Otto marzo, festa della donna… ma non per tutte: ecco perché

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Donne dimenticate – di Manuela Petrini – Otto marzo, festa della donna… ma non per tutte.

“Io oserei dire che l’umanità non ha ancora maturato: la donna è considerata di ‘seconda classe’. Cominciamo da qui è un problema culturale. Poi si arriva ai femminicidi. Ci sono dei Paesi in cui il maltrattamento delle donne arriva al femminicidio”.

E’ quanto ha affermato Papa Francesco durante il volo di ritorno dal viaggio negli Emirati Arabi. Ma quello della violenza sulle donne è un tema che aveva affrontato già in altre occasioni, come nel discorso pronunciato il 19 gennaio 2018 a Puerto Maldonado, una delle tappe del viaggio in Cile e Perù.

“Fa male constatare come in questa terra, che sta sotto la protezione della Madre di Dio, tante donne sono così svalutate, disprezzate ed esposte a violenze senza fine – ha detto in quell’occasione il Pontefice – Non si può ‘normalizzare’ la violenza verso le donne, prenderla come una cosa naturale, sostenendo una cultura maschilista che non accetta il ruolo di protagonista della donna nelle nostre comunità. Non ci è lecito guardare dall’altra parte, e lasciare che tante donne, specialmente adolescenti, siano ‘calpestate’ nella loro dignità“.

Queste parole di Papa Francesco dovrebbero spingere a riflettere sulle condizioni di milioni di donne, molto spesso abbandonate al loro destino, dimenticate da tutti.

Anticamente, in alcune civiltà, la donna veniva considerata un essere inferiore, esclusa dalle attività di tutti i giorni.

I suoi doveri, principalmente, consistevano nel badare ai figli e svolgere le faccende domestiche, senza nessuna possibilità di esprimere il proprio pensiero ed esercitare la propria volontà.

Con il tempo, la loro situazione è andata via via migliorando, soprattutto in Occidente, ma ci sono angoli del mondo in cui la donna viene ancora considerata senza valore e sottoposta a indicibili torture psicofisiche.

L’otto marzo non è una festa per tutte le donne

Oggigiorno si tende a semplificare tutto e si pensa che basti un giorno per celebrare la donna. L’otto marzo, però, non è una festa per tutte le donne.

Basti pensare a quante bambine vengono costrette a sposarsi in tenera età, quante sono sottoposte alle mutilazioni genitali, mentre altre vengono trascinate con l’inganno lontano da casa, in un altro continente e costrette a prostituirsi sotto la minaccia di morte. Altre, a causa di credenze e superstizioni sono bollate come streghe e barbaramente uccise.

Le mutilazioni genitali. In alcune zone del mondo, soprattutto in Africa, esiste ancora la pratica della mutilazione genitale femminile. Le parti intime delle bambine – solitamente di età compresa tra i 3 mesi e i 15 anni – vengono tagliate e cucite.

Senza questa pratica non sarebbero considerate pure e chi rifiuta di farlo viene allontanata dalla propria comunità. Con l’infibulazione, la vagina della bambina viene chiusa per circa la metà, lasciando solo un foro per l’urina e uno per il flusso mestruale.

Al momento del matrimonio la cicatrice viene tagliata per permettere il rapporto sessuale e il parto. Dopo ogni parto, una nuova infibulazione.

Secondo i dati più aggiornati dell’Organizzazione mondiale della sanità, sono tra 100 e 140 milioni le bambine o adolescenti, nel mondo, che hanno subito una forma di mutilazione genitale.

L’Africa è il continente in cui il fenomeno è più diffuso, con 91,5 milioni di ragazze di età superiore a 9 anni vittime di questa pratica e circa 3 milioni di altre che ogni anno si aggiungono a questa cifra.

Il dramma delle spose bambine

Un’altra piaga mondiale è quella delle spose bambine. Il loro destino, a volte, è già stato deciso sin dalla nascita. Con il matrimonio, che non ha nulla a che vedere con il vestito bianco e i fiori d’arancio per coronare un sogno d’amore, vengono private di un’infanzia normale.

Il 4 gennaio 2018, in Turchia, l’autorità pubblica per gli affari religiosi ha dichiarato lecita la pratica delle spose bambine, a patto che abbiano raggiunto la pubertà.

Nonostante la legge turca vieti il matrimonio sotto i 17 anni, le stime parlano di 181mila spose under 16 in Turchia. Il Paese, con il 14% di matrimoni precoci, risulta oggi al secondo posto in Europa, subito dopo la Georgia che ha una percentuale del 17%.

Nelle zone più sottosviluppate e rurali, come nella provincia di Şanlıurfa, la percentuale di queste unioni sfiorerebbe addirittura quota 60%.

