Ecco cosa succede nelle nostre arterie quando mangiamo banane e patate

Il potassio protegge il cuore: perché avocado, banane e patate fanno bene alle arterie – di Zeina Ayache

Le banane, l’avocato e la patate contengono molto potassio che fa bene al nostro cuore: scoperto come protegge le arterie.

Il potassio contenuto nelle banane, nelle patate o negli avocado protegge le arterie riducendo il rischio di problemi cardiaci.

I ricercatori sono riusciti a dimostrare gli effetti positivi del potassio e hanno pubblicato i loro risultati all’interno dello studio intitolato “Dietary potassium regulates vascular calcification and arterial stiffness” e pubblicato sulla rivista JCI Insight.

Calcificazione vascolare. Quando parliamo di calcificazione vascolare ci riferiamo all’ossificazione dei vasi che porta il tessuto dei vasi ad essere simile a quello osseo: in pratica si formano depositi calcarei induriti nei vasi sanguigni che possono portare all’insorgere di problemi cardiaci.

Potassio per il cuore. I ricercatori hanno testato per la prima volta gli effetti di una dieta a ridotto contenuto di potassio e hanno osservato, nei topi, un incremento della rigidità arteriosa che negli esseri umani può portare a problemi cardiaci. Ma non è tutto.

Diversamente gli scienziati hanno visto che incrementando i livelli di potassio le calcificazioni tendevano a ridursi così come si riduceva la rigidità arteriosa: insomma, il potassio fa affettivamente bene al nostro cuore riducendo il rischio di aterosclerosi, ad esempio, e potrebbe essere utilizzato in futuro per la realizzazione di trattamenti specifici.

Banane e patate, conclusioni

“La ricerca ha un grande potenziale – spiega Paul Sanders co-autore dello studio – poiché dimostra i benefici di un adeguato supplemento di potassio nella dieta per poter prevenire la calcificazione vascolare e gli effetti negativi di una dieta con poco potassio”.

Ma quanto potassio? Se vi state chiedendo quanto potassi contengono gli alimenti, eccone qui alcuni:

avocato – 975 mg per uno; patate – 925 mg per una; banana – 425 mg per una; spinaci – 420 mg per mezza tazza; latte – 350 mg per una tazza; uva passa – 270 mg per un quarto di tazza. Fonte: fanpage.it Scienze

E171, cancerogeno per topi: lo assumiamo ogni giorno, ecco dove si trova

Allarme cancro, potrebbe essere pericoloso: cos’è l’ E171 e in quali alimenti si trova – di Zeina Ayache

L”additivo alimentare E171 può provocare il cancro? Ecco cosa ha dimostrato un nuovo studio e in quali alimenti possiamo trovare il composto chimico biossido di titanio.

Il suo nome in codice è E171 ed è un composto chimico, il biossido di titanio, che si trova in molti alimenti che troviamo nei nostri piatti ogni giorno, così come in molti prodotti che utilizziamo.

Secondo un recente studio, intitolato “Food-grade TiO2 impairs intestinal and systemic immune homeostasis, initiates preneoplastic lesions and promotes aberrant crypt development in the rat colon” e pubblicato su Scientific Reports, l’E171 potrebbe essere pericoloso per la nostra salute e provocarci il cancro.

Ma è davvero così? Facciamo chiarezza su cosa sia questo additivo alimentare, se sia davvero pericoloso e dove si trova.

Cos’è e dove si trova. L’E171, biossido di titanio, è un composto chimico che viene utilizzato come pigmento bianco nelle vernice e nella plastica, ma anche come opacizzante. Ma non solo.

Si trova anche nei prodotti di cosmesi, come colorante, e nelle creme solari dove viene utilizzato in forma “nano” cioè in particelle molto molto piccole che riesco a filtrare la luce e assorbire l’UV, dando protezione.

Trovi l’E171 anche nel dentifricio e in molti prodotti farmaceutici.

Dalle caramelle ai biscotti, gli alimenti che contengono E171. Il biossido di titanio viene impiegato anche come additivo alimentare, con la sigla E171, che spesso ti sarà capitato di leggere tra gli ingredienti.

L’additivo si trova infatti nei dolci, nel cioccolato, nei biscotti, in generale in quasi tutte le caramelle e nei chewing gum.

