Avena, il cereale che mangiano gli animali ma che fa bene all’uomo

Avena, proprietà benefiche e come utilizzarla

L’avena è una pianta della famiglia delle Graminacee che anticamente veniva utilizzata per l’alimentazione umana ma anche per quella animale. La sua origine sembra risalga ai paesi asiatici. E’ un cereale ancora non molto diffuso nella nostra cucina, eppure è molto versatile e adatto anche ai regimi alimentari ipocalorici.

Le tre forme dell’ avena

Chicchi

L’avena si può trovare sotto forma di chicchi, decorticata e integrale, in fiocchi e in farina. In chicchi è facilmente reperibile nei negozi specializzati e si distingue in decorticata e perlata.

Prima della cottura i chicchi vanno sciacquati sotto l’acqua corrente. L’avena decorticata va messa in ammollo per 3 ore e poi bollita per circa 40-45 minuti, l’avena perlata ha bisogno di tempi di ammollo più lunghi, meglio una nottata, e richiede un tempo di cottura maggiore, circa 1 ora. Il rapporto cereale acqua è di 1 a 3. Una volta cotta, può essere usata come un qualsiasi altro cereale, quindi in aggiunta a verdure, minestre e per la preparazione di polpette vegetali.

Fiocchi

I fiocchi d’avena sono ottenuti dalla cottura a vapore dei chicchi che vengono poi schiacciati da dei rulli, e può essere usata così al naturale, per arricchire piatti dal dolce al salato, ad esempio il muesli e le vellutate, oppure nelle preparazioni che necessitano di cottura come pane e biscotti.

Farina 

La farina d’avena viene ottenuta dalla macinazione dei fiocchi d’avena, può essere impiegata per preparazioni da forno dolci, come torte e biscotti, e salate, come pane e piadine. Inoltre, dall’avena si ottiene un ottimo latte vegetale, oggi sempre più diffuso nei negozi biologici. Può essere utilizzato come bevanda al mattino oppure come ingrediente per i dolci e creme al posto del latte vaccino.

Perché l’avena fa bene

Dà un senso di sazietà

Questo grazie al suo elevato contenuto di carboidrati complessi, noti anche come carboidrati lentamente assorbiti. Ciò significa che il loro effetto saziante è molto più lungo così, oltre ad aiutare a ridurre l’appetito, è utile per controllare i livelli di zucchero nel sangue (è infatti uno degli alimenti più raccomandati per diabetici).

Previene e allevia la costipazione intestinale

Questo è dovuto principalmente al suo elevato contenuto di fibra solubile, quindi è un cereale e adatto (e soprattutto molto consigliato) nelle persone con costipazione, poiché facilita il transito intestinale, anche migliorandolo.

Tiene il colesterolo a bada

Grazie al suo contenuto di aminoacidi essenziali (in particolare metionina) è un cereale utile per le persone con livelli elevati di colesterolo in quanto contribuisce a ridurre il colesterolo LDL. Anche il contenuto di fibre e grassi insaturi omega-6 contribuisce a ridurre questo tipo di colesterolo e aumentare invece quello buono (HDL).

Fonte: SoluzioniBio

Verbena, la pianta sacra dei sacerdoti druidi è un calmante naturale

Tisana alla verbena, un potente diuretico contro la ritenzione idrica

La verbena è una pianta officinale ricchissima di preziose proprietà. La primavera e l’estate sono le stagioni più adatte per riscoprire e utilizzare la verbena, un’erba ancora relativamente poco conosciuta tra i rimedi naturali per il nostro organismo, ma in realtà davvero eccellente.

In erboristeria si usa la verbena officinale, di origine europea, dal bel color verde e dai fiori che emanano una gradevole fragranza di limone/mandarino.

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Perché la verbena fa bene

Considerata sacra dai sacerdoti druidi, veniva anticamente raccolta nei mesi di luglio ed agosto, nel periodo del suo massimo splendore. Si tratta di un’erba dei boschi e dei prati, dal notevole potere antiossidante, in quanto ricca di metanolo e acido caffeico. Ha un notevole effetto depurativo grazie al suo contenuto di sali diuretici, ideale dunque per ridurre la ritenzione idrica. Nell’antichità era usata un po’ per tutto. Oggi, oltre che come diuretico, una tisana alla verbena ha anche un effetto calmante, una sorta di sedativo naturale.

