiatosi in Spagna era lungo circa 10 metri e pesava 6,5 tonnellate; l’evidente stato di denutrizione della carcassa suggerisce che deve aver vagato a lungo nel mare prima di perdere la vita, impossibilitato a digerire i calamari di cui normalmente questi grandi cetacei si nutrono.

La dissezione del suo apparato digerente ha fatto emergere ben 29 chilogrammi di rifiuti, tra parti di reti, tantissimi sacchi neri e persino un intero bidone di plastica. Una sorte analoga era toccata a uno sfortunato zifio (Ziphius cavirostris), un altro cetaceo odontocete trovato spiaggiato su un’isola norvegese nel febbraio 2017: in quel caso i veterinari dell’Università Museo di Bergen trovarono trenta sacchi di plastica.

Ti potrebbe interessare anche Ecco perchè il pesce che mangiamo è a base di plastica

L’autopsia del capodoglio, il più maestoso dei cetacei con denti (arriva a 18 metri di lunghezza per oltre 50 tonnellate di peso), ha scosso talmente tanto l’opinione pubblica che le autorità della Murcia, in collaborazione col Ministero del Turismo, Cultura e Ambiente spagnolo, l’Associazione europea dell’ambiente e il Fondo europeo per lo sviluppo regionale, hanno lanciato una campagna di sensibilizzazione volta a ridurre il consumo di materie plastiche e ad evitare l’abbandono di rifiuti nell’ambiente marino.

Ogni anno riversiamo nei nostri mari otto milioni di tonnellate di rifiuti plastici, e si stima che entro il 2050 ci sarà in acqua più plastica che pesce. Gli effetti devastanti dell’inquinamento iniziano a essere visibili ai Caraibi e persino su isole remote e disabitate, come la piccola Henderson delle Pitcairn britanniche, dove scienziati australiani hanno scoperto la più elevata densità di rifiuti plastici dell’intero Pianeta. Sono stati infatti stimati 37,7 milioni di pezzi di plastica in un’area di circa 37 chilometri quadrati. Inquinando gli oceani non solo distruggiamo l’ambiente e uccidiamo creature indifese, ma mettiamo a repentaglio anche la nostra salute; i pesci hanno infatti iniziato a nutrirsi delle microscopiche fibre di plastica, e la catena alimentare porta dritta alle nostre tavole.

[Credit: EspaciosNaturalesMur]

Fonte: fanpage.it

Un bimbo al Papa: «Mio papà è morto, era ateo. Ora è in cielo?» VIDEO

Ciò che ha chiesto un bimbo al Papa ha commosso tutti

Oggi pomeriggio Papa Francesco è andato a visitare la parrocchia di Corviale, un quartiere della periferia di Roma. Alcuni bambini dovevano fare delle domande al papa, che era seduto davanti a loro.

Un bimbo si alza, si avvicina al microfono ma non riesce a parlare. Sospira un paio di volte, come per darsi forza, ma la voce gli si rompe in gola. Riesce solo a dire, affannato: «Non ce la faccio».

La gente presente tenta di incoraggiarlo, battendo le mani e urlando Dai!. Il sacerdote che lo accompagna lo abbraccia e il bimbo scoppia in lacrime. Allora il Papa lo invita a salire sul palco: «Vieni, vieni da me Manuele. Vieni da me e dimmelo all’orecchio».

Manuele e Papa Francesco parlano abbracciati, per un paio di minuti. Poi il bimbo torna a sedersi e il Papa spiega che stava piangendo per suo padre. Inizia così uno dei più bei discorsi di questo pontificato.

Un bimbo al Papa: «Mio papà è morto, era ateo. Ora è in cielo?»

«Poco fa è venuto a mancare mio papà. Lui era ateo. Ma era un uomo bravo. È in cielo mio papà?». Questo è il dubbio atroce che ha assalito il piccolo e che gli impediva di parlare, tanta era l’emozione. E forse il Papa non credeva che le domande dei bambini avrebbero potuto metterlo così in difficoltà.

Francesco elogia il coraggio di Manuele e dice: «Se quell’uomo è stato capace di fare figli così, è vero, era un uomo bravo. Ed Emanuele ha il dubbio che suo padre, non essendo credente, non sia potuto andare in cielo. Chi dice chi va in cielo è Dio. Ma Dio ha un cuore di papà. Voi pensate che Dio sarebbe capace di lasciarlo lontano da sé? Dio abbandona i suoi figli? Ecco, Emanuele, questa è la risposta…»

https://www.facebook.com/Papaboys/videos/1828025207261899/

Bombardare depositi di gas nervino? Siria: attacco o messinscena?

Siria: attacco o messinscena?