E171, gli studi effettuati

Per quanto questo additivo sia da tempo studiato dagli scienziati e sia stato spesso criticato e considerato potenzialmente dannoso, non c’è ancora una ricerca ufficiale che possa dirci, sull’essere umano, se l’E171 sia effettivamente cancerogeno.

L’ultimo studio, in ordine di tempo, è quello sopra citato in cui la sperimentazione del composto è stata effettuata unicamente sui topi, il che non significa necessariamente che gli effetti registrati siano da considerarsi al 100% validi anche per l’uomo.

L’esperimento sui topi e la formazione del cancro. Ma cosa hanno scoperto sui topi?

I ricercatori hanno esposto un gruppo di topi ad una dose giornaliera di 10mg di E171 per ogni chilo di peso (la stessa che secondo Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare o EFSA è quella che mangiamo noi quotidianamente) e per la prima volta, in vivo, hanno potuto osservare l’assorbimento del biossido di titanio nell’intestino e il suo passaggio nel flusso sanguigno e nel fegato.

Dalle analisi è risultato che, dopo 100 giorni, 4 topi su 11 del gruppo di ratti trattati con l’E171 avevano sviluppato alcune lesioni preneoplastiche (lesioni che tendenzialmente non sono maligne, ma che possono diventarlo).

L’E171 e l’alterazione del sistema immunitario. I ricercatori hanno inoltre notato che le particelle del biossido di titanio, quando raggiungono l’intestino e il colon, inducono una reazione squilibrata del sistema immunitario.

Dobbiamo avere paura? L’E171 è risultato dunque potenzialmente pericoloso nel 40% circa dei topi testati, è vero. Resto però da verificare i danni che l’additivo potrebbe fare agli esseri umani, non è infatti detto che ciò che risulta dannoso, o quanto e come risulta dannoso, per i topi, sia valido anche per noi. Fonte: fanpage.it Scienze

Bruce Springsteen è cresciuto in un modo unico, ecco il suo racconto

Bruce Springsteen: “Sono cresciuto letteralmente circondato da Dio” – di J.P. Mauro

La leggendaria rockstar ha vinto uno Special Tony Award per il suo show a Broadway

Bruce Springsteen ha presentato un’esibizione tratta dal suo show di Broadway Springsteen on Broadway ai 2018 Tony Awards il 10 giugno. La rockstar si è seduta al piano e ha ricordato la comunità cattolica in cui è cresciuto prima di scivolare nel suo classico My Hometown.

Springsteen ha suonato il piano mentre chiacchierava con il pubblico, ricordando com’è stato crescere in una comunità cattolica devota:

Sono cresciuto a Randolph Street con mia sorella Virginia, di un anno più giovane di me, i miei genitori Adele e Douglas, i miei nonni, Fred ed Alice, e il mio cane Sal.

Vivevamo a pochi passi dalla chiesa cattolica, dalla rettoria del sacerdote, dal convento di suore e dalla scuola elementare Santa Rosa da Lima. Tutto a pochi passi, oltre un prato di erba incolta. Sono cresciuto letteramente circondato da Dio. Da Dio e da tutti i miei parenti.

Avevamo cugini, zie, zii, nonne, nonni, bisnonne, bisnonni, tutti in cinque case in due vie adiacenti. Quando le campane della chiesa suonavano, tutto il clan si riversava in strada per guardare ogni matrimonio e ogni funerale come un evento di Stato nel quartiere.

Il cantante ha proseguito ricordando gli aspetti della vita nella Freehold (New Jersey) di metà del XX secolo, prima di accennare il primo verso di My Hometown.

Il brano è uno di quelli che figurano nello show che sta portando attualmente a Broadway, Springsteen on Broadway. Springsteen ha iniziato la sua avventura a Broadway nell’ottobre 2017, ma i biglietti sono andati a ruba così rapidamente che l’ha rinnovata due volte, e ora si prevede che arrivi fino alla metà di dicembre 2018.

Lo show, in cui c’è un assolo di Springsteen alla chitarra e al piano, è principalmente una raccolta di aneddoti dalla sua autobiografia del 2016, Born to Run. Bruce si destreggia tra piano e chitarra mentre racconta storie della sua strepitosa carriera ed esperienze della vita fuori dal palco.

Volevo realizzare uno show il più intimo e personale possibile. Ho scelto Broadway per questo progetto perché ha degli splendidi vecchi teatri che sembravano la location giusta per quello che ho in mente.