Si usa come infuso, da bere e non solo

La verbena si usa prevalentemente sotto forma di infuso, che si prepara così: mettete un cucchiaio di foglie e fiori essiccati in infusione per circa 5-10 minuti in una tazza d’acqua bollente e bevetene, tiepide, 2 tazze al giorno per almeno un mese. Si tratta anche di un ottimo digestivo e depurativo naturale, che agisce sullo stomaco e sul sangue, quindi anche su fegato e milza, ripulendolo dalle tossine e dai calcoli.

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Infuso per il pediluvio

L’infuso di verbena può essere aggiunto anche all’acqua di bagni e pediluvi. Fiori e foglie si fanno essiccare all’ombra e si fanno bollire pochi minuti; se uniti con salvia e alloro è anche efficace per eliminare i cattivi odori.

Fonte: SoluzioniBio

Guerra in Siria, nuove ondate di profughi in Europa

Guerra in Siria e rischio immigrazione: perché la pace è imperativa

  • di Stelio Fergola

Secondo il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, se gli attacchi sul territorio siriano dovessero proseguire, ci sarà il rischio di “nuove ondate di profughi in Europa”.

Lavrov, in realtà, certifica una situazione che si è cristallizzata non solo ultimamente, ma da quasi un anno, considerando che già nel maggio 2017 l’UNHCR stimava un numero di siriani in fuga dalla situazione destabilizzante intorno ai 5 milioni di individui (circa un quarto della popolazione, una cifra enorme).

La possibilità è stata banalmente scongiurata dall’evoluzione della guerra siriana. Con l’ormai incontrastato sostegno esterno della Russia e dell’Iran, l’esercito regolare siriano liberava Deir El Zor nel novembre 2017, spianando così la strada alla vittoria finale.

È chiaro, dunque, che a prescindere dalle necessità che l’ èlite neoconservatrice americana nutre per per i suoi quanto meno schizofrenici piani bellici, l’intervento militare di qualche giorno fa, pur blando e di fatto inconsistente, suoni come un campanello d’allarme che, semmai dovesse avere ulteriori seguiti, non solo porterebbe ad un’inevitabile allargamento del conflitto, ma anche ad una “ripresa” di quell’esodo di cui si parlava nel maggio scorso.

In questo contesto esiste anche il rischio che un’eventuale fiume di profughi possa ancora una volta interessare il nostro Paese: per carità, per “fortuna” i flussi verso l’Italia sono sempre stati di altra provenienza (soprattutto subsahariana) ma in generale, nel contesto di una Schengen ormai abbastanza depotenziata per quelle che sono le sue prerogative di salvaguardia dei confini esterni dei Paesi firmatari, non ci sarebbe da festeggiare ma anzi, da temere ulteriori peggioramenti.

A questo punto, tutto dipenderà da come si evolveranno le cose in Medio Oriente. L’opinione prevalente, ad oggi, è che Washington non farà seguito a un attacco già di per sé molto curioso, dalle modalità di comunicazione al nemico, consapevole addirittura di dove sarebbero caduti i missili, alle stesse dichiarazioni successive dei protagonisti.

Certo è che da un punto di vista comunicativo siamo di fronte a un caos in cui la parola d’ordine è “confusione”.

Dopo aver annunciato il disimpegno alla fine di marzo, e dopo aver smentito tutto con l’attacco, il presidente americano Donald Trump, replicando a un Emmanuelle Macron che aveva giudicato l’operazione militare in sé “perfetta” (sulle basi di cosa resta un mistero, ma tant’è) , sembra oggi tornare nuovamente a una dimensione più dimessa (“Via le truppe USA, si impegnino gli alleati” ), il che potrebbe anche suggerire la possibilità che il solito “braccio di ferro” con il cosiddetto Deep State stia proseguendo con le solite irregolarità alle quali ci ha abituato negli ultimi anni.

Non credo sia un mistero che gli USA vogliano partecipare a una tavola rotonda delle trattative: il problema reale è che non si potrà pretendere di convincere Putin a rinunciare a un’area geopoliticamente fondamentale per la presenza russa nel Mediterraneo.

Fonte: oltrelalinea

Primavalle, quel massacro del 1973 che in pochi ricordano

Primavalle, un rogo che non si spegne mai

  • di Emma Moriconi

Quarantacinque anni sono un tempo molto lungo. Quasi mezzo secolo è passato da quella notte a Primavalle, la notte dell’orrore e della morte, quando venne calpestato ogni sentimento di umana pietà, quando quel fuoco che uccideva due ragazzi innocenti si alzò nel buio, terribile.