  • di Gianandrea Gaiani

Attacco missilistico sulla Siria di Assad, o messinscena? Molti elementi portano a pensare che si sia trattato solo di un’azione simbolica. Lo dimostra il fatto che ha preceduto (e non seguito) l’ispezione dell’Opac a Douma per verificare l’accusa ad Assad di attacco chimico. Vuol dire che non c’era alcuna “pistola fumante”.

Qualcosa non torna nelle dichiarazioni dei governi britannico, statunitense e francese successive al raid delle scorse ore. Parigi sottolinea che “non sono esclusi altri raid” me che è stata “distrutta buona parte dell’arsenale chimico” di Assad ma l’affermazione è discutibile e non solo perchè la Siria ha consegnato nel 2014 i suoi arsenali all’organizzazione per la proibizione delle armi chimiche dell’Onu (Opac). Una consegna che anche Washington definì quattro anni or sono completa e totale.

Desta infatti qualche perplessità anche la valutazione che nei due centri di stoccaggio e produzione delle armi chimiche colpiti nei pressi di Homs e nel centro di ricerche scientifiche alle porte di Damasco (dove tali armi verrebbero sviluppate) siano state colpite vi fossero armi chimiche. Bersagliare con missili depositi di gas nervino non è mai una buona idea e qualora vi fossero realmente aggressivi pronti all’uso i raid avrebbero disperso nell’aria ingenti quantità di gas tossici col rischio di provocare un numero di vittime ben più alto di quelle di Douma, finora solo supposte dopo la denuncia dei ribelli anti Assad. Poichè non vi sono indizi di un disastro simile è lecito ritenere che gli obiettivi colpiti non contenessero armi di distruzione di massa e fossero quindi vuoti.

D’altra parte alcuni elementi inducono a ritenere che i russi (e di conseguenza anche i siriani) fossero al corrente di quali bersagli sarebbero stati colpiti. Parigi ha ammesso ieri mattina che Mosca era stata informata dai francesi stessi (lo ha dichiarato il ministro della Difesa Florence Parly affermando che “con gli alleati, abbiamo fatto in modo che i russi fossero avvertiti in anticipo”) considerato che sia il premier britannico Theresa May sia il capo di stato maggiore delle forze armate statunitensi, generale Joseph Dunford, hanno negato che i russi fossero stati informati da loro circa gli obiettivi delle incursioni missilistiche. Theresa May, ora alle prese con l’opposizione che contesta il mancato dibattito parlamentare prima di dare il via ai raid, ha definito “legittimo” l’attacco alla Siria benchè privo di supporto giuridico, di autorizzazione dell’Onu e persino di prove tangibili circa la veridicità dell’uso di armi chimiche a Douma e la responsabilità delle forze di Assad. Pur dicendosi certo che Damasco “comprenderà la lezione”, il capo della diplomazia francese, il ministro Jean-Yves Le Drian, ha affermato che l’uso di armi chimiche “è una linea rossa” e “se sarà superata ci sarà un altro intervento”. Il presidente Macron aveva dichiarato di possedere le prive delle responsabilità di Damasco nell’attacco chimico a Douma ma non le ha ancora mostrate mentre da Washington sia il presidente Donald Trump sia il segretario alla Difesa James Mattis hanno parlato di punizione inflitta ad Assad per lo sterminio del suo popolo con i gas. Eppure solo 24 ore prima dell’attacco lo stesso Mattis aveva ammesso che prove concreto in proposito non ve n’erano e che le informazioni raccolte circa le responsabilità del regime siriano provenivano per lo più dai social media.

L’impressione è quindi che l’attacco, limitato e su obiettivi di scarso valore preventivamente evacuati da russi e siriani (preavvisati dagli alleati occidentali) avesse lo scopo reale di salvare la faccia ai leader americani, britannici e francesi già eccessivamente sbilanciatisi nell’accusare Assad e i suoi alleati russi e iraniani per i supposti fatti di Douma. Se risultassero veri i dati diffusi da Mosca, secondo cui le difese antiaeree russe sono rimaste inattive mentre quelle siriane avrebbero abbattuto ben 71 dei 103 missili lanciati dagli alleati occidentali, apparirebbe ancor più chiaro che i bersagli erano stati preventivamente segnalati a Mosca e Damasco che hanno potuto concentrare le batterie di missili antiaerei a difesa di quegli obiettivi.

Ma l’aspetto che più stride nelle dichiarazioni dei leader delle potenze occidentali riguarda l’arrivo degli ispettori dell’Opac che ieri hanno raggiunto Douma per cominciare i rilievi necessari a stabilire se vi sia stato o meno un attacco chimico. Logica avrebbe voluto che prima di avviare “raid punitivi” gli anglo-franco-americani avessero atteso eventuali riscontri dai tecnici dell’Opac. Perché attaccare proprio poche ore prima del loro arrivo a Douma? Una decisione priva di spiegazioni logiche a meno che le accuse sulle armi chimiche non siano solo un pretesto per colpire Damasco e i suoi alleati.

