Opportunity è morto: finora sono dozzine i rottami abbandonati su Marte

275
opportunity

Opportunity è morto, viva Opportunity – di Mari Teresa Capria – Il rover della Nasa termina la sua missione dopo 14 anni di esplorazione di Marte

«Nessuna risposta è stata ricevuta da Opportunity, nel mezzo di una tempesta globale di polvere su Marte, da sol 5111 (10 giugno 2018). Con l’ultimo tentativo di contatto avvenuto in data sol 5352 (12 febbraio 2019) gli sforzi per il recupero del rover sono terminati. La missione Opportunity è conclusa».

Con questo comunicato ufficiale, apparso il 13 febbraio scorso (352 giorni marziani – chiamati sol- dall’inizio della missione) la NASA ha comunicato ufficialmente la fine delle operazioni di Opportunity.

Il rover non rispondeva più ai segnali da Terra da quando, nel giugno scorso, si era trovato nel mezzo di una delle più violente tra le gigantesche tempeste di polvere marziane che di tanto in tanto oscurano l’atmosfera dell’intero pianeta; probabilmente le sue batterie solari erano state compromesse e non erano riuscite a ricaricarsi, come si era inizialmente sperato, neanche dopo la fine della tempesta, avvenuta intorno a settembre.

Opportunity

Opportunity è il nome di un piccolo rover robotico a energia solare con 6 ruote, alto e lungo un metro e mezzo, largo poco più di due; insieme al gemello Spirit, che già nel 2009 aveva cessato di funzionare, era stato depositato sulla superficie marziana nel 2004 dalla missione statunitense Mars Exploration Rover.

Gli obiettivi della missione erano studiare in dettaglio il clima e la geomorfologia e cercare indizi della presenza di acqua nel passato o nel presente, nel sottosuolo: in pratica, determinare se su Marte la vita possa essere ancora sostenibile, tutto questo in vista delle future missioni umane sul pianeta.

Ti potrebbe interessare anche: Apollo 18: la missione sulla Luna che non c’è stata ma sembra vera – Video

L’acqua liquida, presente in un lontano passato sulla superficie di Marte e ora sepolta a grande profondità come indica la recente scoperta del radar italiano MARSIS a bordo della missione Mars Express, è infatti uno dei requisiti fondamentali sia per l’esistenza di forme di vita che per l’abitabilità da parte degli esseri umani.

I due rover avevano quindi il compito di condurre una analisi dettagliata di rocce e terreni alla ricerca dei segni lasciati dal contatto prolungato con l’acqua, come la presenza di minerali depositati nel corso di processi come l’evaporazione e l’attività idrotermale.

Marte

Marte, con i suoi panorami desolati che potrebbero essere confusi con quelli di molti deserti terrestri, è il pianeta più simile alla Terra ed è quindi considerato un obiettivo primario della colonizzazione umana dello spazio.

Più piccolo della Terra, ha un giorno di 24 ore, un’atmosfera molto rarefatta composta principalmente di anidride carbonica, azoto e argon, calotte polari di ghiaccio d’acqua e anidride carbonica e temperature superficiali che vanno da – 140 a 20 gradi centigradi.

Tutte le maggiori agenzie spaziali hanno programmi in corso o in preparazione per la sua esplorazione, miranti soprattutto alla ricerca di acqua e di tracce di vita (si ritiene probabile che sia esistita, almeno in forma elementare, in passato, e possibile che esista ancora in ambienti protetti e particolari).

Per questi motivi Marte è più affollato di quanto molti potrebbero pensare: in questo momento ci sono ben 4 sonde in orbita intorno al pianeta, una specie di laboratorio mobile al lavoro sulla sua superficie e un altro rover a spasso chiamato Curiosity.

Un cimitero nello spazio

E i veicoli terrestri precipitati o abbandonati sulla sua superficie sono già almeno una dozzina. A questi ultimi si aggiunge ora Opportunity: date le caratteristiche del clima e dell’atmosfera, l’unica cosa che ne potrà modificare l’aspetto nel tempo sarà la sabbia sollevata dalle tempeste di polvere.

Opportunity, dotato di telecamera, vari strumenti per l’analisi dei campioni di rocce, e un braccio robotico anche lui carico di strumenti tra cui un microscopio, ha svolto molto bene il suo compito ed è durato molto più a lungo del previsto.

In 14 anni di attività ha inviato a Terra una quantità di informazioni sul suolo e l’atmosfera, oltre a immagini con bellissimi panorami, e ha percorso in totale più di 45 chilometri: sembra una cifra molto bassa, ma la sua velocità massima era di 5 centimetri al secondo, e quella media di meno di un centimetro.

Al robottino si deve la scoperta, praticamente casuale, della prima meteorite marziana (nel senso di caduta su Marte, di meteoriti provenienti da Marte e cadute sulla Terra ne esistono più di 200).

Ha anche individuato strane formazioni rocciose mai osservate prima, come quelle soprannominate “mirtilli” per la presenza di minuscole sfere di ematite, un minerale ferroso di colore nero rossastro.

E ha analizzato svariate rocce e minerali che portano i segni di un lontano, prolungato contatto con acqua liquida, come alcune formazioni argillose dove potrebbe valere la pena di cercare tracce di forme di vita molto elementare come quella di batteri.

L’ultimo messaggio trasmesso alla Terra nel giugno scorso segnalava il basso livello di carica delle batterie, e il più alto livello mai misurato di opacità dell’atmosfera, messaggio diventato, nella “traduzione” di un famoso giornalista americano, «la mia batteria è quasi scarica, e sta diventando buio». Fonte: IL DUBBIO