Eppure la storia di questo Paese passa anche per la tragedia di Stefano e Virgilio Mattei, assassinati dall’odio in una notte di aprile mentre dormivano nei loro letti, nella loro casa, insieme ai loro genitori e ai fratelli. La casa, quel luogo che dovrebbe essere il nido sicuro. Violato, compromesso, segnato per sempre.

Ci si commuove per molto meno, oggi come oggi. Ci si indigna per molto meno, si scende in piazza per molto meno.

La notte del 16 aprile 1973

Nella notte di quel 16 aprile del 1973 vi furono uomini che, scientemente, si recarono a Primavalle e appiccarono il fuoco a quella casa, una casa dove dormiva una famiglia numerosa, e lo fecero con il preciso intento di massacrarla.

Provate a immaginare… dormite nel vostro letto e all’improvviso le fiamme invadono la vostra stanza, vi svegliate in preda al panico, correte, cercate una via di fuga per voi e per le persone più care della vostra vita, i vostri figli, i vostri genitori, i vostri fratelli. Provate a immaginare, altrimenti sarà difficile comprendere la portata di questo orrore.

Stefano e Virgilio non ce l’hanno fatta, quella notte. I loro corpicini sono rimasti lì, su quella finestra, i loro volti dopo l’incendio mostravano tutto l’orrore di una morte ingiusta quanto atroce.

E la giustizia è morta. Nessuna punizione per chi commise quel delitto, un delitto che distrusse due vite e una intera famiglia, che spezzò per sempre l’equilibrio naturale delle cose, che gettò un quartiere e l’Italia intera nello sconforto e che per molti fu solo l’ennesimo atto di violenza politica di quelli che poi saranno chiamati “anni di piombo“.

Ma una tragedia di queste proporzioni non si può dimenticare: non serve certo un anniversario, per ricordare, ma almeno ogni 16 di aprile, di ogni anno, si racconti ancora questa storia di sangue e d’orrore. Perché quel rogo, a Primavalle, non ha smesso mai di bruciare.

Fonte: IL GIORNALE D’ITALIA

Dopo USA, Francia e Regno Unito, anche l’ISIS attacca la Siria: il quarto alleato?

Attacco occidentale alla Siria: mentre Saviano è contento, l’ISIS lo sfrutta

  • di Davide Pellegrino

USA, Francia e Regno Unito hanno attaccato Damasco ed Homs. 100 Tomahawk lanciati, meno di 10 andati a segno.

Il sangue versato ad Aleppo Est, il sacrificio di Issam Zahreddine a Deir el-Zor, l’eroismo di Suheil al-Hassa, lo sforzo nel Ghouta orientale, il muso duro di Bashar al-Jaafari a Nikki Haley, i martiri di Bab Duma e Jaramana, la resistenza settennale di un popolo, la permanenza di Bashar al-Assad nella città, dove ha incontrato i ragazzi del coro della chiesa di Al Mahaba, hanno contribuito affinché la difesa missilistica siriana li abbattesse. Non si passa.

I giubili nelle strade non si contano: bandiere russe, iraniane, siriane e di Hezbollah. È un giorno di festa, ma che durerà poco. Lo Stato Islamico ha sfruttato a suo vantaggio i raid imperialisti per sferrare un’offensiva ai danni dell’esercito siriano lungo l’asse occidentale nel distretto di al-Qadam.

Non si registrano particolari ribaltamenti di fronte. L’asse russo-sciita dovrebbe essere in grado di respingerlo avendo dispiegato un gran numero di contingenti nelle giornate precedenti. Ma se dovesse esserci un ribaltamento di fronte? Una parte di responsabilità sarà anche di Roberto Saviano che, in queste ore, gongola dopo essersi coperto bocca e naso in segno di solidarietà per le vittime dell’”attacco chimico”.

Ma chi gielo spiega che le forze speciali russe, a Douma, negli ospedali – quelli veri, non i depositi di armi di Jaysh al-Islam – non hanno trovato nessun ricoverato per danni subiti da cloro o sarin e nei cimiteri non hanno riscontrato nuove sepolture di cadaveri?

Ma, soprattutto, chi gli fa notare la sua contraddizione criminale che per proteggere i civili dall’uso di sarin e cloro, anziché invitare le istituzioni ad avvertire l’OPCW della presenza di un laboratorio non dichiarato di armi proibite (in modo che possa effettuare i controlli del caso), lo invita implicitamente alla sua distruzione con il rischio reale di un rilascio di tali sostanze nell’atmosfera e un numero di morti duplicato? Misteri.

