Oms: lo stress da lavoro è una malattia mentale, necessita di cure mediche

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Lo stress da lavoro è ufficialmente una malattia, il burnout riconosciuto dall’Oms – di Antonio Palma

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ufficialmente inserito il cosiddetto burnout tra le condizioni cliniche che riguardano la salute mentale e che necessitano di cure mediche.

Per l’Oms si tratta di una sindrome che sopraggiunge come conseguenza di stress cronico dovuto al lavoro e non gestito adeguatamente.

Che sia dovuto ai troppi impegni per gli incarichi o al contrario alla mancanza assoluta di un impiego e allo sforzo per trovarne uno, lo stress da lavoro è una malattia a tutti gli effetti.

Dopo decenni di studi, a sancirlo è ora l’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha ufficialmente inserito il cosiddetto “burnout” tra le condizioni cliniche che necessitano di cure mediche.

Per l’Oms si tratta di una sindrome che sopraggiunge “come conseguenza di stress cronico dovuto al lavoro e non gestito adeguatamente“.

Nel dettaglio, il burnout entra nella lista dell’International Classification of Diseases come fattore che influenza lo stato di salute o che porta al contatto con i servizi sanitari.

Nell’aggiornare con la nuova condizione l’elenco delle malattie riguardanti la salute mentale, l’agenzia speciale delle Nazioni Unite per la salute ha anche provveduto a fornire istruzioni ai medici su come diagnosticare lo stress da lavoro e non confonderlo con altre situazioni di stress.

Secondo queste indicazioni, infatti, è essenziale capire che il burnout si riferisce specificamente ai fenomeni nel contesto occupazionale e non altri ambiti della vita.

Nel dettaglio, secondo l’Oms, si può approfondire la presenza di burnout di fronte ad alcuni elementi chiave come senso di esaurimento, mancanza di energia o spossatezza; isolamento dal proprio lavoro con sentimenti di negatività o cinismo; e infine sensazioni di negatività e diminuzione dell’efficacia professionale.

Una conclusione a cui si è giunti dopo decenni di studi in materia. Il primo ad occuparsi sistematicamente di burnout infatti è stato lo psicologo Herbert Freudenberger nel lontano 1974.

Fino ad anni recenti in realtà non era considerato un disturbo mentale reale ma con i risultati di studi realizzati da esperti provenienti da tutto il mondo, infine, il problema è diventato sempre più considerato fino ad essere inserito nella nuova classificazione delle malattie approvata nei giorni dall’Assemblea dell’OMS.

Secondo gli esperti, il rischio di sviluppare burnout può essere contrastato attraverso buone pratiche che proteggono e promuovono la salute mentale tra cui coinvolgere i dipendenti nei processi decisionali e favorire un buon bilancio tra vita privata e lavorativa. Fonte Fanpage