Con una o due eccezioni, infatti, il Walter Kerr Theatre, con i suoi 960 posti, è probabilmente il luogo più piccolo in cui ho suonato negli ultimi 40 anni. Il mio show è fatto solo di me, della chitarra, del piano, delle parole e della musica.

Parte dello show è parlata, parte è cantata. Segue vagamente l’arco della mia vita e del mio lavoro. Il tutto per realizzare il mio obiettivo costante di offrire una serata piacevole e comunicare qualcosa di prezioso.

Springsteen on Broadway ha ricevuto uno Special Tony Award, che riconosce il successo dello show e quello della carriera del cantante, soprannominato The Boss.

Insieme al suo Oscar per la canzone Streets of Philadelphia e la ventina di Grammy Awards, questo Tony avvicina Springsteen a diventare la 19ma celebrità a vincere l’EGOT (Emmy, Grammy, Oscar e Tony). Fonte: Aleteia Titolo originale: Bruce Springsteen: “Sono cresciuto letteralmente circondato da Dio”

Autobus: al via la sperimentazione anti evasione. Ecco tutte le novità

Tornelli sugli autobus: sperimentazione partita

Innovazione a regime da settembre? Passeggeri favorevoli, ma dicono: “Si pensi anche alle periferie”

Da qualche giorno alcuni autobus dell’Atac fanno somigliare Roma a una capitale dell’Europa del Nord. E’ partita infatti la sperimentazione, sulla linea circolare 669 la scorsa settimana e sulla 51 oggi, dei tornelli all’ingresso dei bus.

Si tratta di uno strumento tecnologico di lotta all’evasione, piaga quest’ultima che sui mezzi pubblici romani è molto diffusa. L’Atac aveva annunciato l’inizio della sperimentazione con una nota datata 8 giugno.

In Terris ha potuto verificare il funzionamento dell’innovazione e raccogliere le sensazioni dei passeggeri a bordo del mezzo 51, che collega il quartiere di San Giovanni al centro storico.

La prima novità riguarda anzitutto l’ingresso sul mezzo. Con l’avvento dei tornelli, è tassativo dover accedere soltanto dalla porta anteriore, quella vicina all’autista.

Il controllore dell’Atac è uno, posizionato all’ingresso, a sorvegliare che l’afflusso proceda senza intoppi. Davanti alla porta centrale dell’autobus, che è quella da cui si può uscire, c’è invece un vigilante.

Il controllore è anche addetto alle vendite di biglietti: chi è sprovvisto, può acquistarlo all’ingresso. Previsto anche “un sistema anti-portoghesi”. Come riportava nei giorni scorsi il comunicato di Atac, “in caso di forzatura (dei tornelli, ndr), si attiva un avviso acustico per alcuni secondi e i led lateral lampeggianti”.

Solo in “casi eccezionali di elevato sovraffollamento” e “previa autorizzazione della Centrale Operativa” è possibile disattivarlo. Gli umori sull’autobus sembrano positivi.

La gente è soddisfatta dell’innovazione (si tratta, verosimilmente, di persone che hanno l’abitudine di acquistare il titolo di viaggio e di timbrarlo), ma non mancano le diffidenze.

Da settembre, se la sperimentazione proseguirà bene, i tornelli dovrebbero gradualmente essere installati su tutti gli autobus Atac. O meglio, ancora è poco chiaro se esclusivamente sugli autobus che viaggiano al centro di Roma o anche quelli delle periferie.

“Speriamo che non succeda come al solito, che si pensa solo al centro e i cittadini delle periferie vengono lasciati ai margini…” è l’opinione diffusa sul mezzo. Non manca l’ironia tipicamente romana.

“Ahò, ‘sti tornelli me parono du’ sigarette coi colori invertiti”, commenta un signore che suscita il sorriso unanime degli altri passeggeri. In effetti la somiglianza è lampante.

Intanto l’autobus termina il suo giro tornando su Via La Spezia, da dove era partito, senza che la novità abbia creato complicazioni e resse, nemmeno alle fermate maggiormente affollate.

Certo, manca ancora un banco di prova adeguato, ossia una linea più frequentata oppure una in estrema periferia e magari nelle ore serali, quando la casistica registra che gli avventori dei bus romani creano maggiori grattacapi agli autisti. Fonte: interris

Tragedia sui gonfiabili: ecco com’è morta una bambina di 7 anni

Muore a 7 anni sui gonfiabili: condannati i due gestori – di D.F.