Fonte: oltrelalinea

La Siria cristiana sostiene Assad, parla il vicario apostolico di Aleppo

La Siria cristiana sostiene Assad

  • di Davide Pellegrino

“Gli ultimi sviluppi della guerra in Siria mostrano che non vi è la volontà di lasciare in pace questo Paese; al contrario, attori regionali e potenze mondiali sembra stiano cercando sempre più un pretesto per intervenire con una durezza ancora maggiore, e combattere. Damasco sta chiedendo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di inviare una commissione di inchiesta. Tuttavia USA, Regno Unito e Francia vogliono adottare il pugno di ferro e non sembrano accettare alcun compromesso”. Queste le parole del vicario apostolico di Aleppo dei Latini, mons. Georges Abou Khazen, commentando il clima di tensione venutosi a creare in seguito alla farsa dell’”attacco chimico” a Douma, recentemente bonificata dall’esercito siriano e teatro di giubili da parte della popolazione.

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La cristianità, in Siria, sta con Bashar al-Assad. È il ringraziamento più bello per le sue visite, ogni 25 dicembre, presso il Monastero di Nostra Signora a Saydnaya, costruito nel V secolo e appartenente al Patriarcato Ortodosso di Antiochia dove rende onore alle origini del suo Paese e alle sue tradizioni. La Siria, infatti, nella storia, è stata crogiolo del Cristianesimo per la prossimità di Damasco con la  Gerusalemme e la presenza di luoghi simbolici. Basti pensare al Sacrario di San Giovanni Battista nella Moschea degli Ommayadi, a San Simeone, luogo di riferimento per gli stiliti, oppure Santa Tecla a Maaloula, cittadella divenuta tristemente famosa, nel 2013, per il massacro e la distruzione parziale del patrimonio culturale perpetrati dai miliziani qaedisti di Jabhat al-Nusra.

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Nessuno, che sia musulmano, ebreo o profugo, pensa di minarne la sacralità. È il riconoscimento di quanto avvenuto a Sadad, villaggio cristiano sulla strada per Palmira. Qui, durante l’assedio avvenuto nel 2013 ad opera dei Fratelli Musulmani, l’esercito siriano ed Hezbollah dormirono nelle case dei cristiani per rassicurarli. Li fecero sentire parte integrante della comunità. Che l’Occidente, che affonda le radici in questa religione, prenda esempio.

Fonte: Oltre la linea

La tecnologia simula la natura: acqua dall’aria, non più dai pozzi

Acqua dall’aria con un foglio ‘speciale’ ispirato alle piante tropicali e al riso

  • di Andrea Centini

Ricercatori americani hanno messo a punto un foglio idrofilo in grado di catturare acqua dall’aria. È così efficace che una volta perfezionato permetterà di raccogliere fino a 120 litri d’acqua al giorno con un metro quadrato di superficie.

Creato in laboratorio un foglio idrofilo che riesce a ‘strappare’ l’acqua sospesa nell’aria e raccoglierla in un contenitore. La tecnologia rivoluzionaria, chiamata Slippery Rough Surface (SRS), potrebbe fornire acqua alle miliardi di persone che ogni anno combattono con la siccità e la difficoltà a reperire il prezioso liquido. L’hanno messa a punto scienziati dell’Istituto di ricerca sui materiali dell’Università Statale della Pennsylvania e del Dipartimento di ingegneria meccanica dell’Università del Texas di Dallas.

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Non si tratta del primo esperimento di questo genere, ma gli studiosi coordinati dal professor Tak-Sing Wong sono riusciti a superare gli ostacoli degli studi precedenti, rendendo la raccolta dell’acqua efficiente e produttiva. In altri fogli simili, infatti, l’acqua generava un sottilissimo film sulla superficie, risultando molto complessa da prelevare. Gli studiosi dei due atenei americani sono riusciti ad aggirare il problema ispirandosi alla natura. Il nuovo foglio, composto nanosfere, si caratterizza per l’unione di due superfici: quella liscia ispirata alle piante di brocca tropicali, particolarmente efficienti nella raccolta dell’acqua; e quella ruvida delle foglie di riso, che hanno impercettibili scanalature in grado di indirizzare l’acqua esattamente dove lo si desidera, senza formare la pellicola d’acqua delle altre tecnologie.