Fonte: LaNuovaBussolaQuotidiana

Jovanotti provax, dopo incontro privato con multinazionali farmaceutiche VIDEO

2015: Jovanotti partecipa a un incontro privato con multinazionali farmaceutiche; 2018: Jovanotti provax

Jovanotti, durante l’ultimo concerto (ieri sera a Bologna), si è lanciato in un “fuori programma” provax. Fuori programma tra virgolette, dato che, come si vede in un video di 35 secondi postato su una pagina Facebook, alle sue spalle era ben visibile la scritta “vaccini” a caratteri cubitali, insieme al logo de Le Iene (cosa c’entrano Le Iene? Non lo sappiamo ma neanche ci stupiamo perché, quando c’è da fare propaganda, i programmi televisivi sono sempre in prima linea).

Jovanotti provax

Cosa c’entra Jovanotti coi vaccini? Cosa lo spinge a parlare di questo argomento in mezzo a un concerto? Il senso civico? Può essere. Il significato delle sue parole, che potete ascoltare nel video che segue, è più o meno questo:

«Io posso fare una ricerca su internet ma c’è gente che ha dedicato la vita allo studio delle malattie, allo studio delle cure. Queste persone che hanno passato la vita allo studio della medicina, che è faticoso, io non credo che siano lì per fregare il prossimo… si fanno le ricerche su internet ma poi ci si affida a chi ne sa di più!»

Bellissimo ascoltare Jovanotti che ieri sera, durante il suo travolgente concerto a Bologna, ha parlato di fake news e di vaccini: "Io posso fare una ricerca su internet ma c'è gente che ha dedicato la vita allo studio delle malattie, allo studio delle cure. Queste persone che hanno passato la vita allo studio della medicina, che è faticoso, io non credo che siano lì per fregare il prossimo…si fanno le ricerche su internet ma poi ci si affida a chi ne sa di più! ". Questo il senso delle sue parole.Grazie Lorenzo Jovanotti Cherubini ! Sapevamo che sei un grande! Grazie per aver speso delle parole in favore della scienza, dei vaccini e della salute di tutti!#riv#jovanotti#lorenzo2018#fakenews #vaccini

Posted by Rete Informazione Vaccini – RIV on Saturday, April 14, 2018

Un ragazzo fortunato ma poco informato

Il nostro Jova, che viene applaudito dai suoi fans come se avesse improvvisato chissà quale grande ragionamento filosofico (ma evidentemente il suo pubblico non ha grosse pretese), non sa (o forse sa ma non riesce a notare il paradosso), che «c’è gente che ha dedicato la vita allo studio delle malattie, allo studio delle cure» e proprio per questo è contraria a dieci vaccinazioni obbligatorie (qui ci sono 150 medici italiani, qui c’è un Premio Nobel, qui ce ne sono altri, ecc.).

Se ometti di dire che ci sono tanti medici che non sono favorevoli, facendo credere che tutti siano a favore delle vaccinazioni, sei tu, caro giovanotto, che stai facendo disinformazione.

Jovanotti e i summit segr… ehm, privati con le multinazionali farmaceutiche

Il 3 giugno 2015 il nostro cantante ha raccontato, ai ragazzi dell’Università di Firenze, di aver partecipato a un «summit segr… ehm, privato, molto molto esclusivo» insieme alle «80 persone più importanti del pianeta per quanto riguarda il futuro».

Come potete vedere nel video in fondo alla pagina, Jovanotti elenca i personaggi presenti: «Premi Nobel, Amministratori Delegati di grandissime multinazionali farmaceutiche, tecnologiche, ingegneri, il capo della Banca Mondiale…».

E prosegue: «Non c’era un politico. Perché non c’erano? Io l’ho domandato. Perché non servono, hanno detto loro. Nel senso che in questo ambito la politica non è importante. Qui si decidono le cose. Le cose si decidono non più a livello politico. La situazione è questa: la politica amministra questa situazione ma le scelte non le fa la politica».

Prima di lasciarvi al video integrale, proviamo a mettere in ordine un po’ di eventi: nel 2015 si riuniscono in Italia 80 delle persone più importanti del mondo, tra le quali gli AD di multinazionali farmaceutiche. Queste persone spiegano a Jovanotti che non è la politica che decide ma sono loro a decidere. Nel 2017 la Lorenzin (che in quanto politica, dunque, non serve, non è importante e non sceglie) obbliga i bambini italiani a effettuare 10 vaccinazioni obbligatorie. Nel 2018 Jovanotti parla a favore dei vaccini durante un concerto…