Summer Grant è morta nel 2016: il gonfiabile su cui stava giocando venne spazzato via da una folata di vento.

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Aveva soli setti anni Summer Grant, morta mentre stava giocando su un castello gonfiabile in un parco della sua città. La bimba è deceduta in un drammatico incidente nel marzo di due anni all’ Harlow Town Park, nell’Essex, nel Regno Unito, dopo che una folata di vento ha fatto volare via il gonfiabile su cui si trovava scaraventandola a terra.

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Il dramma ha sconvolto la vita del padre e della madre della bimba che hanno assistito impotenti alla sua morte. Summer fu subito accompagnata in ospedale, come riporta il Sun, ma le gravissime lesioni riportate non le hanno lasciato scampo.

Oggi, a due anni di distanza dalla tragedia, sono stati condannati i due responsabili del parco: Shelby Thurston e William Thurston, moglie e marito di 26 e 29 anni saranno reclusi per tre anni con l’accusa di negligenza.

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Stando a quanto dimostrato dalle perizie i due non avrebbero messo ben in sicurezza i gonfiabili, causando, anche se involontariamente, la morte della bimba.

“Non avrei mai immaginato che mia figlia avrebbe potuto morire in un castello gonfiabile mentre giocava e si divertiva”, ha commentato il papà dopo la sentenza.

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“Quando Summer è morta, sono morto anche io. Ho pensato che non ci fosse più ragione per continuare a vivere senza il mio bellissimo angelo”. Fonte: fanpage.it

Saviano, da 8 anni in tv senza contraddittorio, ora contro il governo Conte

Saviano, da otto anni in TV senza contraddittoriodi Arturo Zaia

Tredici giugno, su RAI2 con il format “Il supplente”, e il giorno prima a “Di Martedì” su La7, per concludere nuovamente sul canale televisivo di Andrea Salerno venerdì sera, a festeggiare la puntata finale di “Propaganda Live”.

Non si contano naturalmente le apparizione in RAI a “Che tempo che fa”, vera vetrina da one-man show. Saviano Channel trasmette l’Angelus a reti unificate, sull’etere pubblico e sul privato, per commentare la politica, la società, presto lo sport e l’oroscopo.

Oggi Saviano è naturalmente impegnato in un’opera di resistenza attiva contro il governo Conte, perché “le uniche riforme di questo governo saranno quelle che toglieranno i diritti”, ha scritto su Twitter, e dunque “è tempo che ognuno faccia il suo, è tempo di iniziare a perdere un po’ di tempo per smentire tutte le cazzate che girano in rete”, come ha ribadito ieri su La7.

Presunto pezzo forte del nostro, il tema migranti: “Fra anni ci chiederemo come sia stato possibile rendere il Mediterraneo un cimitero. Non tutti avranno partecipato a questo scempio, c’è chi ancora resiste e resisterà”. Come nel biennio 2015-2016, anno d’oro delle ONG nel mare, le cui traversate hanno causato rispettivamente 3500 e 4733 morti -e poi crollati verticalmente-.

Ma, essendo il nostro particolarmente istruito, ne approfitta per spiegare che l’Europa ci ha dato quasi 800 milioni di Euro in sei anni. Lo ha detto non solo tralasciando il fatto che 133 milioni di Euro l’anno su 5 miliardi spesi di tasca nostra sono una miseria, ma dicendo testualmente che questi ultimi, “essendo scorporati dal rapporto deficit/PIL, non pesano sulle tasche degli italiani”. Probabilmente ce li restituiranno nella prossima bolletta.

Saviano, insomma, è invitato a parlare a tambur battente in ogni dove, senza che qualcuno gli dica cortesemente “frena un attimo”. E’ consentito? Purtroppo la legge in materia, la 8/2000, “raccomanda”, ma non obbliga, la parità di condizioni “nelle tribune politiche, nei dibattiti, nelle tavole rotonde, nelle presentazioni in contraddittorio di programmi politici, nei confronti, nelle interviste e in ogni altra trasmissione”.

Cercando su YouTube non si trova una sola trasmissione nella quale Saviano abbia avuto un confronto diretto con qualcuno: o il giornalista parlava da solo, o altre persone parlavano di lui in sua assenza.

Unica timida eccezione, la puntata di “Vieni via con me” del 22 novembre 2010, quando all’allora Ministro dell’Interno Roberto Maroni fu concesso un piccolo spazio di replica nella trasmissione -ma fu necessario l’intervento del Governo, perché inizialmente il cda della RAI negò il permesso.