Al momento è un materiale da perfezionare, ma la superficie è così efficace a strappare goccioline d’acqua dal vapore acqueo atmosferico che, secondo gli scienziati, si potrebbero ottenere ben 120 litri al giorno con un solo metro quadrato. Per questo gli studiosi sono così ottimisti dei risultati raggiunti. “Con circa 4 miliardi di persone che hanno difficoltà a reperire l’acqua per almeno una parte dell’anno – ha sottolineato il professor Tak-Sing Wong -, un metodo economico per raccoglierla dal vapore acqueo o dalle gocce di nebbia nell’aria potrebbe avere enormi applicazioni pratiche, alleviando i problemi di approvvigionamento in molte regioni del mondo”. I dettagli della promettente ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Science Advances.

[Credit: Andre_Rau]

Fonte: fanpage.it

Carote: non sono loro a far bene alla vista ma queste verdure

Spinaci e carote, che dilemma

Uno studio: sono le verdure a foglia e non i tuberi a fare davvero bene alla vista

Cade sotto il peso degli studi clinici la credenza popolare che i tuberi arancioni facciano bene alla vista. A quanto pare, infatti, più delle carote sono le verdure a foglia ad avere maggiori proprietà, così come messo nero su bianco da una ricerca pubblicata su ‘Jama Ophtalmology’, che ha rivelato come uomini e donne con una dieta molto ricca di vegetali verdi abbiano un minor rischio di sviluppare un glaucoma.

In particolare, in un’ampia analisi prospettica l’assunzione di elementi di origine vegetale ricchi di nitrati è stato associato ad una diminuzione del rischio del 20-30% di sviluppare un glaucoma ad angolo aperto e del 40-50% di avere il tipo con perdita precoce della visione centrale.

Un gruppo di lavoro del professore Jae Kang del Brigham & Women Hospital dell’Harvard Medical School ha valutato l’introito dietetico di vegetali a foglia verde tra le donne che avevano partecipato al Nurse Health Study e tra gli uomini dell’Health Professionals Follow-up Study. Con tasso di risposte dell’85%, lo studio ha raccolto le risposte di un questionari via email di circa 130 domande su salute, abitudini alimentari e malattie ogni 2-4 anni. E dopo aver valutato i criteri di esclusione l’analisi ha messo insieme 63mila donne e 41mila uomini. I dati analizzati hanno diviso i consumatori di verdure in 4 categorie: verdure verdi (come lattuga, iceberg, romana, cardi, spinaci cotti o crudi), crucifere (come broccoli, cavoli e cavolfiori), tuberi (come patate, europee o dolci e cipolle), pomodori crudi (o sotto forma di salsa), individuando nel primo gruppo quelli con i maggiori vantaggi protettivi.

Precedenti ricerche- spiega a sua volta il professor Luciano Quaranta, specialista in Oftalmologia e direttore del Centro per lo Studio del Glaucoma all’Università degli Studi di Brescia- avevano mostrato che alterazioni della catena di sintesi dell’ossido nitrico (No) influenzano negativamente la circolazione sanguigna oculare. Si tratta quindi di un’ipotesi plausibile dal punto di vista biologico, ma che dovrà essere confermata come assunto che broccoli possano ‘prevenire’ il glaucoma”. L’ipotesi è che l’ossido nitrico (No) contribuisca ad una migliore autoregolazione della circolazione sanguigna anche nelle zone della macula soggette allo stress della pressione intraoculare e che luteina e zeaxantina si trovano di in quantità elevate proprio a livello oculare, al contrario del beta-carotene delle carote che invece è assente.

Spinaci, broccoli, bieta, cicoria contengono anche vitamine (C, E ed A) e sali minerali come lo zinco. Una porzione di 100 gr di cavolo infatti contiene in media 11 mg di luteina i cui livelli raccomandati sono di 10 mg al giorno. I livelli di nitrati erano correlati ad un maggiore apporto di sostanze antiossidanti, flavonoidi, folati e vitamina A. Ovviamente gli effetti (e i risultati degli studi) dipendono anche dal contenuto di nitrati della dieta in generale, la fonte, il tipo di suolo, la stagione e il metodo e il tempo di conservazione.

“Per ciò che riguarda le carote sono certamente un vegetale prezioso per ciò che riguarda il suo contenuto in B-carotene, ma si tratta un antiossidante che non è presente a livello oculare al contrario degli spinaci in cui sono presenti luteina e zeaxantina che si trovano in quantità elevate negli occhi. Le strutture dell’occhio sono sensibili all’effetto protettivo degli antiossidanti- conclude il professor Quaranta- che contrastano i danni provocati alle cellule dai radicali liberi”.