Streghe perché donne

Oltre a dover subire torture e violenze, le donne molto spesso sono vittime delle superstizione. Ci sono Paesi dove, specie nelle regioni più remote, molti non accettano cause naturali, sfortuna o malattia per spiegare incidenti o morti.

In Papua Nuova Guinea non è raro che donne – ma anche bambine – vengano torturate e uccise perché ritenute delle streghe. Come ha denunciato Amnesty International la gente del luogo, molta della quale crede alla “saguna” la stregoneria locale, pensa di scacciare gli eventi negativi attraverso l’uccisione di coloro che ne vengono ritenuti responsabili.

Nell’aprile del 2014 sei persone, due delle quali bambine di appena cinque anni, sono state massacrate da una folla inferocita. L’anno prima, nell’isola di Bougainville, due donne anziane sono state decapitate perché bollate come streghe.

Questo fenomeno è presente anche in Africa dove, secondo un report del Legal Human Rights Center (Lhrc), nei primi mesi del 2017 sono state 155 le vittime di uccisioni collegate alla stregoneria.

Un problema concreto anche in Tanzania, dove nel 2017, cinque donne accusate di essere streghe sono state linciate dalla folla e poi date alle fiamme.

Traffico di esseri umani: prostituzione e riti voodoo

Ci sono casi in cui le donne, non solo sono accusate di compiere rituali, ma a volte ne sono vittime. E’ il caso delle ragazze, per la maggior parte nigeriane, che vengono costrette a prostituirsi dopo essere state sottoposte a dei riti voodoo.

Non si tratta di un elemento folcloristico, ma ha una funzione coercitiva ed è determinante per condurre all’assoggettamento schiavistico.

L’antropologo olandese Rijk Van Dijk, nei suoi studi, spiega che prima di lasciare la Nigeria, i trafficanti conducono le donne in antichi santuari dove i ministri eseguono rituali che possono includere il mangiare cuore di pollo, il taglio superficiale del corpo con i rasoi e la decapitazione di capre. 

Terrorizzate dall’idea che presunti influssi malefici possano ricadere su di loro e sulle rispettive famiglie, le ragazze vengono costrette a prostituirsi sulle strade italiane ed europee.

Si ritrovano così in una condizione di totale schiavitù, private della loro dignità e costrette a vendere il proprio corpo in cambio di denaro che andrà a rimpinguare le casse di racket criminali.

Il giro di affari dello sfruttamento sessuale

Con i suoi 99 miliardi di dollari di fatturato a livello mondiale, lo sfruttamento sessuale, del resto, rappresenta la fetta più grande di un giro d’affari totale (quello della tratta appunto) che il Gruppo d’azione finanziaria internazionale – in un rapporto basato su dati Onu – ha calcolato in 150,2 miliardi di dollari nel 2018; con un impennata di quasi il 200% in soli 7 anni.

Secondo il report Undoc delle Nazioni Unite, le donne in età adulta sono vittime del fenomeno nel 49% dei casi, mentre i bambini (compresi i minori di sesso femminile) lo sono nel 33% dei casi.

Nel settembre 2015 la Direzione generale di statistica del ministero della Giustizia ha pubblicato un’indagine statistica su un campione rappresentativo di fascicoli definiti con sentenza relativamente ai reati ex art. 600, 601 e 602 del codice penale (rispettivamente “riduzione in schiavitù”, “tratta di persone” e “alienazione e acquisto di schiavi”).

Dall’indagine statistica emerge che la vittima tipica dello sfruttamento corrisponde al profilo di un/una giovane, di età media di 25 anni, nel 75,2% dei casi è di sesso femminile, di nazionalità estera, principalmente rumene (51,6%) e nigeriane (19%), in alcuni casi sposate (13,6%) o con figli (22,3%).

Alcuni dati

Le Nazioni Unite hanno affermato che la violenza contro le donne e le ragazze è una delle violazioni più diffuse e devastanti dei diritti umani nel nostro mondo.

Rimane in gran parte non dichiarata a causa dell’impunità e, in alcuni casi, della vergogna che la circondano. Una donna su tre subisce violenze fisiche o sessuali durante la propria vita, più frequentemente da un partner intimo; solo il 52 per cento delle donne sposate o in un’unione può prendere liberamente le proprie decisioni in merito a rapporti sessuali o assistenza sanitaria.

In tutto il mondo, quasi 750 milioni di donne e ragazze si sono sposate prima del loro diciottesimo compleanno, mentre 200 milioni hanno subito mutilazioni genitali femminili.

Il 71 per cento di tutte le vittime della tratta di esseri umani nel mondo sono donne o adolescenti e, di loro, 3 su quattro sono sfruttate sessualmente. Fonte: interris