Indimenticabile il giudizio di Aldo Grasso: “[Saviano] non è opinionista (deludenti i suoi interventi settimanali), non è showman, è solo Saviano che recita Saviano, un marchio da sfruttare”.

Non si capisce, al netto delle sue continue apparizioni televisive e dei suoi monologhi spesso pieni di strafalcioni, imprecisioni e vere inesattezze (come dimenticare il monologo del 26 marzo 2018 sulla Siria?) quale sia la ritrosia nel trattare il giornalista campano come un ospite al pari degli altri e non una sorta di assiso al trono, indegno di parlare da pari a pari con chiunque non la pensi come lui e impegnato solo a portare avanti il proprio brand come un piazzista alle prime armi.

In attesa di trovare risposta a queste domande ancestrali, la gomorrea continuerà per molto tempo. Speriamo in un vaccino. Fonte: OLTRE LA LINEA

Infertilità: esiste la soluzione ma non si deve aspettare troppo

E pensò, guardando quelle donne, che era una cosa tristissima, «devono aver lottato con l infertilità per molto tempo prima di arrivarci. Come me, ho percorso quella strada anche io, quindi so cosa vuol dire, non posso condannare chi vive aggrappato alla speranza che il prossimo tentativo avrà successo».

Jun Sena non è rimasta incinta. Ma è diventata madre – di Caterina Giojelli

La storia di un’adozione che cambiò il destino di un bambino e di una donna «intrappolata nell’inferno della fecondazione in vitro»

Jun Sena non è rimasta incinta, ma è diventata madre. Sena è un’attrice giapponese (il suo vero nome è Asako Doi), ex stella del gruppo teatrale femminile Takarazuka Revue’s Moon Troupe, era bella e famosa, e voleva a tutti i costi un bambino dal suo grande amore, il marito e ballerino Shinji Senda.

Un desiderio che le è costato sette tentativi di fecondazione in vitro, tutti e sette dolorosamente falliti. Perché non era all’esito di una tecnica per la riproduzione assistita che era appesa la sua storia.

«LE DONNE LO DEVONO SAPERE». C’è un proverbio giapponese che dice «cadi sette volte e rialzati in piedi otto»: ebbene Sena riuscì a diventare mamma: non rimase incinta, ma adottò un bambino. Oggi ha 44 anni: ne aveva 38 e dieci più di Shinji quando lui diventò suo marito, «ero ignorante.

Mi sono sposata tardi e mi sono sottoposta a fecondazione in vitro sette volte nell’arco di due anni. Prima non avevo mai pensato seriamente all’idea di avere figli. Ci sono così tante cose che so adesso che vorrei aver saputo prima».

Cose che l’attrice ora ha deciso di raccontare al Japan Times, spiegando che quando si inizia un trattamento per la fertilità è difficile sapere quando arrendersi. Anni “persi” quando la soglia per considerare una coppia idonea all’adozione è tra i 43 e i 45 anni, «questo le donne lo devono sapere».

«NON VOGLIO UN BAMBINO, VOGLIO IL TUO BAMBINO». Ci è voluto un anno perché Sena riuscisse a dire sì al marito che con pazienza aveva provato a parlare di adottare un bambino, di un legame diverso da quello di sangue, «non voglio un bambino qualunque», gli ripeteva la donna ostinata, «voglio il tuo bambino», eppure sentiva che non avrebbe retto a lungo, che gli effetti dei farmaci sul suo corpo, la sua mente e anche sul portafoglio stavano diventando insostenibili.

A quarant’anni decise di mettere piede per la prima volta in una agenzia per l’adozione. Si guardò attorno, a molte donne presenti quel giorno era stata rifiutata la domanda di adozione per sopraggiunti limiti di età.

E pensò, guardando quelle donne, che era una cosa tristissima, «devono aver lottato con l’infertilità per molto tempo prima di arrivarci. Come me, ho percorso quella strada anche io, quindi so cosa vuol dire, non posso condannare chi vive aggrappato alla speranza che il prossimo tentativo avrà successo».

Per questo Sena non parla per giudicarle, e nemmeno per incoraggiarle all’adozione, «cosa che non è da prendere alla leggera. Voglio solo che sappiano che adottare è un’opzione».