Fonte: IL GIORNALE D’ITALIA

Ballerina di 9 anni, dopo 14 cicli di chemioterapia, è riuscita a fare questo

Ballerina prodigio di 9 anni non si arrende al cancro: qualificata ai Campionati Europei

  • di Ida Artiaco

La storia di Lily Douglas, ballerina prodigio di 9 anni, che nonostante combatta da un anno contro un raro tumore osseo che l’ha costretta a quattordici cicli di chemioterapia e a numerosi interventi, è riuscita a qualificarsi ai Campionati europei: “Finché continua a danzare, può superare qualunque cosa”.

“Niente, neanche il cancro può fermare la mia danzatrice”. Con queste parole mamma Jane ha raccontato al quotidiano inglese Daily Mirror la storia di sua figlia Lily Douglas, ballerina di 9 anni che, nonostante combatta da ormai un anno contro una forma aggressiva e rara di tumore osseo, il sarcoma di Ewing, sia riuscita a qualificarsi per i Campionati europei.

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La bambina, un vero e proprio prodigio nella break dance e nel freestyle, dopo aver collezionato già una ottantina di titoli, tornerà sul palco grazie al suo coraggio e alla sua determinazione. Un traguardo quasi impossibile, se si pensa che negli ultimi 12 mesi ha dovuto subire numerosi interventi chirurgici e lunghi cicli di chemioterapia.

“Ballava cinque ore al giorno – ricorda ancora la mamma, originaria di Perth, vicino Edimburgo, in Scozia – e per quanto le terapie fossero estenuanti Lily ha continuato a danzare: dopo il secondo ciclo di chemio ha partecipato a Glasgow a una competizione vincendo due trofei. Non aveva voluto indossare la parrucca, ma un cappello da baseball che durante l’esibizione ha lanciato mostrando la realtà. Dal pubblico c’è stata una standing ovation. Per lei è stata una spinta incredibile”.

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Lo scorso marzo Lily si è sottoposta al quattordicesimo e ultimo ciclo di chemio in poco più di un anno, riuscendo in contemporanea a qualificarsi per i Campionati europei. “All’inizio i medici erano preoccupati per questa sua insistenza nel continuare a ballare e gareggiare – ha continuato la madre, – ma poi hanno capito che questo era il suo modo migliore di combattere la sua battaglia contro il cancro“. Addirittura, la bambina ha continuato a farlo anche dopo che le era stata tolta la scapola sinistra e poco tempo dopo è persino arrivata seconda ai Campionati scozzesi di Street Dance di Edimburgo per under 12. “Siamo lontani dalla meta – ha concluso la mamma, – ma finché Lily continua a ballare, può superare qualunque cosa“.

Fonte: fanpage.it

Gallette di riso “fai da te”: vegan, gluten-free e saziano senza appesantire

Gallette di riso “fai da te” per aperitivi e snack gluten-free

Le gallette di riso sono perfette per tutte quelle volte in cui abbiamo fame ma è troppo vicina l’ora del pasto, oppure se vogliamo mantenere la linea. Ma non solo: se accompagnate da un contorno di fiocchi di latte, pomodori, prosciutto crudo, melanzane grigliate o mozzarella, possono trasformarsi in un piatto gustoso che sazia ma senza appesantire; inoltre sono vegan e gluten-free.

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Ingredienti

  • 280 gr di farina di riso
  • 100 gr di farina di mais
  • 3 cucchiai d’olio
  • 2 bicchieri di latte di soia
  • 2 cucchiai di malto di riso

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Come preparare le gallette di riso

  • Versate in una ciotola la farina di riso e di mais setacciate.
  • Aggiungete tre cucchiai di olio EVO e cominciate a mescolare, poi anche il malto di riso continuando sempre a mescolare.
  • Unite infine il latte di soia e impastate fino ad ottenere un composto omogeneo: se volete ottenere delle gallette di riso più croccanti unite due bicchieri di riso soffiato.
  • A questo punto non vi resta che far riposare il composto per circa 30 minuti. Nel frattempo portate il forno a 180 gradi.
  • Trascorsi i 30 minuti, stendete l’impasto con un mattarello e con l’aiuto di un bicchiere o di una formina, ritagliate le vostre gallette facendo in modo che abbiano uno spessore di circa mezzo centimetro.
  • Disponete le gallette su una teglia ricoperta con la carta da forno, infornate per circa 20 minuti ed ecco pronte le vostre  gallette di riso fatte in casa, gustose e leggere.

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Fonte: soluzionibio