Ma anche che la grande mole di burocrazia da sfidare non è una obiezione a chi desideri diventare madre: lo sono invece le conseguenze devastanti causate dai trattamenti di fecondazione in vitro, ripetuti più e più volte.
45 MILA ORFANI.

Oggi in Giappone vivono negli orfanotrofi circa 45 mila bambini. Con 80 mila adozioni l’anno il paese vanta uno di più alti tassi di adozione al mondo, ma solo il 2 per cento di queste riguarda bambini, il resto riguarda giovani tra i 20 e i 30 anni, adottati da famiglie che vogliono assicurarsi un erede o un aiuto a mandare avanti l’azienda.

Eppure le donne che desiderano una famiglia ci sono, e per loro Sena ha deciso di raccontare la sua storia. La storia di come non riuscì a restare incinta ma diventò mamma, la storia di un’adozione che cambiò il destino di un bambino e di una donna «intrappolata nell’inferno della Fivet». Fonte: Tempi

Allattare al seno salva 820.000 vite ogni anno. Ecco perché

OMS: ‘ Allattare al seno salva 820.000 vite ogni anno ’. I vantaggi per la salute dei bimbi – di Zeina Ayache

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’UNICEF si schierano dalla parte dell’allattamento al seno considerato in grado di salvare 820.000 vite ogni anno: ecco tutti i vantaggi di questa alimentazione naturale.

Se tutti i bambini venissero allattati al seno per i primi due anni della loro vita, si potrebbero salvare in tutto il mondo e ogni anno più di 820.000 bimbi sotto i cinque anni.

La conferma arriva da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’UNICEF che hanno pubblicato le ultime linee guida che le nazioni dovrebbero seguire per supportare l’allattamento al seno.

10 passi per i bambini. Le linee guida, 10 step in totale, hanno l’obiettivo di spiegare alle nazioni come supportare l’allattamento al seno, dalle politiche da utilizzare all’interno delle strutture, alla formazione di personale specializzato, passando per consulenze alle neomamme anche prima del parto e informazioni per comprendere il mondo dei biberon, delle tettarelle e dei ciucci.

Perché allattare al seno. L’OMS spiega che l’allattamento al seno è da considerasi vitale per la salute di un bambino e riduce i costi per strutture sanitarie, per la famiglia e per i governi stessi.

Inoltre, quando un bambino viene allattato al seno entro la prima ora di vita, viene protetto da infezioni potenzialmente pericolose e il tasso di mortalità si riduce: pensiamo a tutti quei paesi poveri in cui in piccoli nascono in condizioni di scarsa igiene.

L’OMS fa sapere inoltre che i bambini allattati al seno rischiano meno di morire di diarrea rispetto a coloro che invece vengono alimentati con altro.

Per non parlare del quoziente intellettivo più elevato che porta ad una maggior probabilità di ottenere importanti risultati scolastici e quindi un reddito più alto da adulti.

E per concludere, l’OMS fa sapere che l’allattamento riduce il rischio di cancro al seno nella madre.

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Bambini e allattamento, le età evolutive. L’OMS spiega che il latte materno è un’importante fonde di energia e nutrimenti il cui impatto sul bambino varia a seconda dell’età e rappresenta un valido aiuto contro le malattie, riducendo anche il tasso di mortalità tra i malnutriti.

Dai 6 ai 12 mesi è in grado di fornire la metà dell’energia di cui necessita, dai 12 ai 24 mesi è in grado di fornire un terzo dell’energia necessaria. Fonte: fanpage.it

Essere costantemente occupati: ecco perché è una cattiva abitudine

Essere costantemente occupati distrugge la tua creatività – di Jennifer Delgado Suárez – Nella nostra società, essere sempre occupati è praticamente sinonimo di importanza.

Molti persino presumono quanto sono impegnati, quanto è piena la loro agenda e di non avere un minuto di tempo libero.

Ma essere costantemente occupati non è buono. In effetti, è una pessima abitudine! Anche se hanno cercato di venderci il contrario, dicendoci che il tempo è denaro e che non dovremmo “sprecarlo”.

L’ideale per la nostra mente sarebbe di equilibrare il pensiero lineare, che richiede una grande capacità di concentrazione, con il pensiero creativo che nasce dall’inattività.

Essere in grado di cambiare approccio, sognare ad occhi aperti e rilassarsi senza fare altro che riposare, è un’abilità vitale che viene seriamente minacciata ed è praticamente in pericolo di estinzione a causa dell’insopportabile trambusto al quale ci sottomettiamo ogni giorno.

Il rumore quotidiano che ci satura. Il sovraccarico al quale siamo sottoposti quotidianamente è semplicemente inaudito.

Oggi consumiamo cinque volte più informazioni rispetto a 25 anni fa. Al di fuori del lavoro elaboriamo circa 100.000 parole al giorno, una quantità esagerata.

Il problema è che il nostro cervello non può elaborare una tale quantità di informazioni, quindi queste terminano per trasformarsi in rumore.

Leggiamo notizie ma non le memorizziamo, semplicemente perché passiamo troppo in fretta da un contenuto all’altro.

Questo consumo eccessivo ci fa perdere tempo senza aggiungere valore, oltre ad esaurire la nostra energia mentale.

A peggiorare le cose, il mantenerci costantemente occupati, come se avessimo paura di restare da soli con noi stessi, mina profondamente la nostra creatività.

Essere in grado di disconnettere è essenziale per la creatività. Per capire il profondo impatto causato dall’essere continuamente occupati, dobbiamo capire che il pensiero lineare è il risultato della rete esecutiva centrale, che necessita di tutte le risorse di concentrazione del nostro cervello.

Tuttavia, il pensiero creativo è in gran parte il risultato della rete neurale di default, la stessa che viene attivata quando ascoltiamo musica o siamo inattivi.

La creatività è legata alla nostra capacità di sognare ad occhi aperti, che stimola il libero flusso e l’associazione di idee, creando collegamenti tra concetti e modalità neurali che altrimenti non potrebbero essere stabiliti.

Quando lasciamo vagare la nostra mente senza meta, scopriamo cose incredibili, cose che sono fuori dalla nostra portata quando siamo impegnati in un compito.

Per capirlo meglio, possiamo immaginare che il pensiero lineare sia come un tunnel, nel quale dobbiamo concentrarci su ciò che abbiamo davanti, cercando di raggiungere un obiettivo.

Questo tipo di pensiero è utile ed importante, ma ci impedisce di apprezzare i dettagli che ci circondano.

Il pensiero creativo, d’altro canto, non persegue un obiettivo prefissato, ma salta e divaga, lasciandosi catturare dai dettagli, come quando camminiamo in un ambiente naturale.

Non è un caso che molte delle menti più brillanti della storia fossero consapevoli della necessità di disconnettere e fecero alcune delle loro grandi scoperte mentre si godevano la più assoluta tranquillità.

Nikola Tesla intuì la rotazione dei campi magnetici mentre faceva una tranquilla passeggiata nelle vie di Budapest e Albert Einstein amava rilassarsi ascoltando Mozart quando si riposava dalle sue intense sessioni di lavoro.

Per entrare in questa modalità, dobbiamo premere il pulsante di reset, il che significa tenerci del tempo libero durante la nostra giornata per restare sdraiati senza fare nulla, meditare o rilassarci ascoltando della musica strumentale.

È una missione impossibile quando ogni momento libero che abbiamo, sia sul lavoro che a casa, lo utilizziamo per portare a termine quel compito che abbiamo lasciato in sospeso o per controllare lo smartphone.

Assuefatti alla stimolazione costante. Poco a poco, il sistema attenzionale del nostro cervello si abitua a ricevere una stimolazione costante, al punto che diventiamo dipendenti da questo flusso continuo di informazioni e quando questo si interrompe, sperimentiamo una vera e propria sindrome da astinenza, ci sentiamo irrequieti e irritabili. Diventiamo dipendenti da stimoli e attività.

Questo è molto pericoloso per la nostra qualità di vita perché non solo ci sottrae la creatività, ma anche la nostra capacità di rilassarci, facendo in modo che siamo continuamente in “standby”.

A lungo andare, questa connessione costante, l’incapacità di rilassarci e goderci semplicemente il “dolce far niente”, finisce per danneggiarci a livello cognitivo, emotivo e fisico.

Il giornalista Michael Harris scrisse dell’importanza di rilassarsi e persino annoiarsi nell’era del sovraccarico cognitivo: “forse dovremmo includere la scarsità nelle nostre comunicazioni, interazioni e le cose che consumiamo.

Altrimenti, le nostre vite si trasformeranno in una trasmissione in codice Morse senza interruzione: uno sciame rumoroso che copre i preziosi dati sottostanti.”

Pertanto, è conveniente riconsideare la nostra quotidianità cercando di uscire da questo stato di frenetica superficialità, liberandoci dalla dipendenza dagli stimoli e assicurandoci del tempo libero in cui dedicarci al dolce far niente. Fonte: Angolo della psicologia

Curcuma sul viso: ecco cosa succede dopo soli 5 giorni

Ha messo della curcuma sul viso e sul contorno occhi. Dopo soli 5 giorni il risultato è straordinario

La curcuma è una spezia incredibile, comunemente utilizzata nella cucina indiana. Ha un gusto unico, un colore distinto e proprietà curative straordinarie.

Grazie alle sue portentose proprietà, è stata utilizzata per millenni, ed è parte integrante della medicina cinese ed ayurvedica.

È stata utilizzata per trattare vari disturbi, da dolori, raffreddore, influenza, al cancro e altre patologie più gravi.

Inoltre la curcuma è una spezia con forti proprietà anti-invecchiamento, antiossidanti e antinfiammatorie.

Molte delle sue proprietà curative dipendono dal principio attivo, la curcumina, che è stata soggetto di studi recenti dove hanno confermato le sue numerose proprietà benefiche.

Inoltre, la curcuma è ricca di fibre e di sostanze nutritive importanti come i sali minerali e le vitamine. 

In più, non è tossica e non ha effetti collaterali, dunque il suo uso è completamente sicuro.

Ecco alcuni dei più importanti effetti benefici di questa spezia: controlla il diabete, guarisce le ferite, allevia il dolore, migliora le condizioni della pelle, previene l’Alzheimer, promuove la salute del cuore, previene l’artrite, aiuta la digestione, depura il fegato, previene il cancro, previene le macchie cutanee, migliora l’umore.

Per usufruire degli effetti benefici della curcuma, puoi includerla nella tua dieta quotidiana e in alcune ricette.

Una donna ha provato a risolvere il problema delle occhiaie mettendo della curcuma sul contorno occhi, e ha notato che nessun altro prodotto sul mercato è riuscito a farle avere lo stesso risultato della curcuma sul viso.

Si, provando con la curcuma sul contorno occhi le sue occhiaie hanno incominciato a scomparire già dopo i primi 5 giorni.

La donna applicò il composto di curcuma sul viso, lo lasciò agire per un po’ e dopo aver sciacquato il tutto, notò che il suo viso era incredibilmente rinvigorito e quelle brutte occhiaie erano diventate più chiare.

Perciò, per liberarsi delle occhiaie, puoi realizzare questo composto che è il miglior rimedio a questo problema.

Combina mezzo cucchiaio di succo di limone, un pizzico di curcuma, un pizzico di farina e un cucchiaio di succo di pomodoro. Dopodiché applicalo attorno agli occhi e lascialo agire per 10 minuti.

Oppure puoi combinare del succo d’ananas e della curcuma in polvere, spalmare il composto di curcuma sul viso, attorno agli occhi per schiarire la zona.

In più, il Golden Milk è un rimedio yogico molto antico, che è stato utilizzato per trattare diversi problemi di salute come emicranie, febbre, raffreddori, parassiti, rughe, infezioni renali, infezioni virali, dolori muscolari, diarrea, bronichiti e artriti.

Ecco come preparare questo miracoloso rimedio. Ingredienti½ cucchiaino di curcuma, 1 tazza di latte, ½ cucchiaino di cannella, 1 cucchiaino di miele puro, ½ cucchiaino di olio extravergine di cocco, ¼ di cucchiaino di pepe nero fresco.

Preparazione. Per prima cosa riscaldate il latte e aggiungete la cannella. Dopodichè aggiungete il miele, la curcuma, il pepe e l’olio di cocco.

Dovete mescolare il tutto prima che il latte arrivi ad ebollizione. Poi, filtratelo e il vostro golden milk è pronto per essere gustato! Fonte: Pane e Circo

Questo articolo non si sostituisce in alcun modo al rapporto tra paziente e medico, esso ha una funzione divulgativa e non intende rappresentare una guida per automedicazione, diagnosi o cura.

I suggerimenti e i consigli generali mirano esclusivamente a favorire nuove e migliori abitudini alimentari ed uno stile di vita salutare.

Le patologie e alcuni stati fisiologici richiedono l’intervento diretto di un professionista, e la collaborazione del medico curante.

E’ sempre opportuno il parere del medico prima di intraprendere cambiamenti sostanziali nelle abitudini quotidiane.